Sulle acque

Dentro di sé erano fortemente meravigliati e noi pure. Loro perché lo avevano visto camminare sull’acqua. Noi non solo per questo, ma anche per la naturalezza con cui Marco lo racconta: andò verso di loro camminando sul mare. Così, come nulla fosse. Ma è così che va, quando si vuole aiutare gli altri. Gesù camminò sulle acque in tempesta perché li vedeva affaticati nel remare. Quando a muoverci è il desiderio d’aiutare, nulla ci frena: le difficoltà si appianano, si galleggia sulle paure e si sorride nelle difficoltà. Dunque anche noi possiamo camminare sulle acque. E stiamone certi, non siamo mai soli. Mentre noi remiamo a fatica, il Maestro ci tiene d’occhio dalla riva e, prima che sia troppo tardi, interviene.

Mc 6,45-52  Dopo che i cinquemila uomini furono saziati, Gesù subito costrinse i suoi discepoli a salire sulla barca e a precederlo sull’altra riva, a Betsàida, finché non avesse congedato la folla. Quando li ebbe congedati, andò sul monte a pregare.
Venuta la sera, la barca era in mezzo al mare ed egli, da solo, a terra. Vedendoli però affaticati nel remare, perché avevano il vento contrario, sul finire della notte egli andò verso di loro camminando sul mare, e voleva oltrepassarli.
Essi, vedendolo camminare sul mare, pensarono: «È un fantasma!», e si misero a gridare, perché tutti lo avevano visto e ne erano rimasti sconvolti. Ma egli subito parlò loro e disse: «Coraggio, sono io, non abbiate paura!». E salì sulla barca con loro e il vento cessò.
E dentro di sé erano fortemente meravigliati, perché non avevano compreso il fatto dei pani: il loro cuore era indurito.

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Istituzioni

Le istituzioni, non noi in prima persona, le istituzioni preposte devono occuparsi dei bisognosi. Sarà. Chiediamoci però come mai, dalle nostre parti, lo Stato organizza persino l’assistenza sociale, il soccorso, la cura domiciliare, ecc. Chi scrisse queste leggi e creò queste istituzioni, da dove mai prese spunto, su quali pagine imparò che ci si deve occupare dei bisogni altrui? Forse da questa pagina di Vangelo. Voi stessi date loro da mangiare. Letta e riletta per millenni in queste terre d’Europa, è entrata nel DNA della memoria di intere generazioni che oramai, pur avendola forse dimenticata, ne sentono il messaggio come proprio. Voi stessi date loro da mangiare e da bere, da abitare e da curarsi ecc. Dunque sì, spetta alle istituzioni. Ma le istituzioni le creiamo noi e noi le manteniamo alte, nobili, funzionali, veramente efficaci. Esse non sono delegate a fare il bene al posto nostro. Sono piuttosto il riflesso del bene che sappiamo fare come singoli, della gratuità che sappiamo trasmettere ai nostri figli. Quindi per primi dobbiamo muoverci noi.

Mc 6,34-44  sceso dalla barca, Gesù vide una grande folla, ebbe compassione di loro, perché erano come pecore che non hanno pastore, e si mise a insegnare loro molte cose.
Essendosi ormai fatto tardi, gli si avvicinarono i suoi discepoli dicendo: «Il luogo è deserto ed è ormai tardi; congedali, in modo che, andando per le campagne e i villaggi dei dintorni, possano comprarsi da mangiare». Ma egli rispose loro: «Voi stessi date loro da mangiare». Gli dissero: «Dobbiamo andare a comprare duecento denari di pane e dare loro da mangiare?». Ma egli disse loro: «Quanti pani avete? Andate a vedere». Si informarono e dissero: «Cinque, e due pesci».
E ordinò loro di farli sedere tutti, a gruppi, sull’erba verde. E sedettero, a gruppi di cento e di cinquanta. Prese i cinque pani e i due pesci, alzò gli occhi al cielo, recitò la benedizione, spezzò i pani e li dava ai suoi discepoli perché li distribuissero a loro; e divise i due pesci fra tutti.
Tutti mangiarono a sazietà, e dei pezzi di pane portarono via dodici ceste piene e quanto restava dei pesci. Quelli che avevano mangiato i pani erano cinquemila uomini.

