A ciascuno

DILI, TIMOR EST   Non si è mai sentito che un dipendente restituisse parte del salario perché eccessivo, né di un datore di lavoro che ritenesse sottopagati i suoi. I soldi, quando si danno sono sempre troppi, quando si prendono son sempre troppo pochi. Però ci sono disparità che non si giustificano. Conosco una ragazza che qui lavora in un enorme negozio cinese di arredamento per casa, uffici e hotel. Lavorando sette giorni su sette, le ho chiesto se la domenica fosse pagata di più. Sì, sabato e domenica pagano 6  dollari mentre nei feriali 5 dollari. A giornata, non all’ora. Rispondo subito alla vostra osservazione: no, non bastano a campare, non è come pensiamo. Se il costo della vita fosse proporzionale ai salari, la povertà non ci sarebbe. Qui la vita è molto ma molto più cara che in Italia. Sia perché i salari sono dieci volte inferiori, sia perché alcuni beni costano come da noi. La sedia di plastica su cui siedo mentre vi scrivo mi è costata 15 dollari. Fate i conti. Dio distribuisce in base ai bisogni, non ai meriti. Noi non guardiamo né ai bisogni né ai meriti altrui ma al nostro massimo profitto. Ci hanno detto che è così che deve funzionare. Eppure potremmo fare delle nostre cose quello che vogliamo. Potremmo cioè pensare diversamente l’economia. Molta fame cesserebbe, per non parlare delle guerre.

Mt 20,1-16    Gesù disse ai suoi discepoli questa parabola:
«Il regno dei cieli è simile a un padrone di casa che uscì all’alba per prendere a giornata lavoratori per la sua vigna. Si accordò con loro per un denaro al giorno e li mandò nella sua vigna. Uscito poi verso le nove del mattino, ne vide altri che stavano in piazza, disoccupati, e disse loro: “Andate anche voi nella vigna; quello che è giusto ve lo darò”. Ed essi andarono. Uscì di nuovo verso mezzogiorno, e verso le tre, e fece altrettanto. Uscito ancora verso le cinque, ne vide altri che se ne stavano lì e disse loro: “Perché ve ne state qui tutto il giorno senza far niente?”. Gli risposero: “Perché nessuno ci ha presi a giornata”. Ed egli disse loro: “Andate anche voi nella vigna”.
Quando fu sera, il padrone della vigna disse al suo fattore: “Chiama i lavoratori e da’ loro la paga, incominciando dagli ultimi fino ai primi”. Venuti quelli delle cinque del pomeriggio, ricevettero ciascuno un denaro. Quando arrivarono i primi, pensarono che avrebbero ricevuto di più. Ma anch’essi ricevettero ciascuno un denaro. Nel ritirarlo, però, mormoravano contro il padrone dicendo: “Questi ultimi hanno lavorato un’ora soltanto e li hai trattati come noi, che abbiamo sopportato il peso della giornata e il caldo”.
Ma il padrone, rispondendo a uno di loro, disse: “Amico, io non ti faccio torto. Non hai forse concordato con me per un denaro? Prendi il tuo e vattene. Ma io voglio dare anche a quest’ultimo quanto a te: non posso fare delle mie cose quello che voglio? Oppure tu sei invidioso perché io sono buono?”.
Così gli ultimi saranno primi e i primi, ultimi».

Dico a te

DILI, TIMOR EST  Ieri pomeriggio ho aperto la porta sul retro della casa e mi sono trovato di fronte questa bambina col fratellino. Entrati da uno spiffero del cancello, erano venuti a giocare con la sabbia dei muratori e le scatole degli imballaggi. Ci ha poi lasciato questa immagine, a commento del vangelo di oggi. Sembra ammonirci: “Difficilmente un ricco entrerà nel regno dei cieli. Ma non temere, a Dio tutto è possibile. Ti aiuterà, se lo vuoi. Ti aprirà gli occhi come Gesù fece coi ciechi. I tuoi orecchi finalmente udranno la mia voce soffocata dal frastuono dei grandi e dei distratti. A Dio tutto è possibile, persino farti accorgere d’essere tu il ricco di cui sempre parla Gesù. Il ricco che lui è venuto a salvare usando la mia innocenza, la mia miseria”.

