Perché si?

Perché noi digiuniamo molte volte, mentre i tuoi discepoli non digiunano? Domanda forte nel primo venerdì di quaresima. Sapremmo rispondere? Perché i cristiani non hanno digiuni permanenti, cioè perché possono mangiare di tutto? Come mai la nostra non è la religione del digiuno ed è invece basata sul comando mangiatene e bevetene tutti? C’è una domanda ancora più forte: perché mai allora la Quaresima è stata ridotta ad una serie di indicazioni su magro e digiuno, carne e pesce? Che scopo ha il digiuno cristiano? Cosa è più facile: mangiare un trancio di spada al venerdì o condividere un panino al prosciutto con un affamato?

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Mt 9,14-15    si avvicinarono a Gesù i discepoli di Giovanni e gli dissero: «Perché noi e i farisei digiuniamo molte volte, mentre i tuoi discepoli non digiunano?».
E Gesù disse loro: «Possono forse gli invitati a nozze essere in lutto finché lo sposo è con loro? Ma verranno giorni quando lo sposo sarà loro tolto, e allora digiuneranno».

Il mondo intero

Siamo letteralmente circondati da uomini che si sono guadagnati il mondo intero. Ogni giorno constatiamo che esistono davvero persone che da sole hanno il potere di rovinare la vita a intere nazioni. Un dazio su un prodotto, e le economie colano a picco. Il 10% della popolazione mondiale detiene il 75% della ricchezza globale. Ormai lo sanno anche i ragazzini delle medie.     Quello che invece non sappiamo e che non abbiamo ancora capito è che tutto ciò non serve a nulla. Quale vantaggio ha un uomo che guadagna il mondo intero, ma perde o rovina se stesso?, ci chiede Gesù. Perdere se stessi per avere tutto, come se si campasse per sempre. Altra cosa è perdere la vita, il tempo, i soldi, per la causa del vangelo. Perdere la vita pregando e digiunando per dare in elemosina.

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Lc 9,22-25  Gesù disse ai suoi discepoli: «Il Figlio dell’uomo deve soffrire molto, essere rifiutato dagli anziani, dai capi dei sacerdoti e dagli scribi, venire ucciso e risorgere il terzo giorno».
Poi, a tutti, diceva: «Se qualcuno vuole venire dietro a me, rinneghi se stesso, prenda la sua croce ogni giorno e mi segua. Chi vuole salvare la propria vita, la perderà, ma chi perderà la propria vita per causa mia, la salverà. Infatti, quale vantaggio ha un uomo che guadagna il mondo intero, ma perde o rovina se stesso?»

I sostegni della vita

Impressionante e imbarazzante. Gesù, rivolgendoci queste parole, dà assolutamente per scontato che noi pratichiamo l’elemosina, la preghiera e il digiuno. E già ci sarebbe da fermarsi, interromperlo, dirgli che sì, qualcosina facciamo ma di tanto in tanto, nel tempo libero ma queste pratiche non sono ancora i sostegni della nostra vita. La sua raccomandazione riguarda il come digiunare, pregare e fare elemosina: nel segreto. Mentre siamo circondati da religioni o ideologie green che rinunciano a cibi pubblicamente, facendo di tutto per farcelo sapere, a noi è chiesto il segreto. Mentre ogni religione o gruppo ostenta nelle piazze il suo credo, a noi è chiesta la preghiera segreta. Perché l’anonima segretezza è garanzia di purezza d’intenzione. Non è questione di vergognarsi a mostrarsi cristiani, ma di non compiere il bene per vanagloria. Dio sa ciò che fai. Ti basti. Ma fallo…

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Mercoledì delle Ceneri Mt 6    Gesù disse ai suoi discepoli:
«State attenti a non praticare la vostra giustizia davanti agli uomini per essere ammirati da loro, altrimenti non c’è ricompensa per voi presso il Padre vostro che è nei cieli.
Dunque, quando fai l’elemosina, non suonare la tromba davanti a te, come fanno gli ipòcriti nelle sinagoghe e nelle strade, per essere lodati dalla gente. In verità io vi dico: hanno già ricevuto la loro ricompensa. Invece, mentre tu fai l’elemosina, non sappia la tua sinistra ciò che fa la tua destra, perché la tua elemosina resti nel segreto; e il Padre tuo, che vede nel segreto, ti ricompenserà.
E quando pregate, non siate simili agli ipòcriti che, nelle sinagoghe e negli angoli delle piazze, amano pregare stando ritti, per essere visti dalla gente. In verità io vi dico: hanno già ricevuto la loro ricompensa. Invece, quando tu preghi, entra nella tua camera, chiudi la porta e prega il Padre tuo, che è nel segreto; e il Padre tuo, che vede nel segreto, ti ricompenserà.
E quando digiunate, non diventate malinconici come gli ipòcriti, che assumono un’aria disfatta per far vedere agli altri che digiunano. In verità io vi dico: hanno già ricevuto la loro ricompensa. Invece, quando tu digiuni, profùmati la testa e làvati il volto, perché la gente non veda che tu digiuni, ma solo il Padre tuo, che è nel segreto; e il Padre tuo, che vede nel segreto, ti ricompenserà».

