Quando verrà

Quando verrà lo Spirito della verità. Lo Spirito che vi farà vedere la realtà, che vi aprirà gli occhi dell’anima perché possiate vedere e sperimentare quanto Dio è vicino a ciascuno di voi. Allora in ogni difficoltà, fossero anche le peggiori e più umilianti persecuzioni, voi vedrete che la verità è un’altra. Dovessero pure scomunicarvi, voi saprete che in verità io non vi scomunico. Perché io sono comunione costante con voi che mi avete conosciuto, che mi avete fatto entrare nella vostra vita. Lo Spirito vi ricorderà in ogni istante che Io Sono Dio, che Io Sono colui che vi ama sempre.

Gv 15,26-16,24   disse Gesù ai suoi discepoli:
«Quando verrà il Paràclito, che io vi manderò dal Padre, lo Spirito della verità che procede dal Padre, egli darà testimonianza di me; e anche voi date testimonianza, perché siete con me fin dal principio.
Vi ho detto queste cose perché non abbiate a scandalizzarvi. Vi scacceranno dalle sinagoghe; anzi, viene l’ora in cui chiunque vi ucciderà crederà di rendere culto a Dio. E faranno ciò, perché non hanno conosciuto né il Padre né me. Ma vi ho detto queste cose affinché, quando verrà la loro ora, ve ne ricordiate, perché io ve l’ho detto».

Ho scelto voi

Tutto quello che chiederete al Padre nel mio nome, ve lo concederà, come lo concede a me. Ma perché questo vi accada occorre che anche voi siate in continua e totale unione con Dio Padre, come lo sono io. Occorre insomma che siate immersi nel mio amore, nel mio modo d’amare: amatevi gli uni gli altri come io ho amato voi. Rimanete nel mio amore, non allontanatevi. Rimanete. State di più con me, dedicate più tempo a stare con me, immaginando e sperimentando quanto amore provo per voi. Allora vi renderete conto che io ho scelto voi. Io ho scelto voi perché la vostra gioia sia piena.

Gv 15,9-17  Gesù disse ai suoi discepoli: «Come il Padre ha amato me, anche io ho amato voi. Rimanete nel mio amore. Se osserverete i miei comandamenti, rimarrete nel mio amore, come io ho osservato i comandamenti del Padre mio e rimango nel suo amore. Vi ho detto queste cose perché la mia gioia sia in voi e la vostra gioia sia piena.
Questo è il mio comandamento: che vi amiate gli uni gli altri come io ho amato voi. Nessuno ha un amore più grande di questo: dare la sua vita per i propri amici. Voi siete miei amici, se fate ciò che io vi comando. Non vi chiamo più servi, perché il servo non sa quello che fa il suo padrone; ma vi ho chiamato amici, perché tutto ciò che ho udito dal Padre mio l’ho fatto conoscere a voi.
Non voi avete scelto me, ma io ho scelto voi e vi ho costituiti perché andiate e portiate frutto e il vostro frutto rimanga; perché tutto quello che chiederete al Padre nel mio nome, ve lo conceda. Questo vi comando: che vi amiate gli uni gli altri».

Distacco

L’odio si manifesta in molti modi. In varie parti del mondo i cristiani sono odiati in modo diretto, con violenza fisica, psicologica, trattati come cittadini di seconda classe. Nella piccola parte di mondo in cui viviamo, la parte che di fatto comanda e decide le sorti di tutti, questo odio di cui parla Gesù parrebbe non esserci. Potremmo dire di non essere liberi di manifestare la nostra fede? Eppure i cristiani, quelli veri intendo, non possono non dare fastidio perché il mondo tende ad amare ciò che viene da lui e non ciò che va controcorrente come Gesù di Nazareth. E se da noi è regola assoluta lasciarsi tutti liberi di pensare e fare qualsiasi cosa, l’odio si manifesterà in altra maniera. L’odio assumerà l’abito della indifferenza. Il cristiano si sente odiato perché si sente ignorato, inascoltato, non visto. Dal Papa al padre di famiglia, siamo liberi di parlare e credere, ma avremo la sensazione che a nessuno importi di ciò che diciamo e facciamo. Questa amara sensazione non deve gettarci nella tristezza. È conseguenza diretta del nostro legame con Gesù. Siamo diversi. Non siamo uniformati alla massa. Il vangelo ci distacca nei pensieri e nelle azioni da coloro che ancora non conoscono Gesù e chi l’ha mandato.

