
da Dili, Timor Est Non si curano nemmeno del mio nome, non sanno da dove io venga e in chi creda. Questi bambini sono solo felici di vedermi arrivare perché sanno che forse c’è una caramella per loro. Se non c’è, ricevono un sorriso, un saluto, un segno di amicizia. Sanno che non sono contro di loro e questo basta. Chissà se mai capiremo che non c’è competizione, non siamo in gara, non c’è da superare o escludere nessuno. C’è solo da agire nel nome di Gesù. Tutti possono farlo. Anzi, c’è da sperare che lo facciano in molti, che lo facciano tutti. Perché il problema sono i demòni, non chi li scaccia nel nome di Gesù. Il problema è il male, il problema è chi agisce nel proprio nome lasciando senza scarpe e senza futuro milioni di persone. Il problema è chi è contro di noi, di noi che stiamo coi bambini, con gli ultimi, coi deboli, con gli invisibili.
Lc 9,46-50 Nacque una discussione tra i discepoli, chi di loro fosse più grande.
Allora Gesù, conoscendo il pensiero del loro cuore, prese un bambino, se lo mise vicino e disse loro: «Chi accoglierà questo bambino nel mio nome, accoglie me; e chi accoglie me, accoglie colui che mi ha mandato. Chi infatti è il più piccolo fra tutti voi, questi è grande».
Giovanni prese la parola dicendo: «Maestro, abbiamo visto uno che scacciava demòni nel tuo nome e glielo abbiamo impedito, perché non ti segue insieme con noi». Ma Gesù gli rispose: «Non lo impedite, perché chi non è contro di voi, è per voi».