Per tutti

Se sapete già quello che sto per dirvi ne sono felice, perché significa che ormai è cosa certa. Sto per dirvi che questo miracolo è l’unico raccontato da tutti e quattro i vangeli, di cui due lo narrano due volte. Insomma: sei moltiplicazioni dei pani e dei pesci. Deduciamo che è importantissimo per Gesù sfamare la gente nei suoi bisogni naturali. E deduciamo pure che era un suo gesto abituale farlo. Ieri mi hanno detto che l’agenzia governativa USAID degli Stati Uniti forniva di fatto il 40% mondiale degli aiuti umanitari.* Lo dico al passato perché da un paio di giorni la sua attività è stata completamente sospesa e addirittura il suo sito web oscurato. Fine. Arrangiatevi da soli. Basta un decreto di un Presidente e mettiamo alla fame milioni di persone inducendole alla migrazione. Non servono i missili, è primitivo usare i fucili. La guerra la si fa col pane. Così come i miracoli. Sta a noi decidere o meno di spezzarlo e distribuirlo.

* https://www.ilfattoquotidiano.it/2025/02/12/trump-usaid-diritti-umani-america-latina/7872577/

https://www.ansa.it/sito/notizie/topnews/2025/02/14/sospensione-fondi-usaid-ha-causato-morti-tra-rifugiati-birmani_529f2e3e-bee9-4443-8ef8-c5f54c232d50.html

Mc 8,1-10  poiché vi era di nuovo molta folla e non avevano da mangiare, Gesù chiamò a sé i discepoli e disse loro: «Sento compassione per la folla; ormai da tre giorni stanno con me e non hanno da mangiare. Se li rimando digiuni alle loro case, verranno meno lungo il cammino; e alcuni di loro sono venuti da lontano».
Gli risposero i suoi discepoli: «Come riuscire a sfamarli di pane qui, in un deserto?». Domandò loro: «Quanti pani avete?». Dissero: «Sette».
Ordinò alla folla di sedersi per terra. Prese i sette pani, rese grazie, li spezzò e li dava ai suoi discepoli perché li distribuissero; ed essi li distribuirono alla folla. Avevano anche pochi pesciolini; recitò la benedizione su di essi e fece distribuire anche quelli.
Mangiarono a sazietà e portarono via i pezzi avanzati: sette sporte. Erano circa quattromila. E li congedò.
Poi salì sulla barca con i suoi discepoli e subito andò dalle parti di Dalmanutà.

Carlo Maria Martini compirebbe oggi 98 anni

L’amore

È l’amore la forza che regge il mondo e muove ogni cosa, perché Dio è amore. Senza amore tutto perde senso, persino il martirio, persino la fede. La patria, il duce, la lotta sociale, la gloria, la ricchezza, si può essere fedeli a tutto, anche al demonio. Solo Dio Amore rende vera la vita, rende luminoso l’amore umano, sensata la fede cieca. Solo Dio Amore suscita il desiderio di promettersi amore per sempre, nelle belle e nelle cattive giornate. Innamoràti lo possiamo essere tutti, fidanzàti solo chi sceglie d’amare come Dio ama. E se vogliamo promettere amore all’umanità, sana o malata, addolorata o felice, allora oggi è la nostra festa, la festa dei fidanzati, di chi sogna di vivere per l’altro. Buon San Valentino a tutti!

INNO ALL’AMORE   1 Cor 13    Se parlo le lingue degli uomini
e anche quelle degli angeli,
ma non ho amore,
sono un metallo che rimbomba,
uno strumento che suona a vuoto.
Se ho il dono d’essere profeta
e di conoscere tutti i misteri,
se possiedo tutta la scienza
e ho tanta fede da smuovere i monti,
ma non ho amore,
io non sono niente.
Se do ai poveri tutti i miei averi,
se offro il mio corpo alle fiamme,
ma non ho amore,
non mi serve a nulla.
Chi ama
è paziente e generoso.
Chi ama
non è invidioso
non si vanta
non si gonfia di orgoglio.
Chi ama
è rispettoso
non cerca il proprio interesse
non cede alla collera
dimentica i torti.
Chi ama
non gode dell’ingiustizia,
la verità è la sua gioia.
Chi ama
è sempre comprensivo,
sempre fiducioso,
sempre paziente,
sempre aperto alla speranza.
L’amore non tramonta mai:
cesserà il dono delle lingue,
la profezia passerà,
finirà il dono della scienza.
La scienza è imperfetta,
la profezia è limitata,
ma quando verrà ciò che è perfetto,
esse svaniranno.
Quando ero bambino
parlavo da bambino,
come un bambino
pensavo e ragionavo.
Da quando sono un uomo
ho smesso di agire così.
Ora la nostra visione è confusa,
come in un antico specchio;
ma un giorno saremo a faccia a faccia
dinanzi a Dio.
Ora lo conosco solo in parte,
ma un giorno lo conoscerò pienamente
come lui conosce me.
Ora dunque ci sono tre cose che non svaniranno:
fede, speranza, amore.
Ma più grande di tutte è l’amore.