Mt 19,23-30     Gesù disse ai suoi discepoli: «In verità io vi dico: difficilmente un ricco entrerà nel regno dei cieli. Ve lo ripeto: è più facile che un cammello passi per la cruna di un ago, che un ricco entri nel regno di Dio».
A queste parole i discepoli rimasero molto stupiti e dicevano: «Allora, chi può essere salvato?». Gesù li guardò e disse: «Questo è impossibile agli uomini, ma a Dio tutto è possibile».
Allora Pietro gli rispose: «Ecco, noi abbiamo lasciato tutto e ti abbiamo seguito; che cosa dunque ne avremo?». E Gesù disse loro: «In verità io vi dico: voi che mi avete seguito, quando il Figlio dell’uomo sarà seduto sul trono della sua gloria, alla rigenerazione del mondo, siederete anche voi su dodici troni a giudicare le dodici tribù d’Israele. Chiunque avrà lasciato case, o fratelli, o sorelle, o padre, o madre, o figli, o campi per il mio nome, riceverà cento volte tanto e avrà in eredità la vita eterna. Molti dei primi saranno ultimi e molti degli ultimi saranno primi».

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Ogni giorno

DILI, TIMOR EST    Ancora questo argomento? Se dovessimo cancellare le pagine del vangelo che ci indicano come usare i beni, si assottiglierebbe moltissimo. Se vuoi essere perfetto, se senti che non ti basta evitare il male ma vuoi fare del bene, va’, vendi quello che possiedi, dallo ai poveri. Giorno per giorno, non avere paura. Fallo oggi, dai qualcosa ai poveri oggi. Inizia da questo giorno. E vieni! Seguimi! Seguimi oggi, pratica queste parole oggi. Non pensare di dover vendere tutto e impoverirti per sempre. Vai al mercato e compra qualche pesce in più. Invita qualche amico, digli di portare chi vuole. Lascia che i poveri entrino nella tua vita, fa’ che non siano un’eccezione. Oggi sarà un pranzo, domani dei vestiti, poi del denaro. Ma non ci sia giorno in cui non compi un’opera di misericordia corporale. Non avere paura, non andartene triste. È bellissimo.

Mt 19 un tale si avvicinò e gli disse: «Maestro, che cosa devo fare di buono per avere la vita eterna?». Gli rispose: «Perché mi interroghi su ciò che è buono? Buono è uno solo. Se vuoi entrare nella vita, osserva i comandamenti». Gli chiese: «Quali?».
Gesù rispose: «Non ucciderai, non commetterai adulterio, non ruberai, non testimonierai il falso, onora il padre e la madre e amerai il prossimo tuo come te stesso». Il giovane gli disse: «Tutte queste cose le ho osservate; che altro mi manca?». Gli disse Gesù: «Se vuoi essere perfetto, va’, vendi quello che possiedi, dallo ai poveri e avrai un tesoro nel cielo; e vieni! Seguimi!».
Udita questa parola, il giovane se ne andò, triste; possedeva infatti molte ricchezze.

Il consenso

DILI, TIMOR EST  Chissà perché Gesù disse queste cose. Probabilmente stava rispondendo a qualcuno che gli confidava grandi fatiche a casa, forti incomprensioni per averlo seguito. Ecco allora la risposta: Pensate che io sia venuto a portare pace sulla terra? No, io vi dico, ma divisione. D’ora innanzi, se in una famiglia vi sono cinque persone, saranno divisi tre contro due e due contro tre… Le scelte evangeliche non sono immediatamente comprensibili da tutti. Noi stessi impieghiamo molto tempo a capire quali sono le scelte personali che il Vangelo ci chiede. Non possiamo pretendere che chi ci è accanto, pur amandoci, possa condividerle all’istante, senza provare dubbi, perplessità o addirittura opposizione. Iniziamo a non porre noi alcuna resistenza a ciò che Gesù ci chiede personalmente. Gli altri poi certamente capiranno. Non sempre la loro disapprovazione o mancanza d’entusiasmo è segno d’errore.

