La Trinità è un grande mistero, ma seguendo Gesù si può intuirne qualcosa. Per questo venne sulla terra, per insegnarci il giusto rapporto con Dio. Lo chiamava infatti Padre, perché percepiva in ogni istante di esserne figlio. Per questo la potenza dell’amore divino, lo Spirito, agiva tramite Gesù e tuttora agisce per mezzo di chi crede e pratica il legame costante con Dio.
Santissima Trinità Mt 28 gli undici discepoli andarono in Galilea, sul monte che Gesù aveva loro indicato. Quando lo videro, si prostrarono. Essi però dubitarono. Gesù si avvicinò e disse loro: «A me è stato dato ogni potere in cielo e sulla terra. Andate dunque e fate discepoli tutti i popoli, battezzandoli nel nome del Padre e del Figlio e dello Spirito Santo, insegnando loro a osservare tutto ciò che vi ho comandato. Ed ecco, io sono con voi tutti i giorni, fino alla fine del mondo».
Cosa vorrà dire accogliere il regno di Dio come lo accoglie un bambino? Questi bambini si lasciavano toccare da Gesù, che appoggiava le mani su di loro trasmettendo forza e amore. Ecco, lasciamoci toccare dalla presenza vera di Gesù e dello Spirito. Bisogna solo stare fermi e ricevere il suo tocco sanante. Siamo così abituati a strappare con forza alla vita attimi di serenità, che ci pare impossibile e forse anche sbagliato star fermi e ricevere amore e miracoli gratuitamente. Ma questo fanno i bambini. Semplicemente ricevono.
Mc 10,13-16 presentavano a Gesù dei bambini perché li toccasse, ma i discepoli li rimproverarono. Gesù, al vedere questo, s’indignò e disse loro: «Lasciate che i bambini vengano a me, non glielo impedite: a chi è come loro infatti appartiene il regno di Dio. In verità io vi dico: chi non accoglie il regno di Dio come lo accoglie un bambino, non entrerà in esso». E, prendendoli tra le braccia, li benediceva, ponendo le mani su di loro.
Per la durezza del vostro cuore Mosè scrisse per voi questa norma, dice Gesù. La norma che consentiva il ripudio della moglie da parte del marito. Una norma che imponeva la forma scritta, cercando di limitare il peggio. Infatti se nientemeno che Mosè (quello dei dieci comandamenti!) giunse a regolare in questo modo la questione, c’è da chiedersi quale fosse la situazione reale. È lecito immaginare che la donna venisse semplicemente buttata sulla strada a calci. Ecco allora che si impone un documento scritto, con tanto di motivo del ripudio. Le vere guide non si limitano a ripetere la perfezione della regola divina, ma cercano soluzioni reali che difendano i più deboli dalla durezza del cuore umano. Nessuno si sposa con l’intenzione predeterminata di lasciare il coniuge. Ma la durezza dei cuori o della vita può causare ferite, dolori e spaccature che non serve rinfacciare. “Occorre riaggiustare la vita di queste persone che hanno già sofferto tanto e aiutarle a camminare, rialzandosi da dove sono cadute” (Carlo Maria Martini)
Mc 10,1-12 Gesù, partito da Cafàrnao, venne nella regione della Giudea e al di là del fiume Giordano. La folla accorse di nuovo a lui e di nuovo egli insegnava loro, come era solito fare. Alcuni farisei si avvicinarono e, per metterlo alla prova, domandavano a Gesù se è lecito a un marito ripudiare la propria moglie. Ma egli rispose loro: «Che cosa vi ha ordinato Mosè?». Dissero: «Mosè ha permesso di scrivere un atto di ripudio e di ripudiarla». Gesù disse loro: «Per la durezza del vostro cuore egli scrisse per voi questa norma. Ma dall’inizio della creazione [Dio] li fece maschio e femmina; per questo l’uomo lascerà suo padre e sua madre e si unirà a sua moglie e i due diventeranno una carne sola. Così non sono più due, ma una sola carne. Dunque l’uomo non divida quello che Dio ha congiunto». A casa, i discepoli lo interrogavano di nuovo su questo argomento. E disse loro: «Chi ripudia la propria moglie e ne sposa un’altra, commette adulterio verso di lei; e se lei, ripudiato il marito, ne sposa un altro, commette adulterio».
