
Mi guarda fisso negli occhi e sottovoce chiede “quando parti?”. La rassicuro dicendo che partirò a settembre. “Ma poi torni?”. A sera, mentre ceno da solo, entra un uomo e mi fa compagnia. Poi rompe il silenzio con la stessa domanda: “Tornerai?”. Il poco tetun che conosco mi obbliga ad una risposta che di solito non uso: “Maromak hatene”, Dio lo sa. “Koalìa Maromak”, risponde sorridendo, chiediamolo a Dio. Ora so perché mi ero messo il bagaglio sulle spalle, emigrando controcorrente sin qui. Per poter comprendere di far parte di una genìa che ha occhi per vedere e non vede, orecchi per udire e non ode.
Perché i bimbi parlano, ma a bassa voce e gli uomini bruciati dal sole, nella notte ti confidano la loro preghiera.
da Ataùro, Timor Est