Pane quotidiano

Per

Per carenza di linea non si è caricato il video cammento al vangelo. Lo trovate sul canale Instagram. Appena possibile lo caricherò.

DINTORNI DI LOSPALOS, TIMOR EST   Pane, oggi si parla di pane, l’alimento più caro a Gesù. Qui però il pane non c’è, al suo posto si usa il riso. Giunto in questo piccolo villaggio circondato dalla foresta, l’ultima cosa che mi sarei aspettato era dunque sentire profumo di pane. Le ragazze della famiglia che mi ospita si sono trovate ad affrontare grandi difficoltà ma non si sono date per vinte. Si sono ingegnate, hanno provato e riprovato e ora sfornano ogni giorno il pane che vedete in foto. È  un continuo di ragazzini e gente che viene a comprare chi uno, chi due, chi tre pani da offrire agli ospiti come qualcosa di inusuale ed esotico. Mai lasciarsi vincere dalla tentazione di ritenersi perduti e dimenticati. C’è sempre del pane da preparare per riacquistare e distribuire speranza.

Lc 11,1-13 Gesù si trovava in un luogo a pregare; quando ebbe finito, uno dei suoi discepoli gli disse: «Signore, insegnaci a pregare, come anche Giovanni ha insegnato ai suoi discepoli». Ed egli disse loro: «Quando pregate, dite:
“Padre,
sia santificato il tuo nome,
venga il tuo regno;
dacci ogni giorno il nostro pane quotidiano,
e perdona a noi i nostri peccati,
anche noi infatti perdoniamo a ogni nostro debitore,
e non abbandonarci alla tentazione”».
Poi disse loro: «Se uno di voi ha un amico e a mezzanotte va da lui a dirgli: “Amico, prestami tre pani, perché è giunto da me un amico da un viaggio e non ho nulla da offrirgli”; e se quello dall’interno gli risponde: “Non m’importunare, la porta è già chiusa, io e i miei bambini siamo a letto, non posso alzarmi per darti i pani”, vi dico che, anche se non si alzerà a darglieli perché è suo amico, almeno per la sua invadenza si alzerà a dargliene quanti gliene occorrono.
Ebbene, io vi dico: chiedete e vi sarà dato, cercate e troverete, bussate e vi sarà aperto. Perché chiunque chiede riceve e chi cerca trova e a chi bussa sarà aperto.
Quale padre tra voi, se il figlio gli chiede un pesce, gli darà una serpe al posto del pesce? O se gli chiede un uovo, gli darà uno scorpione? Se voi dunque, che siete cattivi, sapete dare cose buone ai vostri figli, quanto più il Padre vostro del cielo darà lo Spirito Santo a quelli che glielo chiedono!».

Il tempo

DILI, TIMOR EST     I vangeli apocrifi ci hanno trasmesso i nomi dei genitori di Maria, i nonni di Gesù. Qui di nonni ce ne sono pochi, in un paese che vede quasi metà della popolazione minorenne. l’Italia ha invece il primato mondiale di denatalità e di vecchiaia. È sempre difficile capire a occhio l’età delle persone. Qui perché il duro lavoro, la scarsa alimentazione, l’assenza di medicinali, di riposo e di ferie, accelerano l’invecchiamento. In Occidente perché grandissime quantità di tempo e denaro sono investite al solo scopo di rallentarlo e nasconderlo. Quello che conta però è invecchiare bene, cioè crescere nella conoscenza di ciò che conta e di ciò che invece non ha importanza.

Santi Gioacchino e Anna, nonni di Gesù Mt 13,24-30   Gesù espose alla folla un’altra parabola, dicendo:
«Il regno dei cieli è simile a un uomo che ha seminato del buon seme nel suo campo. Ma, mentre tutti dormivano, venne il suo nemico, seminò della zizzania in mezzo al grano e se ne andò. Quando poi lo stelo crebbe e fece frutto, spuntò anche la zizzania.
Allora i servi andarono dal padrone di casa e gli dissero: “Signore, non hai seminato del buon seme nel tuo campo? Da dove viene la zizzania?”. Ed egli rispose loro: “Un nemico ha fatto questo!”.
E i servi gli dissero: “Vuoi che andiamo a raccoglierla?”. “No, rispose, perché non succeda che, raccogliendo la zizzania, con essa sradichiate anche il grano. Lasciate che l’una e l’altro crescano insieme fino alla mietitura e al momento della mietitura dirò ai mietitori: Raccogliete prima la zizzania e legatela in fasci per bruciarla; il grano invece riponetelo nel mio granaio”».