Ognuno sarà salato con il fuoco, dice Gesù. E Dio è fuoco. Lo Spirito è fuoco. Ecco perché tutto ciò che non viene da Dio brucia. Chi invece è in sintonia con Dio è già infuocato e non può bruciare. Saremo salati con il fuoco. Lo Spirito ci darà sapore. La vita avrà gusto. Gusteremo persino un bicchiere d’acqua perché ci sarà dato nel nome di Gesù, perché siamo di Gesù. Tutto il resto lo lasciamo, tutto il resto non ci serve. Ci interessa solo il gusto del fuoco. La vita per noi ha sapore solo se è salata da Dio. Il gusto del vangelo è l’unico che ci orienta per distinguere ciò che nutre e ciò che avvelena. Saremo salati dal fuoco in questo mondo sempre più idiota, deludente ed insipido. Con il fuoco in noi stessi saremo in pace con tutti.
Mc 9,41-50 Gesù disse ai suoi discepoli: «Chiunque vi darà da bere un bicchiere d’acqua nel mio nome perché siete di Cristo, in verità io vi dico, non perderà la sua ricompensa. Chi scandalizzerà uno solo di questi piccoli che credono in me, è molto meglio per lui che gli venga messa al collo una macina da mulino e sia gettato nel mare. Se la tua mano ti è motivo di scandalo, tagliala: è meglio per te entrare nella vita con una mano sola, anziché con le due mani andare nella Geènna, nel fuoco inestinguibile. E se il tuo piede ti è motivo di scandalo, taglialo: è meglio per te entrare nella vita con un piede solo, anziché con i due piedi essere gettato nella Geènna. E se il tuo occhio ti è motivo di scandalo, gettalo via: è meglio per te entrare nel regno di Dio con un occhio solo, anziché con due occhi essere gettato nella Geènna, dove il loro verme non muore e il fuoco non si estingue. Ognuno infatti sarà salato con il fuoco. Buona cosa è il sale; ma se il sale diventa insipido, con che cosa gli darete sapore? Abbiate sale in voi stessi e siate in pace gli uni con gli altri».
Per noi è sempre questione di potere. Avere o non avere il permesso di fare o non fare questo e quello, fosse anche un miracolo. Ci vuole sempre un’autorizzazione, ormai anche per scattare una foto ricordo. Per Gesù invece è altro ciò che conta: fare il bene. E il bene si fa ed è davvero bene se è compiuto nel suo nome. Quel tizio scacciava demoni nel nome di Gesù. I discepoli si infastidiscono, quasi ne avessero il monopolio. Gesù invece ne è felice, perché i demoni sono stati scacciati ed è questo ciò che conta. L’importante è essere per Gesù e non contro di lui. Contro di lui è chiunque non compie miracoli nel suo nome. Chiunque prega nel nome di Gesù è con Gesù, ufficialmente o meno poco importa.
Mc 9,38-40 Giovanni disse a Gesù: «Maestro, abbiamo visto uno che scacciava demòni nel tuo nome e volevamo impedirglielo, perché non ci seguiva». Ma Gesù disse: «Non glielo impedite, perché non c’è nessuno che faccia un miracolo nel mio nome e subito possa parlare male di me: chi non è contro di noi è per noi».
Fossero solo queste le cose che non capiamo, saremmo davvero a buon punto. Non capire la resurrezione è infatti ancora comprensibile. Prima di giungere a questo, c’è ben altro da capire: il dolore, la miseria, la violenza, l’idiozia, la morte. Abbiamo paura di fare domande perché non capiamo. Non solo: abbiamo paura di non essere capiti. Ecco perché chi ha davvero bisogno difficilmente chiede. Bisogna essere i primi a offrire aiuto, a compiere il primo passo senza aspettare che l’altro abbia il coraggio di chiedere. Se uno vuole essere il primo, sia l’ultimo di tutti e il servitore di tutti. Ma è anche vero che chi vuole essere il servitore dev’essere il primo a offrire aiuto. In ogni caso io chiedo, senza paura. Vi chiedo di far circolare l’appello che trovate qui di seguito. Tante volte la gente cerca occasioni sicure per inviare un aiuto ma ha paura d’essere ingannata. Spiegate, raccontate, “postate”, comunicate senza paura né vergogna. Aiutate le persone a fare del bene, a compiere opere di misericordia. “Chi accoglie uno solo di questi bambini nel mio nome, accoglie me”.
