L’attimo

Sei volte risuona in questa pagina il verbo preoccuparsi. Sei è il numero dell’incompletezza, del diavolo, di chi è vicino al traguardo (il sette è perfezione) ma non ci arriva mai. Come chi si pre-occupa di tante cose ma non si occupa dell’unica cosa importante: amare nel momento presente. Cercare il regno di Dio e la sua giustizia vuol dire occuparsi e non preoccuparsi. Occuparsi oggi del vestito, del cibo, del bere, di chi oggi ne ha bisogno. E anche quando ci si occupa degli altri non ci si deve preoccupare. Il Padre buono sa di che cosa abbiamo bisogno noi e gli altri e provvederà. Dio è buono e amico degli uomini. Con lui e in lui viviamo ogni nostra quotidiana necessità. Domani avremo altre necessità, e Dio sarà ancora con noi.

Ieri pomeriggio ci ha lasciato Maria Voce, detta Emmaus, la prima Presidente del Movimento dei Focolari dopo la scomparsa della fondatrice Chiara Lubich. Per Maria Voce preghiamo con tutto il cuore e già la ringraziamo per l’amore che Gesù ha potuto riversare in terra attraverso di lei.

Mt 6,24-34 Gesù disse ai suoi discepoli:
«Nessuno può servire due padroni, perché o odierà l’uno e amerà l’altro, oppure si affezionerà all’uno e disprezzerà l’altro. Non potete servire Dio e la ricchezza.
Perciò io vi dico: non preoccupatevi per la vostra vita, di quello che mangerete o berrete, né per il vostro corpo, di quello che indosserete; la vita non vale forse più del cibo e il corpo più del vestito?
Guardate gli uccelli del cielo: non séminano e non mietono, né raccolgono nei granai; eppure il Padre vostro celeste li nutre. Non valete forse più di loro? E chi di voi, per quanto si preoccupi, può allungare anche di poco la propria vita?
E per il vestito, perché vi preoccupate? Osservate come crescono i gigli del campo: non faticano e non filano. Eppure io vi dico che neanche Salomone, con tutta la sua gloria, vestiva come uno di loro. Ora, se Dio veste così l’erba del campo, che oggi c’è e domani si getta nel forno, non farà molto di più per voi, gente di poca fede?
Non preoccupatevi dunque dicendo: “Che cosa mangeremo? Che cosa berremo? Che cosa indosseremo?”. Di tutte queste cose vanno in cerca i pagani. Il Padre vostro celeste, infatti, sa che ne avete bisogno.
Cercate invece, anzitutto, il regno di Dio e la sua giustizia, e tutte queste cose vi saranno date in aggiunta.
Non preoccupatevi dunque del domani, perché il domani si preoccuperà di se stesso. A ciascun giorno basta la sua pena».

Un tesoro celeste

Tutti abbiamo una meta da raggiungere, un sogno da realizzare. Ma se ciò che ci orienta è vano e artificiale, siamo destinati al nulla. Forse Gesù intendeva dire questo. Non basta dunque avere obiettivi, non basta puntare risolutamente lo sguardo su qualcosa. Anche chi pianifica un genocidio ha obiettivi ben chiari, ma di certo non divini. Occorre essere illuminati e spendersi per ciò che ha valore anche in cielo. Cosa dunque ha davvero valore per noi?  Inseguo un tesoro celeste?

Mt 6,19-23  Gesù disse ai suoi discepoli:
«Non accumulate per voi tesori sulla terra, dove tarma e ruggine consumano e dove ladri scassìnano e rubano; accumulate invece per voi tesori in cielo, dove né tarma né ruggine consumano e dove ladri non scassìnano e non rubano. Perché, dov’è il tuo tesoro, là sarà anche il tuo cuore.
La lampada del corpo è l’occhio; perciò, se il tuo occhio è semplice, tutto il tuo corpo sarà luminoso; ma se il tuo occhio è cattivo, tutto il tuo corpo sarà tenebroso. Se dunque la luce che è in te è tenebra, quanto grande sarà la tenebra!».

Non sprecate

Pregando non sprecate parole. Ma pregate, anche quando vi sembra che pregando sprechiate tempo. Non è mai perso il tempo trascorso davanti a Dio, recuperando la centratura in Lui. Ogni preoccupazione diviene affidamento, ogni rabbia è lasciata al fuoco del suo amore. Non sprecate parole liturgiche pompose e barocche, non fate della preghiera il carnevale delle vesti dorate e delle lingue antiche. Tutto ciò vi appaga ma per un attimo solo. Pregate come figli, pregate ovunque siate. Pregate Dio Padre Nostro.

