
da DILI, TIMOR EST Oggi ricordiamo il 21 aprile 2025 “Francesco dopo l’Urbi et Orbi di Pasqua era riuscito a ripercorrere, seppur con le braccia pesanti, la testa un po’ ciondolante, quel tragitto che per dodici anni aveva percorso ogni mercoledì. «Grazie per avermi riportato in piazza» sono state le parole del Papa al suo assistente sanitario Strappetti. Quel pomeriggio ha pranzato, ha chiacchierato con i collaboratori, ha guardato anche un po’ di tv. Il malessere è sopraggiunto la notte tra il 20 e il 21 aprile; intorno alle 5 del mattino con il campanello ha chiamato l’infermiere di turno, Stefano Compagno. Aveva bisogno di acqua. Ha bevuto e all’infermiere ha detto: «Grazie, scusi per il disturbo». Sono state le ultime parole pronunciate da Jorge Mario Bergoglio. Il malore è divenuto sempre più evidente e tutti sono stati allertati, Strappetti si è fiondato nella camera da letto, dove il Papa era sistemato. In quel momento, essendo un periodo di festa, tra i segretari era presente solo don Juan Cruz Villalón, chiamato mentre era nella sua stanza. All’inizio non c’è stato un particolare allarme, ma Juan ha avuto l’intuito di amministrare a Papa Francesco l’Unzione degli infermi. Lo aveva fatto già in ospedale quando si era paventata una brutta crisi. Una fake news, quella che è stata scritta da alcuni sul fatto che il Papa sia morto senza aver ricevuto i sacramenti. Così com’è falso che il Pontefice sia morto in ascensore. Era stata chiamata un’ambulanza, quello sì, e si era provato a spostare il Papa per trasportarlo d’urgenza in ospedale, ma era già troppo tardi. Francesco non c’era più. È morto nella sua stanza, nel suo letto in legno, in quella stanzetta che aveva giusto tre, quattro mobili, tra cui un comodino dove poggiava lo zucchetto.”*
“Fratelli e sorelle, buonasera” – “Scusi per il disturbo”. Le prime e le ultime parole di un uomo che, dopo millenni, ha restituito alla Chiesa un Papa più simile al pescatore Simon Pietro che ai tanti Papa re della storia. Se può valere qualcosa, la mia convinta certezza è che Francesco Bergoglio è santo. Non per la sua perfezione ma per la sua umanità. Per il suo costante riferimento a Gesù e al Vangelo al quale ha cercato di allineare una Chiesa ridotta a un pachiderma malato di sé, ai margini di un mondo marcio di violenza e miseria. Il suo ultimo viaggio Francesco lo fece qui, a Dili. Ogni sera sento la sua voce dirmi “Lì, dove Dio ti ha seminato, spera. Sempre spera!”.

*tratto da: S. Cernuzio, Padre, Piemme https://amzn.eu/d/01vnovr1
https://amzn.eu/d/0hcjYqA1 un ritratto autentico di Francesco, dagli occhi e dalla penna di chi ha vissuto con lui un rapporto filiale. Da leggere.