Gv 15,18-21   disse Gesù ai suoi discepoli:
«Se il mondo vi odia, sappiate che prima di voi ha odiato me. Se foste del mondo, il mondo amerebbe ciò che è suo; poiché invece non siete del mondo, ma vi ho scelti io dal mondo, per questo il mondo vi odia.
Ricordatevi della parola che io vi ho detto: “Un servo non è più grande del suo padrone”. Se hanno perseguitato me, perseguiteranno anche voi; se hanno osservato la mia parola, osserveranno anche la vostra. Ma faranno a voi tutto questo a causa del mio nome, perché non conoscono colui che mi ha mandato».

Opere più grandi

Chi crede in me, anch’egli compirà le opere che io compio e ne compirà di più grandi di queste, perché io vado al Padre. E qualunque cosa chiederete nel mio nome, la farò. Parole di una potenza straordinaria, che ci dobbiamo ripetere mille e mille volte al giorno soprattutto in ogni istante di dubbio, tristezza e preoccupazione. Parole che ci interrogano anche. Nei millenni la Chiesa ha compiuto opere di ogni tipo, alcune meravigliose e altre vergognose. Abbiamo creato ospedali, lottato per i deboli, aperto scuole per i poveri. Abbiamo organizzato guerre, costruito palazzi faraonici e scritto libri di ogni genere. Ma perché non siamo diventati gli esperti numero uno in guarigioni miracolose e predicazione alle folle come era Gesù di Nazareth? Compirete le opere che io compio e ne farete di più grandi. Quante persone hai guarito tu nel nome di Gesù? Quanti demoni hai scacciato? Quanto pane hai moltiplicato? Perché non ne siamo capaci?

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Santi Filippo e Giacomo apostoli   Gv 14,6-14   disse Gesù a Tommaso: «Io sono la via, la verità e la vita. Nessuno viene al Padre se non per mezzo di me. Se avete conosciuto me, conoscerete anche il Padre mio: fin da ora lo conoscete e lo avete veduto».
Gli disse Filippo: «Signore, mostraci il Padre e ci basta».
Gli rispose Gesù: «Da tanto tempo sono con voi e tu non mi hai conosciuto, Filippo? Chi ha visto me, ha visto il Padre. Come puoi tu dire: “Mostraci il Padre”? Non credi che io sono nel Padre e il Padre è in me? Le parole che io vi dico, non le dico da me stesso; ma il Padre, che rimane in me, compie le sue opere. Credete a me: io sono nel Padre e il Padre è in me. Se non altro, credetelo per le opere stesse.
In verità, in verità io vi dico: chi crede in me, anch’egli compirà le opere che io compio e ne compirà di più grandi di queste, perché io vado al Padre. E qualunque cosa chiederete nel mio nome, la farò, perché il Padre sia glorificato nel Figlio. Se mi chiederete qualche cosa nel mio nome, io la farò»

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La mia gioia

Ecco, non dimentichiamolo: il motivo di tutto ciò è la nostra gioia. Tutto ciò che ci ha detto Gesù, l’ha detto per la nostra gioia. Non per altro. Ripetiamolo di continuo: è per la mia gioia, è per la mia gioia. Il vangelo è per la mia gioia. Amare come Gesù ha amato, come il Padre ha amato lui, procura gioia. Vi ho detto queste cose perché la mia gioia sia in voi e la vostra gioia sia piena. Non dimentichiamo quindi che Gesù stesso era una persona piena di gioia. Era felice, sereno, sorridente. Gli piaceva fare quello che faceva. Gli dava gioia guarire la gente, scacciare i mali, insegnare alla folla. Gli dava pienezza argomentare coi farisei, prender sassate dai samaritani, rispondere ai saltafossi dei farisei. Sì, perché proprio le fatiche e le incomprensioni gli davano occasione di legarsi più fortemente al Padre per rimanere nel suo amore. Nulla li poteva separare. Nulla può separarci dall’amore del Padre, dalla sapienza del Figlio, dalla potenza dello Spirito.

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Gv 15,9-11   disse Gesù ai suoi discepoli:
«Come il Padre ha amato me, anche io ho amato voi. Rimanete nel mio amore.
Se osserverete i miei comandamenti, rimarrete nel mio amore, come io ho osservato i comandamenti del Padre mio e rimango nel suo amore.
Vi ho detto queste cose perché la mia gioia sia in voi e la vostra gioia sia piena».