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Le genti

Inizia da solo, senza paura. O forse sì, un po’ ne avrà avuta. Se non altro avrà provato molta emozione, come sempre si prova ad ogni partenza. Cosa si saranno detti, lui e i suoi, prima che lasciasse Nazaret? Dove sarà andato la prima sera? Forse in qualche locanda, poi magari avrà affittato un alloggio. Cafarnao è un villaggio tranquillo in riva al lago di Galilea. Una zona di passaggio, vicina al confine, una terra di sangue misto, di accenti inquinati, di sapori vietati e amori irregolari. Infatti la sua fama si diffuse per tutta la Siria e la Decapoli, territori stranieri. Poi fino a Gerusalemme. Cosa faceva Gesù, da solo? Due verbi, che dovrebbero stare sempre insieme: predicava e guariva. Una predica è credibile se ti guarisce il cuore, se ti senti meglio, se ti cura. E una guarigione è la più credibile delle prediche.

Mt 4   quando Gesù seppe che Giovanni era stato arrestato, si ritirò nella Galilea, lasciò Nàzaret e andò ad abitare a Cafàrnao, sulla riva del mare, nel territorio di Zàbulon e di Nèftali, perché si compisse ciò che era stato detto per mezzo del profeta Isaìa:
«Terra di Zàbulon e terra di Nèftali,
sulla via del mare, oltre il Giordano,
Galilea delle genti!
Il popolo che abitava nelle tenebre
vide una grande luce,
per quelli che abitavano in regione e ombra di morte
una luce è sorta».
Da allora Gesù cominciò a predicare e a dire: «Convertitevi, perché il regno dei cieli è vicino».
Gesù percorreva tutta la Galilea, insegnando nelle loro sinagoghe, annunciando il vangelo del Regno e guarendo ogni sorta di malattie e di infermità nel popolo. La sua fama si diffuse per tutta la Siria e conducevano a lui tutti i malati, tormentati da varie malattie e dolori, indemoniati, epilettici e paralitici; ed egli li guarì. Grandi folle cominciarono a seguirlo dalla Galilea, dalla Decàpoli, da Gerusalemme, dalla Giudea e da oltre il Giordano.

Quanti?

Quanti erano partiti e quanti giunsero a Betlemme? Il vangelo elenca tre doni, ma non ci dice in quanti erano a portarli. Forse partirono in molti, perché seguire una stella ci carica d’entusiasmo. Tutti aspiriamo ad un futuro migliore e volentieri ci lasciamo coinvolgere da progetti promettenti. È il cammino però che setaccia la volontà, separando i credenti dai semplici incantati. Dunque ne giunsero a Betlemme meno di quanti partirono. Oppure furono in pochi a mettersi in cammino, derisi in silenzio dagli scettici che non hanno mai abbastanza rassicurazioni e seguono gli altri solo quando son rimasti gli unici seduti. Ci vuole qualcuno che muova il primo passo, tra lui e la stella solo il buio. Altri poi seguono, rinforzati dalla fede dei primi. Dunque partirono in pochi e giunsero in molti. Non lo sapremo mai. Siamo i primi e gli ultimi ad un tempo. Credenti e dubbiosi, sognatori e disillusi. Soffia Spirito nei nostri cuori, ravvivaci Tu che tutto puoi. Tu puoi far diventare Dio un bambino e far camminare i re per dargli un bacio.

EPIFANIA Mt 2,1-12  Nato Gesù a Betlemme di Giudea, al tempo del re Erode, ecco, alcuni Magi vennero da oriente a Gerusalemme e dicevano: «Dov’è colui che è nato, il re dei Giudei? Abbiamo visto spuntare la sua stella e siamo venuti ad adorarlo». All’udire questo, il re Erode restò turbato e con lui tutta Gerusalemme. Riuniti tutti i capi dei sacerdoti e gli scribi del popolo, si informava da loro sul luogo in cui doveva nascere il Cristo. Gli risposero: «A Betlemme di Giudea, perché così è scritto per mezzo del profeta: “E tu, Betlemme, terra di Giuda, non sei davvero l’ultima delle città principali di Giuda: da te infatti uscirà un capo che sarà il pastore del mio popolo, Israele”».
Allora Erode, chiamati segretamente i Magi, si fece dire da loro con esattezza il tempo in cui era apparsa la stella e li inviò a Betlemme dicendo: «Andate e informatevi accuratamente sul bambino e, quando l’avrete trovato, fatemelo sapere, perché anch’io venga ad adorarlo».
Udito il re, essi partirono. Ed ecco, la stella, che avevano visto spuntare, li precedeva, finché giunse e si fermò sopra il luogo dove si trovava il bambino. Al vedere la stella, provarono una gioia grandissima. Entrati nella casa, videro il bambino con Maria sua madre, si prostrarono e lo adorarono. Poi aprirono i loro scrigni e gli offrirono in dono oro, incenso e mirra. Avvertiti in sogno di non tornare da Erode, per un’altra strada fecero ritorno al loro paese.