Lc 12,49-53   Gesù disse ai suoi discepoli:
«Sono venuto a gettare fuoco sulla terra, e quanto vorrei che fosse già acceso! Ho un battesimo nel quale sarò battezzato, e come sono angosciato finché non sia compiuto!
Pensate che io sia venuto a portare pace sulla terra? No, io vi dico, ma divisione. D’ora innanzi, se in una famiglia vi sono cinque persone, saranno divisi tre contro due e due contro tre; si divideranno padre contro figlio e figlio contro padre, madre contro figlia e figlia contro madre, suocera contro nuora e nuora contro suocera».

Come bambini

DILI, TIMOR EST  È meglio circolare in tre col casco o da soli senza? Questa foto mi fa sorridere ogni volta che la guardo. Non riesco a rimproverare queste ragazze, forse perché conosco quanto è dura la loro vita e vederle ridere almeno un istante mi rasserena. Certo, essere come bambini, non significa questo. C’è poco da ridere di questi tempi in cui i bambini commettono reati da adulti e gli adulti litigano come bambini lanciandosi missili in testa. Quando non lottiamo, siamo tutti indaffarati a divertirci il più possibile e a restare giovani per sempre. Ma nemmeno questo è l’essere come bambini di cui parla Gesù. Si tratta invece di fidarsi di Dio come i bimbi si fidano di papà e mamma. Si tratta di vivere il momento presente come bambini concentrati nel gioco. Fidarsi della vita, sapendo che il Cielo provvederà a disporre secondo il nostro bene.

Mt 19,13-15    furono portati a Gesù dei bambini perché imponesse loro le mani e pregasse; ma i discepoli li rimproverarono.
Gesù però disse: «Lasciateli, non impedite che i bambini vengano a me; a chi è come loro, infatti, appartiene il regno dei cieli».
E, dopo avere imposto loro le mani, andò via di là.

Magnificat

DILI, TIMOR EST   Oggi qui è un giorno come tanti, fatto di lavoro, casa, scuola, polvere e caldo. Vi mando questa foto, presa al volo dall’auto. Una ragazza si affretta nella polvere con pesanti scarponi. Attorno a lei è tutto bianco e azzurro e persino le bottiglie di plastica fanno eco al cielo. Tutto ha i colori mariani, i colori dell’unica che ha saputo camminare in terra con il cuore in cielo. Ogni orma che lasciava nella polvere era un magnificat, un grazie cantato a Dio.

Assunzione di Maria Lc 1  Allora Maria disse:
«L’anima mia magnifica il Signore
e il mio spirito esulta in Dio, mio salvatore,
perché ha guardato l’umiltà della sua serva.
D’ora in poi tutte le generazioni mi chiameranno beata.
Grandi cose ha fatto per me l’Onnipotente
e Santo è il suo nome;
di generazione in generazione la sua misericordia
per quelli che lo temono.
Ha spiegato la potenza del suo braccio,
ha disperso i superbi nei pensieri del loro cuore;
ha rovesciato i potenti dai troni,
ha innalzato gli umili;
ha ricolmato di beni gli affamati,
ha rimandato i ricchi a mani vuote.
Ha soccorso Israele, suo servo,
ricordandosi della sua misericordia,
come aveva detto ai nostri padri,
per Abramo e la sua discendenza, per sempre».

Debiti pane e perdono

DILI, TIMOR EST Forse è la cosa più difficile perdonare. Guardare in faccia il male ricevuto e sapere che periodicamente tornerà alla memoria ed ogni volta perdonarlo di nuovo: settanta volte sette. Un’impresa ardua perché il perdono non cancella il ricordo, non porta a dimenticare. E meno si ha, più è difficile condonare i debiti. Per un dollaro si può perdere un’amicizia. Ma è proprio la memoria che ci può aiutare. Così come ricordiamo il male subìto, possiamo ricordare il perdono ricevuto. La forza di perdonare non viene da uno sforzo di volontà. Viene dalla gratitudine. Anche io sono stato perdonato settanta volte sette. Non dovrei aver pietà del mio compagno, così come hanno avuto pietà di me? Allora il perdono dei debiti diverrà quotidiano come il pane. Dacci oggi il nostro pane quotidiano e rimetti a noi i nostri debiti come noi li rimettiamo ai nostri debitori.