Costantemente

Per tutti Gesù era il figlio del carpenterie e dunque non si spiegavano la sua sapienza e i suoi prodigi. Come se Giuseppe non avesse da insegnare altro che carpenteria. E se invece fosse proprio lui la fonte della saggezza di Gesù e della sua fede? Noi che dai vangeli conosciamo più l’animo di Giuseppe che la sua professionalità, siamo avvantaggiati. Possiamo infatti intuire chiaramente che uno dei primi maestri di vita e di fede di Gesù fu proprio lui. Non dimentichiamo che se Maria non fu lapidata e Gesù non fu di conseguenza “abortito” nel suo grembo, fu proprio grazie alla libertà di Giuseppe che non volle denunciarla come richiesto dalla legge. Egli seppe ascoltare l’angelo della propria coscienza che lo spingeva a non temere e a credere all’amore innocente di Maria. Noi vediamo la gente che fa questo o quel mestiere e la identifichiamo con esso. Ma dentro al muratore, al falegname, alla maestra, al dottore e alla commessa, c’è un lavoro continuo d’altro genere e ben più forte. È il lavoro che Dio compie costantemente per portare quell’anima a piena maturazione.

San Giuseppe lavoratore   Mt 13,54-58   Gesù, venuto nella sua patria, insegnava nella loro sinagoga e la gente rimaneva stupita e diceva: «Da dove gli vengono questa sapienza e i prodigi? Non è costui il figlio del falegname? E sua madre, non si chiama Maria? E i suoi fratelli, Giacomo, Giuseppe, Simone e Giuda? E le sue sorelle, non stanno tutte da noi? Da dove gli vengono allora tutte queste cose?». Ed era per loro motivo di scandalo.
Ma Gesù disse loro: «Un profeta non è disprezzato se non nella sua patria e in casa sua». E lì, a causa della loro incredulità, non fece molti prodigi.

La mia pace

Vi lascio la pace, dice Gesù. “Si vis pacem, para bellum”, risponde Roma con la sua saggezza pagana e falsa. Eppure ancora le si crede: se vuoi la pace, prepara la guerra. Non è forse così che viviamo? Ci fosse un solo capo di Stato che uscisse dal coro. Tutti a ripetere “pace” inviando bombe. Vi lascio la pace, la mia pace, non come la dà il mondo. La pace del mondo è giusto appena un’assenza di guerra. È una non belligeranza ottenuta per sfinimento, per dissanguamento reale ed economico. La pace di Gesù è dentro di noi, è la pace del cuore. E un cuore di pace non può che diffonderla. La pace non è qualcosa che devono fare gli altri. La pace inizia da noi, da dentro di noi.

Gv 14, 27-31     disse Gesù ai suoi discepoli:
«Vi lascio la pace, vi do la mia pace. Non come la dà il mondo, io la do a voi.
Non sia turbato il vostro cuore e non abbia timore. Avete udito che vi ho detto: “Vado e tornerò da voi”. Se mi amaste, vi rallegrereste che io vado al Padre, perché il Padre è più grande di me. Ve l’ho detto ora, prima che avvenga, perché, quando avverrà, voi crediate.
Non parlerò più a lungo con voi, perché viene il prìncipe del mondo; contro di me non può nulla, ma bisogna che il mondo sappia che io amo il Padre, e come il Padre mi ha comandato, così io agisco».

Ricevimi

“A volte la relazione che ti offro sembra troppo bella per essere vera. Io riverso in te la mia vera vita, tu devi solo ricevermi. In un mondo fatto di lavoro e di parole, ricevere stando seduti in silenzio sembra troppo facile. Ma c’è una stretta connessione tra ricevere e credere. Quanto più hai fede in me tanto più ottieni le mie benedizioni”. (S. Young)*   Venite a me voi tutti che siete stanchi e oppressi, e io vi darò ristoro.

** Sarah Young, Io Sono con te https://www.casadellabibbia.it/giornaliere/10113-io-sono-con-te-9788884690890.html

Mt 11,25-30  Gesù disse:
«Ti rendo lode, Padre, Signore del cielo e della terra, perché hai nascosto queste cose ai sapienti e ai dotti e le hai rivelate ai piccoli. Sì, o Padre, perché così hai deciso nella tua benevolenza. Tutto è stato dato a me dal Padre mio; nessuno conosce il Figlio se non il Padre, e nessuno conosce il Padre se non il Figlio e colui al quale il Figlio vorrà rivelarlo.
Venite a me, voi tutti che siete stanchi e oppressi, e io vi darò ristoro. Prendete il mio giogo sopra di voi e imparate da me, che sono mite e umile di cuore, e troverete ristoro per la vostra vita. Il mio giogo infatti è dolce e il mio peso leggero».

