Debiti pane e perdono

DILI, TIMOR EST Forse è la cosa più difficile perdonare. Guardare in faccia il male ricevuto e sapere che periodicamente tornerà alla memoria ed ogni volta perdonarlo di nuovo: settanta volte sette. Un’impresa ardua perché il perdono non cancella il ricordo, non porta a dimenticare. E meno si ha, più è difficile condonare i debiti. Per un dollaro si può perdere un’amicizia. Ma è proprio la memoria che ci può aiutare. Così come ricordiamo il male subìto, possiamo ricordare il perdono ricevuto. La forza di perdonare non viene da uno sforzo di volontà. Viene dalla gratitudine. Anche io sono stato perdonato settanta volte sette. Non dovrei aver pietà del mio compagno, così come hanno avuto pietà di me? Allora il perdono dei debiti diverrà quotidiano come il pane. Dacci oggi il nostro pane quotidiano e rimetti a noi i nostri debiti come noi li rimettiamo ai nostri debitori.

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Mt 18      Pietro si avvicinò a Gesù e gli disse: «Signore, se il mio fratello commette colpe contro di me, quante volte dovrò perdonargli? Fino a sette volte?».
E Gesù gli rispose: «Non ti dico fino a sette volte, ma fino a settanta volte sette.
Per questo, il regno dei cieli è simile a un re che volle regolare i conti con i suoi servi. Aveva cominciato a regolare i conti, quando gli fu presentato un tale che gli doveva diecimila talenti. Poiché costui non era in grado di restituire, il padrone ordinò che fosse venduto lui con la moglie, i figli e quanto possedeva, e così saldasse il debito. Allora il servo, prostrato a terra, lo supplicava dicendo: “Abbi pazienza con me e ti restituirò ogni cosa”. Il padrone ebbe compassione di quel servo, lo lasciò andare e gli condonò il debito.
Appena uscito, quel servo trovò uno dei suoi compagni, che gli doveva cento denari. Lo prese per il collo e lo soffocava, dicendo: “Restituisci quello che devi!”. Il suo compagno, prostrato a terra, lo pregava dicendo: “Abbi pazienza con me e ti restituirò”. Ma egli non volle, andò e lo fece gettare in prigione, fino a che non avesse pagato il debito.
Visto quello che accadeva, i suoi compagni furono molto dispiaciuti e andarono a riferire al loro padrone tutto l’accaduto. Allora il padrone fece chiamare quell’uomo e gli disse: “Servo malvagio, io ti ho condonato tutto quel debito perché tu mi hai pregato. Non dovevi anche tu aver pietà del tuo compagno, così come io ho avuto pietà di te?”. Sdegnato, il padrone lo diede in mano agli aguzzini, finché non avesse restituito tutto il dovuto.
Così anche il Padre mio celeste farà con voi se non perdonerete di cuore, ciascuno al proprio fratello».
Terminati questi discorsi, Gesù lasciò la Galilea e andò nella regione della Giudea, al di là del Giordano.

In mezzo a loro

DILI, TIMOR EST    Ieri sera, uscito di casa per fare la spesa, ho incontrato questo gruppo che in processione cantava e recitava il rosario. Lo sanno tutti che queste cose non sono la mia prima passione, ma mi hanno dato forza. Erano in mezzo al traffico, come nulla fosse e le auto a loro volta rallentavano con naturalezza, senza protestare. Mi sono fermato, mi sono fatto il segno della croce, li ho seguiti con lo sguardo finché ho potuto. Qui è ancora normale credere in Dio, pregare e farsi pubblicamente un bel segno della croce. Certo, sarà solo tradizione, sarà solo devozione, la fede non è tutta qui. Intanto però pregavano insieme, tra le auto e gli scooter, come fosse la cosa più normale al mondo. Ma forse non normale sono io che mi stupisco. Infatti dovrei saperlo che dove sono due o tre riuniti nel mio nome, lì sono io in mezzo a loro.

