Sarebbe un sogno

Che ve ne pare di un Dio così? Ci pare impossibile, sarebbe un sogno. Siamo abituati a perdere e lasciar perdere molte persone. Non riusciamo a stare dietro ai capricci di tutti, ai loro mutamenti d’umore, alle loro pretese d’attenzione. Dunque li lasciamo perdere, come loro fanno con noi. È tutto un continuo rimandare gli incontri, un promettere a vuoto. Dio invece no. Mai che dica “si arrangi”. Mai che abbandoni un solo uomo che si è smarrito per la sua piccolezza, per aver voluto prendere un’altra strada. Eppure il suo non è un cercare con ansia, come facciamo noi. Non è un insistere esasperante. Il suo è un richiamo, costante e bello. Finché senti, finché ascolti e torni.

Mt 18,12-14 Gesù disse ai suoi discepoli:
«Che cosa vi pare? Se un uomo ha cento pecore e una di loro si smarrisce, non lascerà le novantanove sui monti e andrà a cercare quella che si è smarrita?
In verità io vi dico: se riesce a trovarla, si rallegrerà per quella più che per le novantanove che non si erano smarrite.
Così è volontà del Padre vostro che è nei cieli, che neanche uno di questi piccoli si perda».

All’origine

All’origine di ogni colpa, vi è una voce che purtroppo ascoltiamo. È quello che la Chiesa, insegnando nei secoli, ha chiamato “peccato originale”. Un sibilo leggero che dice “Macché, non morirai affatto, anzi…sarai un dio”. È il principe del male, l’astuto suggeritore di scelte apparentemente tanto logiche da far sembrare Dio un truffatore. E si insinua il dubbio e la sfiducia cresce: Dio mi ama, ma da solo faccio prima. E ci si allontana da Lui, si raffredda il rapporto, si giunge ad aver paura di parlargli, imbarazzati come chi si trova nudo in pubblico. Ci vuole tempo a ricostruire un rapporto infranto, a credere davvero d’essere amati. Il Figlio di Maria, l’Immacolata, è nato per riportarci all’innocenza dell’Eden.

IMMACOLATA Gen 3 il serpente era il più astuto di tutti gli animali selvatici che Dio aveva fatto e disse alla donna: «È vero che Dio ha detto: «Non dovete mangiare di alcun albero del giardino»?». Rispose la donna al serpente: «Dei frutti degli alberi del giardino noi possiamo mangiare, ma del frutto dell’albero che sta in mezzo al giardino Dio ha detto: «Non dovete mangiarne e non lo dovete toccare, altrimenti morirete»». Ma il serpente disse alla donna: «Non morirete affatto! Anzi, Dio sa che il giorno in cui voi ne mangiaste si aprirebbero i vostri occhi e sareste come Dio, conoscendo il bene e il male». Allora la donna vide che l’albero era buono da mangiare, gradevole agli occhi e desiderabile per acquistare saggezza; prese del suo frutto e ne mangiò, poi ne diede anche al marito, che era con lei, e anch’egli ne mangiò. Allora si aprirono gli occhi di tutti e due e conobbero di essere nudi; intrecciarono foglie di fico e se ne fecero cinture.
Poi udirono il rumore dei passi del Signore Dio che passeggiava nel giardino alla brezza del giorno, e l’uomo, con sua moglie, si nascose dalla presenza del Signore Dio, in mezzo agli alberi del giardino. Ma il Signore Dio chiamò l’uomo e gli disse: «Dove sei?». Rispose: «Ho udito la tua voce nel giardino: ho avuto paura, perché sono nudo, e mi sono nascosto». Riprese: «Chi ti ha fatto sapere che sei nudo? Hai forse mangiato dell’albero di cui ti avevo comandato di non mangiare?». Rispose l’uomo: «La donna che tu mi hai posto accanto mi ha dato dell’albero e io ne ho mangiato». Il Signore Dio disse alla donna: «Che hai fatto?». Rispose la donna: «Il serpente mi ha ingannata e io ho mangiato». 
Allora il Signore Dio disse al serpente:
«Poiché hai fatto questo,
maledetto tu fra tutto il bestiame
e fra tutti gli animali selvatici!
Sul tuo ventre camminerai
e polvere mangerai
per tutti i giorni della tua vita.
Io porrò inimicizia fra te e la donna,
fra la tua stirpe e la sua stirpe:
questa ti schiaccerà la testa
e tu le insidierai il calcagno».
L’uomo chiamò sua moglie Eva, perché ella fu la madre di tutti i viventi.