Ogni passo con te

Lo chiede e lo richiede di continuo. Lo sentiamo come un mantra quotidiano da giorni. Gesù chiede una unità fortissima con lui. Rimanere uniti a lui. Abbiamo sbagliato in ogni modo nella vita: parlando, tacendo, agendo o restando inoperosi. Abbiamo sbagliato in segreto o in pubblico, facendo male ad altri o a noi stessi. Ma, guardando indietro, constatiamo sempre la stessa cosa: ogni sbaglio avviene a causa della disunità con Gesù. Essere una cosa sola con Lui porta ad esserlo anche col Padre e con la potenza dello Spirito. Essere distaccati da Gesù comporta la solitudine di chi non ha un Dio che è Amore. Rialziamoci dunque e riprendiamo a camminare col cielo in cuore: basta pronunciare il suo nome e la forza ritorna, la luce si riaccende e i miracoli riprendono ad accadere sotto i nostri occhi, al solo chiedere. Se rimanete in me e le mie parole rimangono in voi, chiedete quello che volete e vi sarà fatto.

Gv 15,1-8   Gesù disse ai suoi discepoli: «Io sono la vite vera e il Padre mio è l’agricoltore. Ogni tralcio che in me non porta frutto, lo taglia, e ogni tralcio che porta frutto, lo pota perché porti più frutto. Voi siete già puri, a causa della parola che vi ho annunciato.
Rimanete in me e io in voi. Come il tralcio non può portare frutto da se stesso se non rimane nella vite, così neanche voi se non rimanete in me. Io sono la vite, voi i tralci. Chi rimane in me, e io in lui, porta molto frutto, perché senza di me non potete far nulla. Chi non rimane in me viene gettato via come il tralcio e secca; poi lo raccolgono, lo gettano nel fuoco e lo bruciano.
Se rimanete in me e le mie parole rimangono in voi, chiedete quello che volete e vi sarà fatto. In questo è glorificato il Padre mio: che portiate molto frutto e diventiate miei discepoli».

Nuove cose

C’è sempre un passo da compiere. Anche quando l’opera sembra definitiva ed immutabile, qualcosa si può aggiungere, un’idea nuova può venire. Questa è la creazione, sempre in corso e mai terminata. Altrimenti saremmo con i dinosauri in giardino. Chi crede in me, anch’egli compirà le opere che io compio e ne compirà di più grandi di queste, perché io vado al Padre. E il Padre dà a chiunque crede nel Figlio i suoi stessi poteri creativi. Per questo nella Chiesa di Gesù si tiene in grande considerazione la tradizione, cioè ciò che abbiamo ricevuto. Ma si tiene in altrettanta considerazione l’intuizione, l’illuminazione che fa procedere e germogliare ciò che ci è stato tramandato. Considerare la tradizione come un oggetto da museo immodificabile significa tradirla. È invece un tesoro da investire e far fruttare. Voi farete opere più grandi delle mie, dice Gesù, perché lo Spirito crea ogni giorno nuove idee.

Gv 14,7-14   disse Gesù ai suoi discepoli: «Se avete conosciuto me, conoscerete anche il Padre mio: fin da ora lo conoscete e lo avete veduto».
Gli disse Filippo: «Signore, mostraci il Padre e ci basta».
Gli rispose Gesù: «Da tanto tempo sono con voi e tu non mi hai conosciuto, Filippo? Chi ha visto me, ha visto il Padre. Come puoi tu dire: “Mostraci il Padre”? Non credi che io sono nel Padre e il Padre è in me? Le parole che io vi dico, non le dico da me stesso; ma il Padre, che rimane in me, compie le sue opere. Credete a me: io sono nel Padre e il Padre è in me. Se non altro, credetelo per le opere stesse.
In verità, in verità io vi dico: chi crede in me, anch’egli compirà le opere che io compio e ne compirà di più grandi di queste, perché io vado al Padre. E qualunque cosa chiederete nel mio nome, la farò, perché il Padre sia glorificato nel Figlio. Se mi chiederete qualche cosa nel mio nome, io la farò.