Scavando in sé

C’è scritto pregò, ma dobbiamo leggerlo prega. Perché il risorto vive fuori dal tempo e la sua preghiera per noi è ora. È continua. Gesù prega adesso e prega perché noi siamo uno. Uno tra noi, uno con lui, uno in Dio. E del resto non può che essere così. C’è forse altro modo d’essere una cosa sola con i fratelli se non quello di essere uniti in Dio? Solo chi è in unità con Dio può essere in unità con i fratelli. Diversamente è sforzo di volontà, che dura finché può. Diversamente è utopia, che illude finché delude. Se vogliamo e cerchiamo la comunione d’animo con gli altri, dobbiamo passare tanto tempo da soli con Dio. È quella la via che porta ai cuori. Se ognuno scava in sé stesso trova l’identico mare che sta nel cuore del fratello. Risalendo quella corrente si diventa una cosa sola.

Gv 17,20-26     Gesù, alzàti gli occhi al cielo, pregò dicendo:
«Non prego solo per questi, ma anche per quelli che crederanno in me mediante la loro parola: perché tutti siano una sola cosa; come tu, Padre, sei in me e io in te, siano anch’essi in noi, perché il mondo creda che tu mi hai mandato.
E la gloria che tu hai dato a me, io l’ho data a loro, perché siano una sola cosa come noi siamo una sola cosa. Io in loro e tu in me, perché siano perfetti nell’unità e il mondo conosca che tu mi hai mandato e che li hai amati come hai amato me.
Padre, voglio che quelli che mi hai dato siano anch’essi con me dove sono io, perché contemplino la mia gloria, quella che tu mi hai dato; poiché mi hai amato prima della creazione del mondo.
Padre giusto, il mondo non ti ha conosciuto, ma io ti ho conosciuto, e questi hanno conosciuto che tu mi hai mandato. E io ho fatto conoscere loro il tuo nome e lo farò conoscere, perché l’amore con il quale mi hai amato sia in essi e io in loro».

Nel mondo

Grazie a Dio, in questo mondo sono ancora in molti quelli che vogliono seriamente seguire suo Figlio. Alcuni di loro, forse per eccesso di scrupoli, sono guardinghi verso tutto ciò che li porterebbe a sbagliare. Ogni cosa che abbia a che fare coi cinque sensi viene considerata potenziale fonte di colpa, di scelte errate, di distrazione da Dio. Non resta che tagliare, disconnettersi, fino al punto da disincarnarsi e vivere come non avessero un corpo. Vi è un altro modo per vivere quaggiù pur essendo spirituali, ed è quello del Figlio di Dio. Il verbo si fece carne senza paura di entrare nel mondo lento e denso della materia. Consapevoli di non essere figli della materia ma dello Spirito, i discepoli di Gesù non temono il mondo perché sanno che sono custoditi dalla preghiera di Gesù stesso. Non fuggono dal mondo perché sanno di esservi stati mandati da Gesù come missionari della sua luce. Essi non sono del mondo, ma io li ho mandati nel mondo.

Gv 17,11-19  Gesù, alzàti gli occhi al cielo, pregò dicendo:
«Padre santo, custodiscili nel tuo nome, quello che mi hai dato, perché siano una sola cosa, come noi.
Quand’ero con loro, io li custodivo nel tuo nome, quello che mi hai dato, e li ho conservati, e nessuno di loro è andato perduto, tranne il figlio della perdizione, perché si compisse la Scrittura. Ma ora io vengo a te e dico questo mentre sono nel mondo, perché abbiano in se stessi la pienezza della mia gioia. Io ho dato loro la tua parola e il mondo li ha odiati, perché essi non sono del mondo, come io non sono del mondo.
Non prego che tu li tolga dal mondo, ma che tu li custodisca dal Maligno. Essi non sono del mondo, come io non sono del mondo. Consacrali nella verità. La tua parola è verità. Come tu hai mandato me nel mondo, anche io ho mandato loro nel mondo; per loro io consacro me stesso, perché siano anch’essi consacrati nella verità».

Respiro

Ieri tra amici si scherzava: “Mattia è l’unico apostolo non chiamato da Gesù ma scelto dai dadi”. Sì, è vero che gettarono a sorte e che cadde su Mattia. Ma i requisiti dei candidati a prendere il posto del povero Giuda erano chiari. Doveva essere scelto tra coloro che sono stati con noi per tutto il tempo nel quale il Signore Gesù ha vissuto fra noi, cominciando dal battesimo di Giovanni fino al giorno in cui è stato di mezzo a noi assunto in cielo. Quindi uno che non si era perso nulla, dal battesimo all’ascensione. Dunque i Dodici Apostoli non erano stati soli in quei tre anni con Gesù. Evidentemente c’era un gruppo altrettanto stretto a Gesù, altrettanto fedele nel seguirlo, pur se forse meno ufficiale. Insomma: i Dodici erano dodici ma anche di più. E poi sappiamo che c’erano le donne (mogli, fidanzate, sorelle, amiche, discepole) e la Madre di Gesù e i suoi fratelli (cugini di sangue o fratelli veri e propri?). Era una comunità varia, ampia, mobile nel territorio e mobile nella mentalità. Che grande respiro!