Mt 18,15-20 Gesù disse ai suoi discepoli:
«Se il tuo fratello commetterà una colpa contro di te, va’ e ammoniscilo fra te e lui solo; se ti ascolterà, avrai guadagnato il tuo fratello; se non ascolterà, prendi ancora con te una o due persone, perché ogni cosa sia risolta sulla parola di due o tre testimoni. Se poi non ascolterà costoro, dillo alla comunità; e se non ascolterà neanche la comunità, sia per te come il pagano e il pubblicano.
In verità io vi dico: tutto quello che legherete sulla terra sarà legato in cielo, e tutto quello che scioglierete sulla terra sarà sciolto in cielo.
In verità io vi dico ancora: se due di voi sulla terra si metteranno d’accordo per chiedere qualunque cosa, il Padre mio che è nei cieli gliela concederà. Perché dove sono due o tre riuniti nel mio nome, lì sono io in mezzo a loro».

I piccoli

DILI, TIMOR EST    Ecco i tre piccoli con cui ho scoperto, giorni fa, inciso nel cemento il graffito di un loro coetaneo degli anni 90. Questa è la loro espressione mentre gli traducevo il testo: “Un bimbo povero cerca una vita per realizzare i suoi sogni futuri”. Di sogno in sogno, di piccolo in piccolo, sta a noi non perderli di vista perché Dio li vede sempre. I loro angeli nei cieli vedono sempre la faccia del Padre mio che è nei cieli. Noi non vogliamo che Dio si occupi di ciò che piace a noi. Vogliamo essere noi a occuparci di ciò che piace a Dio. E a Dio piacciono questi piccoli che sognano. Chi sogna un mondo nuovo è un piccolo di Dio.

Mt 18  i discepoli si avvicinarono a Gesù dicendo: «Chi dunque è più grande nel regno dei cieli?».
Allora chiamò a sé un bambino, lo pose in mezzo a loro e disse:
«In verità io vi dico: se non vi convertirete e non diventerete come i bambini, non entrerete nel regno dei cieli. Perciò chiunque si farà piccolo come questo bambino, costui è il più grande nel regno dei cieli. E chi accoglierà un solo bambino come questo nel mio nome, accoglie me.
Guardate di non disprezzare uno solo di questi piccoli, perché io vi dico che i loro angeli nei cieli vedono sempre la faccia del Padre mio che è nei cieli.
Che cosa vi pare? Se un uomo ha cento pecore e una di loro si smarrisce, non lascerà le novantanove sui monti e andrà a cercare quella che si è smarrita? In verità io vi dico: se riesce a trovarla, si rallegrerà per quella più che per le novantanove che non si erano smarrite. Così è volontà del Padre vostro che è nei cieli, che neanche uno di questi piccoli si perda».

Per me e per te

DILI, TIMOR EST   Tra me e lei c’era un caffè sulla terrazza del bar. Dalla strada mi guardava sorridente e mi faceva ciao con la mano come a dire se scendi t’aspetto. Sei tu quella dell’anno scorso? Come sei diventata grande! Sì, sono diventata grande, mi dice dispiaciuta come fosse una malattia. Ha ragione: quando i bimbi iniziano a crescere vedi sparire l’innocenza dai loro occhi e iniziano ad assumere espressioni da adulti, da anziani. Di colpo gli crolla sulle spalle la consapevolezza della loro condizione. Vendi ancora limoni? No, ho il mango. Due dollari. Ihh karun, che caro! Sin karuuuun, ripete lei con l’espressione delle donne che vendono al mercato. Ecco la moneta ed ecco i mango. Come ti chiami? Ysha. Posso farti una foto? Puoi. E per l’emozione stringe con la mano la maglietta, mostrando così gli elastici portati al polso come braccialetto. Chiara d’Assisi non fuggì di casa per stare con Francesco. Francesco l’aiutò a fuggire per poter stare sempre con ragazzine come Ysha e tante altre, troppe, sempre di più. Francesco insegnò a Chiara che chi ama i poveri trova sempre il modo d’aiutarli. Va’ al mare, getta l’amo e prendi il primo pesce che viene su, aprigli la bocca e vi troverai una moneta d’argento.

