Chissà da quanti giorni si aggirava sulla riva di Cafarnao passando ore a osservare i pescatori, al loro rientro all’alba. Forse aveva affittato una camera in paese, magari invece era da conoscenti. Può essere che, per pagarsi la vita, avesse trovato facilmente lavoro come carpentiere, la sua professione abituale. Un’abbondante quindicina d’anni di calli sulle mani erano stati il miglior curriculum. Possiamo immaginarcelo attratto dalla riparazione delle barche, più che delle reti, tanto gli era familiare l’odore del legno. Non sapeva che un giorno l’avrebbe portato sulle spalle alla discarica del Calvario. Lo si vedeva così normale e così diverso, così umano e così ‘di là’. Solitario e magnetico ad un tempo, amava l’umanità. Parlava coi semplici, chiedeva e si interessava con curiosità alla loro vita come un bambino che scopre. Fu forse alla fine di una delle tante chiacchierate che furono loro a chiedergli qualcosa. Poi un giorno rispose, anzi propose: “Venite dietro a me, vi farò diventare pescatori di uomini”.