Magnificat

E da allora il Magnificat risuona ad ogni tramonto, nella preghiera dei Vespri. La giornata si chiude così, con un grazie a Dio, comunque sia andata. Non si magnifica il Signore solo se la giornata va come vogliamo, ma perché è stato possibile viverla alla presenza di Dio. Non ogni miracolo è visibile ad occhio nudo, soprattutto se gli occhi sono abbagliati da mille luci attraenti ma artificiali. Spegniamo le luci, abbassiamo i suoni. È nella notte silenziosa che sentiremo gli angeli cantare e, come Maria, parleremo con loro. È negli spazi di tempo che con forza e determinazione salviamo e consacriamo all’Assoluto che sentiremo il respiro di Dio nella mangiatoia di Betlemme.

Lc1,41-55    Elisabetta fu colmata di Spirito Santo ed esclamò a gran voce: «Benedetta tu fra le donne e benedetto il frutto del tuo grembo! A che cosa devo che la madre del mio Signore venga da me? Ecco, appena il tuo saluto è giunto ai miei orecchi, il bambino ha sussultato di gioia nel mio grembo. E beata colei che ha creduto nell’adempimento di ciò che il Signore le ha detto». Allora Maria disse:
«L’anima mia magnifica il Signore
e il mio spirito esulta in Dio, mio salvatore,
perché ha guardato l’umiltà della sua serva.
D’ora in poi tutte le generazioni mi chiameranno beata.
Grandi cose ha fatto per me l’Onnipotente
e Santo è il suo nome;
di generazione in generazione la sua misericordia
per quelli che lo temono.
Ha spiegato la potenza del suo braccio,
ha disperso i superbi nei pensieri del loro cuore;
ha rovesciato i potenti dai troni,
ha innalzato gli umili;
ha ricolmato di beni gli affamati,
ha rimandato i ricchi a mani vuote.
Ha soccorso Israele, suo servo,
ricordandosi della sua misericordia,
come aveva detto ai nostri padri,
per Abramo e la sua discendenza, per sempre».

Molte domande

Abbiamo già incontrato questa pagina, tre giorni fa. La potremmo chiamare la annunciazione a Giuseppe. Matteo infatti non riporta il dialogo dettagliato di Maria con l’angelo Gabriele e racconta il fatto dal punto di vista del marito di Maria. Luca e Matteo, letti in parallelo, ci aiutano a capire di quale portata sia il mistero dell’Incarnazione che stiamo per celebrare. Mistero che sconvolge la vita terrena (l’incarnazione) di molte persone partendo da Maria e Giuseppe fino a noi. Se infatti non sorvoliamo con leggerezza il Natale ma ci fermiamo a pensare, molte domande emergono.

Mt 1,18-24 Così fu generato Gesù Cristo: sua madre Maria, essendo promessa sposa di Giuseppe, prima che andassero a vivere insieme si trovò incinta per opera dello Spirito Santo. Giuseppe suo sposo, poiché era uomo giusto e non voleva accusarla pubblicamente, pensò di ripudiarla in segreto.
Però, mentre stava considerando queste cose, ecco, gli apparve in sogno un angelo del Signore e gli disse: «Giuseppe, figlio di Davide, non temere di prendere con te Maria, tua sposa. Infatti il bambino che è generato in lei viene dallo Spirito Santo; ella darà alla luce un figlio e tu lo chiamerai Gesù: egli infatti salverà il suo popolo dai suoi peccati».
Tutto questo è avvenuto perché si compisse ciò che era stato detto dal Signore per mezzo del profeta: «Ecco, la vergine concepirà e darà alla luce un figlio: a lui sarà dato il nome di Emmanuele», che significa “Dio con noi”.
Quando si destò dal sonno, Giuseppe fece come gli aveva ordinato l’angelo del Signore e prese con sé la sua sposa.

