Il cielo

DILI, TIMOR EST   Vedrete il cielo aperto e gli angeli di Dio salire e scendere sopra il Figlio dell’uomo. Sopra ogni figlio e figlia dell’umanità. Anche quando sei indaffarato a portare le pesanti borse della spesa, guardando di non finire in qualche tombino aperto o sotto un camion che ti sfiora. Quando sei preso dai pensieri del lunedì mattino e ti domandi se la tua sia una vita o una giostra con giri da sette giorni. Quando ti dimentichi che sopra di te c’è un cielo, ecco che il cielo scende. I messaggi di Dio scendono su di te e sono tutti belli.* Dio ti rinforza, ti conferma, ti dice di non scoraggiarti perché non sei solo. Alza dunque gli occhi al cielo quando ti senti giù. Alza gli occhi al cielo, guarda fuori, respira e ripeti gli angeli di Dio salgono e scendono sopra di me. Invocali e scenderanno.

Santi Arcangeli Michele, Gabriele, Raffaele Gv 1,47-51 Gesù, visto Natanaèle che gli veniva incontro, disse di lui: «Ecco davvero un Israelita in cui non c’è falsità». Natanaèle gli domandò: «Come mi conosci?». Gli rispose Gesù: «Prima che Filippo ti chiamasse, io ti ho visto quando eri sotto l’albero di fichi». Gli replicò Natanaèle: «Rabbì, tu sei il Figlio di Dio, tu sei il re d’Israele!». Gli rispose Gesù: «Perché ti ho detto che ti avevo visto sotto l’albero di fichi, tu credi? Vedrai cose più grandi di queste!».
Poi gli disse: «In verità, in verità io vi dico: vedrete il cielo aperto e gli angeli di Dio salire e scendere sopra il Figlio dell’uomo».

*”anghelos” in greco significa messaggero e “euanghelion” (vangelo) bel messaggio

Alla porta

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DILI, TIMOR EST   Chi sono i veri lazzaroni? Quelli che chiedono elemosina come il povero Lazzaro o gli sdraiati sui divani di cui parla il profeta Amos? Forse entrambi , forse nessuno. Forse invece vero lazzarone è chi non fa nulla per gli altri, come il ricco della parabola. L’attimo va colto, la misericordia non può essere rinviata di giorno in giorno fino all’aldilà. Ogni omissione di bene scava un solco che, col tempo, diventa un grande abisso che ci allontana da Dio. Quando poi le parti sono invertite, quando a soffrire terribilmente siamo noi, allora vediamo chiaramente. Vediamo tutte le possibilità d’essere aiutati e tendiamo mani sperando. Solitudine, ansia, bisogno di consigli o di un semplice caffè. Macché, a volte pare di esser trasparenti, salvo quando torniamo utili. Che non ci capiti di fare lo stesso con gli altri, di vederli solo per usarli. Che non ci capiti di promettere aiuto e suscitare speranze e poi lasciarli lì, a fare anticamera tutta la vita, in attesa che manteniamo la parola.

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Gesù disse ai farisei:
«C’era un uomo ricco, che indossava vestiti di porpora e di lino finissimo, e ogni giorno si dava a lauti banchetti. Un povero, di nome Lazzaro, stava alla sua porta, coperto di piaghe, bramoso di sfamarsi con quello che cadeva dalla tavola del ricco; ma erano i cani che venivano a leccare le sue piaghe.
Un giorno il povero morì e fu portato dagli angeli accanto ad Abramo. Morì anche il ricco e fu sepolto. Stando negli inferi fra i tormenti, alzò gli occhi e vide di lontano Abramo, e Lazzaro accanto a lui. Allora gridando disse: “Padre Abramo, abbi pietà di me e manda Lazzaro a intingere nell’acqua la punta del dito e a bagnarmi la lingua, perché soffro terribilmente in questa fiamma”.
Ma Abramo rispose: “Figlio, ricòrdati che, nella vita, tu hai ricevuto i tuoi beni, e Lazzaro i suoi mali; ma ora in questo modo lui è consolato, tu invece sei in mezzo ai tormenti. Per di più, tra noi e voi è stato fissato un grande abisso: coloro che di qui vogliono passare da voi, non possono, né di lì possono giungere fino a noi”.
E quello replicò: “Allora, padre, ti prego di mandare Lazzaro a casa di mio padre, perché ho cinque fratelli. Li ammonisca severamente, perché non vengano anch’essi in questo luogo di tormento”. Ma Abramo rispose: “Hanno Mosè e i Profeti; ascoltino loro”. E lui replicò: “No, padre Abramo, ma se dai morti qualcuno andrà da loro, si convertiranno”. Abramo rispose: “Se non ascoltano Mosè e i Profeti, non saranno persuasi neanche se uno risorgesse dai morti”».

