Si salpa

Aeroporto di Milano Linate – Mi è stata donata quest’opera* e ne ho voluto fare l’icona di questo viaggio. Una nave  si apre un varco tra le onde, spinta dalla vela gonfia. La sommità dell’albero accenna alla forma di croce.

Partire implica sempre un lasciare e lasciare è faticoso. Anche se si è attesi all’altra sponda, su questa si lascia chi si ama. I porti e gli aeroporti sono sempre luoghi di separazione. Ci si segue da lontano finché si riesce, finché non si sparisce nei labirinti dei controlli passaporti. Partire è faticoso, ma lo è pure veder partire. Lasciare andare non è semplice, è un atto di fede e affidamento. Senza vele la nave è tutta croci. Per questo le vele vanno issate perché lo Spirito metta in movimento tutti, spingendo verso giorni belli e pieni.

*opera di Benedetto Pietrogrande, 1965 https://benedettopietrogrande.it/

Li inviò

Chissà come si sentivano questi settantadue prima della partenza. Emozioni, dubbi ed entusiasmo si mescolavano nel loro cuore. Ce la farò? Andrò d’accordo con il compagno di missione? Saremo accolti? Stando alle indicazioni di Gesù, non avevano molto bagaglio da raccogliere. Potevano concentrarsi sul preparare il cuore. Io devo fare entrambe le cose perché un paio di borse e di sandali me li porto a Timor Est. Domani all’alba partirò e, stando al piano dei voli, dovrei arrivare a destinazione mercoledì. Come dice il vangelo, non passerò di casa in casa, perché c’è una casa che mi aspetta. Grazie alle vostre preghiere e agli aiuti di molti, diventerà una casa che farà sentire il regno di Dio più vicino a chi la frequenterà. Pace a questa casa! La Locanda uscirà ogni giorno, come sempre, salvo problemi tecnici. Sul canale Instagram della Associazione https://buonodentrobuonofuori.com/ troverete ogni giorno foto e aggiornamenti. Ricordiamoci sempre che siamo tutti inviati, tutti in missione ad annunciare il vangelo con opere d’amore. Nessuno è più missionario di altri. Stiamo solo cercando di seguire il Maestro.

Lc 10,1-9    il Signore designò altri settantadue e li inviò a due a due davanti a sé in ogni città e luogo dove stava per recarsi.
Diceva loro: «La messe è abbondante, ma sono pochi quelli che vi lavorano! Pregate dunque il signore della messe, perché mandi chi lavori nella sua messe! Andate: ecco, vi mando come agnelli in mezzo a lupi; non portate borsa, né sacca, né sandali e non fermatevi a salutare nessuno lungo la strada.
In qualunque casa entriate, prima dite: “Pace a questa casa!”. Se vi sarà un figlio della pace, la vostra pace scenderà su di lui, altrimenti ritornerà su di voi. Restate in quella casa, mangiando e bevendo di quello che hanno, perché chi lavora ha diritto alla sua ricompensa. Non passate da una casa all’altra.
Quando entrerete in una città e vi accoglieranno, mangiate quello che vi sarà offerto, guarite i malati che vi si trovano, e dite loro: “È vicino a voi il regno di Dio”».

Vino nuovo

Lo dicevamo già ieri: se lo schema è fisso,  ogni maestro insegna le stesse cose. Cambia il metodo, cambia il fascino del rabbi, ma non la sostanza. Gesù non solo insegna in modo nuovo, ma insegna cose nuove. Vino nuovo in otri nuovi. Eppure il nuovo spaventa. Ogni sistema sociale o religioso resta impaurito da chi propone novità, revisioni, cambiamenti anche minimi. Dopo i primi attimi di panico e lamento, scatta il contenimento. Ogni accenno di novità viene chiuso nel vecchio sistema, nelle regole immutabili, e viene sprecato. La voce profetica che vede lontano e versa vino nuovo, non giunge agli orecchi del re che, di padre in figlio, versa il vino vecchio delle cose che non si vogliono cambiare. Ma Gesù continua a suggerire nuovi modi di vivere il vangelo a chi è pronto ad accogliere ogni goccia di vino nuovo.

Mt 9,14-17   si avvicinarono a Gesù i discepoli di Giovanni e gli dissero: «Perché noi e i farisei digiuniamo molte volte, mentre i tuoi discepoli non digiunano?».
E Gesù disse loro: «Possono forse gli invitati a nozze essere in lutto finché lo sposo è con loro? Ma verranno giorni quando lo sposo sarà loro tolto, e allora digiuneranno. Nessuno mette un pezzo di stoffa grezza su un vestito vecchio, perché il rattoppo porta via qualcosa dal vestito e lo strappo diventa peggiore. Né si versa vino nuovo in otri vecchi, altrimenti si spaccano gli otri e il vino si spande e gli otri vanno perduti. Ma si versa vino nuovo in otri nuovi, e così l’uno e gli altri si conservano».