San Mattia Apostolo Atti 1 Pietro si alzò in mezzo ai fratelli – il numero delle persone radunate era di circa centoventi – e disse: «Fratelli, era necessario che si compisse ciò che nella Scrittura fu predetto dallo Spirito Santo per bocca di Davide riguardo a Giuda, diventato la guida di quelli che arrestarono Gesù. Egli infatti era stato del nostro numero e aveva avuto in sorte lo stesso nostro ministero. Sta scritto infatti nel libro dei Salmi:
“La sua dimora diventi deserta
e nessuno vi abiti”,
e: “Il suo incarico lo prenda un altro”.
Bisogna dunque che, tra coloro che sono stati con noi per tutto il tempo nel quale il Signore Gesù ha vissuto fra noi, cominciando dal battesimo di Giovanni fino al giorno in cui è stato di mezzo a noi assunto in cielo, uno divenga testimone, insieme a noi, della sua risurrezione».
Ne proposero due: Giuseppe, detto Barsabba, soprannominato Giusto, e Mattia. Poi pregarono dicendo: «Tu, Signore, che conosci il cuore di tutti, mostra quale di questi due tu hai scelto per prendere il posto in questo ministero e apostolato, che Giuda ha abbandonato per andarsene al posto che gli spettava». Tirarono a sorte fra loro e la sorte cadde su Mattia, che fu associato agli undici apostoli.

È con te

A volte è proprio così. Si ha la sensazione di essere lasciati soli, di essere circondati da tante persone che però stanno ciascuna per conto suo. Tante luci che pensano a brillar da sé, possibilmente superando le altre. Quando Gesù viveva questa forte e bruciante esperienza, quando constatava d’esser di fatto solo, rientrava in sé stesso a domandarsi se fosse realmente così. Sì, è vero. Il più delle volte gli altri ci cercano solo perché hanno bisogno. Non c’è amore che non abbia sete d’esser ripagato. Siamo tutti così, anche Dio? Anche Lui ci lascia soli? Il Padre è sempre con me, diceva Gesù. Io sono con voi tutti i giorni, dice Gesù a noi. Ripetiamocelo, non per darci una consolazione ma perché è la verità. La consapevolezza della compagnia di Dio Amore ci rende pieni di luce e bontà. Quando gli altri, quelli che ci hanno lasciati soli, torneranno li accoglieremo con un sorriso senza alcun rimprovero.

Gv 16,29-33    dissero i discepoli a Gesù: «Ecco, ora parli apertamente e non più in modo velato. Ora sappiamo che tu sai tutto e non hai bisogno che alcuno t’interroghi. Per questo crediamo che sei uscito da Dio».
Rispose loro Gesù: «Adesso credete? Ecco, viene l’ora, anzi è già venuta, in cui vi disperderete ciascuno per conto suo e mi lascerete solo; ma io non sono solo, perché il Padre è con me.
Vi ho detto questo perché abbiate pace in me. Nel mondo avete tribolazioni, ma abbiate coraggio: io ho vinto il mondo!».

Ascensione

Una decisione che segna un passaggio molto forte. Gesù Risorto si stacca dai suoi dopo quaranta giorni di vita insieme. Il controllo che aveva su ogni singola cellula del suo corpo gli consentiva di rendersi fisicamente presente ovunque, così come di scomparire alla vista. Questa volta però la decisione pare definitiva, fino a quando tornerà, come dicono gli angeli nel racconto degli Atti. La domanda resta: davvero non è più tornato in terra con il corpo, magari non visto e non riconosciuto da nessuno?