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Mt 18      Pietro si avvicinò a Gesù e gli disse: «Signore, se il mio fratello commette colpe contro di me, quante volte dovrò perdonargli? Fino a sette volte?».
E Gesù gli rispose: «Non ti dico fino a sette volte, ma fino a settanta volte sette.
Per questo, il regno dei cieli è simile a un re che volle regolare i conti con i suoi servi. Aveva cominciato a regolare i conti, quando gli fu presentato un tale che gli doveva diecimila talenti. Poiché costui non era in grado di restituire, il padrone ordinò che fosse venduto lui con la moglie, i figli e quanto possedeva, e così saldasse il debito. Allora il servo, prostrato a terra, lo supplicava dicendo: “Abbi pazienza con me e ti restituirò ogni cosa”. Il padrone ebbe compassione di quel servo, lo lasciò andare e gli condonò il debito.
Appena uscito, quel servo trovò uno dei suoi compagni, che gli doveva cento denari. Lo prese per il collo e lo soffocava, dicendo: “Restituisci quello che devi!”. Il suo compagno, prostrato a terra, lo pregava dicendo: “Abbi pazienza con me e ti restituirò”. Ma egli non volle, andò e lo fece gettare in prigione, fino a che non avesse pagato il debito.
Visto quello che accadeva, i suoi compagni furono molto dispiaciuti e andarono a riferire al loro padrone tutto l’accaduto. Allora il padrone fece chiamare quell’uomo e gli disse: “Servo malvagio, io ti ho condonato tutto quel debito perché tu mi hai pregato. Non dovevi anche tu aver pietà del tuo compagno, così come io ho avuto pietà di te?”. Sdegnato, il padrone lo diede in mano agli aguzzini, finché non avesse restituito tutto il dovuto.
Così anche il Padre mio celeste farà con voi se non perdonerete di cuore, ciascuno al proprio fratello».
Terminati questi discorsi, Gesù lasciò la Galilea e andò nella regione della Giudea, al di là del Giordano.

In mezzo a loro

DILI, TIMOR EST    Ieri sera, uscito di casa per fare la spesa, ho incontrato questo gruppo che in processione cantava e recitava il rosario. Lo sanno tutti che queste cose non sono la mia prima passione, ma mi hanno dato forza. Erano in mezzo al traffico, come nulla fosse e le auto a loro volta rallentavano con naturalezza, senza protestare. Mi sono fermato, mi sono fatto il segno della croce, li ho seguiti con lo sguardo finché ho potuto. Qui è ancora normale credere in Dio, pregare e farsi pubblicamente un bel segno della croce. Certo, sarà solo tradizione, sarà solo devozione, la fede non è tutta qui. Intanto però pregavano insieme, tra le auto e gli scooter, come fosse la cosa più normale al mondo. Ma forse non normale sono io che mi stupisco. Infatti dovrei saperlo che dove sono due o tre riuniti nel mio nome, lì sono io in mezzo a loro.

Mt 18,15-20 Gesù disse ai suoi discepoli:
«Se il tuo fratello commetterà una colpa contro di te, va’ e ammoniscilo fra te e lui solo; se ti ascolterà, avrai guadagnato il tuo fratello; se non ascolterà, prendi ancora con te una o due persone, perché ogni cosa sia risolta sulla parola di due o tre testimoni. Se poi non ascolterà costoro, dillo alla comunità; e se non ascolterà neanche la comunità, sia per te come il pagano e il pubblicano.
In verità io vi dico: tutto quello che legherete sulla terra sarà legato in cielo, e tutto quello che scioglierete sulla terra sarà sciolto in cielo.
In verità io vi dico ancora: se due di voi sulla terra si metteranno d’accordo per chiedere qualunque cosa, il Padre mio che è nei cieli gliela concederà. Perché dove sono due o tre riuniti nel mio nome, lì sono io in mezzo a loro».

