Il consenso

DILI, TIMOR EST  Chissà perché Gesù disse queste cose. Probabilmente stava rispondendo a qualcuno che gli confidava grandi fatiche a casa, forti incomprensioni per averlo seguito. Ecco allora la risposta: Pensate che io sia venuto a portare pace sulla terra? No, io vi dico, ma divisione. D’ora innanzi, se in una famiglia vi sono cinque persone, saranno divisi tre contro due e due contro tre… Le scelte evangeliche non sono immediatamente comprensibili da tutti. Noi stessi impieghiamo molto tempo a capire quali sono le scelte personali che il Vangelo ci chiede. Non possiamo pretendere che chi ci è accanto, pur amandoci, possa condividerle all’istante, senza provare dubbi, perplessità o addirittura opposizione. Iniziamo a non porre noi alcuna resistenza a ciò che Gesù ci chiede personalmente. Gli altri poi certamente capiranno. Non sempre la loro disapprovazione o mancanza d’entusiasmo è segno d’errore.

Lc 12,49-53   Gesù disse ai suoi discepoli:
«Sono venuto a gettare fuoco sulla terra, e quanto vorrei che fosse già acceso! Ho un battesimo nel quale sarò battezzato, e come sono angosciato finché non sia compiuto!
Pensate che io sia venuto a portare pace sulla terra? No, io vi dico, ma divisione. D’ora innanzi, se in una famiglia vi sono cinque persone, saranno divisi tre contro due e due contro tre; si divideranno padre contro figlio e figlio contro padre, madre contro figlia e figlia contro madre, suocera contro nuora e nuora contro suocera».

Come bambini

DILI, TIMOR EST  È meglio circolare in tre col casco o da soli senza? Questa foto mi fa sorridere ogni volta che la guardo. Non riesco a rimproverare queste ragazze, forse perché conosco quanto è dura la loro vita e vederle ridere almeno un istante mi rasserena. Certo, essere come bambini, non significa questo. C’è poco da ridere di questi tempi in cui i bambini commettono reati da adulti e gli adulti litigano come bambini lanciandosi missili in testa. Quando non lottiamo, siamo tutti indaffarati a divertirci il più possibile e a restare giovani per sempre. Ma nemmeno questo è l’essere come bambini di cui parla Gesù. Si tratta invece di fidarsi di Dio come i bimbi si fidano di papà e mamma. Si tratta di vivere il momento presente come bambini concentrati nel gioco. Fidarsi della vita, sapendo che il Cielo provvederà a disporre secondo il nostro bene.

Mt 19,13-15    furono portati a Gesù dei bambini perché imponesse loro le mani e pregasse; ma i discepoli li rimproverarono.
Gesù però disse: «Lasciateli, non impedite che i bambini vengano a me; a chi è come loro, infatti, appartiene il regno dei cieli».
E, dopo avere imposto loro le mani, andò via di là.

Magnificat

DILI, TIMOR EST   Oggi qui è un giorno come tanti, fatto di lavoro, casa, scuola, polvere e caldo. Vi mando questa foto, presa al volo dall’auto. Una ragazza si affretta nella polvere con pesanti scarponi. Attorno a lei è tutto bianco e azzurro e persino le bottiglie di plastica fanno eco al cielo. Tutto ha i colori mariani, i colori dell’unica che ha saputo camminare in terra con il cuore in cielo. Ogni orma che lasciava nella polvere era un magnificat, un grazie cantato a Dio.

Assunzione di Maria Lc 1  Allora Maria disse:
«L’anima mia magnifica il Signore
e il mio spirito esulta in Dio, mio salvatore,
perché ha guardato l’umiltà della sua serva.
D’ora in poi tutte le generazioni mi chiameranno beata.
Grandi cose ha fatto per me l’Onnipotente
e Santo è il suo nome;
di generazione in generazione la sua misericordia
per quelli che lo temono.
Ha spiegato la potenza del suo braccio,
ha disperso i superbi nei pensieri del loro cuore;
ha rovesciato i potenti dai troni,
ha innalzato gli umili;
ha ricolmato di beni gli affamati,
ha rimandato i ricchi a mani vuote.
Ha soccorso Israele, suo servo,
ricordandosi della sua misericordia,
come aveva detto ai nostri padri,
per Abramo e la sua discendenza, per sempre».

