Crescerà

Sembra strano che Gesù additi come esempio di servizio l’accoglienza ad un bambino. Perché non pose in mezzo un povero o un malato o addirittura un lebbroso? Un bambino, parrebbe facile accogliere un bambino. Eppure ci sarà un motivo per cui ora di bimbi non ne nascono più qui da noi. Diversamente dagli animali da compagnia i bimbi hanno il difetto di crescere e lo fanno pure in fretta. Da neonati ci tengono svegli con i loro pianti, da adolescenti con i loro ritardi al rientro in serata. Un figlio adulto continua a togliere il sonno ad un genitore anziano quando gli confida problemi e dolori. Accogliere il regno di Dio come si accoglie un bambino è prendere Dio così com’è ora e come sarà domani, perché forse il domani ci chiederà cose nuove e inaspettate. È fidarsi che il regno di Dio, la nostra relazione con Dio, crescerà come un figlio. Tra alti e bassi magari, ma crescerà e nulla potrà toglierci questo legame.

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Mc 9,30-37   Gesù e i suoi discepoli attraversavano la Galilea, ma egli non voleva che alcuno lo sapesse. Insegnava infatti ai suoi discepoli e diceva loro: «Il Figlio dell’uomo viene consegnato nelle mani degli uomini e lo uccideranno; ma, una volta ucciso, dopo tre giorni risorgerà». Essi però non capivano queste parole e avevano timore di interrogarlo.
Giunsero a Cafàrnao. Quando fu in casa, chiese loro: «Di che cosa stavate discutendo per la strada?». Ed essi tacevano. Per la strada infatti avevano discusso tra loro chi fosse più grande. Sedutosi, chiamò i Dodici e disse loro: «Se uno vuole essere il primo, sia l’ultimo di tutti e il servitore di tutti».
E, preso un bambino, lo pose in mezzo a loro e, abbracciandolo, disse loro: «Chi accoglie uno solo di questi bambini nel mio nome, accoglie me; e chi accoglie me, non accoglie me, ma colui che mi ha mandato».

Ogni attimo

Se tu puoi! Certo che posso, ma tu ci credi? Tutto è possibile per chi crede. È la risposta di Gesù al padre del ragazzino indemoniato. La risposta del padre è come la nostra. Noi vogliamo credere ma al contempo dubitiamo: Credo, aiuta la mia incredulità! Ed anche questo è un atto di fede, credere che Gesù possa aumentare la nostra fede in lui. È il circolo virtuoso della preghiera: più si prega, più si entra in relazione con Gesù e si crede in lui. Solo con la preghiera, dice Gesù. Solo pregando si entra nella dimensione della fede, si entra in una vita dove ogni cosa è vissuta credendo alla presenza di un Dio Buono. Viceversa è solitudine, è affrontare ogni attimo con le proprie forze.

Mc 9,4-29  Gesù, Pietro, Giacomo e Giovanni, scesero dal monte e arrivando presso i discepoli, videro attorno a loro molta folla e alcuni scribi che discutevano con loro.
E subito tutta la folla, al vederlo, fu presa da meraviglia e corse a salutarlo. Ed egli li interrogò: «Di che cosa discutete con loro?». E dalla folla uno gli rispose: «Maestro, ho portato da te mio figlio, che ha uno spirito muto. Dovunque lo afferri, lo getta a terra ed egli schiuma, digrigna i denti e si irrigidisce. Ho detto ai tuoi discepoli di scacciarlo, ma non ci sono riusciti». Egli allora disse loro: «O generazione incredula! Fino a quando sarò con voi? Fino a quando dovrò sopportarvi? Portatelo da me». E glielo portarono.
Alla vista di Gesù, subito lo spirito scosse con convulsioni il ragazzo ed egli, caduto a terra, si rotolava schiumando. Gesù interrogò il padre: «Da quanto tempo gli accade questo?». Ed egli rispose: «Dall’infanzia; anzi, spesso lo ha buttato anche nel fuoco e nell’acqua per ucciderlo. Ma se tu puoi qualcosa, abbi pietà di noi e aiutaci». Gesù gli disse: «Se tu puoi! Tutto è possibile per chi crede». Il padre del fanciullo rispose subito ad alta voce: «Credo; aiuta la mia incredulità!».
Allora Gesù, vedendo accorrere la folla, minacciò lo spirito impuro dicendogli: «Spirito muto e sordo, io ti ordino, esci da lui e non vi rientrare più». Gridando, e scuotendolo fortemente, uscì. E il fanciullo diventò come morto, sicché molti dicevano: «È morto». Ma Gesù lo prese per mano, lo fece alzare ed egli stette in piedi.
Entrato in casa, i suoi discepoli gli domandavano in privato: «Perché noi non siamo riusciti a scacciarlo?». Ed egli disse loro: «Questa specie di demòni non si può scacciare in alcun modo, se non con la preghiera».