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Dallo Spirito

Al sesto mese della gravidanza di Elisabetta, Gabriele fu mandato da Maria. Non le doveva annunciare d’essere stata esaudita, come Zaccaria, perché Maria non aveva chiesto un figlio. Era Dio a chiederlo a lei. Era lei che poteva esaudire o meno la richiesta di Dio. A noi sorgono tante domande, solo in apparenza banali. Se Maria avesse detto no, cosa sarebbe accaduto? Maria era la prima oppure altre ragazze prima di lei erano state visitate dall’angelo e avevano rifiutato? Questo racconto fu certamente confidato da Maria stessa a qualcuno, negli anni a venire. Diversamente non lo sapremmo, dato che era sola davanti all’angelo. È altrettanto vero che Maria non inventò questa storia, perché è un fatto difficile da credere e non aveva nulla da guadagnarci. Ma resta la domanda: perché Gesù doveva essere concepito direttamente dallo Spirito?

Lc 1,26-38   Al sesto mese, l’angelo Gabriele fu mandato da Dio in una città della Galilea, chiamata Nàzaret, a una vergine, promessa sposa di un uomo della casa di Davide, di nome Giuseppe. La vergine si chiamava Maria. Entrando da lei, disse: «Rallégrati, piena di grazia: il Signore è con te».
A queste parole ella fu molto turbata e si domandava che senso avesse un saluto come questo. L’angelo le disse: «Non temere, Maria, perché hai trovato grazia presso Dio. Ed ecco, concepirai un figlio, lo darai alla luce e lo chiamerai Gesù. Sarà grande e verrà chiamato Figlio dell’Altissimo; il Signore Dio gli darà il trono di Davide suo padre e regnerà per sempre sulla casa di Giacobbe e il suo regno non avrà fine».
Allora Maria disse all’angelo: «Come avverrà questo, poiché non conosco uomo?». Le rispose l’angelo: «Lo Spirito Santo scenderà su di te e la potenza dell’Altissimo ti coprirà con la sua ombra. Perciò colui che nascerà sarà santo e sarà chiamato Figlio di Dio. Ed ecco, Elisabetta, tua parente, nella sua vecchiaia ha concepito anch’essa un figlio e questo è il sesto mese per lei, che era detta sterile: nulla è impossibile a Dio».
Allora Maria disse: «Ecco la serva del Signore: avvenga per me secondo la tua parola». E l’angelo si allontanò da lei.

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Chiedi

Non sta scritto che questi due sposi pregavano d’avere un figlio. Sta scritto che osservavano irreprensibili tutte le leggi e le prescrizioni del Signore. Dio però legge nei cuori, anche ciò che nemmeno osiamo domandare. Un dubbio inconscio abita in noi e ci impedisce di chiedere l’impossibile. Forse per questo Zaccaria non credette all’angelo che non la prese molto bene. Se non abbiamo il coraggio di dire tutto almeno a Dio, almeno a Lui confidare i più profondi sogni, meglio restare muti. Apprezzeremo così la potenza di una parola pronunciata con fede.

Lc 1,5-25 Al tempo di Erode, re della Giudea, vi era un sacerdote di nome Zaccarìa, della classe di Abìa, che aveva in moglie una discendente di Aronne, di nome Elisabetta. Ambedue erano giusti davanti a Dio e osservavano irreprensibili tutte le leggi e le prescrizioni del Signore. Essi non avevano figli, perché Elisabetta era sterile e tutti e due erano avanti negli anni.
Avvenne che, mentre Zaccarìa svolgeva le sue funzioni sacerdotali davanti al Signore durante il turno della sua classe, gli toccò in sorte, secondo l’usanza del servizio sacerdotale, di entrare nel tempio del Signore per fare l’offerta dell’incenso.
Fuori, tutta l’assemblea del popolo stava pregando nell’ora dell’incenso. Apparve a lui un angelo del Signore, ritto alla destra dell’altare dell’incenso. Quando lo vide, Zaccarìa si turbò e fu preso da timore. Ma l’angelo gli disse: «Non temere, Zaccarìa, la tua preghiera è stata esaudita e tua moglie Elisabetta ti darà un figlio, e tu lo chiamerai Giovanni. Avrai gioia ed esultanza, e molti si rallegreranno della sua nascita, perché egli sarà grande davanti al Signore; non berrà vino né bevande inebrianti, sarà colmato di Spirito Santo fin dal seno di sua madre e ricondurrà molti figli d’Israele al Signore loro Dio. Egli camminerà innanzi a lui con lo spirito e la potenza di Elìa, per ricondurre i cuori dei padri verso i figli e i ribelli alla saggezza dei giusti e preparare al Signore un popolo ben disposto».
Zaccarìa disse all’angelo: «Come potrò mai conoscere questo? Io sono vecchio e mia moglie è avanti negli anni». L’angelo gli rispose: «Io sono Gabriele, che sto dinanzi a Dio e sono stato mandato a parlarti e a portarti questo lieto annuncio. Ed ecco, tu sarai muto e non potrai parlare fino al giorno in cui queste cose avverranno, perché non hai creduto alle mie parole, che si compiranno a loro tempo».
Intanto il popolo stava in attesa di Zaccarìa, e si meravigliava per il suo indugiare nel tempio. Quando poi uscì e non poteva parlare loro, capirono che nel tempio aveva avuto una visione. Faceva loro dei cenni e restava muto.
Compiuti i giorni del suo servizio, tornò a casa. Dopo quei giorni Elisabetta, sua moglie, concepì e si tenne nascosta per cinque mesi e diceva: «Ecco che cosa ha fatto per me il Signore, nei giorni in cui si è degnato di togliere la mia vergogna fra gli uomini».

