Lui e lei hanno iniziato per gioco a postare brevi sketch comici sulla vita di coppia con grande successo. Intervistato, lui risponde seriamente ad una domanda ancora più seria: chi è tua moglie? “È sempre molto difficile definire un’altra persona. Ti dico che mia moglie – sembrerà strano – non so chi sia. Questo mi fa essere innamorato follemente di lei. Perché non sapere chi sia vuol dire che è in costante crescita, in costante evoluzione. Questo mi fa sentire legato a lei per capire cosa mi dirà, che cosa mi racconterà di nuovo. Mi stupisce! Se tu non conosci una cosa, quella ti stupisce. Io credo che sia un modo per essere sempre innamorati di una persona”. Viceversa, aggiungiamo noi, credere di conoscere già tutto di una persona spegne la relazione. Gesù non poteva compiere nessun prodigiotra i suoi parenti e in casa sua. Quella gente sapeva già tutto di lui: è il falegname, il figlio di Maria, il fratello di Giacomo, di Ioses, di Giuda e di Simone e le sue sorelle stanno qui da noi. Per questo non potevano stupirsi di lui.
Mc 6,1-6 Gesù venne nella sua patria e i suoi discepoli lo seguirono. Giunto il sabato, si mise a insegnare nella sinagoga. E molti, ascoltando, rimanevano stupiti e dicevano: «Da dove gli vengono queste cose? E che sapienza è quella che gli è stata data? E i prodigi come quelli compiuti dalle sue mani? Non è costui il falegname, il figlio di Maria, il fratello di Giacomo, di Ioses, di Giuda e di Simone? E le sue sorelle, non stanno qui da noi?». Ed era per loro motivo di scandalo. Ma Gesù disse loro: «Un profeta non è disprezzato se non nella sua patria, tra i suoi parenti e in casa sua». E lì non poteva compiere nessun prodigio, ma solo impose le mani a pochi malati e li guarì. E si meravigliava della loro incredulità. Gesù percorreva i villaggi d’intorno, insegnando.
Le vite si incrociano in modi misteriosi e capita di incontrare nello stesso giorno la gioia e il dolore, la morte e la vita, la nascita di una bimba e l’inizio della malattia di una donna. Dopo dodici anni le parti si invertono e, nell’istante in cui la donna guarisce la bimba ormai dodicenne muore. Dodici anni di vita, dodici di malattia. Ma una sola è la parola che resta: credere. Non avere paura, soltanto continua ad avere fede. Continua a credere con tutte le tue forze che non sei solo. Caccia fuori dalla tua mente il trambusto e le urla dei pensieri di sfiducia e disperazione. Continua ad avere fede. Continua! Credi e ricevi. Non ascoltare i ragionamenti, non fissarti sui problemi. Concentrati piuttosto sulla presenza di Gesù accanto a te, in te. E lascia fare a lui.
Mc 5,21-43 essendo Gesù passato di nuovo in barca all’altra riva, gli si radunò attorno molta folla ed egli stava lungo il mare. E venne uno dei capi della sinagoga, di nome Giàiro, il quale, come lo vide, gli si gettò ai piedi e lo supplicò con insistenza: «La mia figlioletta sta morendo: vieni a imporle le mani, perché sia salvata e viva». Andò con lui. Molta folla lo seguiva e gli si stringeva intorno. Ora una donna, che aveva perdite di sangue da dodici anni e aveva molto sofferto per opera di molti medici, spendendo tutti i suoi averi senza alcun vantaggio, anzi piuttosto peggiorando, udito parlare di Gesù, venne tra la folla e da dietro toccò il suo mantello. Diceva infatti: «Se riuscirò anche solo a toccare le sue vesti, sarò salvata». E subito le si fermò il flusso di sangue e sentì nel suo corpo che era guarita dal male. E subito Gesù, essendosi reso conto della forza che era uscita da lui, si voltò alla folla dicendo: «Chi ha toccato le mie vesti?». I suoi discepoli gli dissero: «Tu vedi la folla che si stringe intorno a te e dici: “Chi mi ha toccato?”». Egli guardava attorno, per vedere colei che aveva fatto questo. E la donna, impaurita e tremante, sapendo ciò che le era accaduto, venne, gli si