Discendere

DILI, TIMOR EST  Bisogna stare molto attenti a chiedere a Gesù di concederci di stare vicini a lui. Si può fare, ci mancherebbe, ma occorre sapere che lui frequenta luoghi e persone che a noi di solito non piacciono. Occorre pure sapere che il suo modo di intendere la carriera è diverso dal nostro. È discendente, non ascendente. Dunque lo ripetiamo: stare alla destra di Cristo è rischioso. Voi non sapete quello che chiedete – dice lui stesso – perché  tutto attorno a voi è carrierismo, salita al potere, dominio sui sottoposti. Avete trasferito questo sistema mondano persino nella Chiesa dove molti ancora si compiacciono di salire di grado, pavoneggiandosi nelle loro vesti paonazze buone solo per il carnevale di Venezia. Stare alla destra e alla sinistra di Gesù è bello e doveroso. Lui stesso ci invita a seguirlo da vicino. Ma sia chiaro: è tutta una discesa agli inferi.

Se la Locanda ti serve, non tenerla tutta per te ma diffondila!

San Giacomo Apostolo   Mt 29,20-28  si avvicinò a Gesù la madre dei figli di Zebedèo con i suoi figli e si prostrò per chiedergli qualcosa. Egli le disse: «Che cosa vuoi?». Gli rispose: «Di’ che questi miei due figli siedano uno alla tua destra e uno alla tua sinistra nel tuo regno». Rispose Gesù: «Voi non sapete quello che chiedete. Potete bere il calice che io sto per bere?». Gli dicono: «Lo possiamo». Ed egli disse loro: «Il mio calice, lo berrete; però sedere alla mia destra e alla mia sinistra non sta a me concederlo: è per coloro per i quali il Padre mio lo ha preparato».
Gli altri dieci, avendo sentito, si sdegnarono con i due fratelli. Ma Gesù li chiamò a sé e disse: «Voi sapete che i governanti delle nazioni dóminano su di esse e i capi le opprimono. Tra voi non sarà così; ma chi vuole diventare grande tra voi, sarà vostro servitore e chi vuole essere il primo tra voi, sarà vostro schiavo. Come il Figlio dell’uomo, che non è venuto per farsi servire, ma per servire e dare la propria vita in riscatto per molti».

Eccoti

DILI, TIMOR EST  Ve la ricordate la bambina che aiutava la mamma a vendere le cosce di pollo arrosto? Ieri, dovendo affrire cena a chi lavora per me, ne ho comprate dieci. Erano le ultime. 25cent l’una. La foto alla bambina l’ho fatta solo con gli occhi, mentre i suoi mi fissavano. Sul suo viso magrissimo sembravano ancora più grandi mentre non riusciva a contenere un enorme sorriso che è scoppiato in una risata. Il suo volto pieno di complicità mi diceva “eccoti, finalmente sei arrivato, è tanto che lo desidero”. Beati i miei occhi perché hanno visto i suoi, i miei orecchi che hanno udito le sue risa. Beato chi non resta insensibile a ciò che vede e ode. Ovunque, se guardi bene, c’è chi attende solo che ti fermi un istante.

