L’occhio che vede

Il tilaka indù, i tefillin degli ebrei, la signatio al Battesimo, alla Cresima e quella alla proclamazione del Vangelo, per non parlare del più puro e interiore dei baci, quello in fronte. Tutte le attenzioni paiono convergere lì, all’incrocio delle sopracciglia. Chiamalo ‘terzo occhio’ o come ti pare. E’ comunque il segno di una capacità di vedere e udire oltre il mondo fisico. E’ l’intuizione interiore profonda, la connessione tra materia e spirito. Non tutti colgono questo dono, alcuni nemmeno sanno d’averlo. Per questo guardando non vedono, udendo non ascoltano e non comprendono. Non pregano, non meditano in silenzio, non scendono mai in se stessi. La loro intuizione si atrofizzerà e perderanno anche ciò che hanno. Beati invece i vostri occhi perché vedono e i vostri orecchi perché ascoltano. A chi vista interiore sviluppa, vista interiore sarà data e sarà nell’abbondanza.

Mt 13, 10-17  http://www.lachiesa.it/bibbia.php?ricerca=citazione&mobile=&Citazione=mt+13%2C+10-17&Cerca=Cerca&Versione_CEI2008=3&VersettoOn=1

immagine: Arcabas, L’angelo paesaggista (particolare). Si noti il “terzo occhio” dell’angelo. 

 

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