Con me

Ascoltate l’audio che segue. Sono pochi secondi. E’ la voce di Leonora, la bimba in foto, tre anni, che mi invia la sua preghiera da Timor Est.

“Rona hau reza. …Padre hodi Filiu Spiritu Santo sira naran. Amen. Jesus hamutuk ho ha’u. – Ascolta che prego: nel nome del Padre, Figlio, Spirito Santo Amen. Gesù stai con me”. Letteralmente Gesù insieme con me. E può essere un’invocazione: stai con me. Può essere anche un atto di fede, al presente: Gesù sei con me. E dunque io con te. Perché chi non è con te, è contro di te e chi non si raccoglie in te, si disperde.

Lc 11,15-26. dopo che Gesù ebbe scacciato un demonio, alcuni dissero: «È per mezzo di Beelzebùl, capo dei demòni, che egli scaccia i demòni». Altri poi, per metterlo alla prova, gli domandavano un segno dal cielo.
Egli, conoscendo le loro intenzioni, disse: «Ogni regno diviso in se stesso va in rovina e una casa cade sull’altra. Ora, se anche Satana è diviso in se stesso, come potrà stare in piedi il suo regno? Voi dite che io scaccio i demòni per mezzo di Beelzebùl. Ma se io scaccio i demòni per mezzo di Beelzebùl, i vostri figli per mezzo di chi li scacciano? Per questo saranno loro i vostri giudici. Se invece io scaccio i demòni con il dito di Dio, allora è giunto a voi il regno di Dio.
Quando un uomo forte, bene armato, fa la guardia al suo palazzo, ciò che possiede è al sicuro. Ma se arriva uno più forte di lui e lo vince, gli strappa via le armi nelle quali confidava e ne spartisce il bottino.
Chi non è con me, è contro di me, e chi non raccoglie con me, disperde.
Quando lo spirito impuro esce dall’uomo, si aggira per luoghi deserti cercando sollievo e, non trovandone, dice: “Ritornerò nella mia casa, da cui sono uscito”. Venuto, la trova spazzata e adorna. Allora va, prende altri sette spiriti peggiori di lui, vi entrano e vi prendono dimora. E l’ultima condizione di quell’uomo diventa peggiore della prima».

Bussate

Non l’ha detto in due parole, di sfuggita. Non è un dettaglio, nei vangeli. È ripetuto, con sfumature differenti ma con identica insistenza: chiedete. Gesù ci mette cura, ci aggiunge esempi e immagini, fa di tutto perché lo si capisca bene: chiedete, cercate, bussate. Pare che la passione di Dio stia nel dare, nel farsi trovare, nell’aprire porte e vie di soluzione. Noi che abbiamo una spiegazione per tutto, noi che la strada ce la facciamo da soli, noi che siamo gli uomini che non devono chiedere mai, le ascolteremo queste parole? Ci danno gioia e sollievo? Che effetto ci fa sapere che Dio vuole darci una mano?

Lc 11,5-13 Gesù disse ai discepoli:
«Se uno di voi ha un amico e a mezzanotte va da lui a dirgli: “Amico, prestami tre pani, perché è giunto da me un amico da un viaggio e non ho nulla da offrirgli”, e se quello dall’interno gli risponde: “Non m’importunare, la porta è già chiusa, io e i miei bambini siamo a letto, non posso alzarmi per darti i pani”, vi dico che, anche se non si alzerà a darglieli perché è suo amico, almeno per la sua invadenza si alzerà a dargliene quanti gliene occorrono.
Ebbene, io vi dico: chiedete e vi sarà dato, cercate e troverete, bussate e vi sarà aperto. Perché chiunque chiede riceve e chi cerca trova e a chi bussa sarà aperto.
Quale padre tra voi, se il figlio gli chiede un pesce, gli darà una serpe al posto del pesce? O se gli chiede un uovo, gli darà uno scorpione? Se voi dunque, che siete cattivi, sapete dare cose buone ai vostri figli, quanto più il Padre vostro del cielo darà lo Spirito Santo a quelli che glielo chiedono!».