Giornata mondiale dell’infanzia Missionaria

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Meglio

Vieni e vedi, dice Filippo a Natanaele. Ti ho visto prima che Filippo ti chiamasse, gli risponde Gesù. È forse questa l’esperienza che ci segna di più: scoprirsi conosciuti da sempre, da prima di ogni presentazione. Vieni e vedi / ti ho visto da sempre. Noi andiamo a cercare il Signore per vedere se valga la pena di seguirlo. Ciò che vediamo è d’esser stati già visti da lui. Come mi conosci? È riposante saper d’essere conosciuti da Dio, non aver bisogno di conquistarsi la sua stima. Ancora più bello è chiedere a Lui di aiutarci a conoscere noi stessi e gli altri. Crediamo di conoscerci, di sapere se e da chi possa venire qualcosa di buono. Ma spesso siamo meglio del previsto.

Gv 1,43-51   Gesù volle partire per la Galilea; trovò Filippo e gli disse: «Seguimi!». Filippo era di Betsàida, la città di Andrea e di Pietro.
Filippo trovò Natanaèle e gli disse: «Abbiamo trovato colui del quale hanno scritto Mosè, nella Legge, e i Profeti: Gesù, il figlio di Giuseppe, di Nàzaret». Natanaèle gli disse: «Da Nàzaret può venire qualcosa di buono?». Filippo gli rispose: «Vieni e vedi».
Gesù intanto, visto Natanaèle che gli veniva incontro, disse di lui: «Ecco davvero un Israelita in cui non c’è falsità». Natanaèle gli domandò: «Come mi conosci?». Gli rispose Gesù: «Prima che Filippo ti chiamasse, io ti ho visto quando eri sotto l’albero di fichi». Gli replicò Natanaèle: «Rabbì, tu sei il Figlio di Dio, tu sei il re d’Israele!». Gli rispose Gesù: «Perché ti ho detto che ti avevo visto sotto l’albero di fichi, tu credi? Vedrai cose più grandi di queste!».
Poi gli disse: «In verità, in verità io vi dico: vedrete il cielo aperto e gli angeli di Dio salire e scendere sopra il Figlio dell’uomo».

Nessuno lo ha mai visto

Nessuno lo ha mai visto. Nessuno crede che sia possibile amare di un amore incondizionato, che non si aspetta nulla in cambio, che ama perché non può fare a meno d’amare. Nessuno lo ha mai visto un amore così, perché nessuno ha mai visto Dio. Vediamo gli altri, vediamo noi stessi, e per questo dubitiamo. Ma pur nei limiti e tra le colpe, noi amiamo. Ci sono azioni che non ripeteremmo, ma altre che sono opere d’arte. Opere di misericordia, di amore puro come quello di Dio. È vero, nessuno lo ha mai visto un uomo che ama senza macchia per un’intera vita. Ma le sue opere, sparse qua e là nei lunghi anni, quelle sì restano e testimoniano che è possibile diventare figli di Dio. Almeno per il tempo di un’opera di misericordia.

Gv 1,1-18 In principio era il Verbo,
e il Verbo era presso Dio
e il Verbo era Dio.
Egli era, in principio, presso Dio:
tutto è stato fatto per mezzo di lui
e senza di lui nulla è stato fatto di ciò che esiste.
In lui era la vita
e la vita era la luce degli uomini;
la luce splende nelle tenebre
e le tenebre non l’hanno vinta.
Venne un uomo mandato da Dio:
il suo nome era Giovanni.
Egli venne come testimone
per dare testimonianza alla luce,
perché tutti credessero per mezzo di lui.
Non era lui la luce,
ma doveva dare testimonianza alla luce.
Veniva nel mondo la luce vera,
quella che illumina ogni uomo.
Era nel mondo
e il mondo è stato fatto per mezzo di lui;
eppure il mondo non lo ha riconosciuto.
Venne fra i suoi,
e i suoi non lo hanno accolto.
A quanti però lo hanno accolto
ha dato potere di diventare figli di Dio:
a quelli che credono nel suo nome,
i quali, non da sangue
né da volere di carne
né da volere di uomo,
ma da Dio sono stati generati.
E il Verbo si fece carne
e venne ad abitare in mezzo a noi;
e noi abbiamo contemplato la sua gloria,
gloria come del Figlio unigenito
che viene dal Padre,
pieno di grazia e di verità.
Giovanni gli dà testimonianza e proclama:
«Era di lui che io dissi:
Colui che viene dopo di me
è avanti a me,
perché era prima di me».
Dalla sua pienezza
noi tutti abbiamo ricevuto:
grazia su grazia.
Perché la Legge fu data per mezzo di Mosè,
la grazia e la verità vennero per mezzo di Gesù Cristo.
Dio, nessuno lo ha mai visto:
il Figlio unigenito, che è Dio
ed è nel seno del Padre,
è lui che lo ha rivelato.