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Mt 13,100-17    I discepoli si avvicinarono a Gesù e gli dissero: «Perché a loro parli con parabole?».
Egli rispose loro: «Perché a voi è dato conoscere i misteri del regno dei cieli, ma a loro non è dato. Infatti a colui che ha, verrà dato e sarà nell’abbondanza; ma a colui che non ha, sarà tolto anche quello che ha. Per questo a loro parlo con parabole: perché guardando non vedono, udendo non ascoltano e non comprendono.
Così si compie per loro la profezia di Isaìa che dice:
“Udrete, sì, ma non comprenderete,
guarderete, sì, ma non vedrete.
Perché il cuore di questo popolo è diventato insensibile,
sono diventati duri di orecchi
e hanno chiuso gli occhi,
perché non vedano con gli occhi,
non ascoltino con gli orecchi
e non comprendano con il cuore
e non si convertano e io li guarisca!”.
Beati invece i vostri occhi perché vedono e i vostri orecchi perché ascoltano. In verità io vi dico: molti profeti e molti giusti hanno desiderato vedere ciò che voi guardate, ma non lo videro, e ascoltare ciò che voi ascoltate, ma non lo ascoltarono!».

Scava e rimani

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DILI, TIMOR EST  Questi studenti universitari ieri hanno scavato la buca dove verrà inserita la cisterna di scarico della cucina. Impossibile fermarli per una sosta, dirgli che era profonda abbastanza. Macché. Scava e scava, sono arrivati all’acqua. Tra le risa ho spiegato che non avevo bisogno di un pozzo ma solo di una buca. Eppure è proprio lì che dobbiamo arrivare, al livello profondo dove l’acqua affiora. Se ciascuno di noi scendesse nel proprio cuore fino a Dio, lì saremmo tutti una cosa sola. Le nostre radici attingerebbero alla stessa unica sorgente. Rimanete in me e io in voi. Rimanete uniti a me nel profondo di ogni istante e vi renderete conto che siete tutti connessi tra voi.

Gv 15,1-8 Gesù disse ai suoi discepoli:
«Io sono la vite vera e il Padre mio è l’agricoltore. Ogni tralcio che in me non porta frutto, lo taglia, e ogni tralcio che porta frutto, lo pota perché porti più frutto. Voi siete già puri, a causa della parola che vi ho annunciato.
Rimanete in me e io in voi. Come il tralcio non può portare frutto da se stesso se non rimane nella vite, così neanche voi se non rimanete in me. Io sono la vite, voi i tralci. Chi rimane in me, e io in lui, porta molto frutto, perché senza di me non potete far nulla. Chi non rimane in me viene gettato via come il tralcio e secca; poi lo raccolgono, lo gettano nel fuoco e lo bruciano.
Se rimanete in me e le mie parole rimangono in voi, chiedete quello che volete e vi sarà fatto. In questo è glorificato il Padre mio: che portiate molto frutto e diventiate miei discepoli».

Dove sei?

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DILI, TIMOR EST  Hanno portato via il mio Signore e non so dove l’hanno posto!, dice Maddalena agli angeli piangendo. Ed è vero che ci sono dei luoghi dai quali sembra proprio che il Signore sia stato portato via. Mi sono trovato davanti questi tre bambini, velocissimi si sono avventati sulla spazzatura fresca come fosse un dolce portato in tavola. Le pannocchie in vendita sullo sfondo non sono alla portata delle loro tasche vuote. Di entrare nel negozietto sulla destra nemmeno se ne parla. La spazzatura. Per loro c’è la spazzatura. Voi vi starete ponendo mille domande e farete altrettante osservazioni. Io mi sto ancora chiedendo se questa foto l’ho davvero scattata io. A volte la città nasconde la realtà. I supermercati dopotutto vendono qualsiasi cosa e di belle auto in giro se ne vedono. Ma la miseria è forte, è lì a un passo da te mentre sali sul furgone. Va’ dai miei fratelli – dice Gesù – tirali fuori dalle sacrestie e mandali per le strade. Non chiedetevi dove mi hanno posto, ma dove il mondo ha posto i piccoli. Perché è là che mi troverete.