La bambina dei limoni https://lalocandadellaparola.com/2024/08/01/angeli/

Santa Chiara d’Assisi Mt 17,22-27  mentre si trovavano insieme in Galilea, Gesù disse ai suoi discepoli: «Il Figlio dell’uomo sta per essere consegnato nelle mani degli uomini e lo uccideranno, ma il terzo giorno risorgerà». Ed essi furono molto rattristati.
Quando furono giunti a Cafàrnao, quelli che riscuotevano la tassa per il tempio si avvicinarono a Pietro e gli dissero: «Il vostro maestro non paga la tassa?». Rispose: «Sì».
Mentre entrava in casa, Gesù lo prevenne dicendo: «Che cosa ti pare, Simone? I re della terra da chi riscuotono le tasse e i tributi? Dai propri figli o dagli estranei?». Rispose: «Dagli estranei».
E Gesù replicò: «Quindi i figli sono liberi. Ma, per evitare di scandalizzarli, va’ al mare, getta l’amo e prendi il primo pesce che viene su, aprigli la bocca e vi troverai una moneta d’argento. Prendila e consegnala loro per me e per te».

Molto di più

DILI, TIMOR EST  Ecco la risposta a chi si chiede cosa fare dei soldi e dei beni. Ed è già bello che ci sia ancora chi se lo domanda, chi ha l’animo inquieto di fronte alle necessità degli altri. Siate pronti a servire, ecco la risposta. Usa ciò che hai per distribuire la razione di cibo a tempo debito, per aiutare chi senza il tuo aiuto non potrebbe farcela. Non avere paura dei soldi, temi piuttosto di tenerli tutti per te. Temi di essere di quelli che si affrettano a dire che non ne hanno, perché ci sono veri poveri che fanno l’elemosina a chi è più povero di loro. Siamo responsabili di ciò che abbiamo ricevuto. A chiunque fu dato molto, molto sarà chiesto; a chi fu affidato molto, sarà richiesto molto di più.

Lc 12,32-48    Gesù disse ai suoi discepoli:
«Non temere, piccolo gregge, perché al Padre vostro è piaciuto dare a voi il Regno.
Vendete ciò che possedete e datelo in elemosina; fatevi borse che non invecchiano, un tesoro sicuro nei cieli, dove ladro non arriva e tarlo non consuma. Perché, dov’è il vostro tesoro, là sarà anche il vostro cuore.
Siate pronti, con le vesti strette ai fianchi e le lampade accese; siate simili a quelli che aspettano il loro padrone quando torna dalle nozze, in modo che, quando arriva e bussa, gli aprano subito.
Beati quei servi che il padrone al suo ritorno troverà ancora svegli; in verità io vi dico, si stringerà le vesti ai fianchi, li farà mettere a tavola e passerà a servirli. E se, giungendo nel mezzo della notte o prima dell’alba, li troverà così, beati loro!
Cercate di capire questo: se il padrone di casa sapesse a quale ora viene il ladro, non si lascerebbe scassinare la casa. Anche voi tenetevi pronti perché, nell’ora che non immaginate, viene il Figlio dell’uomo».
Allora Pietro disse: «Signore, questa parabola la dici per noi o anche per tutti?».
Il Signore rispose: «Chi è dunque l’amministratore fidato e prudente, che il padrone metterà a capo della sua servitù per dare la razione di cibo a tempo debito? Beato quel servo che il padrone, arrivando, troverà ad agire così. Davvero io vi dico che lo metterà a capo di tutti i suoi averi.
Ma se quel servo dicesse in cuor suo: “Il mio padrone tarda a venire”, e cominciasse a percuotere i servi e le serve, a mangiare, a bere e a ubriacarsi, il padrone di quel servo arriverà un giorno in cui non se l’aspetta e a un’ora che non sa, lo punirà severamente e gli infliggerà la sorte che meritano gli infedeli.
Il servo che, conoscendo la volontà del padrone, non avrà disposto o agito secondo la sua volontà, riceverà molte percosse; quello invece che, non conoscendola, avrà fatto cose meritevoli di percosse, ne riceverà poche.
A chiunque fu dato molto, molto sarà chiesto; a chi fu affidato molto, sarà richiesto molto di più».

