Mi piacerebbe entrare un attimo solo nella sua testa per verificare se andò come immagino. Forse fu appena dopo quell’abbraccio ai bimbi. Ne prese uno, lo pose in mezzo, e disse: chi accoglie lui, accoglie me. E fu in quel momento che si ricordò quella scena, quando Dio piantò un giardino e vi pose in mezzo l’uomo. E, mentre parlava, aveva il volto di uno che è presente eppure è altrove, che parla convinto ma vede di là. Stava sì dicendo ai suoi di accogliere i bambini, ma sperava che si accorgessero che parlava di loro, che imparassimo l’amore per quel bimbo impaurito che vive in noi, in mezzo al giardino che noi siamo. Che vedessero, anche nel più impetuoso degli adulti, un bimbo bisognoso di abbracci e giochi spensierati. Allora – lui diceva – sarebbe scoppiata la pace e per le strade mai più nessuno avrebbe discusso chi fosse il più forte.