Non lo respinse

image Diciamo che era la sua specialità, il suo pezzo forte: la vita. Dava vita, animava, rianimava. Dal capo ai piedi, il suo corpo era un ponte, come un impianto di messa a terra che scarica in profondità le energie che cadono dal cielo. Lui però le energie non le disperdeva, le incanalava. Portava giù la vita dal cielo. Per questo, quel giorno, il ragazzo morto si mise seduto e cominciò a parlare, ed egli lo restituì alla madre. Come nulla fosse: detto, fatto. Non fu il primo a rianimare morti. Prima di lui Elia aveva fatto lo stesso, forse un po’ più laboriosamente, ma ci sta. Dopo di lui, accadde di nuovo: Pietro e Paolo diedero vita a morti. E poi ci siamo noi, che ci possiamo provare. Si può iniziare a rianimare una singola parte morta: una bocca che non sorride più, una mano che da tempo non si apre a donare, degli occhi che sanno vedere solo il negativo. E se forse al primo colpo non saremo subito come Gesù, potremmo sempre tentare di seguire Elia, che di miracoli ne fece due. Infatti il ragazzino che rianimò, non solo era morto ma pure straniero, un libanese di Sidone. Non lo respinse ai confini della vita, non lo lasciò affondare negli abissi della morte.

http://www.lachiesa.it/calendario/Detailed/20160605.shtml
Foto corriere.it

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