Mentre essi parlavano di queste cose, Gesù in persona stette in mezzo a loro e disse: «Pace a voi!». Sconvolti e pieni di paura, credevano di vedere un fantasma. Ma egli disse loro: «Perché siete turbati, e perché sorgono dubbi nel vostro cuore? Guardate le mie mani e i miei piedi: sono proprio io! Toccatemi e guardate; un fantasma non ha carne e ossa, come vedete che io ho». Dicendo questo, mostrò loro le mani e i piedi. Ma poiché per la gioia non credevano ancora ed erano pieni di stupore, disse: «Avete qui qualche cosa da mangiare?». Gli offrirono una porzione di pesce arrostito; egli lo prese e lo mangiò davanti a loro.
Poi disse: «Sono queste le parole che io vi dissi quando ero ancora con voi: bisogna che si compiano tutte le cose scritte su di me nella legge di Mosè, nei Profeti e nei Salmi». Allora aprì loro la mente per comprendere le Scritture e disse loro: «Così sta scritto: il Cristo patirà e risorgerà dai morti il terzo giorno, e nel suo nome saranno predicati a tutti i popoli la conversione e il perdono dei peccati, cominciando da Gerusalemme. Di questo voi siete testimoni. Ed ecco, io mando su di voi colui che il Padre mio ha promesso; ma voi restate in città, finché non siate rivestiti di potenza dall’alto».
Poi li condusse fuori verso Betània e, alzate le mani, li benedisse. Mentre li benediceva, si staccò da loro e veniva portato su, in cielo. Ed essi si prostrarono davanti a lui; poi tornarono a Gerusalemme con grande gioia e stavano sempre nel tempio lodando Dio.

Il Padre

Il Padre di certo non si offende se non ci rivolgiamo direttamente a lui. Siamo liberissimi di affidarci all’intercessione dei santi o di persone care che ora vivono in Dio. Appunto: se vivono in-Dio, noi parlando a loro parliamo ad un’espressione di Dio, ad una sua manifestazione particolare. Eppure è bello parlare direttamente a Dio, rivolgendogli i nostri pensieri, il nostro più grande grazie, confidando a lui le nostre paure e preoccupazioni. Proviamo, superiamo il disagio, chiediamo al Padre nel nome di Gesù. Finora non abbiamo chiesto nulla. Gesù afferma che nemmeno occorrerà la sua intercessione: il Padre stesso ci ama! Possiamo aggiungere: è stato proprio il Padre a inviarci Gesu, a parlargli di noi. Il primo intercessore è il Padre.

Gv 16,23-28   disse Gesù ai suoi discepoli:
«In verità, in verità io vi dico: se chiederete qualche cosa al Padre nel mio nome, egli ve la darà. Finora non avete chiesto nulla nel mio nome. Chiedete e otterrete, perché la vostra gioia sia piena.
Queste cose ve le ho dette in modo velato, ma viene l’ora in cui non vi parlerò più in modo velato e apertamente vi parlerò del Padre. In quel giorno chiederete nel mio nome e non vi dico che pregherò il Padre per voi: il Padre stesso infatti vi ama, perché voi avete amato me e avete creduto che io sono uscito da Dio.
Sono uscito dal Padre e sono venuto nel mondo; ora lascio di nuovo il mondo e vado al Padre».

Non c’è notte che possa

Succede che, finché si è sotto processo, l’ansia e la sofferenza sono indescrivibili. Cosa mi faranno? Cosa sarà di me e dei miei? Verrò creduto? Sarò capito? Il pianto e la tristezza sono il pane quotidiano perché la pena sta davanti a te ed è ignota. Poi viene l’ora della sentenza che, paradossalmente, anche se è pesante allevia: ora so quando sarà la fine. Ora posso scalare i giorni e, se pur siano migliaia, sono contati. Insomma, la sofferenza ci spaventa perché non ne conosciamo la durata. Sarò triste per sempre? Piangerò ancora per quanto? Sui muri delle celle spesso leggevo “Non c’è lunga notte che possa fermare il sorgere del sole”. Voi sarete nella tristezza, ma la vostra tristezza si cambierà in gioia. Il dolore ha una fine.

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Gv 16,16-23   disse Gesù ai suoi discepoli:
«In verità, in verità io vi dico: voi piangerete e gemerete, ma il mondo si rallegrerà. Voi sarete nella tristezza, ma la vostra tristezza si cambierà in gioia.
La donna, quando partorisce, è nel dolore, perché è venuta la sua ora; ma, quando ha dato alla luce il bambino, non si ricorda più della sofferenza, per la gioia che è venuto al mondo un uomo. Così anche voi, ora, siete nel dolore; ma vi vedrò di nuovo e il vostro cuore si rallegrerà e nessuno potrà togliervi la vostra gioia. Quel giorno non mi domanderete più nulla».

Eppure danzerete

Voi piangerete e gemerete, ma il mondo si rallegrerà. Voi sarete nella tristezza, ma la vostra tristezza si cambierà in gioia. Gesù spesso parla della nostra gioia. La desidera fortemente. È bello sapere che ci vuole felici. Si tratta di una gioia differente da quella che ci possiamo procurare da soli o con l’aiuto di altri. La gioia divina è infatti senza causa e confonde chi guarda dal di fuori: come può essere felice chi vive così? Come si può trovare la felicità servendo i più poveri, i più difficili e i meno attraenti? Eppure è così. È una gioia diversa, con tempi diversi. Soffri mentre tutti godono. Gioisci dove tutti rifuggono. Perché il tuo cuore è connesso con quello del Padre e vedi tutto a modo suo. E danzi sotto la pioggia tra le baracche del mondo, con Dio tra le braccia come un bimbo.