Giovanni

Ecco Giovanni il Battezzatore. Un uomo libero. Libero dai vincoli della parentela, libero di parlare senza mezzi termini alla folla e al re. Libero dalla paura di pagarne il prezzo. Dopo Maria, fu il primo discepolo di Gesù, il primo a seguirlo, prima ancora di venire alla luce. Fu il primo a morire martire per lui. Chiediamogli di pregare per noi, di battezzarci e spingerci a cambiare, a lasciare ogni paura.

II Avvento Mt 3,1-12   Venne Giovanni il Battista e predicava nel deserto della Giudea dicendo: «Convertitevi, perché il regno dei cieli è vicino!». Egli infatti è colui del quale aveva parlato il profeta Isaìa quando disse: «Voce di uno che grida nel deserto: Preparate la via del Signore, raddrizzate i suoi sentieri!».
E lui, Giovanni, portava un vestito di peli di cammello e una cintura di pelle attorno ai fianchi; il suo cibo erano cavallette e miele selvatico. Allora Gerusalemme, tutta la Giudea e tutta la zona lungo il Giordano accorrevano a lui e si facevano battezzare da lui nel fiume Giordano, confessando i loro peccati.
Vedendo molti farisei e sadducei venire al suo battesimo, disse loro: «Razza di vipere! Chi vi ha fatto credere di poter sfuggire all’ira imminente? Fate dunque un frutto degno della conversione, e non crediate di poter dire dentro di voi: “Abbiamo Abramo per padre!”. Perché io vi dico che da queste pietre Dio può suscitare figli ad Abramo. Già la scure è posta alla radice degli alberi; perciò ogni albero che non dà buon frutto viene tagliato e gettato nel fuoco. Io vi battezzo nell’acqua per la conversione; ma colui che viene dopo di me è più forte di me e io non sono degno di portargli i sandali; egli vi battezzerà in Spirito Santo e fuoco. Tiene in mano la pala e pulirà la sua aia e raccoglierà il suo frumento nel granaio, ma brucerà la paglia con un fuoco inestinguibile».

Strada facendo

Non una sola raccomandazione minacciosa alla gente ma un annuncio bello: il regno dei cieli è vicino. Vicino a te, a ciò che vivi. Dio è qui, non altrove. Strada facendo, predicate. Una predica bella ed efficace, perché fatta di parole e opere: guarite, risuscitate, purificate, scacciate i demoni. Date. Gratuitamente avete ricevuto, gratuitamente date. Fate ciò che predicate. Predicate ciò che fate.

Mt 9   Gesù percorreva tutte le città e i villaggi, insegnando nelle loro sinagoghe, annunciando il vangelo del Regno e guarendo ogni malattia e ogni infermità.
Vedendo le folle, ne sentì compassione, perché erano stanche e sfinite come pecore che non hanno pastore. Allora disse ai suoi discepoli: «La messe è abbondante, ma sono pochi gli operai! Pregate dunque il signore della messe, perché mandi operai nella sua messe!».
Chiamati a sé i suoi dodici discepoli, diede loro potere sugli spiriti impuri per scacciarli e guarire ogni malattia e ogni infermità.
E li inviò ordinando loro: «Rivolgetevi alle pecore perdute della casa d’Israele. Strada facendo, predicate, dicendo che il regno dei cieli è vicino. Guarite gli infermi, risuscitate i morti, purificate i lebbrosi, scacciate i demòni. Gratuitamente avete ricevuto, gratuitamente date».

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Sfuggi

Un’immagine contrastata: due ciechi lo seguirono e gli si avvicinarono. Dunque non è necessario vedere perfettamente Gesù per seguirlo. Lo si può seguire così come si riesce, un po’ a tentoni, cercando nel buio di distinguere la sua voce. La perfezione non serve, serve la fede, serve credere che lui possa guarirci. La perfezione non è un requisito per poter seguire Gesù. È semmai la conseguenza: avvenga per voi secondo la vostra fede. E si aprirono loro gli occhi. Perché poi Gesù ammonì i ciechi di non far sapere a nessuno della guarigione, per me resta un mistero. Un mistero ma anche un monito: fa’ lo stesso. Fai il bene a chi non può vederti. Sfuggi alla tentazione di mettere in mostra le tue opere di misericordia.