Lasciato

Abbiamo lasciato tutto, ma non abbiamo abbandonato nessuno. Fratelli o sorelle, madre e padre, li abbiamo lasciati, mai abbandonati. Li abbiamo lasciati a te. Abbiamo affidato ogni istante a te, lasciato fare a te. Abbiamo smesso di decidere e controllare e programmare la nostra vita come fosse nostra e come fosse programmabile. Tutto è tuo, Signore. Ci affidiamo in ogni cosa a te, così che tu sia libero di darci l’infinito bene che pensi per noi.

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Mc 10, 28-31  Pietro prese a dire a Gesù: «Ecco, noi abbiamo lasciato tutto e ti abbiamo seguito».
Gesù gli rispose: «In verità io vi dico: non c’è nessuno che abbia lasciato casa o fratelli o sorelle o madre o padre o figli o campi per causa mia e per causa del Vangelo, che non riceva già ora, in questo tempo, cento volte tanto in case e fratelli e sorelle e madri e figli e campi, insieme a persecuzioni, e la vita eterna nel tempo che verrà. Molti dei primi saranno ultimi e gli ultimi saranno primi».

Il ricco

Quanto è difficile che un ricco entri nel regno di Dio. Il problema del ricco infatti non è d’essere ricco ma d’essere cieco. Non vede, non si accorge, non si rende conto di quanto sia attaccato alle cose che ha e nemmeno si accorge di averne. Sente d’avere bisogno d’altro e si chiede cosa devo fare per avere la vita eterna, la gioia infinita? Ma la risposta, quando arriva, è soffocata dall’ansia: come farò a vivere senza le mie cose? Allora si difende con tanti ragionamenti e si convince di non essere poi così ricco. Quando ci saranno tempi migliori allora sì che potrà dare. E intanto il tempo passa e nel suo cuore la gioia si spegne mentre quelli che avrebbe potuto aiutare restano senza nulla.

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Mc 10,17-27  mentre Gesù andava per la strada, un tale gli corse incontro e, gettandosi in ginocchio davanti a lui, gli domandò: «Maestro buono, che cosa devo fare per avere in eredità la vita eterna?». Gesù gli disse: «Perché mi chiami buono? Nessuno è buono, se non Dio solo. Tu conosci i comandamenti: “Non uccidere, non commettere adulterio, non rubare, non testimoniare il falso, non frodare, onora tuo padre e tua madre”».
Egli allora gli disse: «Maestro, tutte queste cose le ho osservate fin dalla mia giovinezza». Allora Gesù fissò lo sguardo su di lui, lo amò e gli disse: «Una cosa sola ti manca: va’, vendi quello che hai e dallo ai poveri, e avrai un tesoro in cielo; e vieni! Seguimi!». Ma a queste parole egli si fece scuro in volto e se ne andò rattristato; possedeva infatti molti beni.
Gesù, volgendo lo sguardo attorno, disse ai suoi discepoli: «Quanto è difficile, per quelli che possiedono ricchezze, entrare nel regno di Dio!». I discepoli erano sconcertati dalle sue parole; ma Gesù riprese e disse loro: «Figli, quanto è difficile entrare nel regno di Dio! È più facile che un cammello passi per la cruna di un ago, che un ricco entri nel regno di Dio». Essi, ancora più stupiti, dicevano tra loro: «E chi può essere salvato?». Ma Gesù, guardandoli in faccia, disse: «Impossibile agli uomini, ma non a Dio! Perché tutto è possibile a Dio».

Da un albero buono

Sui banchi di scuola come alla Casa Bianca, pare che ormai l’insulto sia consentito ovunque. Ognuno si sente libero di far uscire dalla bocca ciò che ha in cuore vantandosi pure d’essere persona coerente. Sì, certo, coerenza c’è tra bocca e cuore ma sarebbe bene anche chiedersi a cosa sia connesso questo cuore. Il frutto velenoso è coerente con l’albero che lo produce, ma non per questo va mangiato. Non basta dire ciò che si pensa. Bisogna pensare bene, altrimenti è meglio tacere. Che linfa scorre in me, dove affondano le mie radici, a quali luci espongo i miei rami? Se voglio essere una persona buona, perché ingerisco il male? Perché non sto più a lungo con il Bene? Preghiera e opere di misericordia, ecco come rigenerare il frutto del cuore. Perché se la linfa è avvelenata, lo saranno i frutti.

