
Ancora un malato, ancora una guarigione di sabato. Ancora il segnale chiaro che le regole religiose perdono senso se ci dimentichiamo lo scopo che si prefiggono. Gesù è invitato a pranzo di sabato e davanti a lui c’è un malato. Che caso, proprio davanti a lui. Davvero una casualità o una sottile provocazione del padrone di casa, un capo dei farisei? “A pensar male si fa peccato, ma si indovina”, dice il proverbio lombardo. Opteremmo dunque per ritenerla una provocazione voluta. Un giorno lo chiederemo a questo uomo idropico, malato di quella che oggi chiameremmo ritenzione idrica. Lo usarono per sperimentare la reazione di Gesù? Lui stesso, fariseo fino al midollo, si espose nella sua malattia davanti al maestro? Fu invece una pura coincidenza provvidenziale? Per lui, che si trovò guarito quando e dove meno se l’aspettava. Per noi, che un’altra volta abbiamo la certezza: Gesù non fondò una religione ma diede il via ad un movimento. Un moto cioè di passaggio da un sistema di credenze chiuso e autoreferenziale ad un cammino di maturazione della coscienza illuminata dallo Spirito.
Lc 14,1-6 Un sabato Gesù si recò a casa di uno dei capi dei farisei per pranzare ed essi stavano a osservarlo. Ed ecco, davanti a lui vi era un uomo malato di idropisìa.
Rivolgendosi ai dottori della Legge e ai farisei, Gesù disse: «È lecito o no guarire di sabato?». Ma essi tacquero. Egli lo prese per mano, lo guarì e lo congedò.
Poi disse loro: «Chi di voi, se un figlio o un bue gli cade nel pozzo, non lo tirerà fuori subito in giorno di sabato?». E non potevano rispondere nulla a queste parole.