Mt 9,27-31   mentre Gesù si allontanava, due ciechi lo seguirono gridando: «Figlio di Davide, abbi pietà di noi!».
Entrato in casa, i ciechi gli si avvicinarono e Gesù disse loro: «Credete che io possa fare questo?». Gli risposero: «Sì, o Signore!».
Allora toccò loro gli occhi e disse: «Avvenga per voi secondo la vostra fede». E si aprirono loro gli occhi.
Quindi Gesù li ammonì dicendo: «Badate che nessuno lo sappia!». Ma essi, appena usciti, ne diffusero la notizia in tutta quella regione.

Fondamenta

Tra fondare e affondare la differenza è poca. Basta un’illusione e in poco tutto sprofonda. L’illusione di saperla lunga, di avere in mano tutto e poter gestire tutti. L’illusione d’essere stabili e ben fondati, come un soldato con gli anfibi saldi ai piedi e il cinturone stretto in vita, aggressivo e massiccio come un Big Jim. Cosa fonda sulla roccia la mia vita, cosa rende saldo il mio umore e stabile il mio parlare? Quando la piena delle fatiche mi sommerge e solitudine e nostalgia si abbattono su di me, a chi mi aggrappo? È la corrente avversa che svela la forza del fondamento.

Mt 7 Gesù disse ai suoi discepoli:
«Non chiunque mi dice: “Signore, Signore”, entrerà nel regno dei cieli, ma colui che fa la volontà del Padre mio che è nei cieli.
Perciò chiunque ascolta queste mie parole e le mette in pratica, sarà simile a un uomo saggio, che ha costruito la sua casa sulla roccia. Cadde la pioggia, strariparono i fiumi, soffiarono i venti e si abbatterono su quella casa, ma essa non cadde, perché era fondata sulla roccia.
Chiunque ascolta queste mie parole e non le mette in pratica, sarà simile a un uomo stolto, che ha costruito la sua casa sulla sabbia. Cadde la pioggia, strariparono i fiumi, soffiarono i venti e si abbatterono su quella casa, ed essa cadde e la sua rovina fu grande».

Fame

“Se dai a un uomo un pesce, lo sfami per un giorno. Se gli insegni a pescare, lo sfami per la vita”, recita il noto proverbio. Certo dice una verità, ma non per offrirci una buona scusa e rifiutare il cibo a chi ha fame. Avevo fame e mi avete dato da mangiare, dice Gesù. E sappiamo bene che se chiede qualcosa è perché lui stesso per primo l’ha già fatta. Per ben sei volte, nei vangeli, è narrato di Gesù che sfama migliaia di persone con una moltiplicazione causata dalla condivisione del poco che si ha. Avevano fame e gli ho dato da mangiare pani e pesci, ci direbbe oggi. Poi insegnò anche a pescare, eccome! Vi farò pescatori di uomini, vi insegnerò a tirarvi fuori gli uni gli altri dai guai. Ma mai, mai argomentare con belle teorie per evitare un aiuto. Avevo fame, avevo sete, non avevo vestiti… Sulla nostra risposta a questi bisogni costruiremo il nostro Aldilà.

Mt 15,29-37  Gesù giunse presso il mare di Galilea e, salito sul monte, lì si fermò. Attorno a lui si radunò molta folla, recando con sé zoppi, storpi, ciechi, sordi e molti altri malati; li deposero ai suoi piedi, ed egli li guarì, tanto che la folla era piena di stupore nel vedere i muti che parlavano, gli storpi guariti, gli zoppi che camminavano e i ciechi che vedevano. E lodava il Dio d’Israele.
Allora Gesù chiamò a sé i suoi discepoli e disse: «Sento compassione per la folla. Ormai da tre giorni stanno con me e non hanno da mangiare. Non voglio rimandarli digiuni, perché non vengano meno lungo il cammino». E i discepoli gli dissero: «Come possiamo trovare in un deserto tanti pani da sfamare una folla così grande?».
Gesù domandò loro: «Quanti pani avete?». Dissero: «Sette, e pochi pesciolini». Dopo aver ordinato alla folla di sedersi per terra, prese i sette pani e i pesci, rese grazie, li spezzò e li dava ai discepoli, e i discepoli alla folla.
Tutti mangiarono a sazietà. Portarono via i pezzi avanzati: sette sporte piene.

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Vedere oltre

Beati gli occhi che vedono ciò che voi vedete. Non che il mondo offra grandi spettacoli consolanti, eppure questa affermazione di Gesù vale ancora. Occhi beati non tanto per le immagini raccolte, ma per la lettura che ne possiamo dare. Il Figlio infatti può rivelare a chi vuole chi è il Padre. Se il Figlio ci rivela il Padre, noi possiamo leggere la realtà da una prospettiva diversa. Con occhi illuminati da Dio stesso, lo vediamo operare nella nostra vita e in quella altrui, lì dove prima guardavamo senza vederlo. La relazione personale, costante e interiore con Gesù, ci mette in grado di ascoltare e vedere oltre e dentro il mondo della materia.