Mt 6,7-15 Gesù disse ai suoi discepoli:
«Pregando, non sprecate parole come i pagani: essi credono di venire ascoltati a forza di parole. Non siate dunque come loro, perché il Padre vostro sa di quali cose avete bisogno prima ancora che gliele chiediate.
Voi dunque pregate così:
Padre nostro che sei nei cieli,
sia santificato il tuo nome,
venga il tuo regno,
sia fatta la tua volontà,
come in cielo così in terra.
Dacci oggi il nostro pane quotidiano,
e rimetti a noi i nostri debiti
come anche noi li rimettiamo ai nostri debitori,
e non abbandonarci alla tentazione,
ma liberaci dal male.
Se voi infatti perdonerete agli altri le loro colpe, il Padre vostro che è nei cieli perdonerà anche a voi; ma se voi non perdonerete agli altri, neppure il Padre vostro perdonerà le vostre colpe».

Elemosina preghiera digiuno

Quando rinunciamo a qualcosa per farne dono a chi Dio ci ha suggerito, la gioia abita in noi. Dove c’è lo Spirito c’è la gioia, e solo chi ha lo Spirito può vincere la resistenza a elemosina, preghiera e digiuno (capire pregando a chi fare elemosina col digiuno da cose e denaro). Eppure poi riemerge la fatica, vorremmo essere notati, ringraziati, un pochino ammirati. Vorremmo almeno non essere lasciati soli in questo nostro dare, che almeno qualcuno si accorgesse che sì, siamo felici, ma c’è anche tanta fatica. Non si emette un bonifico così, come nulla fosse. Non si fa volontariato così, come fosse rilassante. Non si prega un’ora al giorno come fosse una dormita al sole. Gesù ci suggerisce di non cascarci e di lasciare tutto nel segreto del cuore. Per Dio, dice Gesù, non ci sono segreti. Sa benissimo quanta eroica fatica ci costa il bene che facciamo. Interverrà direttamente.

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Mt 6    Gesù disse ai suoi discepoli:
«State attenti a non praticare la vostra giustizia davanti agli uomini per essere ammirati da loro, altrimenti non c’è ricompensa per voi presso il Padre vostro che è nei cieli.
Dunque, quando fai l’elemosina, non suonare la tromba davanti a te, come fanno gli ipocriti nelle sinagoghe e nelle strade, per essere lodati dalla gente. In verità io vi dico: hanno già ricevuto la loro ricompensa. Invece, mentre tu fai l’elemosina, non sappia la tua sinistra ciò che fa la tua destra, perché la tua elemosina resti nel segreto; e il Padre tuo, che vede nel segreto, ti ricompenserà.
E quando pregate, non siate simili agli ipocriti che, nelle sinagoghe e negli angoli delle piazze, amano pregare stando ritti, per essere visti dalla gente. In verità io vi dico: hanno già ricevuto la loro ricompensa. Invece, quando tu preghi, entra nella tua camera, chiudi la porta e prega il Padre tuo, che è nel segreto; e il Padre tuo, che vede nel segreto, ti ricompenserà.
E quando digiunate, non diventate malinconici come gli ipocriti, che assumono un’aria disfatta per far vedere agli altri che digiunano. In verità io vi dico: hanno già ricevuto la loro ricompensa. Invece, quando tu digiuni, profùmati la testa e làvati il volto, perché la gente non veda che tu digiuni, ma solo il Padre tuo, che è nel segreto; e il Padre tuo, che vede nel segreto, ti ricompenserà».

I nemici

Countinua il “discorso della montagna”, che Gesù pronunciò su un monte. Discorso più ripido di una parete rocciosa. Amate i vostri nemici e pregate per quelli che vi perseguitano. Come scampare a tale impresa? C’è un trucco che tutti usiamo: dire di non avere nemici ed essere amici di tutti. Non mi oppongo a nulla e a nessuno, chiudendo gli occhi con un velo chiamato rispetto, tolleranza. Scambio il male per una semplice differenza di opinione e nulla più mi è nemico. Ma il vangelo non chiede questo. Ci sono persone che ci fanno male e ci perseguitano rovinandoci le notti e i giorni. Dobbiamo esserne consapevoli. E poi affidare questo dolore al Padre buono. Fingere non serve.

