
da Dili, Timor Est “Ricordiamo che il giorno di sabato non è possibile effettuare guarigioni e imposizioni delle mani, per parlare con un operatore digita 9”. Ve la immaginate una segreteria telefonica del genere in una delle nostre moderne parrocchie? Suonava allo stesso modo il lamento di questo capo sinagoga: Ci sono sei giorni in cui si deve lavorare; in quelli dunque venite a farvi guarire e non in giorno di sabato. Gesù poi discute con lui sul fatto che invece anche di sabato sia giusto far miracoli. Ma a noi del sabato non interessa, perché a miracoli di questo tipo fondamentalmente non crediamo. Non abbiamo mai saputo di guarigioni in chiesa e, se qualcuno ce lo racconta, rimaniamo un po’ perplessi e per finezza tacciamo. Leggendo il Vangelo, a ogni pagina si trovano fatti del genere. Allora ci chiediamo perché la nostra fede è salita tutta nella testa. Perché, con tutta la miseria, la povertà e le malattie che ci sono, non ci sfiora l’idea di imporre le mani e guarire qualcuno nel nome del Signore. Eppure per lui e gli apostoli era attività quotidiana. Come mai abbiamo perso questo potere? O meglio: come mai, pur avendolo, non sappiamo da che parte si cominci? Vi è poi la via di mezzo tra il solo parlare e il curare all’istante. È quell’imporre le mani ripetutamente, nonostante la fatica e la scarsità di risultati. Cucinare ogni giorno, guidare fino all’ufficio, telefonare, correggere i compiti, pulire i bagni, prendere le medicine, pagare la spesa a sé e ad altri e così via. Se non sappiamo più compiere miracoli istantanei, proviamo almeno a compiere quelli nascosti, costanti e quotidiani. Proviamo a compiere opere di misericordia.
Lc 13,10-17 Gesù stava insegnando in una sinagoga in giorno di sabato. C’era là una donna che uno spirito teneva inferma da diciotto anni; era curva e non riusciva in alcun modo a stare diritta.
Gesù la vide, la chiamò a sé e le disse: «Donna, sei liberata dalla tua malattia». Impose le mani su di lei e subito quella si raddrizzò e glorificava Dio.
Ma il capo della sinagoga, sdegnato perché Gesù aveva operato quella guarigione di sabato, prese la parola e disse alla folla: «Ci sono sei giorni in cui si deve lavorare; in quelli dunque venite a farvi guarire e non in giorno di sabato».
Il Signore gli replicò: «Ipocriti, non è forse vero che, di sabato, ciascuno di voi slega il suo bue o l’asino dalla mangiatoia, per condurlo ad abbeverarsi? E questa figlia di Abramo, che Satana ha tenuto prigioniera per ben diciotto anni, non doveva essere liberata da questo legame nel giorno di sabato?».
Quando egli diceva queste cose, tutti i suoi avversari si vergognavano, mentre la folla intera esultava per tutte le meraviglie da lui compiute.