Debiti pane e perdono

DILI, TIMOR EST Forse è la cosa più difficile perdonare. Guardare in faccia il male ricevuto e sapere che periodicamente tornerà alla memoria ed ogni volta perdonarlo di nuovo: settanta volte sette. Un’impresa ardua perché il perdono non cancella il ricordo, non porta a dimenticare. E meno si ha, più è difficile condonare i debiti. Per un dollaro si può perdere un’amicizia. Ma è proprio la memoria che ci può aiutare. Così come ricordiamo il male subìto, possiamo ricordare il perdono ricevuto. La forza di perdonare non viene da uno sforzo di volontà. Viene dalla gratitudine. Anche io sono stato perdonato settanta volte sette. Non dovrei aver pietà del mio compagno, così come hanno avuto pietà di me? Allora il perdono dei debiti diverrà quotidiano come il pane. Dacci oggi il nostro pane quotidiano e rimetti a noi i nostri debiti come noi li rimettiamo ai nostri debitori.

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Mt 18      Pietro si avvicinò a Gesù e gli disse: «Signore, se il mio fratello commette colpe contro di me, quante volte dovrò perdonargli? Fino a sette volte?».
E Gesù gli rispose: «Non ti dico fino a sette volte, ma fino a settanta volte sette.
Per questo, il regno dei cieli è simile a un re che volle regolare i conti con i suoi servi. Aveva cominciato a regolare i conti, quando gli fu presentato un tale che gli doveva diecimila talenti. Poiché costui non era in grado di restituire, il padrone ordinò che fosse venduto lui con la moglie, i figli e quanto possedeva, e così saldasse il debito. Allora il servo, prostrato a terra, lo supplicava dicendo: “Abbi pazienza con me e ti restituirò ogni cosa”. Il padrone ebbe compassione di quel servo, lo lasciò andare e gli condonò il debito.
Appena uscito, quel servo trovò uno dei suoi compagni, che gli doveva cento denari. Lo prese per il collo e lo soffocava, dicendo: “Restituisci quello che devi!”. Il suo compagno, prostrato a terra, lo pregava dicendo: “Abbi pazienza con me e ti restituirò”. Ma egli non volle, andò e lo fece gettare in prigione, fino a che non avesse pagato il debito.
Visto quello che accadeva, i suoi compagni furono molto dispiaciuti e andarono a riferire al loro padrone tutto l’accaduto. Allora il padrone fece chiamare quell’uomo e gli disse: “Servo malvagio, io ti ho condonato tutto quel debito perché tu mi hai pregato. Non dovevi anche tu aver pietà del tuo compagno, così come io ho avuto pietà di te?”. Sdegnato, il padrone lo diede in mano agli aguzzini, finché non avesse restituito tutto il dovuto.
Così anche il Padre mio celeste farà con voi se non perdonerete di cuore, ciascuno al proprio fratello».
Terminati questi discorsi, Gesù lasciò la Galilea e andò nella regione della Giudea, al di là del Giordano.

In mezzo a loro

DILI, TIMOR EST    Ieri sera, uscito di casa per fare la spesa, ho incontrato questo gruppo che in processione cantava e recitava il rosario. Lo sanno tutti che queste cose non sono la mia prima passione, ma mi hanno dato forza. Erano in mezzo al traffico, come nulla fosse e le auto a loro volta rallentavano con naturalezza, senza protestare. Mi sono fermato, mi sono fatto il segno della croce, li ho seguiti con lo sguardo finché ho potuto. Qui è ancora normale credere in Dio, pregare e farsi pubblicamente un bel segno della croce. Certo, sarà solo tradizione, sarà solo devozione, la fede non è tutta qui. Intanto però pregavano insieme, tra le auto e gli scooter, come fosse la cosa più normale al mondo. Ma forse non normale sono io che mi stupisco. Infatti dovrei saperlo che dove sono due o tre riuniti nel mio nome, lì sono io in mezzo a loro.