Così voi a loro

A volte, a essere buoni ci si sente un po’ tonti. Oltre che tonti, capita di sentirsi anche sbagliati. Appena si dona una moneta, un senso di colpa ci prende, quasi l’avessimo rubata. Faticare per chi raramente ci ringrazia, è ritenuta cosa sciocca e imbarazzante. Il senso della proprietà e del denaro sono inculcati in noi sin da piccoli con una tale forza da renderli dogma. Guai a regalare soldi e cose! Siamo spesso in dubbio: farò bene? E se mi prendo una fregatura? Poi leggiamo questa pagina e il cuore si distende. Gesù ci rassicura: fai bene. Agli occhi di tutti sembrerai forse uno che si lascia usare, ma ai miei occhi sei un fedele discepolo. Leggi e rileggi queste mie parole, sono il cuore del messaggio del mio vangelo.

Lc 6,27-38  Gesù disse ai suoi discepoli:
«A voi che ascoltate, io dico: amate i vostri nemici, fate del bene a quelli che vi odiano, benedite coloro che vi maledicono, pregate per coloro che vi trattano male. A chi ti percuote sulla guancia, offri anche l’altra; a chi ti strappa il mantello, non rifiutare neanche la tunica. Da’ a chiunque ti chiede, e a chi prende le cose tue, non chiederle indietro.
E come volete che gli uomini facciano a voi, così anche voi fate a loro. Se amate quelli che vi amano, quale gratitudine vi è dovuta? Anche i peccatori amano quelli che li amano. E se fate del bene a coloro che fanno del bene a voi, quale gratitudine vi è dovuta? Anche i peccatori fanno lo stesso. E se prestate a coloro da cui sperate ricevere, quale gratitudine vi è dovuta? Anche i peccatori concedono prestiti ai peccatori per riceverne altrettanto. Amate invece i vostri nemici, fate del bene e prestate senza sperarne nulla, e la vostra ricompensa sarà grande e sarete figli dell’Altissimo, perché egli è benevolo verso gli ingrati e i malvagi.
Siate misericordiosi, come il Padre vostro è misericordioso.
Non giudicate e non sarete giudicati; non condannate e non sarete condannati; perdonate e sarete perdonati. Date e vi sarà dato: una misura buona, pigiata, colma e traboccante vi sarà versata nel grembo, perché con la misura con la quale misurate, sarà misurato a voi in cambio».

Le chiavi del regno

A te darò le chiavi del regno dei cieli. E noi subito a pensare a un cancello chiuso che si apre solo per pochi fortunati. Cosa saranno mai queste chiavi del regno dei cieli? La chiave di lettura della vita per vederla come la vede Dio. La chiave per accedere alla parte più intima della coscienza, dove tutti siamo uno, dove la pace di Dio regna sovrana. La chiave di ingresso nel cuore dell’altro, attraverso la preghiera e la dimensione spirituale. La chiave di lettura del Vangelo, per poterlo rivivere oggi. Queste chiavi sono affidate a un pescatore che probabilmente, dopo aver aperto i cancelli, le ha lasciate scivolare in acqua. Nessuno può più chiudere il regno di Dio a chi ne voglia fare esperienza. Chi ne resta fuori è perché non vuole entrare.