Padre

Insegnaci davvero a pregare, a chiamarti padre, madre. E fidarsi, fidarsi sempre di te che sai tutto e che tutto volgi a nostro favore. Insegnaci a non scoraggiarci, a ricordare che ci tieni a noi, che non ti dimentichi. Perdona i nostri dubbi, le nostre ansie immotivate, la nostra fatica nel fidarci di te. Insegnaci a riconoscere i fratelli che ci mandi in aiuto, ogni volta che invochiamo il tuo intervento. Rendici pane per gli altri, aprici gli occhi perché possiamo riconoscere le necessità dei fratelli. Farle nostre e con totale fiducia di figli suggerire al padre quale fratello aiutare.

Lc 11,1-4 Gesù si trovava in un luogo a pregare; quando ebbe finito, uno dei suoi discepoli gli disse: «Signore, insegnaci a pregare, come anche Giovanni ha insegnato ai suoi discepoli».
Ed egli disse loro: «Quando pregate, dite:
Padre,
sia santificato il tuo nome,
venga il tuo regno;
dacci ogni giorno il nostro pane quotidiano,
e perdona a noi i nostri peccati,
anche noi infatti perdoniamo a ogni nostro debitore,
e non abbandonarci alla tentazione».

Contempl-azione

Persino da risorto Gesù cucina. È raccontato nell’ultima pagina del vangelo di Giovanni. Era dunque un uomo di vita attiva, si direbbe con vocabolario ecclesiastico. Del resto era artigiano di formazione. È anche più volte scritto che stava assorto in solitaria preghiera, come un monaco di vita contemplativa. Allora non c’è che uscire dalla gara tra Marta e Maria, perché non c’è nessuna gara, nessun agonismo o confronto se non che quello tra essere in ascolto o essere distolto. È la focalizzazione su ciò che ci chiede il momento presente, che ci fa assumere la parte migliore. Quella peggiore invece è quella di chi lavora o prega, con l’attenzione ad altro e ad altri. Convinto e irritato che facciano di meno, che a nessuno importi, che nessuno apprezzi. Sentirsi in credito con la vita ci rende spesso lamentosi e a volte molto ingrati.

Lc 10,38-42 mentre erano in cammino, Gesù entrò in un villaggio e una donna, di nome Marta, lo ospitò.
Ella aveva una sorella, di nome Maria, la quale, seduta ai piedi del Signore, ascoltava la sua parola. Marta invece era distolta per i molti servizi.
Allora si fece avanti e disse: «Signore, non t’importa nulla che mia sorella mi abbia lasciata sola a servire? Dille dunque che mi aiuti». Ma il Signore le rispose: «Marta, Marta, tu ti affanni e ti agiti per molte cose, ma di una cosa sola c’è bisogno. Maria ha scelto la parte migliore, che non le sarà tolta».

Ancora

Che tristezza veder scoppiare un’altra guerra, proprio nella terra di cui racconta la parabola di Gesù. L’ennesima guerra nella sua terra. Che tristezza rivedere il teatrino dell’informazione che ha già deciso buoni e cattivi, sentire un’altra volta parlare di diritto alla difesa, ascoltare i collegamenti con gli inviati al fronte, i commenti degli esperti in studio. Siamo saturi di questa violenza, forse ci stiamo anche abituando. Non sia mai! Chi si abitua alla violenza e alla miseria, guarda e passa oltre. “Son cose che capitano, non possiamo farci nulla”. Chi vive di pace e di bellezza, prova compassione e si fa vicino, si approssima, a chiunque soffra. Chi ha com-passione, chi patisce con l’altro, costui riesce a farsi prossimo. Gli altri si fanno lontani, passano oltre e se ne vanno.