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Conoscere

Non è vero che Giovanni non conosceva Gesù. Sin dal grembo di Elisabetta sua madre lo aveva riconosciuto. Perché dunque oggi afferma che non lo conosceva? Lo Spirito gli ha fatto conoscere un Gesù diverso. Gli ha mostrato una identità più profonda, sinora nascosta. Così è forse anche per noi. Lo Spirito ci svela chi sono le persone che crediamo di conoscere già, magari da una vita. Lo Spirito ci fa crescere, ci cambia perché rimane costantemente in noi.  Manifesta a noi stessi e agli altri chi realmente siamo in questa terra. Non finiremo mai di conoscere noi stessi e gli altri. È questo il bello dello stare insieme!

Gv 1,29-34   Giovanni Battista, vedendo Gesù venire verso di lui, disse: «Ecco l’agnello di Dio, colui che toglie il peccato del mondo! Egli è colui del quale ho detto: “Dopo di me viene un uomo che è avanti a me, perché era prima di me”. Io non lo conoscevo, ma sono venuto a battezzare nell’acqua, perché egli fosse manifestato a Israele».
Giovanni testimoniò dicendo: «Ho contemplato lo Spirito discendere come una colomba dal cielo e rimanere su di lui. Io non lo conoscevo, ma proprio colui che mi ha inviato a battezzare nell’acqua mi disse: “Colui sul quale vedrai discendere e rimanere lo Spirito, è lui che battezza nello Spirito Santo”. E io ho visto e ho testimoniato che questi è il Figlio di Dio».

Voce nei deserti

Chi sei? Chi sei? Chi sei? chiedono ben tre volte a Giovanni Battista  aggiungendo nomi e suggerendo risposte. Finché lui spiega: io sono voce. Voce di uno. Di uno che grida nel deserto. Non afferma di essere uno che grida, ma d’essere la sua voce. A chi dunque si riferisce? Chi grida nel deserto? Forse allude a Dio o ai poveri. Forse a entrambi. Di solito ognuno grida per sé, cercando di sovrastare la voce altrui. Vi è però chi grida ma non è udito. Grida nel deserto della solitudine, nel deserto della povertà. Chi udirà mai la voce di chi non ha importanza, di chi è così piccolo da non poter essere udito? Occorre essere come Giovanni. Essere voce di chi grida nel deserto.

Gv 1,19-28 Questa è la testimonianza di Giovanni, quando i Giudei gli inviarono da Gerusalemme sacerdoti e levìti a interrogarlo: «Tu, chi sei?». Egli confessò e non negò. Confessò: «Io non sono il Cristo». Allora gli chiesero: «Chi sei, dunque? Sei tu Elìa?». «Non lo sono», disse. «Sei tu il profeta?». «No», rispose. Gli dissero allora: «Chi sei? Perché possiamo dare una risposta a coloro che ci hanno mandato. Che cosa dici di te stesso?». Rispose: «Io sono voce di uno che grida nel deserto: Rendete diritta la via del Signore, come disse il profeta Isaìa».
Quelli che erano stati inviati venivano dai farisei. Essi lo interrogarono e gli dissero: «Perché dunque tu battezzi, se non sei il Cristo, né Elìa, né il profeta?». Giovanni rispose loro: «Io battezzo nell’acqua. In mezzo a voi sta uno che voi non conoscete, colui che viene dopo di me: a lui io non sono degno di slegare il laccio del sandalo».
Questo avvenne in Betània, al di là del Giordano, dove Giovanni stava battezzando.

