Aveva raggiunto la piena unione. Non vi era più nulla, assolutamente nulla in lui che fosse diverso da Dio. Non aveva perso se stesso, non era scomparsa la sua individualità. Viceversa l’aveva trovata pienamente nella perfetta unità con Dio. Lo chiamava Padre, viveva così l’unione con Lui. Era colpito dalla paternità di Dio, come tu potresti esserlo dalla maternità o io dalla sua fraternità. Ciò che conta è giungere un giorno a dire, come lui: “Io sono nel Padre e il Padre è in me”. E volendo ci giungeremo, eccome! Lui stesso infatti disse: “Chi crede in me compirà le opere che io compio e ne compirà di più grandi”.