Interiorità

Ieri Matteo aveva contato con cura il numero perfetto di generazioni per arrivare a Gesù. Forse ci è sfuggito come terminava l’elenco: Giacobbe generò Giuseppe, lo sposo di Maria, dalla quale è nato Gesù, chiamato Cristo. Non dice che Giuseppe generò Gesù. Chi dunque lo generò in Maria? È la domanda che per primo si fece Giuseppe stesso.  Ecco oggi il racconto dettagliato con la spiegazione: il bambino che è generato in lei viene dallo Spirito Santo. Se questo ci stupisce molto, ancora più ci meraviglia che Giuseppe fece come gli aveva ordinato l’angelo del Signore e prese con sé la sua sposa. Così, come nulla fosse. O forse no, non così facilmente. Quel sogno, quella profonda intuizione interiore, non è cosa che si improvvisa. Il giovane sposo di Maria era uomo di grande preghiera personale, di vivissima vita interiore che lo rendeva profondamente connesso a Dio. Del resto, se Giuseppe fosse stato un bambinone capace di parlare solo di calcio, come avrebbe potuto Maria innamorarsi di lui?

Mt 1,18-24 Così fu generato Gesù Cristo: sua madre Maria, essendo promessa sposa di Giuseppe, prima che andassero a vivere insieme si trovò incinta per opera dello Spirito Santo. Giuseppe suo sposo, poiché era uomo giusto e non voleva accusarla pubblicamente, pensò di ripudiarla in segreto.
Mentre però stava considerando queste cose, ecco, gli apparve in sogno un angelo del Signore e gli disse: «Giuseppe, figlio di Davide, non temere di prendere con te Maria, tua sposa. Infatti il bambino che è generato in lei viene dallo Spirito Santo; ella darà alla luce un figlio e tu lo chiamerai Gesù: egli infatti salverà il suo popolo dai suoi peccati».
Tutto questo è avvenuto perché si compisse ciò che era stato detto dal Signore per mezzo del profeta:
«Ecco, la vergine concepirà e darà alla luce un figlio:
a lui sarà dato il nome di Emmanuele»,
che significa «Dio con noi».
Quando si destò dal sonno, Giuseppe fece come gli aveva ordinato l’angelo del Signore e prese con sé la sua sposa.

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Il tempo giusto

(7+7) x 3   Tre volte il doppio del numero perfetto. Ecco il numero di generazioni da Abramo a Cristo. Gesù insomma è nato quando esattamente doveva nascere. Non in ritardo né in anticipo sui tempi della storia umana. La domanda di questa pagina non è quindi su Dio e i suoi tempismi, ma sui nostri. Alcune domeniche fa, vedendo il prete dir Messa in viola non ci siamo forse stupiti pensando “È già Avvento”? E il prossimo venticinque sera, fissando stanchi le briciole di panettone e giocando con le bucce di mandarino, non sussurreremo un po’ mesti “È già passato anche il Natale”? Non siamo mai al momento giusto. Colti di sorpresa dagli eventi e pure incapaci di trattenerli e gustarli. È già arrivato ed è già passato. Dio invece è sempre al presente.

