Li mandò a chiamare e lì, nel suo studio, spiegò loro il da farsi. Parevano i magi, presi uno per colore a rappresentare ogni angolo della terra. Voleva che quelle parole, le più forti del Vangelo, risuonassero in ogni lingua, che fossero udite da tutti i popoli. Così si diede da fare, cercò le versioni tradotte e alla fine erano pronti. Ognuno di loro stringeva in mano la copia del vangelo nella propria lingua natale. Uscirono con lui in processione e iniziò la Messa. Dopo aver letto in italiano, il cappellano diede la parola al ragazzo africano di lingua inglese. Poi il cinese. Un ucraino lesse in russo. Poi il serbo e di nuovo un africano di lingua francese. Il ragazzino peruviano riuscì a leggere senza interrompersi dall’emozione. Un omone egiziano, dichiarandosi di nessuna e di tutte le religioni, si era offerto di leggere in lingua araba. Al termine di ogni acclamazione scoppiava un applauso, ogni volta più intenso. Avvenne in un carcere, tra centinaia di dannati. Tutti, guardie e prigionieri e demoni e angeli, udirono quelle parole. A far silenzio se ne ode ancora un’eco: “A voi che ascoltate io dico: Amate i vostri nemici, fate del bene a coloro che vi odiano, benedite coloro che vi maledicono, pregate per coloro che vi maltrattano. Non giudicate e non sarete giudicati; non condannate e non sarete condannati… y no se les condenará… и нећете бити осуђени… et ne sera pas condamné… 並不會受到譴責… and you shall not be condemned…”.
