Questi bifolchi della parabola riescono a distinguere i servi dal figlio: Uccidiamolo e l’eredità sarà nostra! Rubare, dovremmo imparare a rubare. Fiutare l’affare, individuare la preda più ricca e colpire, perché a tutti possiamo rubare qualcosa. Gesù stesso rubava. Ai pescatori rubò l’idea di pescare uomini dagli abissi. A Maria di Betania rubò il gesto di lavare i piedi ai suoi. La fedeltà dei pastori ispirò la sua, e la pazienza dei contadini lo fece parlare del regno dei cieli come di un seme. Dal ladro pentito si fece rubare il paradiso e alla propria madre, in lacrime perché lo perdeva, lasciò come figlio il suo discepolo amato. Dal vento imparò la presenza invisibile e dal mare il respiro profondo. Non ci fu incontro che non lo arricchì né istante che si lasciò sfuggire. E se meditare dieci minuti è un’impresa sempre rinviata, potremmo buttarci nel mondo del crimine. Come i mafiosi che chiedono il pizzo, tenere anche noi un libro contabile: oggi ho rubato alla vicina il sorriso sulla porta, allo zingaro gli occhi grigi pieni di nostalgia, al mio amore le braccia al collo. Avanti così, mai mollare. Anche chi dice di non aver nulla da darti, ha le tasche piene di ricchezza. Cerca bene e sarai ricco.