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Gv 16,16-20   disse Gesù ai suoi discepoli: «Un poco e non mi vedrete più; un poco ancora e mi vedrete».
Allora alcuni dei suoi discepoli dissero tra loro: «Che cos’è questo che ci dice: “Un poco e non mi vedrete; un poco ancora e mi vedrete”, e: “Io me ne vado al Padre”?». Dicevano perciò: «Che cos’è questo “un poco”, di cui parla? Non comprendiamo quello che vuol dire».
Gesù capì che volevano interrogarlo e disse loro: «State indagando tra voi perché ho detto: “Un poco e non mi vedrete; un poco ancora e mi vedrete”? In verità, in verità io vi dico: voi piangerete e gemerete, ma il mondo si rallegrerà. Voi sarete nella tristezza, ma la vostra tristezza si cambierà in gioia»

Mai immobili

Dunque il nostro non è un sistema chiuso e immutabile. Gesù ha dato il via, non ha messo il punto. Ha acceso il fuoco e ha promesso che sarebbe divenuto sempre più forte, alimentato dal soffio costante dello Spirito. Lo Spirito vi guiderà alla pienezza della verità. Ci farà sempre più maturare insomma. Quelli venuti prima di noi hanno letto il vangelo coi loro occhi e l’hanno vissuto nel loro tempo. Ora guardiamo indietro con sufficienza e sorridiamo presuntuosi, sentendoci moderni ed evoluti. Altri invece provano nostalgia e giudicano le attuali guide della Chiesa perché “cambiano la tradizione e trascurano i valori di un tempo”. Ma ad ogni tempo il suo Spirito per vivere il vangelo. La Chiesa non è un museo né la fiera dell’inedito. Ciò che conta non è conservare immutato o cambiare pur di apparire moderni. Ciò che conta è ascoltare lo Spirito. Perché Gesù ci ha chiesto questo.

URGENTE BISOGNO DI FONDI https://lalocandadellaparola.com/bdbf-onlus/

Gv 16,12-15  disse Gesù ai suoi discepoli:
«Molte cose ho ancora da dirvi, ma per il momento non siete capaci di portarne il peso.
Quando verrà lui, lo Spirito della verità, vi guiderà a tutta la verità, perché non parlerà da se stesso, ma dirà tutto ciò che avrà udito e vi annuncerà le cose future.
Egli mi glorificherà, perché prenderà da quel che è mio e ve lo annuncerà. Tutto quello che il Padre possiede è mio; per questo ho detto che prenderà da quel che è mio e ve lo annuncerà».

Spazio

Se non me ne vado non verrà a voi il Paraclito. Cosa sarebbe successo se Gesù risorto fosse rimasto per sempre coi suoi? Cosa significa che non sarebbe venuto lo Spirito? Forse significa che la relazione di Gesù coi suoi (e con noi) non sarebbe scesa nella parte più profonda dell’anima, dove Dio abita e dove siamo tutti uno-con-Lui. Sarebbe rimasta ibrida, alternata, ora spirituale ora psicologica. A volte la vita ci tiene un po’ distanti da chi amiamo. Il lavoro, lo studio, le vicende quotidiane, ci obbligano a non stare insieme. Vorremmo azzerare impegni e chilometri. Ci sono poi separazioni più lunghe, le emigrazioni, le malattie, la morte. Ma anche vivessimo sempre gli uni accanto agli altri, la comprensione reciproca non sarebbe mai totale. Resta sempre uno spazio. Ma è meglio per noi. Se si vuole volare insieme, bisogna lasciarsi spazio. È lo spazio del respiro, che si dice pneuma. Ovvero Spirito.

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Gv 16,5-11 disse Gesù ai suoi discepoli:
«Ora vado da colui che mi ha mandato e nessuno di voi mi domanda: “Dove vai?”. Anzi, perché vi ho detto questo, la tristezza ha riempito il vostro cuore.
Ma io vi dico la verità: è bene per voi che io me ne vada, perché, se non me ne vado, non verrà a voi il Paràclito; se invece me ne vado, lo manderò a voi.
E quando sarà venuto, dimostrerà la colpa del mondo riguardo al peccato, alla giustizia e al giudizio. Riguardo al peccato, perché non credono in me; riguardo alla giustizia, perché vado al Padre e non mi vedrete più; riguardo al giudizio, perché il principe di questo mondo è già condannato».