Cattedra di San Pietro   Mt 16,13-19  Gesù, giunto nella regione di Cesarèa di Filippo, domandò ai suoi discepoli: «La gente, chi dice che sia il Figlio dell’uomo?». Risposero: «Alcuni dicono Giovanni il Battista, altri Elìa, altri Geremìa o qualcuno dei profeti».
Disse loro: «Ma voi, chi dite che io sia?». Rispose Simon Pietro: «Tu sei il Cristo, il Figlio del Dio vivente».
E Gesù gli disse: «Beato sei tu, Simone, figlio di Giona, perché né carne né sangue te lo hanno rivelato, ma il Padre mio che è nei cieli. E io a te dico: tu sei Pietro e su questa pietra edificherò la mia Chiesa e le potenze degli inferi non prevarranno su di essa. A te darò le chiavi del regno dei cieli: tutto ciò che legherai sulla terra sarà legato nei cieli, e tutto ciò che scioglierai sulla terra sarà sciolto nei cieli».

Tu che dici?

Non vergognarti di me, dice Gesù. Certo, non c’è proprio da vergognarsi di Gesù, di ciò che ha fatto. Eppure un velo di imbarazzo coglie molti quando in pubblico devono mostrare d’essere cristiani. Un segno di croce passando in auto davanti ad una chiesa o un cimitero o prima di mangiare, chi ne ha il coraggio? Una sorta di pudore e riservatezza non ci fanno esternare più la nostra appartenenza al gruppo dei discepoli di Gesù. Ma non è solo esteriorità, la domanda è più profonda: sei fiero d’essere cristiano? Vai orgoglioso di Gesù? Lo ritieni davvero il numero uno, il migliore dei maestri, il primo assoluto dei nati da donna? Ti ritieni baciato dalla fortuna e dalla Grazia per essere nato da cristiani ed aver conosciuto Gesù di Nazareth? Torna la domanda di ieri: tu chi dici che io sia?

Mc 8,34-9,1    convocata la folla insieme ai suoi discepoli, Gesù disse loro:
«Se qualcuno vuol venire dietro a me, rinneghi se stesso, prenda la sua croce e mi segua. Perché chi vuole salvare la propria vita, la perderà; ma chi perderà la propria vita per causa mia e del Vangelo, la salverà.
Infatti quale vantaggio c’è che un uomo guadagni il mondo intero e perda la propria vita? Che cosa potrebbe dare un uomo in cambio della propria vita?
Chi si vergognerà di me e delle mie parole davanti a questa generazione adultera e peccatrice, anche il Figlio dell’uomo si vergognerà di lui, quando verrà nella gloria del Padre suo con gli angeli santi».
Diceva loro: «In verità io vi dico: vi sono alcuni, qui presenti, che non morranno prima di aver visto giungere il regno di Dio nella sua potenza».

Cosa dicono?

È la nostra costante domanda: la gente chi dice che io sia? Cosa dicono di me gli altri? Siamo in un mondo di contraddizioni. Tutelati nella privacy, siamo esposti a pubblici commenti anonimi. Chi dice la gente che io sia e cosa dico io della gente, in che modo lo dico? Alle spalle, in anonimo, con violenza o con sincerità diretta? Non tolleriamo commenti su di noi ma ci esponiamo in pubblico con ogni mezzo. Anche Gesù era ormai divenuto un personaggio pubblico ma cosa aveva capito di lui il pubblico che lo seguiva? Cosa avevano capito i suoi intimi compagni di cammino? La gente ci era andata molto vicino: è un profeta. I Dodici avevano capito: Tu sei il Cristo. La coerenza della vita di Gesù era tale da non indurre in errore. Ma perché lui voleva sapere cosa diceva la gente?