La tua fiamma

DILI, TIMOR EST   Le sagge risposero: No, perché non venga a mancare a noi e a voi. Una parabola dunque che insegna l’egoismo? No di certo. È che ci sono cose che possiamo fare solo noi, non c’è modo di farsene dare un po’ da altri. Se io non prego, non puoi farlo tu al posto mio. Se non chiedo perdono, non puoi farlo tu al posto mio. Se non amo e non compio opere di misericordia, nessuno può sostituirsi a me. Se non vivo nell’amore e nella fede la mia vita, chi potrà mai vivermela? Dunque c’è una fiamma che sta a te e solo a te tenere accesa. Gli altri possono certo pregare per te, darti consigli e amarti perfino nelle tue colpe. Ma solo tu puoi vivere la vita, solo tu puoi credere e seguire il Vangelo di Gesù.

Santa Teresa Benedetta della Croce (Edith Stein)  Mt 25,1-13    Gesù disse ai suoi discepoli questa parabola:
«Il regno dei cieli sarà simile a dieci vergini che presero le loro lampade e uscirono incontro allo sposo. Cinque di esse erano stolte e cinque sagge; le stolte presero le loro lampade, ma non presero con sé l’olio; le sagge invece, insieme alle loro lampade, presero anche l’olio in piccoli vasi. Poiché lo sposo tardava, si assopirono tutte e si addormentarono.
A mezzanotte si alzò un grido: “Ecco lo sposo! Andategli incontro!”. Allora tutte quelle vergini si destarono e prepararono le loro lampade. Le stolte dissero alle sagge: “Dateci un po’ del vostro olio, perché le nostre lampade si spengono”. Le sagge risposero: “No, perché non venga a mancare a noi e a voi; andate piuttosto dai venditori e compratevene”.
Ora, mentre quelle andavano a comprare l’olio, arrivò lo sposo e le vergini che erano pronte entrarono con lui alle nozze, e la porta fu chiusa. Più tardi arrivarono anche le altre vergini e incominciarono a dire: “Signore, signore, aprici!”. Ma egli rispose: “In verità io vi dico: non vi conosco”.
Vegliate dunque, perché non sapete né il giorno né l’ora».

Vitale

DILI, TIMOR EST   Dunque seguirti è questione di vita o di morte, Gesù, di smarrirsi o ritrovarsi. Seguirti è vitale, non è un’opzione. È vitale per noi stessi ma pure per gli altri. Nel senso che se non ti seguiamo, si perdono pure loro. Basta guardarsi attorno per capirlo. Se ti seguissimo davvero, se pensassimo come te, chi più sarebbe abbandonato a se stesso? Ma è difficile seguirti perché è difficile fidarsi di te. Poche storie: non dai immediata affidabilità. Perdonaci ma è così. Parli di croce, di dare la vita… Eppure prometti che chi ti segue farà in tempo a vederti. E nel frattempo gli altri vedono noi. Chissà cosa vedono, cosa pensano di te vedendoci. Meglio non saperlo. Meglio concentrarci sul seguire i tuoi passi.