Lc 10,25-37 un dottore della Legge si alzò per mettere alla prova Gesù e chiese: «Maestro, che cosa devo fare per ereditare la vita eterna?». Gesù gli disse: «Che cosa sta scritto nella Legge? Come leggi?». Costui rispose: «Amerai il Signore tuo Dio con tutto il tuo cuore, con tutta la tua anima, con tutta la tua forza e con tutta la tua mente, e il tuo prossimo come te stesso». Gli disse: «Hai risposto bene; fa’ questo e vivrai».
Ma quello, volendo giustificarsi, disse a Gesù: «E chi è mio prossimo?». Gesù riprese: «Un uomo scendeva da Gerusalemme a Gèrico e cadde nelle mani dei briganti, che gli portarono via tutto, lo percossero a sangue e se ne andarono, lasciandolo mezzo morto. Per caso, un sacerdote scendeva per quella medesima strada e, quando lo vide, passò oltre. Anche un levìta, giunto in quel luogo, vide e passò oltre. Invece un Samaritano, che era in viaggio, passandogli accanto, vide e ne ebbe compassione. Gli si fece vicino, gli fasciò le ferite, versandovi olio e vino; poi lo caricò sulla sua cavalcatura, lo portò in un albergo e si prese cura di lui. Il giorno seguente, tirò fuori due denari e li diede all’albergatore, dicendo: “Abbi cura di lui; ciò che spenderai in più, te lo pagherò al mio ritorno”. Chi di questi tre ti sembra sia stato prossimo di colui che è caduto nelle mani dei briganti?». Quello rispose: «Chi ha avuto compassione di lui». Gesù gli disse: «Va’ e anche tu fa’ così».

Ad altri

Vi sarà tolto il regno di Dio e dato ad altri. Molte volte nei vangeli risuona questa espressione di Gesù. Può essere un monito, addirittura la minaccia di una punizione: Vi sarà tolto! È anche estremamente consolante: sarà dato ad altri. Cioè non andrà sprecato, non andrà perso. Noi che siamo così sensibili alla lotta allo spreco, soffriamo nel vedere sprecato il regno di Dio. Per secoli e millenni, nelle nostre terre, di generazione in generazione la gente ha seguito Gesù. Poi, d’improvviso, nel giro di una generazione, tutto è come se non ci fosse mai stato: non c’è più rispetto per il figlio di Dio, che viene cacciato fuori dalla vita reale. I rapporti con gli altri e con le cose, gli amori e i soldi, sono vissuti seguendo la propria personale scala di valori, non quella del vangelo di Gesù. Ma il Vangelo non andrà perso, sarà dato ad altri, lo daremo ad altri. Il messaggio di Gesù non si perderà, se noi non lo perderemo, se noi lo daremo a chi lo farà fruttare.

Mt 21,33-43 Gesù disse ai capi dei sacerdoti e agli anziani del popolo:
«Ascoltate un’altra parabola: c’era un uomo, che possedeva un terreno e vi piantò una vigna. La circondò con una siepe, vi scavò una buca per il torchio e costruì una torre. La diede in affitto a dei contadini e se ne andò lontano.
Quando arrivò il tempo di raccogliere i frutti, mandò i suoi servi dai contadini a ritirare il raccolto. Ma i contadini presero i servi e uno lo bastonarono, un altro lo uccisero, un altro lo lapidarono. Mandò di nuovo altri servi, più numerosi dei primi, ma li trattarono allo stesso modo.
Da ultimo mandò loro il proprio figlio dicendo: “Avranno rispetto per mio figlio!”. Ma i contadini, visto il figlio, dissero tra loro: “Costui è l’erede. Su, uccidiamolo e avremo noi la sua eredità!”. Lo presero, lo cacciarono fuori dalla vigna e lo uccisero.
Quando verrà dunque il padrone della vigna, che cosa farà a quei contadini?».
Gli risposero: «Quei malvagi, li farà morire miseramente e darà in affitto la vigna ad altri contadini, che gli consegneranno i frutti a suo tempo».
E Gesù disse loro: «Non avete mai letto nelle Scritture:
“La pietra che i costruttori hanno scartato
è diventata la pietra d’angolo;
questo è stato fatto dal Signore
ed è una meraviglia ai nostri occhi”?
Perciò io vi dico: a voi sarà tolto il regno di Dio e sarà dato a un popolo che ne produca i frutti».