Migliorando

DILI, TIMOR EST   È davvero triste scoprire che qualcuno ha tante domande da rivolgerci, ma la paura lo ammutolisce. Paura della nostra stizzita reazione, paura di far la figura dell’ignorante, paura di disturbare. C’è poi la paura della risposta stessa, di ascoltare qualcosa difficile da accettare. E così si va avanti, persino in famiglia, con una quantità enorme di non detto e di non chiesto. Certe cose è meglio non saperle perché poi, se si sanno, bisogna pur affrontarle. La più triste assenza di domande però non è quella dovuta alla paura, ma alla presunzione di sapere già e dunque non avere nulla da chiedere. C’è poi chi di domande non se ne pone proprio e tutto gli va bene così. Tanto, in caso di bisogno, c’è l’intelligenza artificiale la quale però, al termine dell’uso, chiede sempre se ci è stata utile. E questa, va ammesso, è una domanda intelligente. Io, ovunque sia, rendo il mondo un posto migliore di come l’ho trovato?

Diffondi La Locanda della Parola

Lc9,43-45 mentre tutti erano ammirati di tutte le cose che faceva, Gesù disse ai suoi discepoli: «Mettetevi bene in mente queste parole: il Figlio dell’uomo sta per essere consegnato nelle mani degli uomini».
Essi però non capivano queste parole: restavano per loro così misteriose che non ne coglievano il senso, e avevano timore di interrogarlo su questo argomento.

Chi sono?

DILI, TIMOR EST   Noite, dico a un ragazzino incrociandolo nel buio della stradina che porta a casa mia. Osan, mi risponde, soldi. Chi dice la gente che io sia? Cosa vedono in me quando passo? Indosso una maglietta e un paio di pantaloni corti comprati al mercato dell’usato per un totale di due dollari, ma il ragazzino non li vede. Vede la mia pelle, vede osan. Tutto gli ha insegnato che chi è bianco non ha certamente le tasche vuote. Ed è così, poche storie. Ciò mi umilia, certo, ma sempre meno che dover chiedere una moneta. “Pedro”, mi sento chiamare entrando al bar. Era il bimbo di cui vi ho raccontato in agosto, quello a cui avevo offerto da mangiare. Non ricordavo nemmeno di avergli detto il mio nome. Chi dice la gente che io sia? La gente dice di te quello che crede di sapere: Elia, il Battista, un profeta, o un ricco, un turista, un bianco straniero. Ma il tuo nome lo ricorda solo chi hai amato.

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Lc 9,18-22    Un giorno Gesù si trovava in un luogo solitario a pregare. I discepoli erano con lui ed egli pose loro questa domanda: «Le folle, chi dicono che io sia?». Essi risposero: «Giovanni il Battista; altri dicono Elìa; altri uno degli antichi profeti che è risorto».
Allora domandò loro: «Ma voi, chi dite che io sia?». Pietro rispose: «Il Cristo di Dio».
Egli ordinò loro severamente di non riferirlo ad alcuno. «Il Figlio dell’uomo – disse – deve soffrire molto, essere rifiutato dagli anziani, dai capi dei sacerdoti e dagli scribi, venire ucciso e risorgere il terzo giorno».

Se lo vediamo

DILI, TIMOR EST Giovanni non può essersi rianimato, non può trattarsi di una morte apparente, dato che l’ho fatto decapitare io, dice Erode. Aveva ragione: senza testa non c’è vita. Guardiamo come va il mondo che ha dei capi senza testa. Un mondo decapitato. Che siano le super potenze o una repubblica ventenne come quella da cui scrivo, poco cambia. Non si vedono capi pensanti ma solo adolescenti comandanti. Non ci resta che fare come Erode, che almeno questa la faceva giusta. Non ci resta cioè che cercare di vedere Gesù. Se lo vediamo, la testa ci va a posto. Se non lo perdiamo di vista, ritroviamo i nostri pensieri.

Lc 9,7-9     il tetràrca Erode sentì parlare di tutti questi avvenimenti e non sapeva che cosa pensare, perché alcuni dicevano: «Giovanni è risorto dai morti», altri: «È apparso Elìa», e altri ancora: «È risorto uno degli antichi profeti».
Ma Erode diceva: «Giovanni, l’ho fatto decapitare io; chi è dunque costui, del quale sento dire queste cose?». E cercava di vederlo.