gettò davanti e gli disse tutta la verità. Ed egli le disse: «Figlia, la tua fede ti ha salvata. Va’ in pace e sii guarita dal tuo male». Stava ancora parlando, quando dalla casa del capo della sinagoga vennero a dire: «Tua figlia è morta. Perché disturbi ancora il Maestro?». Ma Gesù, udito quanto dicevano, disse al capo della sinagoga: «Non temere, soltanto abbi fede!». E non permise a nessuno di seguirlo, fuorché a Pietro, Giacomo e Giovanni, fratello di Giacomo. Giunsero alla casa del capo della sinagoga ed egli vide trambusto e gente che piangeva e urlava forte. Entrato, disse loro: «Perché vi agitate e piangete? La bambina non è morta, ma dorme». E lo deridevano. Ma egli, cacciati tutti fuori, prese con sé il padre e la madre della bambina e quelli che erano con lui ed entrò dove era la bambina. Prese la mano della bambina e le disse: «Talità kum», che significa: «Fanciulla, io ti dico: àlzati!». E subito la fanciulla si alzò e camminava; aveva infatti dodici anni. Essi furono presi da grande stupore. E raccomandò loro con insistenza che nessuno venisse a saperlo e disse di darle da mangiare.
Il cuore è ancora alla festa di ieri, allo stupore di come una sola piccola luce ne possa accendere centinaia fino a illuminare il mondo. Va’ nella tua casa, dai tuoi, annuncia loro ciò che il Signore ti ha fatto e la misericordia che ha avuto per te. Ecco ciò che illumina: l’amore. Raccontare l’amore ricevuto lo propaga. Ambizioni, violenze, superstizioni e religioni incatenano l’anima rendendola inquieta e ossessionata da paure e rabbia. Solo la relazione personale con Gesù di Nazareth ci può liberare e guarire nel profondo. Allora torneremo ad ardere. Piccoli lumi, certo, ma lumi ardenti. E ciò basta a scacciare legioni di demoni e ridare speranza ai tristi e ai soli.
Mc 5,1-20 Gesù e i suoi discepoli giunsero all’altra riva del mare, nel paese dei Gerasèni. Sceso dalla barca, subito dai sepolcri gli venne incontro un uomo posseduto da uno spirito impuro. Costui aveva la sua dimora fra le tombe e nessuno riusciva a tenerlo legato, neanche con catene, perché più volte era stato legato con ceppi e catene, ma aveva spezzato le catene e spaccato i ceppi, e nessuno riusciva più a domarlo. Continuamente, notte e giorno, fra le tombe e sui monti, gridava e si percuoteva con pietre. Visto Gesù da lontano, accorse, gli si gettò ai piedi e, urlando a gran voce, disse: «Che vuoi da me, Gesù, Figlio del Dio altissimo? Ti scongiuro, in nome di Dio, non tormentarmi!». Gli diceva infatti: «Esci, spirito impuro, da quest’uomo!». E gli domandò: «Qual è il tuo nome?». «Il mio nome è Legione – gli rispose – perché siamo in molti». E lo scongiurava con insistenza perché non li cacciasse fuori dal paese. C’era là, sul monte, una numerosa mandria di porci al pascolo. E lo scongiurarono: «Mandaci da quei porci, perché entriamo in essi». Glielo permise. E gli spiriti impuri, dopo essere usciti, entrarono nei porci e la mandria si precipitò giù dalla rupe nel mare; erano circa duemila e affogarono nel mare. I loro mandriani allora fuggirono, portarono la notizia nella città e nelle campagne e la gente venne a vedere che cosa fosse accaduto. Giunsero da Gesù, videro l’indemoniato seduto, vestito e sano di mente, lui che era stato posseduto dalla Legione, ed ebbero paura. Quelli che avevano visto, spiegarono loro che cosa era accaduto all’indemoniato e il fatto dei porci. Ed essi si misero a pregarlo di andarsene dal loro territorio. Mentre risaliva nella barca, colui che era stato indemoniato lo supplicava di poter restare con lui. Non glielo permise, ma gli disse: «Va’ nella tua casa, dai tuoi, annuncia loro ciò che il Signore ti ha fatto e la misericordia che ha avuto per te». Egli se ne andò e si mise a proclamare per la Decàpoli quello che Gesù aveva fatto per lui e tutti erano meravigliati.