Mc 8,27-33   Gesù partì con i suoi discepoli verso i villaggi intorno a Cesarèa di Filippo, e per la strada interrogava i suoi discepoli dicendo: «La gente, chi dice che io sia?». Ed essi gli risposero: «Giovanni il Battista; altri dicono Elìa e altri uno dei profeti».
Ed egli domandava loro: «Ma voi, chi dite che io sia?». Pietro gli rispose: «Tu sei il Cristo». E ordinò loro severamente di non parlare di lui ad alcuno.
E cominciò a insegnare loro che il Figlio dell’uomo doveva soffrire molto ed essere rifiutato dagli anziani, dai capi dei sacerdoti e dagli scribi, venire ucciso e, dopo tre giorni, risorgere.
Faceva questo discorso apertamente. Pietro lo prese in disparte e si mise a rimproverarlo. Ma egli, voltatosi e guardando i suoi discepoli, rimproverò Pietro e disse: «Va’ dietro a me, Satana! Perché tu non pensi secondo Dio, ma secondo gli uomini».

Come alberi

Questo miracolo è tanto misterioso quanto entusiasmante. È infatti la prova evidente della autenticità e della verità di ciò che è narrato nei vangeli. Nessuno infatti oserebbe mettere in ridicolo Gesù, se ciò non fosse accaduto veramente. Ci aspetteremmo come sempre una guarigione immediata e ci stupisce che il Maestro debba ripetere due volte l’imposizione delle mani sugli occhi del cieco. Resta la domanda: come mai Gesù non riuscì a guarirlo subito? Forse il cieco personalmente dubitava, forse non ricordava come erano fatte le persone e le piante, forse aveva solo bisogno di un attimo per guarire. Dio a volte ha bisogno di tempo, di vari tentativi per farci vedere chiaramente. Intuiamo qualcosa e crediamo già di vederci, ma non è ancora la vista piena. Si inizia con un’inquietudine, un vago desiderio, poco più che un sogno. Poi si intuisce meglio fino a vedere distintamente ogni cosa. Ma bisogna lasciarsi toccare gli occhi più volte, lasciare che Gesù ci illumini giorno per giorno, lasciandoci prendere per mano da lui.

Mc 8,2-26  Gesù e i suoi discepoli giunsero a Betsàida, e gli condussero un cieco, pregandolo di toccarlo.
Allora prese il cieco per mano, lo condusse fuori dal villaggio e, dopo avergli messo della saliva sugli occhi, gli impose le mani e gli chiese: «Vedi qualcosa?». Quello, alzando gli occhi, diceva: «Vedo la gente, perché vedo come degli alberi che camminano».
Allora gli impose di nuovo le mani sugli occhi ed egli ci vide chiaramente, fu guarito e da lontano vedeva distintamente ogni cosa. E lo rimandò a casa sua dicendo: «Non entrare nemmeno nel villaggio».

Non perderlo

Erano in barca con un uomo che aveva moltiplicato il pane per migliaia e migliaia di persone, pane che loro stessi avevano distribuito e mangiato, eppure erano preoccupati perché avevano con sé solo un pane. Gesù è stupito: non vedete? Non capite? A volte è così grande la realtà in cui siamo immersi che non la vediamo. Come chi si sente solo in una piazza gremita, non ci accorgiamo di quanto accade attorno a noi e  non avvertiamo la presenza di nessuno. Presi dall’ansia dell’oggi, non riusciamo a fare memoria di ieri. Dimentichiamo quante volte la provvidenza di Dio ci ha sostenuto attraverso gli altri o direttamente. Allora ci serve, in quei momenti di agitazione, andare col cuore ai miracoli ricevuti. Coincidenze non casuali, preghiere esaudite, desideri ascoltati, sorprese oltre ogni aspettativa. Siamo in barca con Lui, perché temere? L’unica preoccupazione semmai, dovrebbe essere perderlo.

