
da DILI, TIMOR EST Chi è questo figlio dell’uomo? Che cos’è questa umanità col terribile potere di legare e sciogliere amicizie e torti? Che cosa siamo diventati, cosa faremo del mondo, degli altri? Chi sono per noi i figli dell’uomo? Sono Cristo, figli del Dio vivente o sono rifiuti, ingombri, ombre lontane di cui non ci curiamo. L’aereo è sulla pista, qui a Dili, e presto lascerò un’altra volta questa terra. Diventerò un passeggero, come a milioni transitano a Singapore, uno degli aeroporti più grandi del mondo, lungo le tratte più lunghe del pianeta. Da solo, col mio zaino, la polvere di Dili sulle scarpe. Non l’ho scossa dai piedi, come dice di fare Gesù se non si viene accolti. Accoglienza è una parola che dice troppo poco di ciò che ho ricevuto. “Non ho nulla da darti”, mi sussurravano molti salutandomi. “Nemmeno io”, rispondevo. Siamo una famiglia. Non dobbiamo darci nulla se non che legarci sempre più stretti nel profondo dell’anima, sciogliendoci l’un l’altro dai lacci delle preoccupazioni. Hare dalan, buona strada.

Mt 16,13.-20 Gesù, giunto nella regione di Cesarèa di Filippo, domandò ai suoi discepoli: «La gente, chi dice che sia il Figlio dell’uomo?». Risposero: «Alcuni dicono Giovanni il Battista, altri Elìa, altri Geremìa o qualcuno dei profeti».
Disse loro: «Ma voi, chi dite che io sia?». Rispose Simon Pietro: «Tu sei il Cristo, il Figlio del Dio vivente».
E Gesù gli disse: «Beato sei tu, Simone, figlio di Giona, perché né carne né sangue te lo hanno rivelato, ma il Padre mio che è nei cieli. E io a te dico: tu sei Pietro e su questa pietra edificherò la mia Chiesa e le potenze degli inferi non prevarranno su di essa. A te darò le chiavi del regno dei cieli: tutto ciò che legherai sulla terra sarà legato nei cieli, e tutto ciò che scioglierai sulla terra sarà sciolto nei cieli».
Allora ordinò ai discepoli di non dire ad alcuno che egli era il Cristo