Almeno una briciola

Ho ricevuto ieri questa foto dal Kenya. È stata scattata a Tana River, durante l’incontro con alcune giovani madri e i loro bimbi, venuti al mondo per caso, frutti della violenza o dell’istinto più bestiale. Povere tra i poveri, con figli che non avranno mai un padre, una casa, una famiglia. A volte non resta loro altro da fare che vender se stesse. Non è bene dare il pane dei figli ai cagnolini, ci dice oggi il Vangelo. Ricordiamocelo, noi che trattiamo i cagnolini come figli, portandoli a spasso in passeggino. Ancora più grave è trattare da cani i figli della miseria materiale e morale. Per loro Dio ha un’attenzione tutta speciale e spera sempre che qualcuno di noi lasci cadere dalla propria tavola almeno una briciola di pane.

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Mc 7,24-30   Gesù andò nella regione di Tiro. Entrato in una casa, non voleva che alcuno lo sapesse, ma non poté restare nascosto.
Una donna, la cui figlioletta era posseduta da uno spirito impuro, appena seppe di lui, andò e si gettò ai suoi piedi. Questa donna era di lingua greca e di origine siro-fenicia.
Ella lo supplicava di scacciare il demonio da sua figlia. Ed egli le rispondeva: «Lascia prima che si sazino i figli, perché non è bene prendere il pane dei figli e gettarlo ai cagnolini». Ma lei gli replicò: «Signore, anche i cagnolini sotto la tavola mangiano le briciole dei figli». Allora le disse: «Per questa tua parola, va’: il demonio è uscito da tua figlia».
Tornata a casa sua, trovò la bambina coricata sul letto e il demonio se n’era andato.

Sempre figli

Così rendeva puri tutti gli alimenti e ci evitava la trappola di cui parlavamo ieri, quella della ortoprassi. Cioè una religione ridotta a rispetto meccanico delle regole anziché elevata a fede di coscienza. La trappola che fa sentire puri e giusti solo perché non si mangia un cibo o non si portano i capelli sciolti o perché si prega all’ora giusta nel posto giusto. Il discepolo di Gesù è sempre in preghiera, per questo non ha orari. È sempre a tavola con gli affamati, per questo cucina di tutto. Eppure guardatevi attorno e indietro nel tempo: anche il cristianesimo è stato intrappolato. Abiti, vesti, magri e digiuni, orari ecc. Tutte cose assolutamente necessarie ma solo se scelte e continuamente sottoposte al vaglio dello Spirito. Che abito devo portare io? Da cosa devo digiunare io? Che orario di preghiera devo tenere io? Ecco la fatica di noi cristiani: discernere, ascoltare, obbedire a Dio-in-noi. Siamo poveri, non abbiamo elenchi, ricette, formule. Non abbiamo la sicurezza d’essere nel giusto: siamo figli costantemente istruiti dal Padre.

Mc 7,14-23   Gesù, chiamata di nuovo la folla, diceva loro: «Ascoltatemi tutti e comprendete bene! Non c’è nulla fuori dell’uomo che, entrando in lui, possa renderlo impuro. Ma sono le cose che escono dall’uomo a renderlo impuro».
Quando entrò in una casa, lontano dalla folla, i suoi discepoli lo interrogavano sulla parabola. E disse loro: «Così neanche voi siete capaci di comprendere? Non capite che tutto ciò che entra nell’uomo dal di fuori non può renderlo impuro, perché non gli entra nel cuore ma nel ventre e va nella fogna?». Così rendeva puri tutti gli alimenti.
E diceva: «Ciò che esce dall’uomo è quello che rende impuro l’uomo. Dal di dentro infatti, cioè dal cuore degli uomini, escono i propositi di male: impurità, furti, omicidi, adultèri, avidità, malvagità, inganno, dissolutezza, invidia, calunnia, superbia, stoltezza. Tutte queste cose cattive vengono fuori dall’interno e rendono impuro l’uomo».

C’è limite?

