Sì, ma quando?

image Ci potrà sembrare strano, tanto siamo abituati a vedere due destinazioni equivalenti: inferno e paradiso. Rischiamo di passare incuranti di parole come quelle di Gesù: “Non andrete perduti in eterno, nessuno vi può strappare dalle mani del Padre mio”. Gesù è certo che saremo salvati, che saremo nella gioia eterna. La domanda non è quindi ‘se’ ci salveremo ma ‘quando’. Quanto tempo ci occorrerà per scoprire il Vangelo, per non accontentarci di essere solamente un po’ buoni, per evolverci nelle profondità dello Spirito e conoscere i sentieri interiori del regno dei cieli? Fra quanti millenni gli stati cesseranno di affidarsi alla forza per risolvere i problemi? E, nella Chiesa, quante vite dovremo veder passare perché chi ha subìto la croce di un divorzio non voluto possa veder benedetto il suo nuovo amore? Fra quanti anni luce la donna conterà qualcosa nelle decisioni e non solo nelle cucine parrocchiali? Quando si abolirà il divieto di matrimonio per i preti cattolici e quando le sante monache ci assolveranno dalle colpe? Fra quanti ‘papa Francesco’ dalle parole si giungerà ai fatti? Arriveremo a tutto, certo, perché l’evoluzione spinge in questa direzione. Arriveremo pure a Dio. Ma quando? E a che prezzo di lentezza, a che costo di attesa? Di quanto ‘tempo supplementare’ avrò ancora bisogno, dopo la morte, per iniziare a far qualche passo bello? Quante ‘vite’ dovrò vivere per evolvermi da uomo spirituale australopithecus a uomo spirituale sapiens? Per poi giungere a uomo spirituale Christus ed affermare finalmente che io e il Padre siamo una cosa sola.

Gv 10, 27-30  http://www.lachiesa.it/bibbia.php?ricerca=citazione&Citazione=Gv+10%2C+27-30&Cerca=Cerca&Versione_CEI2008=3&VersettoOn=1
foto: chiesa di Sartirana, Merate LC

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