Per riflettereA Bergamo un ragazzo lancia una raccolta di denaro per operare il suo cane. In pochi giorni raccoglie ventimila euro. A Milano ieri, sotto il pirellone migliaia di persone protestano per “l’assassinio di nove maiali” affetti da peste suina nel “santuario” che li ospitava. Ottobre missionario: finora hanno aderito all’iniziativa “un dollaro al giorno” per nutrire bambini e famiglie otto persone.

TVB

È vero, è forse poco ortodosso commentare il vangelo con la foto di una sigaretta. Ma sono quelle tre lettere che fanno la differenza: TVB, ti voglio bene. Me l’ha regalata ieri una alunna all’uscita da scuola. Dice tutto questa immagine. Mi ricorda di quante volte ho raccomandato di non fumare, di cercare di smettere. Mi ricorda la fatica dei primi tempi, anni fa, quando non era facile parlarsi, quando non c’era modo di farla entrare in classe. Ora lei era lì, col suo pacchetto di Chesterfield aperto, a offrirmi la cosa più preziosa, a donarmi ciò che mi poteva donare: “La prenda prof, gliela offro volentieri. Se la fuma domenica sera”. “Va bene, ma prima la firmi”. E lei non ha scritto il suo nome, né il mio. Ha scritto TVB, ti voglio bene, perché ogni volta che ci si vuole bene il nostro nome è scritto in cielo.

Lc 10 i settantadue tornarono pieni di gioia, dicendo: «Signore, anche i demòni si sottomettono a noi nel tuo nome».
Egli disse loro: «Vedevo Satana cadere dal cielo come una folgore. Ecco, io vi ho dato il potere di camminare sopra serpenti e scorpioni e sopra tutta la potenza del nemico: nulla potrà danneggiarvi. Non rallegratevi però perché i demòni si sottomettono a voi; rallegratevi piuttosto perché i vostri nomi sono scritti nei cieli»

D’oro

Ema fuan osan mean, hai il cuore d’oro, mi scriveva ieri una giovane mamma da Timor Est. Le avevo inviato i soldi per l’affitto di casa. I soldi che voi mi avevate dato. Cinquanta dollari. Fa effetto sentirsi chiamare “cuore d’oro”. Imbarazzante se è per cinquanta euro. Ho pensato a chi mi dà alloggio, a chi mi presta l’auto, a chi mi offre il pranzo. Sono circondato da prodigi di gentilezza e gratuità ben più grandi di quelli che compio. Ma per molto meno, vi è chi è grato molto di più. Ema fuan osan mean. Persona dal cuore d’oro. Le riconosciamo?

Lc 10,13-16 Gesù disse:
«Guai a te, Corazìn, guai a te, Betsàida! Perché, se a Tiro e a Sidòne fossero avvenuti i prodigi che avvennero in mezzo a voi, già da tempo, vestite di sacco e cosparse di cenere, si sarebbero convertite. Ebbene, nel giudizio, Tiro e Sidòne saranno trattate meno duramente di voi.
E tu, Cafàrnao, sarai forse innalzata fino al cielo? Fino agli inferi precipiterai!
Chi ascolta voi ascolta me, chi disprezza voi disprezza me. E chi disprezza me, disprezza colui che mi ha mandato».