Gesù bambino è portato al tempio e lo illumina. Si illuminano i volti di Simeone e Anna, si illuminano i volti di Giuseppe e Maria. È la festa della luce, la tradizionale “candelora”, che quest’anno cade in domenica. Ma cosa significa accendere una candela? Ha ancora senso questo gesto? Ascolta l’audio qui sotto.
Lc 2,22-40 Quando furono compiuti i giorni della loro purificazione rituale, secondo la legge di Mosè, Maria e Giuseppe portarono il bambino a Gerusalemme per presentarlo al Signore – come è scritto nella legge del Signore: «Ogni maschio primogenito sarà sacro al Signore» – e per offrire in sacrificio una coppia di tortore o due giovani colombi, come prescrive la legge del Signore. Ora a Gerusalemme c’era un uomo di nome Simeone, uomo giusto e pio, che aspettava la consolazione d’Israele, e lo Spirito Santo era su di lui. Lo Spirito Santo gli aveva preannunciato che non avrebbe visto la morte senza prima aver veduto il Cristo del Signore. Mosso dallo Spirito, si recò al tempio e, mentre i genitori vi portavano il bambino Gesù per fare ciò che la Legge prescriveva a suo riguardo, anch’egli lo accolse tra le braccia e benedisse Dio, dicendo: «Ora puoi lasciare, o Signore, che il tuo servo vada in pace, secondo la tua parola, perché i miei occhi hanno visto la tua salvezza, preparata da te davanti a tutti i popoli: luce per rivelarti alle genti e gloria del tuo popolo, Israele». Il padre e la madre di Gesù si stupivano delle cose che si dicevano di lui. Simeone li benedisse e a Maria, sua madre, disse: «Ecco, egli è qui per la caduta e la risurrezione di molti in Israele e come segno di contraddizione – e anche a te una spada trafiggerà l’anima –, affinché siano svelati i pensieri di molti cuori». C’era anche una profetessa, Anna, figlia di Fanuèle, della tribù di Aser. Era molto avanzata in età, aveva vissuto con il marito sette anni dopo il suo matrimonio, era poi rimasta vedova e ora aveva ottantaquattro anni. Non si allontanava mai dal tempio, servendo Dio notte e giorno con digiuni e preghiere. Sopraggiunta in quel momento, si mise anche lei a lodare Dio e parlava del bambino a quanti aspettavano la redenzione di Gerusalemme. Quando ebbero adempiuto ogni cosa secondo la legge del Signore, fecero ritorno in Galilea, alla loro città di Nàzaret. Il bambino cresceva e si fortificava, pieno di sapienza, e la grazia di Dio era su di lui.
È un’immagine che affascina sempre, ogni volta che si incontra questa pagina di vangelo. Trasmette un senso di pace, di calma profonda, di affidamento. Onde, buio, tempesta, la barca che fa acqua e lui che dorme sul cuscino. Un bambino. Vorremmo avere anche solo un poco della sua fiducia, della sua certezza d’essere custodito e difeso. Vorremmo vivere le tempeste così, come occasioni per credere più fortemente nell’amore di Dio. Siamo sempre molto concentrati sull’altezza delle onde e sulla forza del vento, su ciò che ci sta accadendo e che non avrebbe dovuto andare così. Ci è più difficile spostare l’attenzione su come viviamo ciò che ci accade, qualsiasi cosa sia. Il problema non è la tempesta ma se, tra le onde, gridi disperato o continui a credere tranquillo.
Mc 4,35-41 In quel medesimo giorno, venuta la sera, Gesù disse ai suoi discepoli: «Passiamo all’altra riva». E, congedata la folla, lo presero con sé, così com’era, nella barca. C’erano anche altre barche con lui. Ci fu una grande tempesta di vento e le onde si rovesciavano nella barca, tanto che ormai era piena. Egli se ne stava a poppa, sul cuscino, e dormiva. Allora lo svegliarono e gli dissero: «Maestro, non t’importa che siamo perduti?». Si destò, minacciò il vento e disse al mare: «Taci, càlmati!». Il vento cessò e ci fu grande bonaccia. Poi disse loro: «Perché avete paura? Non avete ancora fede?». E furono presi da grande timore e si dicevano l’un l’altro: «Chi è dunque costui, che anche il vento e il mare gli obbediscono?».