Lc 10,21-24  In quella stessa ora Gesù esultò di gioia nello Spirito Santo e disse: «Ti rendo lode, o Padre, Signore del cielo e della terra, perché hai nascosto queste cose ai sapienti e ai dotti e le hai rivelate ai piccoli. Sì, o Padre, perché così hai deciso nella tua benevolenza. Tutto è stato dato a me dal Padre mio e nessuno sa chi è il Figlio se non il Padre, né chi è il Padre se non il Figlio e colui al quale il Figlio vorrà rivelarlo».
E, rivolto ai discepoli, in disparte, disse: «Beati gli occhi che vedono ciò che voi vedete. Io vi dico che molti profeti e re hanno voluto vedere ciò che voi guardate, ma non lo videro, e ascoltare ciò che voi ascoltate, ma non lo ascoltarono».

Soltanto una parola

Di’ soltanto una parola e io sarò salvato, sono le parole che pronunciamo a Messa prima di fare la Comunione. Di’ soltanto una parola e questo pane azzimo che è il tuo corpo sarà per me lievito. Perché non tu ma io sono azzimo. Il mio amore non lievita, la mia umanità resta appiattita alla superficie delle cose. Di’ soltanto una parola e la mia fede crescerà, la mia mentalità si allargherà fino ai confini del mondo. Di’ soltanto una parola prima che io beva il calice del tuo sangue. Che scenda nelle mie vene, raggiunga i più remoti angoli della mia anima, della mia psiche, sanando le ferite di cui non sono nemmeno consapevole. Di’ soltanto una parola e lui sarà salvato, lei sarà salvata. Così intercedo per coloro che ti voglio affidare, credendo con fede che una tua parola basta a salvare.

Mt 8,5-11   entrato Gesù in Cafàrnao, gli venne incontro un centurione che lo scongiurava e diceva: «Signore, il mio servo è in casa, a letto, paralizzato e soffre terribilmente». Gli disse: «Verrò e lo guarirò».
Ma il centurione rispose: «Signore, io non sono degno che tu entri sotto il mio tetto, ma di’ soltanto una parola e il mio servo sarà guarito. Pur essendo anch’io un subalterno, ho dei soldati sotto di me e dico a uno: “Va’!”, ed egli va; e a un altro: “Vieni!”, ed egli viene; e al mio servo: “Fa’ questo!”, ed egli lo fa».
Ascoltandolo, Gesù si meravigliò e disse a quelli che lo seguivano: «In verità io vi dico, in Israele non ho trovato nessuno con una fede così grande! Ora io vi dico che molti verranno dall’oriente e dall’occidente e siederanno a mensa con Abramo, Isacco e Giacobbe nel regno dei cieli».

Tempo al tempo

La pagina di ieri ci aveva preparato a questa prima domenica di Avvento. Tempo che ci insegna a non perdere tempo. Così travolti da un diluvio di impegni, siamo sempre colti alla sprovvista e ci lasciamo sfuggire l’attimo presente. Non si accorsero di nulla, dice Gesù. Non si accorsero di ciò che stava accadendo, fuori e dentro loro stessi, dentro il cuore degli altri. Ecco il tempo per tornare ad avere occhi da profeta, occhi di chi vede ciò che accade e distingue chiaramente la vita da seguire.

1 AVVENTO  Mt 24,37-44 Gesù disse ai suoi discepoli:
«Come furono i giorni di Noè, così sarà la venuta del Figlio dell’uomo. Infatti, come nei giorni che precedettero il diluvio mangiavano e bevevano, prendevano moglie e prendevano marito, fino al giorno in cui Noè entrò nell’arca, e non si accorsero di nulla finché venne il diluvio e travolse tutti: così sarà anche la venuta del Figlio dell’uomo. Allora due uomini saranno nel campo: uno verrà portato via e l’altro lasciato. Due donne macineranno alla mola: una verrà portata via e l’altra lasciata.
Vegliate dunque, perché non sapete in quale giorno il Signore vostro verrà. Cercate di capire questo: se il padrone di casa sapesse a quale ora della notte viene il ladro, veglierebbe e non si lascerebbe scassinare la casa. Perciò anche voi tenetevi pronti perché, nell’ora che non immaginate, viene il Figlio dell’uomo».