Lo seguì

Come mai il medico sta con gli ammalati? Alcune domande non meritano riposta. Come mai Gesù mangia con i peccatori? Gesù rispose pazientemente. Si ponevano la domanda perché non lo conoscevano. Sapevano che era un maestro spirituale con un gruppo di seguaci. Stando alla legge, condividere la mensa col peccatore significava condividerne la vita. Gesù però non era un maestro di Legge alla maniera tradizionale. Interpretava la Legge sacra del Padre suo come una via di guarigione dal male. Stare coi peccatori era per lui fondamentale per capirne la storia, le scelte, gli errori, e ascoltandoli li aiutava a leggere i loro stessi sintomi. Essi così si distanziavano dal male commesso, cessavano di identificarsi coi propri errori e trovavano forza di guarigione. Matteo cessò di chiamare se stesso pubblicano e riscoprì il suo nome. Lui era ben più del suo corrotto mestiere. Per questo lo lasciò e seguì Gesù.

Mt 9,9-13  Gesù, vide un uomo, chiamato Matteo, seduto al banco delle imposte, e gli disse: «Seguimi». Ed egli si alzò e lo seguì.
Mentre sedeva a tavola nella casa, sopraggiunsero molti pubblicani e peccatori e se ne stavano a tavola con Gesù e con i suoi discepoli. Vedendo ciò, i farisei dicevano ai suoi discepoli: «Come mai il vostro maestro mangia insieme ai pubblicani e ai peccatori?».
Udito questo, disse: «Non sono i sani che hanno bisogno del medico, ma i malati. Andate a imparare che cosa vuol dire: “Misericordia io voglio e non sacrifici”. Io non sono venuto infatti a chiamare i giusti, ma i peccatori».

Il segno

Se non vedo nelle sue mani il segno dei chiodi, io non credo. Stupisce che Tommaso non chieda semplicemente di vedere Gesù. Vuole vedere e toccare le mani segnate. Didimo sa bene che la resurrezione cancella la morte, ma non il segno dei chiodi, il segno dell’amore estremo. La morte passa, l’amore resta. Non siamo su questa terra per lasciarla illesi. Certo è bello sentirsi sempre giovani, non segnati dagli anni. Ma più bello è restare segnati dall’amore, dalle notti di veglia accanto a chi si ama, dalle ore di lavoro per mantenere la famiglia, dai chilometri percorsi per consolare una solitudine. Non vogliamo uscire indenni dalla vita. Vogliamo uscirne segnati per averla donata. Segnamoci l’un l’altro con il segno della Croce, il segno dei chiodi.

San Tommaso Apostolo  Gv 20,24-29 Tommaso, uno dei Dodici, chiamato Dìdimo, non era con loro quando venne Gesù. Gli dicevano gli altri discepoli: «Abbiamo visto il Signore!». Ma egli disse loro: «Se non vedo nelle sue mani il segno dei chiodi e non metto il mio dito nel segno dei chiodi e non metto la mia mano nel suo fianco, io non credo».
Otto giorni dopo i discepoli erano di nuovo in casa e c’era con loro anche Tommaso. Venne Gesù, a porte chiuse, stette in mezzo e disse: «Pace a voi!». Poi disse a Tommaso: «Metti qui il tuo dito e guarda le mie mani; tendi la tua mano e mettila nel mio fianco; e non essere incredulo, ma credente!». Gli rispose Tommaso: «Mio Signore e mio Dio!». Gesù gli disse: «Perché mi hai veduto, tu hai creduto; beati quelli che non hanno visto e hanno creduto!».

Negli abissi

Vi sono varie versioni di questo episodio, tutte tanto affascinanti quanto inquietanti. Terra pagana, la regione dei geraseni, terra di allevatori di maiali, di indemoniati furiosi, di mare che inghiotte diavoli. Terra che anziché gioire della liberazione dai demoni, chiede a Gesù di allontanarsi. Aveva provocato un bel danno economico. Meglio aver due matti urlanti in strada che un’intera mandria di maiali in fondo al mare. Gesù causa sempre danni economici, con questa sua cattiva abitudine di condividere i beni, occuparsi dei poveri, rifiutare carriere e corone. Basta pensare a Francesco d’Assisi che distrusse le fortune di suo padre o a Carlo Borromeo che usò le sue proprietà per fondare opere sociali ancora attive. Basta pensare a ragazzini e ragazzine, adulti, anziani, che hanno inviato il loro aiuto per il progetto a Timor Est. Chiunque doni una sola moneta a un bisognoso schiaffeggia una mandria di demoni e capovolge la mentalità della terra pagana che all’uomo antepone sempre il profitto.