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Mc 8,14-21  i discepoli avevano dimenticato di prendere dei pani e non avevano con sé sulla barca che un solo pane. Allora Gesù li ammoniva dicendo: «Fate attenzione, guardatevi dal lievito dei farisei e dal lievito di Erode!». Ma quelli discutevano fra loro perché non avevano pane.
Si accorse di questo e disse loro: «Perché discutete che non avete pane? Non capite ancora e non comprendete? Avete il cuore indurito? Avete occhi e non vedete, avete orecchi e non udite? E non vi ricordate, quando ho spezzato i cinque pani per i cinquemila, quante ceste colme di pezzi avete portato via?». Gli dissero: «Dodici». «E quando ho spezzato i sette pani per i quattromila, quante sporte piene di pezzi avete portato via?». Gli dissero: «Sette». E disse loro: «Non comprendete ancora?».

Cielo e terra

Chiedevano un segno dal cielo per metterlo alla prova. Ma i segni son da cercare in terra perché è quaggiù che opera Dio. Noi dal mondo cerchiamo di fuggire, lui invece qui ci sta volentieri. Si tratta di imparare a scavare. Adamo vuol dire “fatto di terra” e solo scavando si trova Dio fatto Adamo. Scaviamo in noi stessi, quando nel silenzio ci fermiamo a parlare con lui. Scaviamo nell’umanità, senza paura di incontrare le persone. Scaviamo nella vita, nella giornata, prendendola così com’è, così come viene. Allora il segno saremo noi, saremo il segno di come è Dio. Se noi sappiamo amare la terra, è segno che Dio la ama ancora di più e non la lascerà nelle mani dei prepotenti.

Mc 8,11-13  vennero i farisei e si misero a discutere con Gesù, chiedendogli un segno dal cielo, per metterlo alla prova.
Ma egli sospirò profondamente e disse: «Perché questa generazione chiede un segno? In verità io vi dico: a questa generazione non sarà dato alcun segno».
Li lasciò, risalì sulla barca e partì per l’altra riva.

Continueranno a sperare

È un monito, non una minaccia. Forse di più: è un lamento: Guai a voi! Purtroppo saranno guai per voi e mi dispiace. Guai a voi ricchi sazi che ridete, perché non potete che vedere un futuro minacciato. La vostra ricchezza potrebbe ridursi, le vostre feste spegnersi, il vostro potere indebolirsi. Proprio tutto ciò che dovrebbe darvi serenità, si trasformerà in causa d’ansia e affanni. I poveri invece continueranno a sognare, a sperare in un domani benedetto e per questo, nell’attesa, resteranno più vivi che mai, progettando grandi cose.

Lc 6 Gesù, disceso con i Dodici, si fermò in un luogo pianeggiante. C’era gran folla di suoi discepoli e gran moltitudine di gente da tutta la Giudea, da Gerusalemme e dal litorale di Tiro e di Sidòne.
Ed egli, alzàti gli occhi verso i suoi discepoli, diceva:
«Beati voi, poveri,
perché vostro è il regno di Dio.
Beati voi, che ora avete fame,
perché sarete saziati.
Beati voi, che ora piangete,
perché riderete.
Beati voi, quando gli uomini vi odieranno e quando vi metteranno al bando e vi insulteranno e disprezzeranno il vostro nome come infame, a causa del Figlio dell’uomo. Rallegratevi in quel giorno ed esultate perché, ecco, la vostra ricompensa è grande nel cielo. Allo stesso modo infatti agivano i loro padri con i profeti.
Ma guai a voi, ricchi,
perché avete già ricevuto la vostra consolazione.
Guai a voi, che ora siete sazi,
perché avrete fame.
Guai a voi, che ora ridete,
perché sarete nel dolore e piangerete.
Guai, quando tutti gli uomini diranno bene di voi. Allo stesso modo infatti agivano i loro padri con i falsi profeti».