Mai più avrebbero potuto vivere con gioia la festa ebraica più bella. L’anno seguente, la Pasqua sarebbe stata vissuta nella nostalgia di cui già erano prigionieri: “Speravamo che fosse lui… ma i capi l’hanno crocifisso”. Ogni benedizione sui pani azzimi sarebbe stata un rivivere quell’illusione durata una sera. Speravamo, ma… Ma lui non attese un anno. In quello stesso giorno, il primo della settimana, rifece Pasqua, rifece ‘passaggio’. Passarono attraverso tempo e spazio e si ritrovarono là, a Gerusalemme, nel cenacolo, il ‘giovedì santo’. Non erano più alla locanda di Emmaus, a 11 km da Gerusalemme, a tre giorni da quella che ormai chiamavano ‘ultima cena’. Mangiarono quel pane e lui sparì dalla vista, perché entrò in loro. E i loro cuori ardevano, in Comunione con lui ovunque.