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Mt 8,28-34 giunto Gesù all’altra riva, nel paese dei Gadarèni, due indemoniati, uscendo dai sepolcri, gli andarono incontro; erano tanto furiosi che nessuno poteva passare per quella strada. Ed ecco, si misero a gridare: «Che vuoi da noi, Figlio di Dio? Sei venuto qui a tormentarci prima del tempo?».
A qualche distanza da loro c’era una numerosa mandria di porci al pascolo; e i demòni lo scongiuravano dicendo: «Se ci scacci, mandaci nella mandria dei porci». Egli disse loro: «Andate!». Ed essi uscirono, ed entrarono nei porci: ed ecco, tutta la mandria si precipitò giù dalla rupe nel mare e morirono nelle acque.
I mandriani allora fuggirono e, entrati in città, raccontarono ogni cosa e anche il fatto degli indemoniati. Tutta la città allora uscì incontro a Gesù: quando lo videro, lo pregarono di allontanarsi dal loro territorio.

Calmati

Avvenne un grande sconvolgimento e la barca era coperta dalle onde. Potremmo usare questa immagine per definire quello che oggi chiamiamo attacco di panico. Sembra di respirare acqua, di affogare nell’aria. E non c’è altro che ricordarsi che siamo capaci di respirare, che l’aria non ci affoga e, controllando il respiro, calmarsi. Ci fu bonaccia dopo che Gesù minacciò vento e mare. O forse bonaccia c’era già, ma non nel cuore impaurito dei discepoli. In quello di Gesù sì, era la calma, infatti dormiva. Quasi irritante vedere una persona calma mentre attorno è tutto uno stressante agitarsi. Può restare calmo l’idiota che non coglie il pericolo, ma resta calmo anche chi ha fede e vive consapevole della presenza di Dio Amore. Calmiamoci, calmiamoci tutti perché stiamo iniziando a perdere i pezzi. È tutto un continuo farsi ripetere le stesse cose, non tratteniamo nulla di ciò che abbiamo pur capito. Ascoltiamoci con calma. Respiriamo.

Mt8,23-27 salito Gesù sulla barca, i suoi discepoli lo seguirono. Ed ecco, avvenne nel mare un grande sconvolgimento, tanto che la barca era coperta dalle onde; ma egli dormiva.
Allora si accostarono a lui e lo svegliarono, dicendo: «Salvaci, Signore, siamo perduti!». Ed egli disse loro: «Perché avete paura, gente di poca fede?». Poi si alzò, minacciò i venti e il mare e ci fu grande bonaccia.
Tutti, pieni di stupore, dicevano: «Chi è mai costui, che perfino i venti e il mare gli obbediscono?».

Ti seguirò ma

Siamo a Cafarnao, con i piedi in acqua, la barca pronta che ondeggia in attesa di passare all’altra riva. Lì avvengono questi due scambi di battute, più forti delle onde che urtano la barca. Ti seguirò ovunque / Non ho fissa dimora. Lasciami seppellire mio padre / lascia i morti ai morti, tu seguimi. Sono le due forze che ci abitano. Una ci spinge a buttarci, a cambiare, lasciare tutto. È la voglia di nuovo, la stanchezza della solita vita, che ci rende entusiasti ma ingenui. Chi se ne importa, vado e si vedrà. Ci si butta in esperienze forti, in viaggi mistici, in attività ideologiche, con l’impulsività dell’adolescente che al primo appuntamento dice “ti amerò per sempre”. L’altra forza ci trattiene a terra, ci chiede tempo. Prima sistemo tutto poi verrà il momento. Procrastino, attendo, e il tempo passa e non è mai l’ora di partire, di decidere, di guarire. Non si segue Gesù di getto, ma bisogna pur decidersi. Seguire Gesù è un viaggio anzitutto interiore, è una relazione. Come ogni relazione, si costruisce nel tempo, dando tempo.

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Mt 8,18-22 vedendo la folla attorno a sé, Gesù ordinò di passare all’altra riva.
Allora uno scriba si avvicinò e gli disse: «Maestro, ti seguirò dovunque tu vada». Gli rispose Gesù: «Le volpi hanno le loro tane e gli uccelli del cielo i loro nidi, ma il Figlio dell’uomo non ha dove posare il capo».
E un altro dei suoi discepoli gli disse: «Signore, permettimi di andare prima a seppellire mio padre». Ma Gesù gli rispose: «Seguimi, e lascia che i morti seppelliscano i loro morti».