Foto dei lavori in corso https://buonodentrobuonofuori.com/

Santa Maria Maddalena Gv 20 primo giorno della settimana, Maria di Màgdala si recò al sepolcro di mattino, quando era ancora buio, e vide che la pietra era stata tolta dal sepolcro. Corse allora e andò da Simon Pietro e dall’altro discepolo, quello che Gesù amava, e disse loro: «Hanno portato via il Signore dal sepolcro e non sappiamo dove l’hanno posto!».
Maria stava all’esterno, vicino al sepolcro, e piangeva. Mentre piangeva, si chinò verso il sepolcro e vide due angeli in bianche vesti, seduti l’uno dalla parte del capo e l’altro dei piedi, dove era stato posto il corpo di Gesù. Ed essi le dissero: «Donna, perché piangi?». Rispose loro: «Hanno portato via il mio Signore e non so dove l’hanno posto».
Detto questo, si voltò indietro e vide Gesù, in piedi; ma non sapeva che fosse Gesù. Le disse Gesù: «Donna, perché piangi? Chi cerchi?». Ella, pensando che fosse il custode del giardino, gli disse: «Signore, se l’hai portato via tu, dimmi dove l’hai posto e io andrò a prenderlo». Gesù le disse: «Maria!». Ella si voltò e gli disse in ebraico: «Rabbunì!» – che significa: «Maestro!». Gesù le disse: «Non mi trattenere, perché non sono ancora salito al Padre; ma va’ dai miei fratelli e di’ loro: “Salgo al Padre mio e Padre vostro, Dio mio e Dio vostro”».
Maria di Màgdala andò ad annunciare ai discepoli: «Ho visto il Signore!» e ciò che le aveva detto.

Nel segno di Giona

DILI, TIMOR EST   C’è un solo modo per crescere e capirci qualcosa, in questa vita. Viverla nel segno di Giona. Gesù l’aveva capito e scelto: Come Giona rimase tre giorni e tre notti nel ventre del pesce, così il Figlio dell’uomo resterà tre giorni e tre notti nel cuore della terra. Insomma, non bisogna avere paura di lasciarsi mangiare dalla terra, dalla vita dell’umanità. Calarsi, dobbiamo scendere, lasciarci segnare dai chiaroscuri dell’esistenza. Non ci sono segni da attendere per capire quale vita valga la pena di vivere. La vita stessa è il segno. Perciò, ovunque tu sia, con chiunque tu stia: vivi. Sii consapevole di ciò che stai vivendo. Avverti nel corpo e nell’anima ciò che l’attimo ti dona e resta lì. Muori e risorgi ogni attimo, ogni respiro, ogni giorno. Vivi nel segno di Giona!

Mt 12,38-42   alcuni scribi e farisei dissero a Gesù: «Maestro, da te vogliamo vedere un segno».
Ed egli rispose loro: «Una generazione malvagia e adultera pretende un segno! Ma non le sarà dato alcun segno, se non il segno di Giona il profeta. Come infatti Giona rimase tre giorni e tre notti nel ventre del pesce, così il Figlio dell’uomo resterà tre giorni e tre notti nel cuore della terra.
Nel giorno del giudizio, quelli di Nìnive si alzeranno contro questa generazione e la condanneranno, perché essi alla predicazione di Giona si convertirono. Ed ecco, qui vi è uno più grande di Giona! Nel giorno del giudizio, la regina del Sud si alzerà contro questa generazione e la condannerà, perché ella venne dagli estremi confini della terra per ascoltare la sapienza di Salomone. Ed ecco, qui vi è uno più grande di Salomone!».

La parte migliore

DILI, TIMOR EST Crediamo sempre che la parte toccata in sorte agli altri sia migliore della nostra. Per questo passiamo il tempo ad invidiarli, a lamentarci e trovare a tutti i costi delle critiche. La parte migliore è invece quella riservata a ciascuno di noi. Per questo non ci può essere tolta, perché è unica come unici siamo noi. Non perdiamo tempo dunque a confrontarci con gli altri, ma semmai a cercare quale parte ci ha dato Dio nella vita di questo mondo. Non si tratta di un copione scritto da lui che a noi spetta solo recitare. Come un regista di teatro di strada, Dio ci affida una parte che però siamo liberi di interpretare a nostro modo. In dialogo costante con lui.