Oggi è la festa di san Giovanni Bosco che è forse l’unico santo ad essere chiamato in cielo come lo era in terra: semplicemente “don Bosco”. Insegnare in un CFP salesiano* è un’esperienza simile alla pagina del vangelo di oggi. È parlare in parabole. È la sfida costante di trasformare ciò che si vuole trasmettere in qualcosa che possa essere recepito, rimanendo nel cuore e nella mente. Alle folle Gesù parlava solo in parabole secondo come potevano intendere. Era sotto il costante sforzo e la continua ricerca di un canale di trasmissione efficace. Fatiche personali, difficoltà linguistico culturali, disavventure scolastiche passate, tutto può rendere difficile per un adolescente accettare un insegnante. Nella parabola è contenuto un messaggio molto più forte della storia che si narra, dell’immagine che si utilizza. Insegnare parlando in parabole è rinunciare al gusto di spiegare frontalmente un argomento faticando invece per nasconderlo ora in un esempio, ora nella risposta ad una domanda, ora nel racconto di un’esperienza. Insegnare in parabole è la grande fatica di rendere piccolo ed apparentemente banale ciò per cui hai dato anni di studio accademico. È credere che quel semplice insegnamento è come un seme che resterà nei tuoi alunni facendoli crescere. Come, essi stessi non lo sapranno. Essere insegnanti è così, è anche essere dimenticati, perché nessun albero ricorda chi l’abbia seminato. Ma ciò che conta è seminare in parabole ricordando che la parabola più efficace è la storia della tua stessa vita.
San Giovanni Bosco Mc 4,26-34 Gesù diceva [alla folla]: «Così è il regno di Dio: come un uomo che getta il seme sul terreno; dorma o vegli, di notte o di giorno, il seme germoglia e cresce. Come, egli stesso non lo sa. Il terreno produce spontaneamente prima lo stelo, poi la spiga, poi il chicco pieno nella spiga; e quando il frutto è maturo, subito egli manda la falce, perché è arrivata la mietitura». Diceva: «A che cosa possiamo paragonare il regno di Dio o con quale parabola possiamo descriverlo? È come un granello di senape che, quando viene seminato sul terreno, è il più piccolo di tutti i semi che sono sul terreno; ma, quando viene seminato, cresce e diventa più grande di tutte le piante dell’orto e fa rami così grandi che gli uccelli del cielo possono fare il nido alla sua ombra». Con molte parabole dello stesso genere annunciava loro la Parola, come potevano intendere. Senza parabole non parlava loro ma, in privato, ai suoi discepoli spiegava ogni cosa.
*CFP è la sigla che in Italia indica i Centri di Formazione Professionale. Tre o quattro anni, dopo le scuole medie, finalizzati ad inserire gli alunni nel mondo del lavoro. Baristi, parrucchieri, pasticceri, meccanici, estetiste e commesse, moltissime sono le professioni che non richiedono la laurea né la maturità ma per le quali è necessaria una preparazione culturale e pratica. L’idea di formare i ragazzi alla futura professione fu di Giovanni Bosco, prete piemontese (1815-1888) che fondò le prime scuole professionali. Attualmente molti sono gli enti privati o pubblici con questa finalità. Qui di seguito il link al sito del CIOFS-FP Lombardia, il Centro di Formazione Professionale salesiano dove lavoro insegnando economia e diritto, religione, comunicazione fotografica.
