La testa e la voce

da Dili, Timor Est      Passano i secoli e i millenni, ma l’umanità sembra non cambiare. Storie di palazzo, di potere, di amanti e bungabunga. Storie di teste da far saltare e di potere da conservare a costo della propria coscienza. “Non capisco come mai non abbassano il prezzo della benzina”, mi diceva una ragazza mentre mi lamentavo dei costi dei trasporti. Che ne sa lei dello stretto di Hormuz e non penso che mi abbia creduto quando gliel’ho spiegato. Ci vuole fede a credere che il suo motorino sia connesso così direttamente con i capricci di Casa Bianca e simili. Intanto, mentre a passo d’uomo tra le buche cerchiamo di non distruggere il motorino, una vocina di bambina mi grida “malae bonituuu”, bello straniero. No, non è la voce di Salomè né di Erodìade. È una voce innocente. Forse sapeva che avevo bisogno di sorridere, rientrando a casa tra la polvere e i mille pensieri di fine giornata.

Mc 6,17-29   Erode aveva mandato ad arrestare Giovanni e lo aveva messo in prigione a causa di Erodìade, moglie di suo fratello Filippo, perché l’aveva sposata. Giovanni infatti diceva a Erode: «Non ti è lecito tenere con te la moglie di tuo fratello». Per questo Erodìade lo odiava e voleva farlo uccidere, ma non poteva, perché Erode temeva Giovanni, sapendolo uomo giusto e santo, e vigilava su di lui; nell’ascoltarlo restava molto perplesso, tuttavia lo ascoltava volentieri.
Venne però il giorno propizio, quando Erode, per il suo compleanno, fece un banchetto per i più alti funzionari della sua corte, gli ufficiali dell’esercito e i notabili della Galilea. Entrata la figlia della stessa Erodìade, danzò e piacque a Erode e ai commensali. Allora il re disse alla fanciulla: «Chiedimi quello che vuoi e io te lo darò». E le giurò più volte: «Qualsiasi cosa mi chiederai, te la darò, fosse anche la metà del mio regno». Ella uscì e disse alla madre: «Che cosa devo chiedere?». Quella rispose: «La testa di Giovanni il Battista». E subito, entrata di corsa dal re, fece la richiesta, dicendo: «Voglio che tu mi dia adesso, su un vassoio, la testa di Giovanni il Battista». Il re, fattosi molto triste, a motivo del giuramento e dei commensali non volle opporle un rifiuto.
E subito il re mandò una guardia e ordinò che gli fosse portata la testa di Giovanni. La guardia andò, lo decapitò in prigione e ne portò la testa su un vassoio, la diede alla fanciulla e la fanciulla la diede a sua madre. I discepoli di Giovanni, saputo il fatto, vennero, ne presero il cadavere e lo posero in un sepolcro.