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Mt 17,24-28 Gesù disse ai suoi discepoli:
«Se qualcuno vuole venire dietro a me, rinneghi se stesso, prenda la sua croce e mi segua. Perché chi vuole salvare la propria vita, la perderà; ma chi perderà la propria vita per causa mia, la troverà.
Infatti quale vantaggio avrà un uomo se guadagnerà il mondo intero, ma perderà la propria vita? O che cosa un uomo potrà dare in cambio della propria vita?
Perché il Figlio dell’uomo sta per venire nella gloria del Padre suo, con i suoi angeli, e allora renderà a ciascuno secondo le sue azioni.
In verità io vi dico: vi sono alcuni tra i presenti che non moriranno, prima di aver visto venire il Figlio dell’uomo con il suo regno».

Idea

DILI, TIMOR EST   Non pensi secondo Dio ma secondo gli uomini, dice Gesù a Pietro. Sarebbe già tanto riuscire a capire come la pensano le persone. Me ne rendo conto qui, dove la mentalità non è per nulla come la nostra. Eppure è proprio questo il punto: partire da Dio, e non da noi stessi, per capire gli altri. Pregare chiedendo che ogni idea sia originata dallo Spirito e che ciò che non è Dio sia invece cancellato. Pensare come Dio. Desiderare che sia Dio a pensare in noi, a usare la nostra testa per creare ancora una volta qualcosa di bello. Belle idee, bei progetti, intuizioni luminose. Pensare secondo Dio, assecondare i pensieri che Lui stesso accende in noi.

Mt 16,13-23 Gesù, giunto nella regione di Cesarèa di Filippo, domandò ai suoi discepoli: «La gente, chi dice che sia il Figlio dell’uomo?». Risposero: «Alcuni dicono Giovanni il Battista, altri Elìa, altri Geremìa o qualcuno dei profeti».
Disse loro: «Ma voi, chi dite che io sia?». Rispose Simon Pietro: «Tu sei il Cristo, il Figlio del Dio vivente».
E Gesù gli disse: «Beato sei tu, Simone, figlio di Giona, perché né carne né sangue te lo hanno rivelato, ma il Padre mio che è nei cieli. E io a te dico: tu sei Pietro e su questa pietra edificherò la mia Chiesa e le potenze degli inferi non prevarranno su di essa. A te darò le chiavi del regno dei cieli: tutto ciò che legherai sulla terra sarà legato nei cieli, e tutto ciò che scioglierai sulla terra sarà sciolto nei cieli».
Allora ordinò ai discepoli di non dire ad alcuno che egli era il Cristo.
Da allora Gesù cominciò a spiegare ai suoi discepoli che doveva andare a Gerusalemme e soffrire molto da parte degli anziani, dei capi dei sacerdoti e degli scribi, e venire ucciso e risorgere il terzo giorno.
Pietro lo prese in disparte e si mise a rimproverarlo dicendo: «Dio non voglia, Signore; questo non ti accadrà mai». Ma egli, voltandosi, disse a Pietro: «Va’ dietro a me, Satana! Tu mi sei di scandalo, perché non pensi secondo Dio, ma secondo gli uomini!».

Solitudine

DILI, TIMOR EST    Ti guardi e ti vedi solo. Ti senti solo. Perché lo sei. Te ne accorgi quando sei straniero, quando non hai un mezzo se non i tuoi piedi, quando se qualcuno non traduce tu ti esprimi come un bambino piccolo. Ti guardi e ti vedi solo, anche se sei in famiglia, anche se il tuo coniuge è lì davanti a te. Sei solo al lavoro, solo mentre guidi, mentre sei preoccupato per i figli e la salute, mentre le uniche telefonate che ricevi sono quelle dei call-center. La realtà è invisibile, altrimenti non ti sentiresti solo. Eppure è una bella occasione, la solitudine che punge, per chiudere gli occhi e scendere dentro di te, dove tutti siamo uno, dove Dio Amore ti parla. Se riesci ad incontrarlo, ad incontrare tutti lì, non saprai più cosa sia sentirsi soli. La tua vita resterà quella di prima, eppure sarà trasfigurata e tu cambierai aspetto.