A chi ha, sarà dato; ma a chi non ha, sarà tolto anche quello che ha. E così va il mondo, lo sappiamo. Perché chi è ricco diventa ricchissimo e chi è povero sarà sempre più povero. Ma così va anche nel Regno di Dio, dove non è mai questione di meritare qualcosa. Con tutti gli sforzi possibili, chi mai potrebbe vantare il diritto ad un solo piccolo miracolo? Chi può dire di meritare il Paradiso? Per quanto ci abbiano parlato spesso di merito (e continuino erroneamente a scriverlo in ogni preghiera della liturgia), il merito non esiste con Dio. Esiste la grazia, l’amore, la gratuità. Ma bisogna crederci. Anziché affannarsi per meritare, sedersi con calma e crederci e ricevere. Ecco perché chi crede a questo gratuito amore, riceverà sempre di più. Chi invece non crede, non può ricevere. Perché si riceve in misura di quanto si crede che Dio possa dare. E Dio può dare molto più di quanto possiamo domandare o pensare. (Ef 3)
Mc 4,21-25 Gesù diceva [alla folla]: «Viene forse accesa la lampada per essere messa sotto il moggio o sotto il letto? O non invece per essere messa sul candelabro? Non vi è infatti nulla di segreto che non debba essere manifestato e nulla di nascosto che non debba essere messo in luce. Se uno ha orecchi per ascoltare, ascolti!». Diceva loro: «Fate attenzione a quello che ascoltate. Con la misura con la quale misurate sarà misurato a voi; anzi, vi sarà dato di più. Perché a chi ha, sarà dato; ma a chi non ha, sarà tolto anche quello che ha».
“Serve consapevolezza. Dobbiamo per questo adottare una mentalità di guerra. So che spendere di più per la difesa significa spendere meno per la spesa sociale, ma è solo una piccola frazione”. Così diceva poco tempo fa Mark Rutte, nuovo segretario generale della Nato. Serve consapevolezza, in questo ha proprio ragione. Dobbiamo essere consapevoli della follia sua e di chi ci guida. Consapevoli del terreno in cui viviamo come semi che cercano di germogliare. Non basta seminare, occorre sapere dove si sta seminando. Occorre sapere dove crescono i nostri figli, da quali rovi sono soffocati, da quali passioni sono sedotti, quali “mentalità di guerra” gli cambiano il cervello. Non illudiamoci che basti seminare. Bisogna dissodare il terreno, curarlo, coltivare il cuore. Perché non sono tempi di germogli spontanei ma di rovi e di vuoto. Bisogna dire dei no, a noi stessi, ai figli, allo stile di vita che ci viene proposto. Bisogna rifiutare con forza di omologarci alla mentalità corrente che, a furia di dire che va tutto bene, non crede più nemmeno che esista il male. Il male esiste, come esistono i rovi, i sassi e l’arsura. Come esiste Dio. Come esiste chi ostinatamente segue il Nazareno e porta frutto ora il trenta, il sessanta o il cento per ogni giorno di vita, per ogni gesto d’amore incondizionato.
Mc 4,1-20 Gesù cominciò di nuovo a insegnare lungo il mare. Si riunì attorno a lui una folla enorme, tanto che egli, salito su una barca, si mise a sedere stando in mare, mentre tutta la folla era a terra lungo la riva. Insegnava loro molte cose con parabole e diceva loro nel suo insegnamento: «Ascoltate. Ecco, il seminatore uscì a seminare. Mentre seminava, una parte cadde lungo la strada; vennero gli uccelli e la mangiarono. Un’altra parte cadde sul terreno sassoso, dove non c’era molta terra; e subito germogliò perché il terreno non era profondo, ma quando spuntò il sole, fu bruciata e, non avendo radici, seccò. Un’altra parte cadde tra i rovi, e i rovi crebbero, la soffocarono e non diede frutto. Altre parti caddero sul terreno buono e diedero frutto: spuntarono, crebbero e resero il trenta, il sessanta, il cento per uno». E diceva: «Chi ha orecchi per ascoltare, ascolti!». Quando poi furono da soli, quelli che erano intorno a lui insieme ai Dodici lo interrogavano sulle parabole. Ed egli diceva loro: «A voi è stato dato il mistero del regno di Dio; per quelli che sono fuori invece tutto avviene in parabole, affinché guardino, sì, ma non vedano, ascoltino, sì, ma non comprendano, perché non si convertano e venga loro perdonato». E disse loro: «Non capite questa parabola, e come potrete comprendere tutte le parabole? Il seminatore semina la Parola. Quelli lungo la strada sono coloro nei quali viene seminata la Parola, ma, quando l’ascoltano, subito viene Satana e porta via la Parola seminata in loro. Quelli seminati sul terreno sassoso sono coloro che, quando ascoltano la Parola, subito l’accolgono con gioia, ma non hanno radice in se stessi, sono incostanti e quindi, al sopraggiungere di qualche tribolazione o persecuzione a causa della Parola, subito vengono meno. Altri sono quelli seminati tra i rovi: questi sono coloro che hanno ascoltato la Parola, ma sopraggiungono le preoccupazioni del mondo e la seduzione della ricchezza e tutte le altre passioni, soffocano la Parola e questa rimane senza frutto. Altri ancora sono quelli seminati sul terreno buono: sono coloro che ascoltano la Parola, l’accolgono e portano frutto: il trenta, il sessanta, il cento per uno».
