
Persino da risorto Gesù cucina. È raccontato nell’ultima pagina del vangelo di Giovanni. Era dunque un uomo di vita attiva, si direbbe con vocabolario ecclesiastico. Del resto era artigiano di formazione. È anche più volte scritto che stava assorto in solitaria preghiera, come un monaco di vita contemplativa. Allora non c’è che uscire dalla gara tra Marta e Maria, perché non c’è nessuna gara, nessun agonismo o confronto se non che quello tra essere in ascolto o essere distolto. È la focalizzazione su ciò che ci chiede il momento presente, che ci fa assumere la parte migliore. Quella peggiore invece è quella di chi lavora o prega, con l’attenzione ad altro e ad altri. Convinto e irritato che facciano di meno, che a nessuno importi, che nessuno apprezzi. Sentirsi in credito con la vita ci rende spesso lamentosi e a volte molto ingrati.
Lc 10,38-42 mentre erano in cammino, Gesù entrò in un villaggio e una donna, di nome Marta, lo ospitò.
Ella aveva una sorella, di nome Maria, la quale, seduta ai piedi del Signore, ascoltava la sua parola. Marta invece era distolta per i molti servizi.
Allora si fece avanti e disse: «Signore, non t’importa nulla che mia sorella mi abbia lasciata sola a servire? Dille dunque che mi aiuti». Ma il Signore le rispose: «Marta, Marta, tu ti affanni e ti agiti per molte cose, ma di una cosa sola c’è bisogno. Maria ha scelto la parte migliore, che non le sarà tolta».
