È lecito

da DILI, TIMOR EST Dopo un lungo cammino infuocato, due sorelle e la loro nonna inferma mi ricevono all’ombra della veranda. Sentiti i miei apprezzamenti per il caffè di Timor, la maggiore entra in casa uscendo con tre piccole confezioni (foto in basso). “Le porterò a mia mamma in Italia!”, esclamo. Le sorelle si guardano e la minore corre via, scomparendo tra le casupole. Ne torna con decine di confezioni di caffè e tanto di zucchero: “Per tua mamma in Italia”. Nel pomeriggio ricevo in casa altre due sorelle, credo che in due facessero a stento ottanta chili. Agitatissima, la maggiore apre la borsa ed estrae un regalo per me da Oecusse, la loro terra d’origine. È un enorme tais, un telo usato per l’abito tradizionale. Mi mostro felice, stupito e imbarazzato davanti ad un regalo così grande. La ragazza inizia il suo discorso di ringraziamento ma, a causa del mio forte apprezzamento del dono, non ce la fa. Inizia a piangere, seguita dalla sorella, e tra i singhiozzi continua a parlare: “Tu mi hai aiutato tanto quando avevo bisogno, senza il tuo aiuto non avrei potuto continuare gli studi”. Il fatto è che il mio aiuto era consistito in venti dollari. Venti. È lecito accettare doni da chi non ha da pagarsi il microlet? È lecito portare in Italia il caffè di chi non lo beve perché costa? È lecito mangiare il pane offerto da chi ha fame? È pane sacro, è eucarestia. È sangue dei poveri Cristi versato in remissione dei peccati. Sangue d’alleanza nuova ed eterna. Chi mangia questo pane impara cosa significhi misericordia.

Mt 12,1-8 Gesù passò, in giorno di sabato, fra campi di grano e i suoi discepoli ebbero fame e cominciarono a cogliere delle spighe e a mangiarle.
Vedendo ciò, i farisei gli dissero: «Ecco, i tuoi discepoli stanno facendo quello che non è lecito fare di sabato».
Ma egli rispose loro: «Non avete letto quello che fece Davide, quando lui e i suoi compagni ebbero fame? Egli entrò nella casa di Dio e mangiarono i pani dell’offerta, che né a lui né ai suoi compagni era lecito mangiare, ma ai soli sacerdoti. O non avete letto nella Legge che nei giorni di sabato i sacerdoti nel tempio vìolano il sabato e tuttavia sono senza colpa? Ora io vi dico che qui vi è uno più grande del tempio. Se aveste compreso che cosa significhi: “Misericordia io voglio e non sacrifici”, non avreste condannato persone senza colpa. Perché il Figlio dell’uomo è signore del sabato».

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