DINK, Double Income No Kids, doppio stipendio zero figli. Si chiamano così ora le coppie che scelgono di non avere figli e investire in altro modo i loro rispettivi stipendi. Certo, senza una sigla desterebbero perplessità ma DINK suona meglio, più profondo. Sa tanto di scelta, di voto. Come HIKIKOMORI suona raffinato per dire ragazzo che non esce più di casa e vive tutte le relazioni via schermo. Poi ci sono i MUKBANG, cioè quelli che si abbuffano alla nausea in video diretta fissando il telefono. Gli EMO sono i ragazzi che scelgono di essere perennemente tristi, vestiti di nero e truccati di bianco. Insomma, per ogni stranezza creiamo una categoria che trasforma il problema in una apparente scelta di vita. L’esatto contrario di Gesù che aborriva a tal punto le divisioni in categorie da cancellare pure l’idea di parentela di sangue. Chi fa la volontà di Dio, costui per me è fratello, sorella e madre. Una sola famiglia, un solo Padre. Poche storie, nessuna sigla.
Mc 3,31-35 giunsero la madre di Gesù e i suoi fratelli e, stando fuori, mandarono a chiamarlo. Attorno a lui era seduta una folla, e gli dissero: «Ecco, tua madre, i tuoi fratelli e le tue sorelle stanno fuori e ti cercano». Ma egli rispose loro: «Chi è mia madre e chi sono i miei fratelli?». Girando lo sguardo su quelli che erano seduti attorno a lui, disse: «Ecco mia madre e i miei fratelli! Perché chi fa la volontà di Dio, costui per me è fratello, sorella e madre».
Sono le basi. Potremmo chiamarla anche legge del branco. Cane non mangia cane, Satana non scaccia Satana. Se dunque non riusciamo a seguire la legge dell’amore evangelico, prendiamo esempio almeno dal demonio e smettiamola, una buona volta, di dar contro a chi lavora al nostro fianco per la stessa causa. Lo sanno gli sportivi, lo sanno persino soldati e terroristi: mai dividersi. Perché dunque i cristiani gareggiano a criticarsi e superarsi a vicenda? Accade persino che vescovi e preti usino tempo ed energie a criticare pubblicamente niente meno che il Papa. Come può essere? Nemmeno Satana lo farebbe con il più tonto dei suoi diavoli. Ma è questo il punto. I cristiani uniti fanno paura, una enorme paura. Il povero diavolo si difende come può, cercando ogni modo per dividerci.
Mc 3,22-30 gli scribi, che erano scesi da Gerusalemme, dicevano: «Costui è posseduto da Beelzebùl e scaccia i demòni per mezzo del capo dei demòni». Ma egli li chiamò e con parabole diceva loro: «Come può Satana scacciare Satana? Se un regno è diviso in se stesso, quel regno non potrà restare in piedi; se una casa è divisa in se stessa, quella casa non potrà restare in piedi. Anche Satana, se si ribella contro se stesso ed è diviso, non può restare in piedi, ma è finito. Nessuno può entrare nella casa di un uomo forte e rapire i suoi beni, se prima non lo lega. Soltanto allora potrà saccheggiargli la casa. In verità io vi dico: tutto sarà perdonato ai figli degli uomini, i peccati e anche tutte le bestemmie che diranno; ma chi avrà bestemmiato contro lo Spirito Santo non sarà perdonato in eterno: è reo di colpa eterna». Poiché dicevano: «È posseduto da uno spirito impuro».