Lc 10,38-42   mentre erano in cammino, Gesù entrò in un villaggio e una donna, di nome Marta, lo ospitò.
Ella aveva una sorella, di nome Maria, la quale, seduta ai piedi del Signore, ascoltava la sua parola. Marta invece era distolta per i molti servizi.
Allora si fece avanti e disse: «Signore, non t’importa nulla che mia sorella mi abbia lasciata sola a servire? Dille dunque che mi aiuti». Ma il Signore le rispose: «Marta, Marta, tu ti affanni e ti agiti per molte cose, ma di una cosa sola c’è bisogno. Maria ha scelto la parte migliore, che non le sarà tolta».

Un attimo di speranza

DILI, TIMOR EST  Questo uomo indonesiano, dopo il cantiere arriva con due colleghi e lavora alla nostra casa fino a tarda sera. Nessuno se ne accorge, nessuno sa di lui, in trasferta per fare qualche soldo in più. Nessuno sa delle risate che ci facciamo, del caffè che gli preparo, della lingua mista che parliamo vincendo Babele. Chissà, forse i suoi nonni, alla sua età, erano qui ad ammazzare quelli dei giovani che ora lo aiutano. Nessuno sente il suo martello, nessuno ci ode nelle piazze. Ma ogni scintilla di lavoro dà speranza alle nazioni, quelle che un tempo si odiavano. Ed è così per tutti. Per te, per me. Siamo noi stessi scintille che guizzano in silenzio a regalare un attimo di speranza a chi ci vede.

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Mt 12,14-21    i farisei uscirono e tennero consiglio contro Gesù per farlo morire. Gesù però, avendolo saputo, si allontanò di là. Molti lo seguirono ed egli li guarì tutti e impose loro di non divulgarlo, perché si compisse ciò che era stato detto per mezzo del profeta Isaìa:
«Ecco il mio servo, che io ho scelto;
il mio amato, nel quale ho posto il mio compiacimento.
Porrò il mio spirito sopra di lui
e annuncerà alle nazioni la giustizia.
Non contesterà né griderà
né si udrà nelle piazze la sua voce.
Non spezzerà una canna già incrinata,
non spegnerà una fiamma smorta,
finché non abbia fatto trionfare la giustizia;
nel suo nome spereranno le nazioni».

Come un signore

DILI, TIMOR EST  Avrebbe potuto essere questo bambino, non era più grande. Ieri, mentre ci concedevamo un caffè, ci ha avvicinato un piccolo. Magliettina rossa, piedi nudi, riccioli neri. Mi fissava e mormorava: “etu”, riso. L’ho portato al banco dello street food e gli ho chiesto “etu ho?”, riso con? Ha indicato del pollo e delle verdure. Era bellissimo vederlo da lontano, seduto al tavolo da solo come gli altri uomini d’affari, col suo vassoio, l’acqua e il tovagliolo. Nulla di speciale, l’avreste fatto anche voi, ma è stato bello far diventare signore un figlio di uomo. Almeno per una volta, almeno per un pugno di riso. Misericordia io voglio, non sacrifici religiosi.

I poveri mangeranno e saranno saziati (salmo 21).

Se la Locanda ti aiuta, non temere di diffonderla!

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Mt 12,1-8    Gesù passò, in giorno di sabato, fra campi di grano e i suoi discepoli ebbero fame e cominciarono a cogliere delle spighe e a mangiarle.
Vedendo ciò, i farisei gli dissero: «Ecco, i tuoi discepoli stanno facendo quello che non è lecito fare di sabato».
Ma egli rispose loro: «Non avete letto quello che fece Davide, quando lui e i suoi compagni ebbero fame? Egli entrò nella casa di Dio e mangiarono i pani dell’offerta, che né a lui né ai suoi compagni era lecito mangiare, ma ai soli sacerdoti. O non avete letto nella Legge che nei giorni di sabato i sacerdoti nel tempio vìolano il sabato e tuttavia sono senza colpa? Ora io vi dico che qui vi è uno più grande del tempio. Se aveste compreso che cosa significhi: “Misericordia io voglio e non sacrifici”, non avreste condannato persone senza colpa. Perché il Figlio dell’uomo è signore del sabato».