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Lc 6,39-45  Gesù disse ai suoi discepoli una parabola:
«Può forse un cieco guidare un altro cieco? Non cadranno tutti e due in un fosso? Un discepolo non è più del maestro; ma ognuno, che sia ben preparato, sarà come il suo maestro.
Perché guardi la pagliuzza che è nell’occhio del tuo fratello e non ti accorgi della trave che è nel tuo occhio? Come puoi dire al tuo fratello: “Fratello, lascia che tolga la pagliuzza che è nel tuo occhio”, mentre tu stesso non vedi la trave che è nel tuo occhio? Ipocrita! Togli prima la trave dal tuo occhio e allora ci vedrai bene per togliere la pagliuzza dall’occhio del tuo fratello.
Non vi è albero buono che produca un frutto cattivo, né vi è d’altronde albero cattivo che produca un frutto buono. Ogni albero infatti si riconosce dal suo frutto: non si raccolgono fichi dagli spini, né si vendemmia uva da un rovo. L’uomo buono dal buon tesoro del suo cuore trae fuori il bene; l’uomo cattivo dal suo cattivo tesoro trae fuori il male: la sua bocca infatti esprime ciò che dal cuore sovrabbonda».

Mentre gioca

Osserviamo un bambino mentre gioca da solo, mentre disegna o costruisce qualcosa. Che sensazione ci trasmette? Quella di non avere altro da fare. È totalmente catturato dal momento presente, immerso nell’istante. La dimensione divina della vita, la consapevolezza della Presenza di Dio, è da accogliere nell’attimo presente. Dio non sarà con noi, Dio è adesso con te. È sempre presente nell’attimo presente. Ogni respiro è in Lui. Se raggiungiamo questa consapevolezza allora riusciremo a vivere il regno di Dio, ad entrare in questa realtà. Tutto però agisce contro. Tutto è un disturbo, un interrompere. Non si riesce più a concludere una sola frase senza che il nostro interlocutore dia un’occhiata al messaggino o risponda al collega che irrompe in studio. Ecco perché ci sentiamo così soli, perché non riusciamo ad avere né a dare la piena attenzione a nessuno. Figuriamoci se riusciamo a dare attenzione a Dio nel silenzio di qualche minuto di preghiera. Bambini, dobbiamo fare come i bambini. Quelli dei tempi senza tablet ovviamente…

Mc 10,13-16   presentavano a Gesù dei bambini perché li toccasse, ma i discepoli li rimproverarono.
Gesù, al vedere questo, s’indignò e disse loro: «Lasciate che i bambini vengano a me, non glielo impedite: a chi è come loro infatti appartiene il regno di Dio. In verità io vi dico: chi non accoglie il regno di Dio come lo accoglie un bambino, non entrerà in esso».
E, prendendoli tra le braccia, li benediceva, ponendo le mani su di loro.

Se fai naufragio

Che almeno si sforzassero di scrivere, nero su bianco, la volontà di ripudiare la propria moglie e i motivi del ripudio. Così Mosè aveva cercato di porre un freno alla durezza del cuore di tanti uomini che si disfavano della donna come di un somaro. Siamo prima di Cristo, in una società tribale, nomade e analfabeta eppure Mosè impone la forma scritta. Insomma: dividere ciò che Dio ha unito dev’essere per lo meno complicato, costoso, pubblico. Troppe erano le donne abbandonate e sole. La Chiesa, migliaia d’anni dopo confermerà la forma scritta, il registro, le firme dei testimoni e del prete, addirittura per dare inizio al matrimonio. Ciò, ancora una volta, per impedire che la donna fosse disconosciuta, abbandonata a se stessa, dichiarata un nulla. Certo, la durezza dei cuori non cede mai e la regola che un tempo era a difesa del più debole potrebbe diventare oggi la sua trappola. Le regole servono a ridurre il male non ad acuirlo. Nessuno si sposa contando di fare naufragio. Al naufrago però si getta un appiglio, non si fa lezione di nautica. Siamo pescatori di uomini, non giudici.