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Potere sui demoni

DILI, TIMOR EST    Come fece a trasmettere ai Dodici forza e potere su tutti i demòni e di guarire le malattie? E poi cosa si intende per guarire le malattie? Dovremmo forse credere che potevano curare la gente senza medicinali? Per non parlare del potere sui demòni, di cui si parla continuamente nei Vangeli. Comunque la risposta è sì, curavano senza medicinali. E la risposta è di nuovo sì, succede anche ora, certo non nelle nostre parrocchie dove di cose paranormali se ne vedono molte ma di miracoli pochi. Eppure di guaritori nel nome di Gesù ce ne sono molti, in altre chiese non cattoliche, su TikTok e Instagram, per le strade e alle fermate dei metro di grandi città. Per non parlare di altre religioni e antiche culture dove si trasmette il potere di curare la gente (o purtroppo di farla ammalare) usando forze che alla scienza risultano inspiegabili. Neppure io mi spiego alcune cose che vedo qui. Ma le vedo.

PS Alcuni lettori mi chiedono com’è andata l’estate in missione e com’è stato il rientro in Italia. Vi confermo però che non c’è stato alcun cambio di programma. Vi scrivo dunque da Timor Est dove sto lavorando al progetto della Associazione https://buonodentrobuonofuori.com/

Lc 9,1-6    Gesù convocò i Dodici e diede loro forza e potere su tutti i demòni e di guarire le malattie. E li mandò ad annunciare il regno di Dio e a guarire gli infermi.
Disse loro: «Non prendete nulla per il viaggio, né bastone, né sacca, né pane, né denaro, e non portatevi due tuniche. In qualunque casa entriate, rimanete là, e di là poi ripartite. Quanto a coloro che non vi accolgono, uscite dalla loro città e scuotete la polvere dai vostri piedi come testimonianza contro di loro».
Allora essi uscirono e giravano di villaggio in villaggio, ovunque annunciando la buona notizia e operando guarigioni.

Alcuni mi chiedono com’è andato il viaggio a Timor Est. IO SONO ANCORA A TIMOR EST!  https://buonodentrobuonofuori.com/come-aiutarci/

Fraternità

DILI, TIMOR EST   Ogni volta che si sperimenta un solo attimo di fraternità, si rivive questa pagina di vangelo. Chi mette in pratica la parola di Dio, cioè chi compie opere di misericordia, rivive un attimo della vita di Gesù stesso. Lui era costantemente connesso al Padre, era costantemente un canale di diffusione del suo Amore. Immagino la gioia di Maria a sentir suo figlio parlare così. Lei sapeva bene quanto Gesù la amasse come mamma, come donna, come sua prima discepola e maestra ad un tempo. Per esprimere il massimo della stima verso qualcuno Gesù diceva tu sei mia madre. Il rapporto che per definizione è unico e irripetibile, madre figlio, viene esteso a chi opera la Parola di Dio. Non si sentì ridotta da quelle parole, non fu meno madre. Anzi, la sua maternità si espanse, divenne il metro di misura del discepolo. Per avere un rapporto fraterno e addirittura materno con Gesù, devi amare il prossimo. Chiunque sia.

Lc 8,19-21 andarono da Gesù la madre e i suoi fratelli, ma non potevano avvicinarlo a causa della folla.
Gli fecero sapere: «Tua madre e i tuoi fratelli stanno fuori e desiderano vederti».
Ma egli rispose loro: «Mia madre e miei fratelli sono questi: coloro che ascoltano la parola di Dio e la mettono in pratica».

Nessun segreto

DILI, TIMOR EST   Qui è difficile tutto, nulla è pronto all’uso. La percentuale di imprevisti è così alta, che potrebbe far perdere la capacità di sperare. I giovani sono pieni di sogni, ma non li dicono a nessuno nel timore di rimanere poi delusi. “Meglio tenere tutto segreto in cuore e poi all’improvviso accadrà”, così mi dicono. I progetti di vita è meglio condividerli con una cerchia ristrettissima di persone non invidiose né pettegole. Ecco, noi siamo nella cerchia ristretta a cui Gesù vuole rivelare i suoi sogni. Non c’è segreto che non venga svelato a chi ascolta bene. E più ascolti, più impari ad ascoltare. Affidiamo a Lui ogni idea, ogni desiderio, non perché lo esaudiasca come il genio della lampada ma piuttosto perché ci dica la sua opinione e ci suggerisca eventuali modifiche. Non ci siano segreti tra noi e Lui.

Lc 8,16-18 Gesù disse alla folla:
«Nessuno accende una lampada e la copre con un vaso o la mette sotto un letto, ma la pone su un candelabro, perché chi entra veda la luce.
Non c’è nulla di segreto che non sia manifestato, nulla di nascosto che non sia conosciuto e venga in piena luce.
Fate attenzione dunque a come ascoltate; perché a chi ha, sarà dato, ma a chi non ha, sarà tolto anche ciò che crede di avere».

Scaltrezza!