Mt 1,1-17   Genealogia di Gesù Cristo figlio di Davide, figlio di Abramo.
Abramo generò Isacco, Isacco generò Giacobbe, Giacobbe generò Giuda e i suoi fratelli, Giuda generò Fares e Zara da Tamar, Fares generò Esrom, Esrom generò Aram, Aram generò Aminadàb, Aminadàb generò Naassòn, Naassòn generò Salmon, Salmon generò Booz da Racab, Booz generò Obed da Rut, Obed generò Iesse, Iesse generò il re Davide.
Davide generò Salomone da quella che era stata la moglie di Urìa, Salomone generò Roboamo, Roboamo generò Abìa, Abìa generò Asaf, Asaf generò Giòsafat, Giòsafat generò Ioram, Ioram generò Ozìa, Ozìa generò Ioatàm, Ioatàm generò Àcaz, Àcaz generò Ezechìa, Ezechìa generò Manasse, Manasse generò Amos, Amos generò Giosìa, Giosìa generò Ieconìa e i suoi fratelli, al tempo della deportazione in Babilonia.
Dopo la deportazione in Babilonia, Ieconìa generò Salatièl, Salatièl generò Zorobabele, Zorobabele generò Abiùd, Abiùd generò Eliachìm, Eliachìm generò Azor, Azor generò Sadoc, Sadoc generò Achim, Achim generò Eliùd, Eliùd generò Eleàzar, Eleàzar generò Mattan, Mattan generò Giacobbe, Giacobbe generò Giuseppe, lo sposo di Maria, dalla quale è nato Gesù, chiamato Cristo.
In tal modo, tutte le generazioni da Abramo a Davide sono quattordici, da Davide fino alla deportazione in Babilonia quattordici, dalla deportazione in Babilonia a Cristo quattordici.

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Sotto lo stesso cielo

Un uomo aveva due figli. Così inizia questa parabola, così inizia anche quella del “figlio prodigo”. Un uomo aveva due figli, e i due figli abitano in noi. I due figli siamo noi, sempre tesi tra un non ho voglia e un sì signore, tra un promettere vano e un agire sbuffando. Che ve ne pare? Ci pare proprio che sia così, che siamo tutti così. Per questo dobbiamo volerci bene ed aiutarci, incoraggiarci senza recriminare. Il fratello inadempiente che oggi rimproveri sprezzante, sarai tu domani. È come in montagna: se uno resta indietro non c’è che scaricargli un po’ lo zaino. Siamo tutti sotto lo stesso cielo, verrà il momento in cui il fiato corto sarà il tuo.

Mt 21,28-32   Gesù disse ai capi dei sacerdoti e agli anziani del popolo: «Che ve ne pare? Un uomo aveva due figli. Si rivolse al primo e disse: “Figlio, oggi va’ a lavorare nella vigna”. Ed egli rispose: “Non ne ho voglia”. Ma poi si pentì e vi andò. Si rivolse al secondo e disse lo stesso. Ed egli rispose: “Sì, signore”. Ma non vi andò. Chi dei due ha compiuto la volontà del padre?». Risposero: «Il primo».
E Gesù disse loro: «In verità io vi dico: i pubblicani e le prostitute vi passano avanti nel regno di Dio. Giovanni infatti venne a voi sulla via della giustizia, e non gli avete creduto; i pubblicani e le prostitute invece gli hanno creduto. Voi, al contrario, avete visto queste cose, ma poi non vi siete nemmeno pentiti così da credergli».

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Autorità

Il giorno prima aveva scacciato i mercanti del tempio. Dunque la domanda dei capi dei sacerdoti e degli anziani ha un suo senso. Ma Gesù non ritiene di avere l’obbligo di rispondere. Non sempre infatti dobbiamo dire tutto a tutti. Non basta che qualcuno ci chieda qualcosa perché gli dobbiamo per forza rispondere. Mentire infatti consiste nel tacere una verità che l’altro ha il diritto di conoscere. Se non ne ha diritto, sta a noi decidere se dargli risposta o negarla. Gesù negò la risposta ai capi dei sacerdoti. Non li riteneva quindi in diritto di sapere con quale autorità aveva fatto quelle cose. Stava dicendo che erano loro a non avere autorità nel tempio… A volte non rispondere è la più chiara risposta.

