Nelle capanne

“Stasera cucino sul fuoco!”, mi scrive Felicia da Timor, inviandomi un selfie. Non si limiterà a “taka stomak ho dose no be”, a tapparsi lo stomaco con una merendina e dell’acqua, come mi diceva un’altra universitaria. “Riguàrdati, non uscire di casa! Un giorno tornerai da noi!”, dice un messaggio appena giunto. Già, ho una casa! “Se le nazioni moderne hanno molti morti, che ne sarà di noi se arriva questo virus?”, mi chiedeva una diciottenne. Che gli diremo, di restare nelle capanne? In quelle quattro pareti di bamboo o lamiera dove ci si ritira giusto per la notte? “Hau tauk – ho paura – possiamo contare solo sulla preghiera gli uni per gli altri e sperare che non sia giunta la nostra ora“. Almeno chi vive costantemente nella prova della miseria sia risparmiato!

Gv 7 http://www.lachiesa.it/bibbia.php?ricerca=citazione&mobile=&Citazione=Gv+7%2C1-2.10.25-30&Cerca=Cerca&Versione_CEI2008=3&VersettoOn=1

PS alcuni giovani che sosteniamo a Timor mi hanno detto di sospendere gli aiuti e comprarmi cibo di qualità per combattere il coronavirus… Non ascoltateli!