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DILI, TIMOR EST    Una bella parabola, forte come una secchiata d’acqua in faccia. Sveglia! I figli di questo mondo sono più scaltri dei figli della luce. Prendete esempio e datevi una mossa. Possibile che tutto attorno a voi sia in movimento e sviluppo mentre voi state lì, fermi, senza molto entusiasmo, a ripetere le cose di sempre?* Rialzatevi, ingegnatevi, non siate quelli dei mille propositi mai attuati. Il mondo ha bisogno del messaggio del vangelo e non tocca ad altri diffonderlo: tocca a te. Rimbocchiamoci le maniche e iniziamo a mettere in ordine quel pezzo di mondo che siamo noi.

Lc 16,1-13   Gesù diceva ai discepoli:
«Un uomo ricco aveva un amministratore, e questi fu accusato dinanzi a lui di sperperare i suoi averi. Lo chiamò e gli disse: “Che cosa sento dire di te? Rendi conto della tua amministrazione, perché non potrai più amministrare”.
L’amministratore disse tra sé: “Che cosa farò, ora che il mio padrone mi toglie l’amministrazione? Zappare, non ne ho la forza; mendicare, mi vergogno. So io che cosa farò perché, quando sarò stato allontanato dall’amministrazione, ci sia qualcuno che mi accolga in casa sua”.
Chiamò uno per uno i debitori del suo padrone e disse al primo: “Tu quanto devi al mio padrone?”. Quello rispose: “Cento barili d’olio”. Gli disse: “Prendi la tua ricevuta, siediti subito e scrivi cinquanta”. Poi disse a un altro: “Tu quanto devi?”. Rispose: “Cento misure di grano”. Gli disse: “Prendi la tua ricevuta e scrivi ottanta”.
Il padrone lodò quell’amministratore disonesto, perché aveva agito con scaltrezza. I figli di questo mondo, infatti, verso i loro pari sono più scaltri dei figli della luce.
Ebbene, io vi dico: fatevi degli amici con la ricchezza disonesta, perché, quando questa verrà a mancare, essi vi accolgano nelle dimore eterne.
Chi è fedele in cose di poco conto, è fedele anche in cose importanti; e chi è disonesto in cose di poco conto, è disonesto anche in cose importanti. Se dunque non siete stati fedeli nella ricchezza disonesta, chi vi affiderà quella vera? E se non siete stati fedeli nella ricchezza altrui, chi vi darà la vostra?
Nessun servitore può servire due padroni, perché o odierà l’uno e amerà l’altro, oppure si affezionerà all’uno e disprezzerà l’altro. Non potete servire Dio e la ricchezza».

* Papa Leone https://www.diocesidiroma.it/discorso-di-papa-leone-xiv-allassemblea-della-diocesi-di-roma/

Il seminatore

DILI, TIMOR EST    Siamo ad un tempo tutti questi terreni. Ora ci entusiasmiamo, ora ci lasciamo soffocare, ora cediamo alla fatica delle prove. Altre volte diamo frutto. Dio è un seminatore particolare, perché semina se stesso. Dunque quello di Dio è un seme che ha la capacità di arare e bonificare il terreno stesso in cui cade. Se lo vogliamo, se lo chiediamo, lo Spirito curerà le nostre più inconsce ferite rendendoci pronti all’ascolto e all’azione.

Lc 8,4-15     poiché una grande folla si radunava e accorreva a lui gente da ogni città, Gesù disse con una parabola: «Il seminatore uscì a seminare il suo seme. Mentre seminava, una parte cadde lungo la strada e fu calpestata, e gli uccelli del cielo la mangiarono. Un’altra parte cadde sulla pietra e, appena germogliata, seccò per mancanza di umidità. Un’altra parte cadde in mezzo ai rovi e i rovi, cresciuti insieme con essa, la soffocarono. Un’altra parte cadde sul terreno buono, germogliò e fruttò cento volte tanto». Detto questo, esclamò: «Chi ha orecchi per ascoltare, ascolti!».
I suoi discepoli lo interrogavano sul significato della parabola. Ed egli disse: «A voi è dato conoscere i misteri del regno di Dio, ma agli altri solo con parabole, affinché
vedendo non vedano
e ascoltando non comprendano.
Il significato della parabola è questo: il seme è la parola di Dio. I semi caduti lungo la strada sono coloro che l’hanno ascoltata, ma poi viene il diavolo e porta via la Parola dal loro cuore, perché non avvenga che, credendo, siano salvati. Quelli sulla pietra sono coloro che, quando ascoltano, ricevono la Parola con gioia, ma non hanno radici; credono per un certo tempo, ma nel tempo della prova vengono meno. Quello caduto in mezzo ai rovi sono coloro che, dopo aver ascoltato, strada facendo si lasciano soffocare da preoccupazioni, ricchezze e piaceri della vita e non giungono a maturazione. Quello sul terreno buono sono coloro che, dopo aver ascoltato la Parola con cuore integro e buono, la custodiscono e producono frutto con perseveranza

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