
DILI, TIMOR EST Un anno fa, come oggi, Papa Francesco atterrava qui. Fu il suo più lungo viaggio e fu l’ultimo. Qui ancora sventola qualche bandiera di benvenuto. Sui finestrini dei bus capita di vedere il suo volto sorridente e la sua frase ormai famosa “Mi sono innamorato di Timor Est”. Mi ha sempre colpito, guardando le foto, la grande quantità di bottiglie d’acqua tenute in mano dalla folla oceanica. Perché, al passaggio del Papa, mostravano una bottiglia d’acqua?

Tutta la folla cercava di toccarlo, perché da lui usciva una forza che guariva tutti, dice di Gesù il vangelo di oggi. E davvero tutta la folla cercava di toccare Francesco e ricevere la forza della sua benedizione che guarisce. L’acqua, al solo suo passaggio, sarebbe stata benedetta. Ora me le immagino, quelle bottigliette, su qualche tavolino di plastica, nelle case di lamiera, magari nei villaggi lontani. In questa terra dove il sangue della guerra è ancora fresco, quell’acqua porta la forza di un santo che lava e purifica da ogni male.
Lc 6,12-19 Gesù se ne andò sul monte a pregare e passò tutta la notte pregando Dio. Quando fu giorno, chiamò a sé i suoi discepoli e ne scelse dodici, ai quali diede anche il nome di apostoli: Simone, al quale diede anche il nome di Pietro; Andrea, suo fratello; Giacomo, Giovanni, Filippo, Bartolomeo, Matteo, Tommaso; Giacomo, figlio di Alfeo; Simone, detto Zelota; Giuda, figlio di Giacomo; e Giuda Iscariota, che divenne il traditore.
Disceso con loro, si fermò in un luogo pianeggiante. C’era gran folla di suoi discepoli e gran moltitudine di gente da tutta la Giudea, da Gerusalemme e dal litorale di Tiro e di Sidòne, che erano venuti per ascoltarlo ed essere guariti dalle loro malattie; anche quelli che erano tormentati da spiriti impuri venivano guariti. Tutta la folla cercava di toccarlo, perché da lui usciva una forza che guariva tutti.








