
Non ti importa che siamo perduti?, gridavano furenti i marinai a Cristoforo Colombo il 9 ottobre 1492. Li placò con una folle promessa solenne: se entro tre giorni non avessero visto terra, sarebbero tornati indietro. Sappiamo come andò. Non ti importa che siamo perduti? L’avevano gridato a Gesù che, come nulla fosse, se ne stava a dormire sul cuscino a poppa, mentre le onde si rovesciavano nella barca ormai piena. È il grido antipatico di chi ci rimprovera di non fare nulla, di chi afferma che non ci importa delle sue fatiche. Ma non sono parole convinte, è solo un grido di paura, una richiesta di attenzione.
Sabrina Muzi, Cristoforo Colombo. Il coraggio della scoperta