
da Dili, Timor Est Quando un serpente aveva morso qualcuno, se questi guardava il serpente di bronzo, restava in vita. Non bisogna distogliere lo sguardo da ciò che ci fa soffrire e ci avvelena la vita. È proprio guardando le nostre fatiche, diventando consapevoli di ciò che ci fa soffrire, che riusciremo a liberarcene. È sentendo il peso della nostra croce che riusciremo ad affidarla a Dio, a viverla in lui. Chi diviene consapevole delle proprie problematiche è già a metà dell’opera di guarigione. Chi invece dice che tutto va bene, rimane nel suo veleno. Ci vuole molto coraggio a fissare la causa dei propri mali, ma è l’unica via per poter perdonare chi ce li ha procurati, come dicevamo ieri, e iniziare un cammino di resurrezione. Guardiamo con misericordia e compassione gli altri, soprattutto quando sono difficili, noiosi, cattivi o poco interessanti. Stanno portando la loro croce, sono avvelenati di fatiche. Non siamo in questo mondo per condannare nessuno, ma per salvare nel nome di Gesù. Oggi è un mese dal mio arrivo qui. Non mi sono ancora abituato alla miseria che vedo in questo quartiere ogni volta che mi reco al lavoro. Non mi sono abituato e non mi abituerò mai ai bambini che rincorrono la mia auto gridando “malae malae”, sperando di ricevere qualcosa. A volte mi fermo, magari ho delle caramelle o dell’acqua fresca, altre volte non ho che la mia mano da stringere alla loro. Ma cosa sarà mai? Mi fa male tutto questo. Eppure, facendolo, ho ricordato. Quando i nonni arrivavano da Milano, noi bambini li aspettavamo a lungo sulla strada. Poi il clacson suonava a un ritmo tutto suo: erano loro! E si inseguiva l’auto fino a che era ferma. Il nonno non era ancora sceso, che già apriva la sua borsa da cui usciva ogni ben di Dio: caramelle, ovetti di cioccolato, stringhe di liquerizia. Forse in questi bimbi rimarrà il ricordo del gesto dei nonni.
Esaltazione della Santa Croce Nm 21 il Signore disse a Mosè: «Fatti un serpente e mettilo sopra un’asta; chiunque sarà stato morso e lo guarderà, resterà in vita». Mosè allora fece un serpente di bronzo e lo mise sopra l’asta; quando un serpente aveva morso qualcuno, se questi guardava il serpente di bronzo, restava in vita.
Gv 3,13-17 Gesù disse a Nicodèmo:
«Nessuno è mai salito al cielo, se non colui che è disceso dal cielo, il Figlio dell’uomo. E come Mosè innalzò il serpente nel deserto, così bisogna che sia innalzato il Figlio dell’uomo, perché chiunque crede in lui abbia la vita eterna.
Dio infatti ha tanto amato il mondo da dare il Figlio unigenito, perché chiunque crede in lui non vada perduto, ma abbia la vita eterna.
Dio, infatti, non ha mandato il Figlio nel mondo per condannare il mondo, ma perché il mondo sia salvato per mezzo di lui».