Mt 18,15-20 Gesù disse ai suoi discepoli:
«Se il tuo fratello commetterà una colpa contro di te, va’ e ammoniscilo fra te e lui solo; se ti ascolterà, avrai guadagnato il tuo fratello; se non ascolterà, prendi ancora con te una o due persone, perché ogni cosa sia risolta sulla parola di due o tre testimoni. Se poi non ascolterà costoro, dillo alla comunità; e se non ascolterà neanche la comunità, sia per te come il pagano e il pubblicano.
In verità io vi dico: tutto quello che legherete sulla terra sarà legato in cielo, e tutto quello che scioglierete sulla terra sarà sciolto in cielo.
In verità io vi dico ancora: se due di voi sulla terra si metteranno d’accordo per chiedere qualunque cosa, il Padre mio che è nei cieli gliela concederà. Perché dove sono due o tre riuniti nel mio nome, lì sono io in mezzo a loro».

I piccoli

DILI, TIMOR EST    Ecco i tre piccoli con cui ho scoperto, giorni fa, inciso nel cemento il graffito di un loro coetaneo degli anni 90. Questa è la loro espressione mentre gli traducevo il testo: “Un bimbo povero cerca una vita per realizzare i suoi sogni futuri”. Di sogno in sogno, di piccolo in piccolo, sta a noi non perderli di vista perché Dio li vede sempre. I loro angeli nei cieli vedono sempre la faccia del Padre mio che è nei cieli. Noi non vogliamo che Dio si occupi di ciò che piace a noi. Vogliamo essere noi a occuparci di ciò che piace a Dio. E a Dio piacciono questi piccoli che sognano. Chi sogna un mondo nuovo è un piccolo di Dio.

Mt 18  i discepoli si avvicinarono a Gesù dicendo: «Chi dunque è più grande nel regno dei cieli?».
Allora chiamò a sé un bambino, lo pose in mezzo a loro e disse:
«In verità io vi dico: se non vi convertirete e non diventerete come i bambini, non entrerete nel regno dei cieli. Perciò chiunque si farà piccolo come questo bambino, costui è il più grande nel regno dei cieli. E chi accoglierà un solo bambino come questo nel mio nome, accoglie me.
Guardate di non disprezzare uno solo di questi piccoli, perché io vi dico che i loro angeli nei cieli vedono sempre la faccia del Padre mio che è nei cieli.
Che cosa vi pare? Se un uomo ha cento pecore e una di loro si smarrisce, non lascerà le novantanove sui monti e andrà a cercare quella che si è smarrita? In verità io vi dico: se riesce a trovarla, si rallegrerà per quella più che per le novantanove che non si erano smarrite. Così è volontà del Padre vostro che è nei cieli, che neanche uno di questi piccoli si perda».

Per me e per te

DILI, TIMOR EST   Tra me e lei c’era un caffè sulla terrazza del bar. Dalla strada mi guardava sorridente e mi faceva ciao con la mano come a dire se scendi t’aspetto. Sei tu quella dell’anno scorso? Come sei diventata grande! Sì, sono diventata grande, mi dice dispiaciuta come fosse una malattia. Ha ragione: quando i bimbi iniziano a crescere vedi sparire l’innocenza dai loro occhi e iniziano ad assumere espressioni da adulti, da anziani. Di colpo gli crolla sulle spalle la consapevolezza della loro condizione. Vendi ancora limoni? No, ho il mango. Due dollari. Ihh karun, che caro! Sin karuuuun, ripete lei con l’espressione delle donne che vendono al mercato. Ecco la moneta ed ecco i mango. Come ti chiami? Ysha. Posso farti una foto? Puoi. E per l’emozione stringe con la mano la maglietta, mostrando così gli elastici portati al polso come braccialetto. Chiara d’Assisi non fuggì di casa per stare con Francesco. Francesco l’aiutò a fuggire per poter stare sempre con ragazzine come Ysha e tante altre, troppe, sempre di più. Francesco insegnò a Chiara che chi ama i poveri trova sempre il modo d’aiutarli. Va’ al mare, getta l’amo e prendi il primo pesce che viene su, aprigli la bocca e vi troverai una moneta d’argento.

