Mi raccontava che era una sera come tante. Aveva da poco tolto le scarpe e acceso i fornelli per farsi due spaghetti. Si era seduto – o meglio accasciato – sul divano e fissava un punto del muro, lottando col desiderio di addormentarsi lì e lasciare che l’acqua bollisse fino all’alba. Un suono lo risvegliò. Era il campanello di casa. Rimase cinque o sei secondi completamente imbambolato: quel suono non l’aveva mai udito. C’era qualcuno fuori da quella porta, su quell’anonimo pianerottolo, ad attendere che lui aprisse. Che ci faceva ancora seduto? Si riprese, infilò delle ciabatte e aprì. La vicina di casa – l’aveva incontrata sei mesi prima sulle scale e si erano salutati con un ‘salve’ – ebbene lei era lì sul suo zerbino. “Scusi, lei ha l’acqua? A me non scende, provi a controllare”. Si diresse al rubinetto, lo aprì e invitò la signora ad entrare e lei fece due passi. Le sorrise con un “Grazie mille! Staremo attenti a non restare a secco!”. Poi le porte si richiusero. Ma lui restò commosso per quella visita. Era la prima volta, in tre anni, che qualcuno suonava a quella porta blindata. Quella sera – mi confidava – ringraziò Dio per quel gesto così umano, per quel suono di vita.
Festa della Visitazione di Maria Lc 1, 39-56 http://www.lachiesa.it/bibbia.php?ricerca=citazione&mobile=&Citazione=lc+1%2C+39-56&Cerca=Cerca&Versione_CEI2008=3&VersettoOn=1