
Che sia perché contagioso o perché ripugnante, poco cambia. Intoccabile, ecco cos’era e cos’è un lebbroso. Una persona costretta alla distanza, alla separazione. Gesù avrebbe potuto sanarlo con una parola, ma tese la mano e lo toccò. Voleva essere il primo a rompere la distanza, a fargli sentire sulla pelle d’essere riammesso alla vita sociale. Guarite i malati, purificate i lebbrosi, diceva Gesù ai suoi. I lebbrosi non erano forse malati? Perché nominarli a parte? Forse proprio perché essere lebbroso è essere messo da parte e lui non voleva che gli esclusi fossero dimenticati. Quante lebbre da sanare, quanti esclusi da riammettere! Dobbiamo darci da fare e toccare con mano, senza paura, la vita di chi è escluso.
Mt 8,1-14 Quando Gesù scese dal monte, molta folla lo seguì.
Ed ecco, si avvicinò un lebbroso, si prostrò davanti a lui e disse: «Signore, se vuoi, puoi purificarmi».
Tese la mano e lo toccò dicendo: «Lo voglio: sii purificato!». E subito la sua lebbra fu guarita.
Poi Gesù gli disse: «Guàrdati bene dal dirlo a qualcuno; va’ invece a mostrarti al sacerdote e presenta l’offerta prescritta da Mosè come testimonianza per loro».