La polvere sui piedi

La polvere della vostra città, che si è attaccata ai nostri piedi, noi non la scuotiamo. Forse è l’unico modo che abbiamo per sentirci un po’ meno diversi da voi, che ve ne andate scalzi per il mondo e la città. È ben altra la polvere che ci dobbiamo scuotere. Nella lezione di economia, mostravo alle ragazzine di quattordici anni un video con delle loro coetanee operaie tessili in Bangladesh. “Ora sapete chi fa i vestiti che indossate”, dicevo mostrando commosso i volti di quelle poverette. “Ecco perché puzzano”, mormora una ragazzina in prima fila. Poi incrocia il mio sguardo, arrossisce, le vengono le lacrime agli occhi dalla vergogna: “No prof non volevo dirlo”. “Vedi, a volte escono dalla nostra bocca delle parole che altri hanno messo nelle nostre orecchie”. Tu scuotile dal tuo cuore. Ma Sòdoma sarà trattata meno duramente di chi te le ha insegnate impolverandoti l’anima.

Lc 10,1-12 il Signore designò altri settantadue e li inviò a due a due davanti a sé in ogni città e luogo dove stava per recarsi.
Diceva loro: «La messe è abbondante, ma sono pochi gli operai! Pregate dunque il signore della messe, perché mandi operai nella sua messe! Andate: ecco, vi mando come agnelli in mezzo a lupi; non portate borsa, né sacca, né sandali e non fermatevi a salutare nessuno lungo la strada.
In qualunque casa entriate, prima dite: “Pace a questa casa!”. Se vi sarà un figlio della pace, la vostra pace scenderà su di lui, altrimenti ritornerà su di voi. Restate in quella casa, mangiando e bevendo di quello che hanno, perché chi lavora ha diritto alla sua ricompensa. Non passate da una casa all’altra.
Quando entrerete in una città e vi accoglieranno, mangiate quello che vi sarà offerto, guarite i malati che vi si trovano, e dite loro: “È vicino a voi il regno di Dio”. Ma quando entrerete in una città e non vi accoglieranno, uscite sulle sue piazze e dite: “Anche la polvere della vostra città, che si è attaccata ai nostri piedi, noi la scuotiamo contro di voi; sappiate però che il regno di Dio è vicino”. Io vi dico che, in quel giorno, Sòdoma sarà trattata meno duramente di quella città».

Francesco d’Assisi

Lo chiamavano Alter Christus e, come lui, era un uomo difficile da capire, da descrivere con una sola parola. Forse per questo ognuno si è fatto una sua idea e lo dipinge a modo suo. Chi lo chiama “il poverello d’Assisi”, chi ne fa un figlio dei fiori che parlava agli uccellini. Vi è chi ne esalta la povertà e chi invece è colpito dalla faccenda delle stigmate. Era un ragazzo borghese, di Assisi centro. A Milano diremmo “della Assisi bene”. La vita lo portò ad incontrare da vicino chi mai avrebbe immaginato: i detenuti e i poveri. Passò dalla loro parte, perché capì che erano quelli del suo mondo a ridurli così. Loro dovevano restare poveri perché pochi potessero restare ricchi. Si ribellò senza violenza, se non che quella che fece a se stesso impoverendosi e dandosi da fare per i poveracci. Lasciò il suo mondo, cambiò mentalità, cambiò vita. Chiamò sposa la povertà. Ma non la povertà propria. Lui sposò la povertà altrui. Lui sposò i poveri. Se per loro non c’era posto a palazzo, sarebbe andato a vivere con loro in periferia. Molti giovani lo seguirono, a migliaia. Lo chiamavano Alter Christus, e avevano ragione.

San Francesco d’Assisi Mt 11,25-30 Gesù disse: «Ti rendo lode, Padre, Signore del cielo e della terra, perché hai nascosto queste cose ai sapienti e ai dotti e le hai rivelate ai piccoli. Sì, o Padre, perché così hai deciso nella tua benevolenza. Tutto è stato dato a me dal Padre mio; nessuno conosce il Figlio se non il Padre, e nessuno conosce il Padre se non il Figlio e colui al quale il Figlio vorrà rivelarlo.
Venite a me, voi tutti che siete stanchi e oppressi, e io vi darò ristoro. Prendete il mio giogo sopra di voi e imparate da me, che sono mite e umile di cuore, e troverete ristoro per la vostra vita. Il mio giogo infatti è dolce e il mio peso leggero».