Mc 9,30-37 Gesù e i suoi discepoli attraversavano la Galilea, ma egli non voleva che alcuno lo sapesse. Insegnava infatti ai suoi discepoli e diceva loro: «Il Figlio dell’uomo viene consegnato nelle mani degli uomini e lo uccideranno; ma, una volta ucciso, dopo tre giorni risorgerà». Essi però non capivano queste parole e avevano timore di interrogarlo. Giunsero a Cafàrnao. Quando fu in casa, chiese loro: «Di che cosa stavate discutendo per la strada?». Ed essi tacevano. Per la strada infatti avevano discusso tra loro chi fosse più grande. Sedutosi, chiamò i Dodici e disse loro: «Se uno vuole essere il primo, sia l’ultimo di tutti e il servitore di tutti». E, preso un bambino, lo pose in mezzo a loro e, abbracciandolo, disse loro: «Chi accoglie uno solo di questi bambini nel mio nome, accoglie me; e chi accoglie me, non accoglie me, ma colui che mi ha mandato».
È bello cominciare il tempo di Pentecoste con la festa di Maria Madre della Chiesa. Forse la chiamavano proprio così: la Madre. Anche se forse a lei non piaceva quel titolo, dato che suo figlio aveva insegnato a non farsi chiamare padre (o madre) perché uno solo è il Padre e voi siete tutti fratelli. Ed è forse questo il punto, la sintesi del cammino personale di Maria di Nazareth, una donna che conosciamo pochissimo, di cui sappiamo alcune parole e nessun pensiero. Lo Spirito scese su di lei in una Pentecoste personale e anticipata e la rese madre di un bambino. Poi quel figlio la rese madre di tutti i suoi discepoli. La maternità è il legame più fisico che ci sia tra due persone. Divenire madre nell’animo è dunque arduo. È passare dalla carne allo Spirito, dall’unicità all’universalità, dal cordone ombelicale al legame interiore di preghiera. Divenire madre di tutti è passare da essere mamma ad essere sorella. Sorella maggiore che ci porta all’unico Dio Padre-Madre, che tutti genera di continuo con la forza dello Spirito.
Maria Madre della Chiesa Gv 19 stavano presso la croce di Gesù sua madre, la sorella di sua madre, Maria madre di Clèopa e Maria di Màgdala. Gesù allora, vedendo la madre e accanto a lei il discepolo che egli amava, disse alla madre: «Donna, ecco tuo figlio!». Poi disse al discepolo: «Ecco tua madre!». E da quell’ora il discepolo l’accolse con sé. Dopo questo, Gesù, sapendo che ormai tutto era compiuto, affinché si compisse la Scrittura, disse: «Ho sete». Vi era lì un vaso pieno di aceto; posero perciò una spugna, imbevuta di aceto, in cima a una canna e gliela accostarono alla bocca. Dopo aver preso l’aceto, Gesù disse: «È compiuto!». E, chinato il capo, consegnò lo spirito. Era il giorno della Parasceve e i Giudei, perché i corpi non rimanessero sulla croce durante il sabato – era infatti un giorno solenne quel sabato –, chiesero a Pilato che fossero spezzate loro le gambe e fossero portati via. Vennero dunque i soldati e spezzarono le gambe all’uno e all’altro che erano stati crocifissi insieme con lui. Venuti però da Gesù, vedendo che era già morto, non gli spezzarono le gambe, ma uno dei soldati con una lancia gli colpì il fianco, e subito ne uscì sangue e acqua.
È la festa del momento presente. È la festa del “qui ed ora”. Lo Spirito è la potenza di Dio che agisce adesso. I nostri occhi del cuore vedono che la creazione sta accadendo ora. È adesso che Dio si incarna in questo mondo e chi ha lo Spirito lo può vedere. Vedi gli intrecci degli eventi, le risposte di Dio, le coincidenze non casuali che lui guida. Allora vinci il dubbio d’esser lasciato solo, allora credi che Dio c’è e ti ascolta. Lo lasci fare, ti fidi, gli affidi chi ami. Arriva dappertutto e tutto salva. Vieni Spirito creatore, visita le nostre menti, riempi della tua grazia i cuori che hai creato.