Per quanto le regole ci stiano strette, è innegabile il senso di appagamento che restituiscono. In questa nostra società priva di regole religiose e morali, chi segue scrupolosamente una religione suscita un senso d’ammirazione: “loro sì che credono”. Ma è questa la fede? Forse è solo ortoprassi. La regola religiosa stabilisce livelli da raggiungere e divieti da rispettare ma, al contempo, si sa che non chiede di più. Insomma: lavate accuratamente mani e stoviglie, posso tranquillamente mangiare a sazietà. Gesù scardina questa mentalità, rendendoci la vita più difficile. La sua regola infatti è senza limiti. Per chi vive il Vangelo non verrà mai il momento di dire “Ho finito i compiti!”. L’amore non ha limite, come senza limiti sono i bisogni del prossimo e le sue colpe da perdonare. La nostra è una costante attenzione a non avere il cuore lontano da Dio ma vicino a Lui. Con Dio in cuore sarà difficile sbaffare cibo puro con mani monde se di fronte a noi sta qualcuno col piatto pulito sì, ma perché vuoto.

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Mc 7,1-13   si riunirono attorno a Gesù i farisei e alcuni degli scribi, venuti da Gerusalemme.
Avendo visto che alcuni dei suoi discepoli prendevano cibo con mani impure, cioè non lavate – i farisei infatti e tutti i Giudei non mangiano se non si sono lavati accuratamente le mani, attenendosi alla tradizione degli antichi e, tornando dal mercato, non mangiano senza aver fatto le abluzioni, e osservano molte altre cose per tradizione, come lavature di bicchieri, di stoviglie, di oggetti di rame e di letti –, quei farisei e scribi lo interrogarono: «Perché i tuoi discepoli non si comportano secondo la tradizione degli antichi, ma prendono cibo con mani impure?».
Ed egli rispose loro: «Bene ha profetato Isaìa di voi, ipocriti, come sta scritto:
“Questo popolo mi onora con le labbra,
ma il suo cuore è lontano da me.
Invano mi rendono culto,
insegnando dottrine che sono precetti di uomini”.
Trascurando il comandamento di Dio, voi osservate la tradizione degli uomini».
E diceva loro: «Siete veramente abili nel rifiutare il comandamento di Dio per osservare la vostra tradizione. Mosè infatti disse: “Onora tuo padre e tua madre”, e: “Chi maledice il padre o la madre sia messo a morte”. Voi invece dite: “Se uno dichiara al padre o alla madre: Ciò con cui dovrei aiutarti è korbàn, cioè offerta a Dio”, non gli consentite di fare più nulla per il padre o la madre. Così annullate la parola di Dio con la tradizione che avete tramandato voi. E di cose simili ne fate molte».

Guariva ovunque

Dovunque udivano che egli si trovasse. Fa effetto questa espressione: dovunque. Erano disposti a raggiungerlo dovunque andasse, per portargli i loro malati e i loro mali. Quando si ama qualcuno si è disposti a fare di tutto per curarlo. Si spende quel che c’è da spendere , si crede tutto quello che c’è da credere. Medicine costose, curatori e maghe, oroscopi e chissà cos’altro. Si giunge a supplicare di toccare il lembo del mantello di chi lo porta, se dicono che può sanare. Dunque non è nulla di nuovo tutto ciò. Quello che è nuovo è che Gesù guariva davvero, tutti, senza farsi pagare, senza distinguere buoni e cattivi. Quello che colpisce è che la guarigione dipendeva dal malato, non da lui. Chi credeva nella forza sanante che usciva da lui, guariva. Quello che abbiamo dimenticato è che è ancora così. Lui ancora ci ascolta e può fare per noi in base a ciò che crediamo.

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Mc 6,53-56   Gesù e i suoi discepoli, compiuta la traversata fino a terra, giunsero a Gennèsaret e approdarono.
Scesi dalla barca, la gente subito lo riconobbe e, accorrendo da tutta quella regione, cominciarono a portargli sulle barelle i malati, dovunque udivano che egli si trovasse.
E là dove giungeva, in villaggi o città o campagne, deponevano i malati nelle piazze e lo supplicavano di poter toccare almeno il lembo del suo mantello; e quanti lo toccavano venivano salvati.

