Il falso invalido

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Se non ce ne fosse già uno, lo proporremmo come patrono d’Italia, questo falso invalido. Sì be’, infermo lo era veramente, ma di certo non voleva guarire. Stava benissimo così, la sua malattia gli fruttava elemosine, i suoi lamenti da 38 anni gli davano da vivere ai bordi della vasca di Betzatà. Gesù gli fece un gran dispetto guarendolo: Alzati, prendi la tua barella e cammina. Ora avrebbe dovuto fare come tutti: lavorare. Si vendicò denunciandolo. Cammina ancora per le nostre strade, ma non ha perso il vizio. Ha il volto dell’impiegato che confonde la stanchezza con la malattia, del giovane che vuole far soldi senza faticare, del trentenne che di mestiere fa il disoccupato. E’ la famiglia che tiene la nonnina in casa per ricevere il sussidio o l’imbecille che diviene onorevole per il vitalizio. E’ chi conosce ogni cavillo di legge per munger qualche spicciolo allo Stato ma ne dimentica la Costituzione: “Ogni cittadino ha il dovere di svolgere, secondo le proprie possibilità e la propria scelta, un’attività o una funzione che concorra al progresso materiale o spirituale della società.” (art.4)

Gv 5, 1-16 http://www.lachiesa.it/bibbia.php?ricerca=citazione&mobile=&Citazione=Gv+5%2C1-16&Cerca=Cerca&Versione_CEI2008=3&VersettoOn=1