
da Aeroporto di Denpasar, Bali, Indonesia Quando leggerete queste parole probabilmente avrò già lasciato questo aeroporto e sarò in volo verso Timor Est. A causa dei vari ritardi, il biglietto che avevo acquistato è andato perso ma non è stato difficile comprarne un altro. Non è sempre stato così. Ricordo i racconti dei missionari che ho conosciuto negli anni passati, suore e preti che hanno vissuto l’occupazione indonesiana. Pare ieri, ma era ormai dieci anni fa, che padre Locatelli mi mostrava nella foresta vari luoghi, raccontandomi di stragi, sepolture, morte. Quante volte dovrò perdonare?Quando vedo timoresi e indonesiani parlare tra loro, mi domando se i loro genitori si sono ammazzati. Avranno risentimenti nascosti? Sono riusciti a perdonarsi? Hanno tentato di riparare il male commesso? Non possiamo leggere i cuori altrui. So però che ora timoresi, indonesiani e italiani, stiamo costruendo insieme le nuove aule di Uma Matak. E anche questo è un seme di perdono e di un Mondo nuovo.
Mt 18 Pietro si avvicinò a Gesù e gli disse: «Signore, se il mio fratello commette colpe contro di me, quante volte dovrò perdonargli? Fino a sette volte?».
E Gesù gli rispose: «Non ti dico fino a sette volte, ma fino a settanta volte sette.
Per questo, il regno dei cieli è simile a un re che volle regolare i conti con i suoi servi. Aveva cominciato a regolare i conti, quando gli fu presentato un tale che gli doveva diecimila talenti. Poiché costui non era in grado di restituire, il padrone ordinò che fosse venduto lui con la moglie, i figli e quanto possedeva, e così saldasse il debito. Allora il servo, prostrato a terra, lo supplicava dicendo: “Abbi pazienza con me e ti restituirò ogni cosa”. Il padrone ebbe compassione di quel servo, lo lasciò andare e gli condonò il debito.
Appena uscito, quel servo trovò uno dei suoi compagni, che gli doveva cento denari. Lo prese per il collo e lo soffocava, dicendo: “Restituisci quello che devi!”. Il suo compagno, prostrato a terra, lo pregava dicendo: “Abbi pazienza con me e ti restituirò”. Ma egli non volle, andò e lo fece gettare in prigione, fino a che non avesse pagato il debito.
Visto quello che accadeva, i suoi compagni furono molto dispiaciuti e andarono a riferire al loro padrone tutto l’accaduto. Allora il padrone fece chiamare quell’uomo e gli disse: “Servo malvagio, io ti ho condonato tutto quel debito perché tu mi hai pregato. Non dovevi anche tu aver pietà del tuo compagno, così come io ho avuto pietà di te?”. Sdegnato, il padrone lo diede in mano agli aguzzini, finché non avesse restituito tutto il dovuto.
Così anche il Padre mio celeste farà con voi se non perdonerete di cuore, ciascuno al proprio fratello».
Terminati questi discorsi, Gesù lasciò la Galilea e andò nella regione della Giudea, al di là del Giordano.
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