Cadere a fondo

D’ora in poi sarai pescatore di uomini, dice Gesù a Pietro. Le persone cascano sempre in qualche guaio, si lasciano inghiottire da problemi di ogni tipo. Occorre a volte aiutarle ad uscire da situazioni veramente gravi e dolorose. Davanti a certi drammi, cosa mai si può dire, che consigli si possono dare? I pescatori di uomini con esperienza dicono che il più delle volte occorre tacere. Tacere ed ascoltare. La soluzione, dicono, è già dentro di noi ma non la vediamo finché qualcuno, ascoltando il nostro problema, non ci aiuta a tirarla fuori. Insomma, sappiamo già nuotare ma lo scopriamo solo quando un pescatore di uomini ci chiede cosa ci facciamo lì sott’acqua dove siamo caduti. Allora iniziamo ad emergere.

Questa è la foto reale, quella sopra è capovolta. È stata scattata sott’acqua mentre pioveva, guardando all’insù. A volte basta cambiare  punto di vista e il buio che ci inghiotte diviene un cielo che ci attende.

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Lc 5,1-11 mentre la folla gli faceva ressa attorno per ascoltare la parola di Dio, Gesù, stando presso il lago di Gennèsaret, vide due barche accostate alla sponda. I pescatori erano scesi e lavavano le reti. Salì in una barca, che era di Simone, e lo pregò di scostarsi un poco da terra. Sedette e insegnava alle folle dalla barca.
Quando ebbe finito di parlare, disse a Simone: «Prendi il largo e gettate le vostre reti per la pesca». Simone rispose: «Maestro, abbiamo faticato tutta la notte e non abbiamo preso nulla; ma sulla tua parola getterò le reti». Fecero così e presero una quantità enorme di pesci e le loro reti quasi si rompevano. Allora fecero cenno ai compagni dell’altra barca, che venissero ad aiutarli. Essi vennero e riempirono tutte e due le barche fino a farle quasi affondare.
Al vedere questo, Simon Pietro si gettò alle ginocchia di Gesù, dicendo: «Signore, allontànati da me, perché sono un peccatore». Lo stupore infatti aveva invaso lui e tutti quelli che erano con lui, per la pesca che avevano fatto; così pure Giacomo e Giovanni, figli di Zebedèo, che erano soci di Simone. Gesù disse a Simone: «Non temere; d’ora in poi sarai pescatore di uomini».
E, tirate le barche a terra, lasciarono tutto e lo seguirono.

Lui solo

Erano carichi di emozioni e continuavano a raccontare tutto ciò che avevano fatto e insegnato. Ma lui vedeva che erano stanchi. Sapeva che non avevano avuto nemmeno il tempo di mangiare. Detestava vedere le persone affamate. Era un uomo con un fortissimo senso materno. Era in terra per sfamare ogni fame di cibo, di amore, di verità. Lo assaliva la compassione per chi era affamato di una direzione, di un qualcuno che insegnasse qualcosa di vero per uscire dallo smarrimento. Mette i suoi in salvo su una barca, scende lui solo di nuovo tra la folla. Non vuole trascurare nessuno. Ma a lui chi pensava mai? Alla sua stanchezza, alle sue fatiche, alla sua fame chi mai pensava? Ci sarà stato qualcuno che gli diceva dormi, mangia, fermati un attimo? Chissà se a lui doveva provvedere direttamente Dio da solo o se invece anche qualche persona provava a sua volta compassione per lui. 

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Mc 6,30-34 gli apostoli si riunirono attorno a Gesù e gli riferirono tutto quello che avevano fatto e quello che avevano insegnato. Ed egli disse loro: «Venite in disparte, voi soli, in un luogo deserto, e riposatevi un po’». Erano infatti molti quelli che andavano e venivano e non avevano neanche il tempo di mangiare.
Allora andarono con la barca verso un luogo deserto, in disparte. Molti però li videro partire e capirono, e da tutte le città accorsero là a piedi e li precedettero.
Sceso dalla barca, egli vide una grande folla, ebbe compassione di loro, perché erano come pecore che non hanno pastore, e si mise a insegnare loro molte cose.

In attesa

Siamo circondati da teorie complottiste. Tutto ciò che accade è fatto risalire ad una intenzione precisa, segreta, mirata. Tutto sarebbe macchinato da qualche oscura mente. Chi dice sia il finanziere Soros, chi opta per i cinesi o poteri forti non meglio definiti. Sarà. Ma, per quanto si impegni, l’essere umano non riesce a complottare tutto il male che vorrebbe commettere. Usa un’altra tecnica, quella del giorno propizio. Il male è lì, che cova in cuore e nemmeno lo sai. Il rancore è silenzioso, come un rettile immobile attende il momento propizio, l’occasione perfetta. E allora esplode, agisce, sfoga l’attesa. Erodiade odiava Giovanni ma non poteva farlo uccidere. Troppi rischi, troppe difficoltà. Venne però il giorno propizio. Viene per tutti noi il momento giusto per fare ciò che sarebbe impossibile pianificare. Se abbiamo in cuore il bene, sarà occasione di bene. Se coviamo invidia o ira, sarà tempo per fare del male. Attenzione dunque a cosa abbiamo in cuore perché al momento propizio salterà fuori.