Mt 5,43-48 Gesù disse ai suoi discepoli:
«Avete inteso che fu detto: “Amerai il tuo prossimo” e odierai il tuo nemico. Ma io vi dico: amate i vostri nemici e pregate per quelli che vi perseguitano, affinché siate figli del Padre vostro che è nei cieli; egli fa sorgere il suo sole sui cattivi e sui buoni, e fa piovere sui giusti e sugli ingiusti.
Infatti, se amate quelli che vi amano, quale ricompensa ne avete? Non fanno così anche i pubblicani? E se date il saluto soltanto ai vostri fratelli, che cosa fate di straordinario? Non fanno così anche i pagani?
Voi, dunque, siate perfetti come è perfetto il Padre vostro celeste».

Ciò che conta

Sin da piccoli cresciamo con un fortissimo senso della proprietà e “mio” è una delle prime parole che impariamo appena iniziamo a giocare con altri bimbi. Crescendo cambiamo idea su molte cose e nemmeno Dio ha più importanza. Ma “mio” lo ripetiamo con la stessa convinzione e, se qualcuno ci chiede in prestito qualcosa, non sappiamo che fare. È giusto dare? Ammesso che lo sia, perché allora ci sentiamo sbagliati al solo lasciare una moneta nella cassetta delle offerte in chiesa? Nel nostro mondo ricco, dare denaro è tabù. Forse siamo liberi da ogni altro condizionamento, ma non da questo. Forse più che da avarizia, la nostra generosità è bloccata da un profondo e inconscio senso di colpa: il denaro non va dato, mai! E quando lo facciamo, un senso d’ansia ci coglie: se mi stessero usando? È il momento di ricordarsi le parole del maestro, scritte qui sotto. E la pace tornerà nel cuore.

Mt 5,38-42 Gesù disse ai suoi discepoli:
«Avete inteso che fu detto: “Occhio per occhio” e “dente per dente”. Ma io vi dico di non opporvi al malvagio; anzi, se uno ti dà uno schiaffo sulla guancia destra, tu pórgigli anche l’altra, e a chi vuole portarti in tribunale e toglierti la tunica, tu lascia anche il mantello.
E se uno ti costringerà ad accompagnarlo per un miglio, tu con lui fanne due.
Da’ a chi ti chiede, e a chi desidera da te un prestito non voltare le spalle».

Trinità

Un mistero, quello della Trinità, forse uno dei più grandi. Un mistero rivelato da Gesù, scritto cioè nei vangeli, in varie pagine. Un mistero, cioè una realtà esposta a tutti ma mai comprensibile del tutto. All’opposto dei segreti che, proprio perché immediatamente comprensibili, van tenuti nascosti. Non vi è nulla di segreto in Gesù, che ha sempre parlato di Dio come di un Padre Buono da cui lui viene. Così come lo Spirito, che guida la nostra vita suggerendo i passi, attimo per attimo, per restare dietro a Gesù.

SS. TRINITÀ disse Gesù ai suoi discepoli:
«Molte cose ho ancora da dirvi, ma per il momento non siete capaci di portarne il peso.
Quando verrà lui, lo Spirito della verità, vi guiderà a tutta la verità, perché non parlerà da se stesso, ma dirà tutto ciò che avrà udito e vi annuncerà le cose future.
Egli mi glorificherà, perché prenderà da quel che è mio e ve lo annuncerà. Tutto quello che il Padre possiede è mio; per questo ho detto che prenderà da quel che è mio e ve lo annuncerà».

Sì sì, no no

Come dicevamo ieri, Gesù estremizza il senso delle regole religiose al punto da renderle inutili. La tua parola, dice oggi, dev’essere così franca e sincera da non aver mai bisogno di essere rinforzata da alcun giuramento. Dunque non è questione di non giurare il falso, ma di non giurare affatto. Sia invece il vostro parlare: “Sì, sì”; “No, no”. Insomma, ogni nostra parola dev’essere pronunciata come fosse giurata.

