
da Dili, Timor Est Migliaia di persone si accalcano qua e là, ognuna rincasa presa dalla sua vita e dai suoi segreti. Ci sorpassiamo e calpestiamo a vicenda pur di arrivare ognuno alla nostra meta. Due lieviti in questa massa: quello dell’ipocrisia che fa aumentare le distanze, le falsità e la sicurezza di poter andare avanti con una doppia faccia che invece prima o poi verrà svelata. L’altro è il lievito del regno di Dio, simile a quello che una donna mescola con la farina. Gesù, nell’Eucaristia, è un pane senza lievito. Lascia a noi decidere quale usare. Se calpestare gli altri a colpi di ipocrisia pur d’arrivare, o se crescere nell’amore silenzioso. Altro invece sono i misteri. Non vi è nulla di segreto nei misteri, realtà difficili da capire con la sola mente. È un mistero la malattia che uccide il corpo. Un giovane dolce Papa come Leone, aggredito da un tumore, è un mistero. Mistero è la vecchiaia, mistero ogni sofferenza. Ma Gesù non ha segreti, ha pianto in pubblico davanti alla morte. E noi ci fidiamo di lui.
Lc 12,1-7 si erano radunate migliaia di persone, al punto che si calpestavano a vicenda, e Gesù cominciò a dire anzitutto ai suoi discepoli:
«Guardatevi bene dal lievito dei farisei, che è l’ipocrisia. Non c’è nulla di nascosto che non sarà svelato, né di segreto che non sarà conosciuto. Quindi ciò che avrete detto nelle tenebre sarà udito in piena luce, e ciò che avrete detto all’orecchio nelle stanze più interne sarà annunciato dalle terrazze.
Dico a voi, amici miei: non abbiate paura di quelli che uccidono il corpo e dopo questo non possono fare più nulla. Vi mostrerò invece di chi dovete aver paura: temete colui che, dopo aver ucciso, ha il potere di gettare nella Geènna. Sì, ve lo dico, temete costui.
Cinque passeri non si vendono forse per due soldi? Eppure nemmeno uno di essi è dimenticato davanti a Dio. Anche i capelli del vostro capo sono tutti contati. Non abbiate paura: valete più di molti passeri!».