La bambina dei limoni https://lalocandadellaparola.com/2024/08/01/angeli/

Santa Chiara d’Assisi Mt 17,22-27  mentre si trovavano insieme in Galilea, Gesù disse ai suoi discepoli: «Il Figlio dell’uomo sta per essere consegnato nelle mani degli uomini e lo uccideranno, ma il terzo giorno risorgerà». Ed essi furono molto rattristati.
Quando furono giunti a Cafàrnao, quelli che riscuotevano la tassa per il tempio si avvicinarono a Pietro e gli dissero: «Il vostro maestro non paga la tassa?». Rispose: «Sì».
Mentre entrava in casa, Gesù lo prevenne dicendo: «Che cosa ti pare, Simone? I re della terra da chi riscuotono le tasse e i tributi? Dai propri figli o dagli estranei?». Rispose: «Dagli estranei».
E Gesù replicò: «Quindi i figli sono liberi. Ma, per evitare di scandalizzarli, va’ al mare, getta l’amo e prendi il primo pesce che viene su, aprigli la bocca e vi troverai una moneta d’argento. Prendila e consegnala loro per me e per te».

Molto di più

DILI, TIMOR EST  Ecco la risposta a chi si chiede cosa fare dei soldi e dei beni. Ed è già bello che ci sia ancora chi se lo domanda, chi ha l’animo inquieto di fronte alle necessità degli altri. Siate pronti a servire, ecco la risposta. Usa ciò che hai per distribuire la razione di cibo a tempo debito, per aiutare chi senza il tuo aiuto non potrebbe farcela. Non avere paura dei soldi, temi piuttosto di tenerli tutti per te. Temi di essere di quelli che si affrettano a dire che non ne hanno, perché ci sono veri poveri che fanno l’elemosina a chi è più povero di loro. Siamo responsabili di ciò che abbiamo ricevuto. A chiunque fu dato molto, molto sarà chiesto; a chi fu affidato molto, sarà richiesto molto di più.

Lc 12,32-48    Gesù disse ai suoi discepoli:
«Non temere, piccolo gregge, perché al Padre vostro è piaciuto dare a voi il Regno.
Vendete ciò che possedete e datelo in elemosina; fatevi borse che non invecchiano, un tesoro sicuro nei cieli, dove ladro non arriva e tarlo non consuma. Perché, dov’è il vostro tesoro, là sarà anche il vostro cuore.
Siate pronti, con le vesti strette ai fianchi e le lampade accese; siate simili a quelli che aspettano il loro padrone quando torna dalle nozze, in modo che, quando arriva e bussa, gli aprano subito.
Beati quei servi che il padrone al suo ritorno troverà ancora svegli; in verità io vi dico, si stringerà le vesti ai fianchi, li farà mettere a tavola e passerà a servirli. E se, giungendo nel mezzo della notte o prima dell’alba, li troverà così, beati loro!
Cercate di capire questo: se il padrone di casa sapesse a quale ora viene il ladro, non si lascerebbe scassinare la casa. Anche voi tenetevi pronti perché, nell’ora che non immaginate, viene il Figlio dell’uomo».
Allora Pietro disse: «Signore, questa parabola la dici per noi o anche per tutti?».
Il Signore rispose: «Chi è dunque l’amministratore fidato e prudente, che il padrone metterà a capo della sua servitù per dare la razione di cibo a tempo debito? Beato quel servo che il padrone, arrivando, troverà ad agire così. Davvero io vi dico che lo metterà a capo di tutti i suoi averi.
Ma se quel servo dicesse in cuor suo: “Il mio padrone tarda a venire”, e cominciasse a percuotere i servi e le serve, a mangiare, a bere e a ubriacarsi, il padrone di quel servo arriverà un giorno in cui non se l’aspetta e a un’ora che non sa, lo punirà severamente e gli infliggerà la sorte che meritano gli infedeli.
Il servo che, conoscendo la volontà del padrone, non avrà disposto o agito secondo la sua volontà, riceverà molte percosse; quello invece che, non conoscendola, avrà fatto cose meritevoli di percosse, ne riceverà poche.
A chiunque fu dato molto, molto sarà chiesto; a chi fu affidato molto, sarà richiesto molto di più».