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Mc 10,1-12  Gesù, partito da Cafàrnao, venne nella regione della Giudea e al di là del fiume Giordano. La folla accorse di nuovo a lui e di nuovo egli insegnava loro, come era solito fare.
Alcuni farisei si avvicinarono e, per metterlo alla prova, domandavano a Gesù se è lecito a un marito ripudiare la propria moglie. Ma egli rispose loro: «Che cosa vi ha ordinato Mosè?». Dissero: «Mosè ha permesso di scrivere un atto di ripudio e di ripudiarla».
Gesù disse loro: «Per la durezza del vostro cuore egli scrisse per voi questa norma. Ma dall’inizio della creazione [Dio] li fece maschio e femmina; per questo l’uomo lascerà suo padre e sua madre e si unirà a sua moglie e i due diventeranno una carne sola. Così non sono più due, ma una sola carne. Dunque l’uomo non divida quello che Dio ha congiunto».
A casa, i discepoli lo interrogavano di nuovo su questo argomento. E disse loro: «Chi ripudia la propria moglie e ne sposa un’altra, commette adulterio verso di lei; e se lei, ripudiato il marito, ne sposa un altro, commette adulterio».

Mai lontano

Scandalizzare qualcuno letteralmente significa farlo inciampare. E capita pure di inciampare da soli. Le nostre azioni (la tua mano) i nostri percorsi (il tuo piede) le nostre mire (il tuo occhio) possono essere fuorvianti per noi e per gli altri. Se ce ne accorgiamo in tempo, non c’è che tagliare e ripartire. Acqua, sale, fuoco: ecco da dove ricominciare. Dare un bicchiere d’acqua, cioè compiere azioni di aiuto gratuito in un mondo dove tutto è a pagamento. Non perdere sapore in un mondo sempre più insipido e insipiente e dunque senza pace. Tutto nasce dal contatto col fuoco, il calore interiore che viene da Dio. Stiamo ogni giorno davanti al fuoco, davanti a Lui in minuti di assoluto silenzio. Torniamo al Fuoco ogni volta che la giornata ci scandalizza e ci troviamo a terra.

Mc 9,41-50   Gesù disse ai suoi discepoli:
«Chiunque vi darà da bere un bicchiere d’acqua nel mio nome perché siete di Cristo, in verità io vi dico, non perderà la sua ricompensa.
Chi scandalizzerà uno solo di questi piccoli che credono in me, è molto meglio per lui che gli venga messa al collo una macina da mulino e sia gettato nel mare.
Se la tua mano ti è motivo di scandalo, tagliala: è meglio per te entrare nella vita con una mano sola, anziché con le due mani andare nella Geènna, nel fuoco inestinguibile. E se il tuo piede ti è motivo di scandalo, taglialo: è meglio per te entrare nella vita con un piede solo, anziché con i due piedi essere gettato nella Geènna. E se il tuo occhio ti è motivo di scandalo, gettalo via: è meglio per te entrare nel regno di Dio con un occhio solo, anziché con due occhi essere gettato nella Geènna, dove il loro verme non muore e il fuoco non si estingue.
Ognuno infatti sarà salato con il fuoco. Buona cosa è il sale; ma se il sale diventa insipido, con che cosa gli darete sapore? Abbiate sale in voi stessi e siate in pace gli uni con gli altri».

Chi mai?

Perché mai si dovrebbe parlare male di Gesù? A quale argomento ci si potrebbe appigliare? Sì certo, ce n’è di gente che bestemmia, ma più per istinto animalesco che per rabbia verso la persona di Gesù di Nazareth. C’è chi ritiene di essere stato abbandonato da Dio in momenti di grande dolore e difficoltà. Ma probabilmente anche queste persone – lo diciamo a bassa voce nel timore di minimizzare la sofferenza altrui – anche loro, se incontrassero Gesù in persona e parlassero con lui, non riuscirebbero a sputargli in faccia. Se ne potrà dire di ogni della Chiesa e dei suoi uomini, persino dei santi e di me e di te e della nostra incoerenza cristiana. Ma di Gesù di Nazareth non si può dire nulla di male. Il problema semmai è non parlarne abbastanza bene, non raccontare di lui e non essere capaci di trasmettere la bellezza di avere una persona così per amico fraterno, sempre presente. Nessuno parla male di Gesù. Ma chi ne sa parlare?

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Mc 9,38-40   Giovanni disse a Gesù: «Maestro, abbiamo visto uno che scacciava demòni nel tuo nome e volevamo impedirglielo, perché non ci seguiva».
Ma Gesù disse: «Non glielo impedite, perché non c’è nessuno che faccia un miracolo nel mio nome e subito possa parlare male di me: chi non è contro di noi è per noi».