Sulla terra e nei cieli

Tutto ciò che legherai sulla terra sarà legato nei cieli, e tutto ciò che scioglierai sulla terra sarà sciolto nei cieli, dice Gesù a Pietro. Ma non esaltiamoci troppo per queste parole, quasi Gesù desse a un solo uomo questo potere divino. Due capitoli avanti ripeterà le stesse cose a tutti gli apostoli: in verità io vi dico: tutto quello che legherete sulla terra sarà legato in cielo, e tutto quello che scioglierete sulla terra sarà sciolto in cielo. Dunque siamo tutti Pietro se tutti, come lui, riconosciamo in Gesù di Nazareth il Cristo di Dio. Il Cristo, un’anima che non aveva bisogno di crescere, maturare e convertirsi ed era già nella pienezza totale, nell’unità perfetta con Dio. Io e il Padre siamo uno, dirà Gesù. E Pietro l’aveva capito perché il Padre che è nei cieli glielo aveva rivelato.

San Pietro e Paolo  Gesù, giunto nella regione di Cesarèa di Filippo, domandò ai suoi discepoli: «La gente, chi dice che sia il Figlio dell’uomo?». Risposero: «Alcuni dicono Giovanni il Battista, altri Elìa, altri Geremìa o qualcuno dei profeti».
Disse loro: «Ma voi, chi dite che io sia?». Rispose Simon Pietro: «Tu sei il Cristo, il Figlio del Dio vivente».
E Gesù gli disse: «Beato sei tu, Simone, figlio di Giona, perché né carne né sangue te lo hanno rivelato, ma il Padre mio che è nei cieli. E io a te dico: tu sei Pietro e su questa pietra edificherò la mia Chiesa e le potenze degli inferi non prevarranno su di essa. A te darò le chiavi del regno dei cieli: tutto ciò che legherai sulla terra sarà legato nei cieli, e tutto ciò che scioglierai sulla terra sarà sciolto nei cieli».

Domande

Figlio, perché ci hai fatto questo? Madre, perché mi cercavate? Due domande, come tante ce ne poniamo ogni giorno. Perché? Perché? Perché ti cercavamo? Perché abbiamo avuto bisogno di cercarti, come mai non siamo andati a colpo sicuro al tempio? Forse non ti conosco abbastanza? E poi quella domanda accusatoria, che dà per certa un’intenzione cattiva: perché ci hai fatto questo? Perché spontanea è sorta una domanda così e non invece una come la tua? Perché non mi sono chiesta come ho potuto non pensarci prima che tu eri di certo al tempio? Lo trovarono che interrogava i maestri. Non cerchiamo risposte esatte, ma domande giuste.

Il web è sempre più pieno di sacerdoti e religiose che, con video simpatici e accattivanti, rispondono ad ogni tipo di domanda. Al di là degli ammirevoli sforzi comunicativi, cerchiamo di scegliere bene chi ascolare. Molti di loro infatti tendono a “chiudere” l’argomento con risposte esatte, rigide, che non aprono a ulteriori domande bruciate sul nascere. Hanno risposte su tutto, e in pochi secondi sistemano questioni che tormentano le coscienze da anni. Tutto per loro ha una risposta immediata e chiarissima. Così come è chiarissimo che ciò che dicono viene da libretti ben studiati ma non da una ricerca personale fatta di preghiera e lacrime. Gesù non ha mai dato veloci risposte. Ha educato a farsi domande. Meglio seguire chi usa il punto interrogativo piuttosto che l’esclamativo.

Lc 2    I genitori di Gesù si recavano ogni anno a Gerusalemme per la festa di Pasqua. Quando egli ebbe dodici anni, vi salirono secondo la consuetudine della festa. Ma, trascorsi i giorni, mentre riprendevano la via del ritorno, il fanciullo Gesù rimase a Gerusalemme, senza che i genitori se ne accorgessero. Credendo che egli fosse nella comitiva, fecero una giornata di viaggio, e poi si misero a cercarlo tra i parenti e i conoscenti; non avendolo trovato, tornarono in cerca di lui a Gerusalemme.
Dopo tre giorni lo trovarono nel tempio, seduto in mezzo ai maestri, mentre li ascoltava e li interrogava. E tutti quelli che l’udivano erano pieni di stupore per la sua intelligenza e le sue risposte.
Al vederlo restarono stupiti, e sua madre gli disse: «Figlio, perché ci hai fatto questo? Ecco, tuo padre e io, angosciati, ti cercavamo». Ed egli rispose loro: «Perché mi cercavate? Non sapevate che io devo occuparmi delle cose del Padre mio?». Ma essi non compresero ciò che aveva detto loro.
Scese dunque con loro e venne a Nàzaret e stava loro sottomesso. Sua madre custodiva tutte queste cose nel suo cuore.