Mt 21,23-27    Gesù entrò nel tempio e, mentre insegnava, gli si avvicinarono i capi dei sacerdoti e gli anziani del popolo e dissero: «Con quale autorità fai queste cose? E chi ti ha dato questa autorità?».
Gesù rispose loro: «Anch’io vi farò una sola domanda. Se mi rispondete, anch’io vi dirò con quale autorità faccio questo. Il battesimo di Giovanni da dove veniva? Dal cielo o dagli uomini?».
Essi discutevano fra loro dicendo: «Se diciamo: “Dal cielo”, ci risponderà: “Perché allora non gli avete creduto?”. Se diciamo: “Dagli uomini”, abbiamo paura della folla, perché tutti considerano Giovanni un profeta».
Rispondendo a Gesù dissero: «Non lo sappiamo». Allora anch’egli disse loro: «Neanch’io vi dico con quale autorità faccio queste cose».

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Oltre la materia

Che cosa siete andati a vedere nel deserto? Cosa ci sarà mai di bello in un deserto, che valga il rischio e la fatica di avventurarsi? È il mistero della povertà, che ci spaventa ma ci attira. Nostalgia di semplicità, di essenzialità e liberazione dalle cose. È la profezia della miseria, la profezia di ogni situazione difficile che ci sprona ad aprire gli occhi e vedere oltre. Perché oltre alla materia c’è uno Spirito che agisce e muove ogni cosa.

Mt 11,2-11    Giovanni, che era in carcere, avendo sentito parlare delle opere del Cristo, per mezzo dei suoi discepoli mandò a dirgli: «Sei tu colui che deve venire o dobbiamo aspettare un altro?». Gesù rispose loro: «Andate e riferite a Giovanni ciò che udite e vedete: I ciechi riacquistano la vista, gli zoppi camminano, i lebbrosi sono purificati, i sordi odono, i morti risuscitano, ai poveri è annunciato il Vangelo. E beato è colui che non trova in me motivo di scandalo!».
Mentre quelli se ne andavano, Gesù si mise a parlare di Giovanni alle folle: «Che cosa siete andati a vedere nel deserto? Una canna sbattuta dal vento? Allora, che cosa siete andati a vedere? Un uomo vestito con abiti di lusso? Ecco, quelli che vestono abiti di lusso stanno nei palazzi dei re! Ebbene, che cosa siete andati a vedere? Un profeta? Sì, io vi dico, anzi, più che un profeta. Egli è colui del quale sta scritto: “Ecco, dinanzi a te io mando il mio messaggero, davanti a te egli preparerà la tua via”.
In verità io vi dico: fra i nati da donna non è sorto alcuno più grande di Giovanni il Battista; ma il più piccolo nel regno dei cieli è più grande di lui».

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Riconoscere

Può esserci capitato di essere al volante e trattare altri automobilisti in modo molto spontaneo per poi accorgerci di aver insultato un conoscente… Che figura!Ma capita anche nel traffico della vita, degli incontri e dei giorni che passano rapidi. Capita di non riconoscere qualcuno e dunque far di lui quello che si vuole. Capita cioè di non capire cosa stia vivendo l’altro, cosa stia aspettando di dirci, cosa avrebbe bisogno di sentirsi dire. E così il figlio di uomo che è lì davanti a noi soffre per opera nostra. Se invece lo riconosciamo, lo alleviamo per opera della nostra misericordia.

Mt 17,10-13   Mentre scendevano dal monte (dove si era trasfigurato), i discepoli domandarono a Gesù: «Perché dunque gli scribi dicono che prima deve venire Elìa?».
Ed egli rispose: «Sì, verrà Elìa e ristabilirà ogni cosa. Ma io vi dico: Elìa è già venuto e non l’hanno riconosciuto; anzi, hanno fatto di lui quello che hanno voluto. Così anche il Figlio dell’uomo dovrà soffrire per opera loro».
Allora i discepoli compresero che egli parlava loro di Giovanni il Battista.

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