Mc 6,14-29  il re Erode sentì parlare di Gesù, perché il suo nome era diventato famoso. Si diceva: «Giovanni il Battista è risorto dai morti e per questo ha il potere di fare prodigi». Altri invece dicevano: «È Elìa». Altri ancora dicevano: «È un profeta, come uno dei profeti». Ma Erode, al sentirne parlare, diceva: «Quel Giovanni che io ho fatto decapitare, è risorto!».
Proprio Erode, infatti, aveva mandato ad arrestare Giovanni e lo aveva messo in prigione a causa di Erodìade, moglie di suo fratello Filippo, perché l’aveva sposata. Giovanni infatti diceva a Erode: «Non ti è lecito tenere con te la moglie di tuo fratello». Per questo Erodìade lo odiava e voleva farlo uccidere, ma non poteva, perché Erode temeva Giovanni, sapendolo uomo giusto e santo, e vigilava su di lui; nell’ascoltarlo restava molto perplesso, tuttavia lo ascoltava volentieri.
Venne però il giorno propizio, quando Erode, per il suo compleanno, fece un banchetto per i più alti funzionari della sua corte, gli ufficiali dell’esercito e i notabili della Galilea. Entrata la figlia della stessa Erodìade, danzò e piacque a Erode e ai commensali. Allora il re disse alla fanciulla: «Chiedimi quello che vuoi e io te lo darò». E le giurò più volte: «Qualsiasi cosa mi chiederai, te la darò, fosse anche la metà del mio regno». Ella uscì e disse alla madre: «Che cosa devo chiedere?». Quella rispose: «La testa di Giovanni il Battista». E subito, entrata di corsa dal re, fece la richiesta, dicendo: «Voglio che tu mi dia adesso, su un vassoio, la testa di Giovanni il Battista». Il re, fattosi molto triste, a motivo del giuramento e dei commensali non volle opporle un rifiuto.
E subito il re mandò una guardia e ordinò che gli fosse portata la testa di Giovanni. La guardia andò, lo decapitò in prigione e ne portò la testa su un vassoio, la diede alla fanciulla e la fanciulla la diede a sua madre. I discepoli di Giovanni, saputo il fatto, vennero, ne presero il cadavere e lo posero in un sepolcro.

Leggero

Il messaggio di Gesù passa solo se è leggero. Giusto un bastone per camminare più spediti e un paio di sandali, non serve altro a chi predica con le parole e con la vita. Il vangelo è una proposta, non può essere imposto. La storia ci insegna che non appena si forzano le cose, la vera fede si spegne e non restano che paura, sensi di colpa e religiosità di facciata. Basta un soffio e tutto vola via come polvere scossa dai sandali. La fede vera lascia impronte profonde, non è una spolverata di festicciole e belle parole. Teniamoci stretti quelli che ci aiutano a vivere oggi alla presenza di Gesù, quelli che ci parlano di lui e non di sé. Custodiamo il tesoro ricevuto, non facciamocelo scippare dal primo colpo di vento, dalla prima aria di stanchezza. La vita va veloce e basta poco a distrarsi: in un attimo hai smesso di credere. Tante volte non è questione di perdere la fede ma di lasciarla perdere. Si smette e basta, senza un perché. Gli altri sono andati altrove lasciandoti la polvere a testimonianza per te: la tua fede aveva la sua consistenza.

Mc 6,7-13   Gesù chiamò a sé i Dodici e prese a mandarli a due a due e dava loro potere sugli spiriti impuri. E ordinò loro di non prendere per il viaggio nient’altro che un bastone: né pane, né sacca, né denaro nella cintura; ma di calzare sandali e di non portare due tuniche.
E diceva loro: «Dovunque entriate in una casa, rimanetevi finché non sarete partiti di lì. Se in qualche luogo non vi accogliessero e non vi ascoltassero, andatevene e scuotete la polvere sotto i vostri piedi come testimonianza per loro».
Ed essi, partiti, proclamarono che la gente si convertisse, scacciavano molti demòni, ungevano con olio molti infermi e li guarivano.