Kultura

da DILI, TIMOR EST Ci ho messo un po’ a capirlo e forse non l’ho ancora capito. Capire cioè cosa intendono qui con il termine “kultura”. Perché per cultura io intendo qualcosa che non si esaurisce nell’istruzione ricevuta ma nemmeno resta ancorato nella tradizione immutabile. Quante volte ci capita di partecipare a eventi definiti culturali, che di strettamente tradizionale hanno poco o nulla? Qui invece con kultura si intende qualcosa di molto più vicino a quanto intendevano i farisei e gli scribi che contestavano Gesù come trasgressore della tradizione degli antichi. Danze rituali legate al raccolto del riso o di altri frutti, matrimoni, sepolture, apposizione del nome al neonato, ecc Forse noi ora tutto ciò lo chiamiamo “valori”, quell’insieme di “cose che stiamo perdendo” e che erano certamente meglio del nuovo che avanza. Anche qui si sente dire questo. L’american way of life avanza a tamburi spiegati e le danze culturali, che attingono alla notte dei tempi, vengono riprese col cellulare non dai turisti (che non ci sono) ma dagli stessi partecipanti. Ma così è. Immobili non si può stare. Persino le montagne, prima o poi, diventano sabbia. La speranza è quella di cambiare per il meglio, come il Maestro insegnava.

Mt 15 alcuni farisei e alcuni scribi, venuti da Gerusalemme, si avvicinarono a Gesù e gli dissero: «Perché i tuoi discepoli trasgrediscono la tradizione degli antichi? Infatti quando prendono cibo non si lavano le mani!».
Riunita la folla, Gesù disse loro: «Ascoltate e comprendete bene! Non ciò che entra nella bocca rende impuro l’uomo; ciò che esce dalla bocca, questo rende impuro l’uomo!».
Allora i discepoli si avvicinarono per dirgli: «Sai che i farisei, a sentire questa parola, si sono scandalizzati?».
Ed egli rispose: «Ogni pianta, che non è stata piantata dal Padre mio celeste, verrà sradicata. Lasciateli stare! Sono ciechi e guide di ciechi. E quando un cieco guida un altro cieco, tutti e due cadranno in un fosso!».