
da DILI, TIMOR EST Lasciare, lasciare le persone che più si amano, le attività che ci occupano. Lasciare casa o fratelli o sorelle o madre o padre o figli o campi a causa del Vangelo, a causa di ciò che il Vangelo chiede alla tua coscienza. Lasciare casa e diventare straniero, essere chiamato “malae” dai bimbi per la strada, aver bisogno di aiuto e consiglio per le più semplici faccende. Tutto ciò per rispondere alla richiesta di questa gente nella cui voce ho riconosciuto quella del Signore. Quindi sì, vi è a volte un vero e proprio lasciare, partire, emigrare. “Migrasaun” stava scritto fuori dall’ufficio che mi ha rinnovato il visto. Poi però vi è un lasciare più profondo, a cui tutti siamo chiamati. È lasciare casa o fratelli o sorelle o madre o padre o figli o campi nelle mani di Dio. È pregare per loro con una preghiera di affidamento. Essere certi che Dio non lascia mai nessuno. Lasciar fare a Dio.
Mc 10,28-31 Pietro prese a dire a Gesù: «Ecco, noi abbiamo lasciato tutto e ti abbiamo seguito».
Gesù gli rispose: «In verità io vi dico: non c’è nessuno che abbia lasciato casa o fratelli o sorelle o madre o padre o figli o campi per causa mia e per causa del Vangelo, che non riceva già ora, in questo tempo, cento volte tanto in case e fratelli e sorelle e madri e figli e campi, insieme a persecuzioni, e la vita eterna nel tempo che verrà. Molti dei primi saranno ultimi e gli ultimi saranno primi».
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