
da DILI, TIMOR EST Lo chiamavano il figlio del falegname. Meglio tradurre carpentiere. Comunque un gran lavoratore. Vi scrivo dal Sud Est dell’Asia, da sempre terra di mercanti. Qui la connessione tra lavorare e avere soldi è ancora fortissima. In Italia si è molto persa. Far soldi e lavorare non vanno insieme. La fatica è una malattia, la costanza una noia. Qui poi la situazione è aggravata dalla povertà. Il bisogno e il desiderio di denaro tolgono ogni limite e cancellano ogni diritto. Più lavoro, più guadagno: time is money. Ma la domanda resta: come mai, a parità di lavoro, qui si guadagna dieci volte meno ma molti prodotti costano come in Italia, se non di più? Quante vite ha bisogno una persona qui per raggiungere il nostro livello di guadagno? Da dove viene tutta questa disparità?
San Giuseppe lavoratore Mt 13,54-58 Gesù, venuto nella sua patria, insegnava nella loro sinagoga e la gente rimaneva stupita e diceva: «Da dove gli vengono questa sapienza e i prodigi? Non è costui il figlio del falegname? E sua madre, non si chiama Maria? E i suoi fratelli, Giacomo, Giuseppe, Simone e Giuda? E le sue sorelle, non stanno tutte da noi? Da dove gli vengono allora tutte queste cose?». Ed era per loro motivo di scandalo.
Ma Gesù disse loro: «Un profeta non è disprezzato se non nella sua patria e in casa sua». E lì, a causa della loro incredulità, non fece molti prodigi.