La tua fiamma

DILI, TIMOR EST   Le sagge risposero: No, perché non venga a mancare a noi e a voi. Una parabola dunque che insegna l’egoismo? No di certo. È che ci sono cose che possiamo fare solo noi, non c’è modo di farsene dare un po’ da altri. Se io non prego, non puoi farlo tu al posto mio. Se non chiedo perdono, non puoi farlo tu al posto mio. Se non amo e non compio opere di misericordia, nessuno può sostituirsi a me. Se non vivo nell’amore e nella fede la mia vita, chi potrà mai vivermela? Dunque c’è una fiamma che sta a te e solo a te tenere accesa. Gli altri possono certo pregare per te, darti consigli e amarti perfino nelle tue colpe. Ma solo tu puoi vivere la vita, solo tu puoi credere e seguire il Vangelo di Gesù.

Santa Teresa Benedetta della Croce (Edith Stein)  Mt 25,1-13    Gesù disse ai suoi discepoli questa parabola:
«Il regno dei cieli sarà simile a dieci vergini che presero le loro lampade e uscirono incontro allo sposo. Cinque di esse erano stolte e cinque sagge; le stolte presero le loro lampade, ma non presero con sé l’olio; le sagge invece, insieme alle loro lampade, presero anche l’olio in piccoli vasi. Poiché lo sposo tardava, si assopirono tutte e si addormentarono.
A mezzanotte si alzò un grido: “Ecco lo sposo! Andategli incontro!”. Allora tutte quelle vergini si destarono e prepararono le loro lampade. Le stolte dissero alle sagge: “Dateci un po’ del vostro olio, perché le nostre lampade si spengono”. Le sagge risposero: “No, perché non venga a mancare a noi e a voi; andate piuttosto dai venditori e compratevene”.
Ora, mentre quelle andavano a comprare l’olio, arrivò lo sposo e le vergini che erano pronte entrarono con lui alle nozze, e la porta fu chiusa. Più tardi arrivarono anche le altre vergini e incominciarono a dire: “Signore, signore, aprici!”. Ma egli rispose: “In verità io vi dico: non vi conosco”.
Vegliate dunque, perché non sapete né il giorno né l’ora».

Vitale

DILI, TIMOR EST   Dunque seguirti è questione di vita o di morte, Gesù, di smarrirsi o ritrovarsi. Seguirti è vitale, non è un’opzione. È vitale per noi stessi ma pure per gli altri. Nel senso che se non ti seguiamo, si perdono pure loro. Basta guardarsi attorno per capirlo. Se ti seguissimo davvero, se pensassimo come te, chi più sarebbe abbandonato a se stesso? Ma è difficile seguirti perché è difficile fidarsi di te. Poche storie: non dai immediata affidabilità. Perdonaci ma è così. Parli di croce, di dare la vita… Eppure prometti che chi ti segue farà in tempo a vederti. E nel frattempo gli altri vedono noi. Chissà cosa vedono, cosa pensano di te vedendoci. Meglio non saperlo. Meglio concentrarci sul seguire i tuoi passi.

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Mt 17,24-28 Gesù disse ai suoi discepoli:
«Se qualcuno vuole venire dietro a me, rinneghi se stesso, prenda la sua croce e mi segua. Perché chi vuole salvare la propria vita, la perderà; ma chi perderà la propria vita per causa mia, la troverà.
Infatti quale vantaggio avrà un uomo se guadagnerà il mondo intero, ma perderà la propria vita? O che cosa un uomo potrà dare in cambio della propria vita?
Perché il Figlio dell’uomo sta per venire nella gloria del Padre suo, con i suoi angeli, e allora renderà a ciascuno secondo le sue azioni.
In verità io vi dico: vi sono alcuni tra i presenti che non moriranno, prima di aver visto venire il Figlio dell’uomo con il suo regno».