Un anno meditando

Custodire e lodare Dio. Ecco i due verbi che Maria e i pastori ci consegnano in questo primo giorno dell’anno. È l’augurio che ci facciamo, un augurio santo, un impegno, un desiderio. Custodire, non smarrire lungo i giorni i segni della azione di Dio nella giornata. E dunque lodarlo, ringraziarlo perché c’è, perché è con noi sempre. Vi è poi un terzo verbo: meditare nel cuore. Maria meditava nel cuore ogni giorno. Il Vangelo ce lo dice, ma ancora una volta la lasceremo cadere nel vuoto. Un vero peccato perché finché non impareremo a meditare la nostra vita non cambierà. Non basta leggere qualche libretto o la Locanda o altri siti. Occorre meditare nel cuore dopo aver letto ciò che scrivono altre persone. C’è un lavoro personale che solo noi possiamo fare. Noi siamo discepoli del più grande maestro di meditazione, Gesù, che meditando incontrava il Padre e Mosè ed Elia e tutto il Cielo. Chiediamo a Maria meditante di aprirci una via per praticare quotidianamente alcuni minuti di meditazione profonda. Ognuno troverà il suo metodo e i suoi tempi, ma ciascuno di noi mediterà. Se il 2026 ci vedrà compiere questo passo, sarà un cambiamento davvero importante. Auguri di buon anno e buona meditazione a tutti voi!

MADRE DI DIO    Lc 2   i pastori andarono, senza indugio, e trovarono Maria e Giuseppe e il bambino, adagiato nella mangiatoia. E dopo averlo visto, riferirono ciò che del bambino era stato detto loro.
Tutti quelli che udivano si stupirono delle cose dette loro dai pastori. Maria, da parte sua, custodiva tutte queste cose, meditandole nel suo cuore.
I pastori se ne tornarono, glorificando e lodando Dio per tutto quello che avevano udito e visto, com’era stato detto loro.

Principio

In principio. Curioso: l’ultimo giorno dell’anno leggiamo la prima pagina del Vangelo e inizia proprio così: in principio. Non “all’inizio”. Non parla del primo giorno dell’anno né del primo attimo di tempo. Parla di principio, di ciò che vive nel cuore di ogni istante di vita. All’origine di ogni momento della vita vi è una Parola che desidera incarnarsi, farsi realtà, attraverso la tua vita. Il tuo corpo, i tuoi pensieri, le tue idee e i tuoi sogni, sono un germoglio della creazione. Dio parla e tutto esiste. Continua ad espandersi anche attraverso di te, ramo del grande albero della vita. Al principio è la forza che spinge la linfa a divenire gemma e fiore e frutto. Se non opponi resistenza e lasci fluire lo Spirito in te e negli altri, vedrai fioire deserti e il mondo tornare il giardino dell’Eden.

Grazie per averci seguito in questo 2025. Ogni giorno, dal 2014, senza mai una sola interruzione, la Locanda della Parola condivide con chi la visita il gusto di ascoltare il Vangelo come fosse la prima volta. Invita altri a questa mensa.

Gv 1,1-18   In principio era il Verbo,
e il Verbo era presso Dio
e il Verbo era Dio.
Egli era, in principio, presso Dio:
tutto è stato fatto per mezzo di lui
e senza di lui nulla è stato fatto di ciò che esiste.
In lui era la vita
e la vita era la luce degli uomini;
la luce splende nelle tenebre
e le tenebre non l’hanno vinta.
Venne un uomo mandato da Dio:
il suo nome era Giovanni.
Egli venne come testimone
per dare testimonianza alla luce,
perché tutti credessero per mezzo di lui.
Non era lui la luce,
ma doveva dare testimonianza alla luce.
Veniva nel mondo la luce vera,
quella che illumina ogni uomo.
Era nel mondo
e il mondo è stato fatto per mezzo di lui;
eppure il mondo non lo ha riconosciuto.
Venne fra i suoi,
e i suoi non lo hanno accolto.
A quanti però lo hanno accolto
ha dato potere di diventare figli di Dio:
a quelli che credono nel suo nome,
i quali, non da sangue
né da volere di carne
né da volere di uomo,
ma da Dio sono stati generati.
E il Verbo si fece carne
e venne ad abitare in mezzo a noi;
e noi abbiamo contemplato la sua gloria,
gloria come del Figlio unigenito
che viene dal Padre,
pieno di grazia e di verità.
Giovanni gli dà testimonianza e proclama:
«Era di lui che io dissi:
Colui che viene dopo di me
è avanti a me,
perché era prima di me».
Dalla sua pienezza
noi tutti abbiamo ricevuto:
grazia su grazia.
Perché la Legge fu data per mezzo di Mosè,
la grazia e la verità vennero per mezzo di Gesù Cristo.
Dio, nessuno lo ha mai visto:
il Figlio unigenito, che è Dio
ed è nel seno del Padre,
è lui che lo ha rivelato.