Pentecoste Gv 15 Gesù disse ai suoi discepoli: «Quando verrà il Paràclito, che io vi manderò dal Padre, lo Spirito della verità che procede dal Padre, egli darà testimonianza di me; e anche voi date testimonianza, perché siete con me fin dal principio. Molte cose ho ancora da dirvi, ma per il momento non siete capaci di portarne il peso. Quando verrà lui, lo Spirito della verità, vi guiderà a tutta la verità, perché non parlerà da se stesso, ma dirà tutto ciò che avrà udito e vi annuncerà le cose future. Egli mi glorificherà, perché prenderà da quel che è mio e ve lo annuncerà. Tutto quello che il Padre possiede è mio; per questo ho detto che prenderà da quel che è mio e ve lo annuncerà».
Vi sono ancora molte altre cose compiute da Gesù che, se fossero scritte una per una, penso che il mondo stesso non basterebbe a contenere i libri che si dovrebbero scrivere. E così finisce il vangelo, così comincia il tuo, il vangelo che tu sei. Lo Spirito che da domani, Pentecoste, scenderà di nuovo potente a soffiare su questa terra, lo Spirito soffiando sfoglierà pagine nuove. Una pagina dopo l’altra, un giorno dopo l’altro, scriverai il tuo vangelo. Lo scriverai con le tue azioni, lo scriverai con le tue preghiere e le tue parole. E il mondo intero non basterà a contenere i libri che si dovranno scrivere.
Gv 21,20-25 Pietro si voltò e vide che li seguiva quel discepolo che Gesù amava, colui che nella cena si era chinato sul suo petto e gli aveva domandato: «Signore, chi è che ti tradisce?». Pietro dunque, come lo vide, disse a Gesù: «Signore, che cosa sarà di lui?». Gesù gli rispose: «Se voglio che egli rimanga finché io venga, a te che importa? Tu seguimi». Si diffuse perciò tra i fratelli la voce che quel discepolo non sarebbe morto. Gesù però non gli aveva detto che non sarebbe morto, ma: «Se voglio che egli rimanga finché io venga, a te che importa?». Questi è il discepolo che testimonia queste cose e le ha scritte, e noi sappiamo che la sua testimonianza è vera. Vi sono ancora molte altre cose compiute da Gesù che, se fossero scritte una per una, penso che il mondo stesso non basterebbe a contenere i libri che si dovrebbero scrivere.
Pietro rimase addolorato che per la terza volta Gesù gli domandasse “Mi vuoi bene?”. In realtà era la prima, perché le altre due volte gli aveva chiesto “mi ami?”. Qualche studioso deduce che andrebbe tradotto la terza volta e non per la terza volta. Il dolore di Pietro non sarebbe dunque dovuto all’insistenza della domanda quanto al suo cambiamento. Gesù non chiede più mi ami ma semplicemente mi vuoi bene, riprendendo l’espressione di Pietro stesso. Non siamo fatti per volerci un po’ di bene. Siamo fatti per amare. Gesù non ci chiede di essere brave persone ma di essere amore. Tante volte non ci riusciamo, è vero, e abbiamo appena la forza di volerci bene. Ma dobbiamo sentirci chiedere amore. Dobbiamo sentirci sfidati a dare la vita, a dare tutto. Non siamo fatti per le mezze misure. La richiesta dev’essere totale. La risposta sarà il più delle volte un disastro, ma non importa. Sentiremo Gesù dirci sempre solo una parola: seguimi.
Gv 21,15-19 (quando Gesù Risorto si fu manifestato ai discepoli ed essi ebbero mangiato) Gesù disse a Simon Pietro: «Simone, figlio di Giovanni, mi ami più di costoro?». Gli rispose: «Certo, Signore, tu lo sai che ti voglio bene». Gli disse: «Pasci i miei agnelli». Gli disse di nuovo, per la seconda volta: «Simone, figlio di Giovanni, mi ami?». Gli rispose: «Certo, Signore, tu lo sai che ti voglio bene». Gli disse: «Pascola le mie pecore». Gli disse per la terza volta: «Simone, figlio di Giovanni, mi vuoi bene?». Pietro rimase addolorato che per la terza volta gli domandasse “Mi vuoi bene?”, e gli disse: «Signore, tu conosci tutto; tu sai che ti voglio bene». Gli rispose Gesù: «Pasci le mie pecore. In verità, in verità io ti dico: quando eri più giovane ti vestivi da solo e andavi dove volevi; ma quando sarai vecchio tenderai le tue mani, e un altro ti vestirà e ti porterà dove tu non vuoi». Questo disse per indicare con quale morte egli avrebbe glorificato Dio. E, detto questo, aggiunse: «Seguimi».