I piccoli

DILI, TIMOR EST    Ecco i tre piccoli con cui ho scoperto, giorni fa, inciso nel cemento il graffito di un loro coetaneo degli anni 90. Questa è la loro espressione mentre gli traducevo il testo: “Un bimbo povero cerca una vita per realizzare i suoi sogni futuri”. Di sogno in sogno, di piccolo in piccolo, sta a noi non perderli di vista perché Dio li vede sempre. I loro angeli nei cieli vedono sempre la faccia del Padre mio che è nei cieli. Noi non vogliamo che Dio si occupi di ciò che piace a noi. Vogliamo essere noi a occuparci di ciò che piace a Dio. E a Dio piacciono questi piccoli che sognano. Chi sogna un mondo nuovo è un piccolo di Dio.

Mt 18  i discepoli si avvicinarono a Gesù dicendo: «Chi dunque è più grande nel regno dei cieli?».
Allora chiamò a sé un bambino, lo pose in mezzo a loro e disse:
«In verità io vi dico: se non vi convertirete e non diventerete come i bambini, non entrerete nel regno dei cieli. Perciò chiunque si farà piccolo come questo bambino, costui è il più grande nel regno dei cieli. E chi accoglierà un solo bambino come questo nel mio nome, accoglie me.
Guardate di non disprezzare uno solo di questi piccoli, perché io vi dico che i loro angeli nei cieli vedono sempre la faccia del Padre mio che è nei cieli.
Che cosa vi pare? Se un uomo ha cento pecore e una di loro si smarrisce, non lascerà le novantanove sui monti e andrà a cercare quella che si è smarrita? In verità io vi dico: se riesce a trovarla, si rallegrerà per quella più che per le novantanove che non si erano smarrite. Così è volontà del Padre vostro che è nei cieli, che neanche uno di questi piccoli si perda».

Per me e per te

DILI, TIMOR EST   Tra me e lei c’era un caffè sulla terrazza del bar. Dalla strada mi guardava sorridente e mi faceva ciao con la mano come a dire se scendi t’aspetto. Sei tu quella dell’anno scorso? Come sei diventata grande! Sì, sono diventata grande, mi dice dispiaciuta come fosse una malattia. Ha ragione: quando i bimbi iniziano a crescere vedi sparire l’innocenza dai loro occhi e iniziano ad assumere espressioni da adulti, da anziani. Di colpo gli crolla sulle spalle la consapevolezza della loro condizione. Vendi ancora limoni? No, ho il mango. Due dollari. Ihh karun, che caro! Sin karuuuun, ripete lei con l’espressione delle donne che vendono al mercato. Ecco la moneta ed ecco i mango. Come ti chiami? Ysha. Posso farti una foto? Puoi. E per l’emozione stringe con la mano la maglietta, mostrando così gli elastici portati al polso come braccialetto. Chiara d’Assisi non fuggì di casa per stare con Francesco. Francesco l’aiutò a fuggire per poter stare sempre con ragazzine come Ysha e tante altre, troppe, sempre di più. Francesco insegnò a Chiara che chi ama i poveri trova sempre il modo d’aiutarli. Va’ al mare, getta l’amo e prendi il primo pesce che viene su, aprigli la bocca e vi troverai una moneta d’argento.

La bambina dei limoni https://lalocandadellaparola.com/2024/08/01/angeli/

Santa Chiara d’Assisi Mt 17,22-27  mentre si trovavano insieme in Galilea, Gesù disse ai suoi discepoli: «Il Figlio dell’uomo sta per essere consegnato nelle mani degli uomini e lo uccideranno, ma il terzo giorno risorgerà». Ed essi furono molto rattristati.
Quando furono giunti a Cafàrnao, quelli che riscuotevano la tassa per il tempio si avvicinarono a Pietro e gli dissero: «Il vostro maestro non paga la tassa?». Rispose: «Sì».
Mentre entrava in casa, Gesù lo prevenne dicendo: «Che cosa ti pare, Simone? I re della terra da chi riscuotono le tasse e i tributi? Dai propri figli o dagli estranei?». Rispose: «Dagli estranei».
E Gesù replicò: «Quindi i figli sono liberi. Ma, per evitare di scandalizzarli, va’ al mare, getta l’amo e prendi il primo pesce che viene su, aprigli la bocca e vi troverai una moneta d’argento. Prendila e consegnala loro per me e per te».