Mt 5,33-37   Gesù disse ai suoi discepoli:
«Avete anche inteso che fu detto agli antichi: “Non giurerai il falso, ma adempirai verso il Signore i tuoi giuramenti”. Ma io vi dico: non giurate affatto, né per il cielo, perché è il trono di Dio, né per la terra, perché è lo sgabello dei suoi piedi, né per Gerusalemme, perché è la città del grande Re. Non giurare neppure per la tua testa, perché non hai il potere di rendere bianco o nero un solo capello. Sia invece il vostro parlare: “Sì, sì”; “No, no”; il di più viene dal Maligno».

Ma io vi dico

Chissà perché il messaggio di Gesù viene spesso interpretato come la versione soft del messaggio di Dio Padre. Un Padre severo ed accigliato, pronto alla condanna in base alla Legge divina. Un Figlio benevolo, che non ha ordinato altro che di volersi un po’ di bene. L’amore secondo Gesù è in realtà senza limite. La Legge, una volta rispettata, non può più dirti nulla. “Reverendo non so cosa dirle – diceva un uomo in confessione – bestemmiare non bestemmio perché ormai sono in pensione”. Dev’essere certo stato un mestiere difficile, ma mai difficile come seguire Gesù. Quel suo ma io vi dico è il punto della questione. Io vi dico che la Legge è solo un limite da non varcare per rimanere umani e non diventare bruti. Uccidere, rubare, bestemmiare, tradire, basterà evitare questo per essere giusti? Gesù radicalizza il senso della regola e le ridona dignità. Poche storie: se sei sposato e ne guardi un’altra, magari online a distanza di chilometri, nella coppia c’è già una terza persona. Come negarlo? E così per ogni comandamento.

Mt 5,27-32 Gesù disse ai suoi discepoli:
«Avete inteso che fu detto: “Non commetterai adulterio”. Ma io vi dico: chiunque guarda una donna per desiderarla, ha già commesso adulterio con lei nel proprio cuore.
Se il tuo occhio destro ti è motivo di scandalo, cavalo e gettalo via da te: ti conviene infatti perdere una delle tue membra, piuttosto che tutto il tuo corpo venga gettato nella Geènna. E se la tua mano destra ti è motivo di scandalo, tagliala e gettala via da te: ti conviene infatti perdere una delle tue membra, piuttosto che tutto il tuo corpo vada a finire nella Geènna.
Fu pure detto: “Chi ripudia la propria moglie, le dia l’atto del ripudio”. Ma io vi dico: chiunque ripudia la propria moglie, eccetto il caso di unione illegittima, la espone all’adulterio, e chiunque sposa una ripudiata, commette adulterio».

Presto

Una volta scoppiate, è difficile fermare le guerre. Mettiti presto d’accordo con il tuo avversario, prima che sia troppo tardi, altrimenti la pagherai cara, senza sconti, fino all’ultimo spicciolo, fino all’ultimo morto. Ormai è cronaca. Ma vale anche nei rapporti personali, tra colleghi, tra amici e persino tra sposi. Cercare l’accordo, cioè la stessa nota, è importante. Non darsi pace finché non c’è pace. Non abbiamo sempre torto, ma nemmeno sempre ragione. Non è dunque da sciocchi retrocedere, cambiare idea, aggiustare la rotta pur di riconciliarci con il fratello. E ricordiamolo: la prima riconciliazione avviene dialogando col fratello non a voce ma nel silenzio del cuore in preghiera.

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Mt 5,20-26  Gesù disse ai suoi discepoli:
«Io vi dico: se la vostra giustizia non supererà quella degli scribi e dei farisei, non entrerete nel regno dei cieli.
Avete inteso che fu detto agli antichi: “Non ucciderai”; chi avrà ucciso dovrà essere sottoposto al giudizio. Ma io vi dico: chiunque si adira con il proprio fratello dovrà essere sottoposto al giudizio. Chi poi dice al fratello: “Stupido”, dovrà essere sottoposto al sinedrio; e chi gli dice: “Pazzo”, sarà destinato al fuoco della Geènna.
Se dunque tu presenti la tua offerta all’altare e lì ti ricordi che tuo fratello ha qualche cosa contro di te, lascia lì il tuo dono davanti all’altare, va’ prima a riconciliarti con il tuo fratello e poi torna a offrire il tuo dono.
Mettiti presto d’accordo con il tuo avversario mentre sei in cammino con lui, perché l’avversario non ti consegni al giudice e il giudice alla guardia, e tu venga gettato in prigione. In verità io ti dico: non uscirai di là finché non avrai pagato fino all’ultimo spicciolo!».