Trasfigurazione Lc 9,28-36  Gesù prese con sé Pietro, Giovanni e Giacomo e salì sul monte a pregare.
Mentre pregava, il suo volto cambiò d’aspetto e la sua veste divenne candida e sfolgorante. Ed ecco, due uomini conversavano con lui: erano Mosè ed Elìa, apparsi nella gloria, e parlavano del suo esodo, che stava per compiersi a Gerusalemme.
Pietro e i suoi compagni erano oppressi dal sonno; ma, quando si svegliarono, videro la sua gloria e i due uomini che stavano con lui.
Mentre questi si separavano da lui, Pietro disse a Gesù: «Maestro, è bello per noi essere qui. Facciamo tre capanne, una per te, una per Mosè e una per Elìa». Egli non sapeva quello che diceva.
Mentre parlava così, venne una nube e li coprì con la sua ombra. All’entrare nella nube, ebbero paura. E dalla nube uscì una voce, che diceva: «Questi è il Figlio mio, l’eletto; ascoltatelo!».
Appena la voce cessò, restò Gesù solo. Essi tacquero e in quei giorni non riferirono a nessuno ciò che avevano visto.

Vieni!

DILI, TIMOR EST  Il bello d’essere ricchi è che si può provare ad essere poveri. Basta non avere paura di farlo, lasciare la barca delle proprie sicurezze e camminare a piedi nudi sull’acqua o lì dove Gesù ti dice Vieni! Tutto qui. Per i poveri invece è più complicato, perché non possono provare ad essere ricchi. Possono solo immaginarlo, ma immaginare di mangiare non sazia anzi, rende più affamati. La miseria non ha poesia, è madre dell’invidia e dell’avidità. La miseria genera paura di non farcela, ansia di affondare in una tempesta di fantasmi. Entrare in contatto con un ricco, sfiorare qualcuno che viene dall’altro mondo, può essere bello ma pure aumentare il senso di umiliazione. Dipende dal ricco. Dipende se sta solo giocando a fare il povero o se ha scoperto che, ancora una volta, è lui quello che si sta arricchendo. Toccare almeno il lembo della condizione di vita di molte persone può bastare per guarire, per avviare quel processo interiore che si chiama conversione.

Mt 14,22-36 Dopo che la folla ebbe mangiato, subito Gesù costrinse i discepoli a salire sulla barca e a precederlo sull’altra riva, finché non avesse congedato la folla. Congedata la folla, salì sul monte, in disparte, a pregare. Venuta la sera, egli se ne stava lassù, da solo.
La barca intanto distava già molte miglia da terra ed era agitata dalle onde: il vento infatti era contrario. Sul finire della notte egli andò verso di loro camminando sul mare. Vedendolo camminare sul mare, i discepoli furono sconvolti e dissero: «È un fantasma!» e gridarono dalla paura. Ma subito Gesù parlò loro dicendo: «Coraggio, sono io, non abbiate paura!».
Pietro allora gli rispose: «Signore, se sei tu, comandami di venire verso di te sulle acque». Ed egli disse: «Vieni!». Pietro scese dalla barca, si mise a camminare sulle acque e andò verso Gesù. Ma, vedendo che il vento era forte, s’impaurì e, cominciando ad affondare, gridò: «Signore, salvami!». E subito Gesù tese la mano, lo afferrò e gli disse: «Uomo di poca fede, perché hai dubitato?».
Appena saliti sulla barca, il vento cessò. Quelli che erano sulla barca si prostrarono davanti a lui, dicendo: «Davvero tu sei Figlio di Dio!».
Compiuta la traversata, approdarono a Gennèsaret. E la gente del luogo, riconosciuto Gesù, diffuse la notizia in tutta la regione; gli portarono tutti i malati e lo pregavano di poter toccare almeno il lembo del suo mantello. E quanti lo toccarono furono guariti.

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