L’uno su cento

Nessuno lo farebbe. La perdita dell’ 1% è anzi da augurarsi. Chi di voi, se ha cento pecore e ne perde una, non lascia le novantanove nel deserto e va in cerca di quella perduta, finché non la trova? Nessuno di noi. Sono altre le percentuali che ci comandano. Portare le spese per armarci dall’ 1,5 al 5% del PIL questo sì che lo facciamo. Questo sì che conta. L’ 1% della popolazione mondiale detiene il 50% della ricchezza mondiale. Ecco l’uno su cento della realtà. Ma il Padre dei cieli è capace di dare tutto l’amore del mondo a te, a uno. Non perde nulla e nessuno. Non temere.

Lc 15,3-7 Gesù disse ai farisei e agli scribi questa parabola:
«Chi di voi, se ha cento pecore e ne perde una, non lascia le novantanove nel deserto e va in cerca di quella perduta, finché non la trova?
Quando l’ha trovata, pieno di gioia se la carica sulle spalle, va a casa, chiama gli amici e i vicini e dice loro: “Rallegratevi con me, perché ho trovato la mia pecora, quella che si era perduta”.
Io vi dico: così vi sarà gioia nel cielo per un solo peccatore che si converte, più che per novantanove giusti i quali non hanno bisogno di conversione».

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La mia roccia

È da giorni che Gesù ci guida con indicazioni precise. Non seguite falsi profeti, non preoccupatevi, non giudicate, non moltiplicate parole, pregate per i nemici, date a chi vi chiede, e molte altre fortissime indicazioni morali, cioè indicazioni di comportamento. Tutto questo “discorso della montagna” è – appunto – la roccia su cui costruire la casa, la vita. La vanagloria si annida come una serpe anche nei gesti più eroici e apparentemente divini. Persino profetare può essere fatto a gloria propria, persino gli esorcismi e i miracoli. Come verificare la stabilità della nostra vita? Come controllare se le fondamenta sono salde? Apriamo il vangelo di Matteo al cap 5 e leggiamo, purifichiamo periodicamente la nostra anima, le nostre intenzioni anche più leali. Esponiamoci alla luce delle parole di Gesù e non ci sarà alluvione che ci potrà abbattere.

Mt 7,21-29    Gesù disse ai suoi discepoli:
«Non chiunque mi dice: “Signore, Signore”, entrerà nel regno dei cieli, ma colui che fa la volontà del Padre mio che è nei cieli. In quel giorno molti mi diranno: “Signore, Signore, non abbiamo forse profetato nel tuo nome? E nel tuo nome non abbiamo forse scacciato demòni? E nel tuo nome non abbiamo forse compiuto molti prodigi?”. Ma allora io dichiarerò loro: “Non vi ho mai conosciuti. Allontanatevi da me, voi che operate l’iniquità!”.
Perciò chiunque ascolta queste mie parole e le mette in pratica, sarà simile a un uomo saggio, che ha costruito la sua casa sulla roccia. Cadde la pioggia, strariparono i fiumi, soffiarono i venti e si abbatterono su quella casa, ma essa non cadde, perché era fondata sulla roccia. Chiunque ascolta queste mie parole e non le mette in pratica, sarà simile a un uomo stolto, che ha costruito la sua casa sulla sabbia. Cadde la pioggia, strariparono i fiumi, soffiarono i venti e si abbatterono su quella casa, ed essa cadde e la sua rovina fu grande».
Quando Gesù ebbe terminato questi discorsi, le folle erano stupite del suo insegnamento: egli infatti insegnava loro come uno che ha autorità, e non come i loro scribi.

Frutti

Non si sta parlando di differenti specie di alberi ma di alberi buoni, sani, che producono frutti buoni da mangiare e alberi della stessa specie che però danno frutti cattivi. Insomma, fino a che non si assaggia il frutto, non si può apprezzare l’albero e distinguerlo dai suoi simili. Così i profeti, i preti e i vescovi e ogni battezzato. Portano la stessa veste, ma sono le opere a distinguere chi è autentico da chi è falso. Ricordiamoci poi che a volte gli alberi da frutto hanno annate buone e altre cattive. Così è per noi: possiamo sempre cambiare in meglio o in peggio. Stiamo attenti dunque e non scoraggiamoci mai!

Mt 7,15-20 Gesù disse ai suoi discepoli:
«Guardatevi dai falsi profeti, che vengono a voi in veste di pecore, ma dentro sono lupi rapaci! Dai loro frutti li riconoscerete.
Si raccoglie forse uva dagli spini, o fichi dai rovi? Così ogni albero buono produce frutti buoni e ogni albero cattivo produce frutti cattivi; un albero buono non può produrre frutti cattivi, né un albero cattivo produrre frutti buoni. Ogni albero che non dà buon frutto viene tagliato e gettato nel fuoco. Dai loro frutti dunque li riconoscerete»

Giovanni Battista

Che sarà questo bambino? Certo non sarà quello che vi aspettate. Desiderato con tutto il cuore dai suoi genitori, figlio di un miracolo ottenuto con anni di preghiera, non subirà la sorte di quelli come lui. Non avrà il destino segnato, il nome del padre e il suo lavoro e una madre innamorata più di lui che del marito. Non sarà tenuto sotto campana di vetro, come un prezioso oggetto da collezione. Questo bambino sarà il precursore di Gesù e lui stesso inizierà a insegnare cosa sia la libertà. Non la libertà di liberarsi di Dio ma quella di seguirlo anche quando crea cose mai viste. Un nome nuovo, Giovanni, e una nuova vocazione: non sacerdote come il padre Zaccaria ma solitario nel deserto. Davvero iniziava un nuovo modo di seguire Dio.

Natività di San Giovanni Battista Lc 1 Per Elisabetta si compì il tempo del parto e diede alla luce un figlio. I vicini e i parenti udirono che il Signore aveva manifestato in lei la sua grande misericordia, e si rallegravano con lei.
Otto giorni dopo vennero per circoncidere il bambino e volevano chiamarlo con il nome di suo padre, Zaccarìa. Ma sua madre intervenne: «No, si chiamerà Giovanni». Le dissero: «Non c’è nessuno della tua parentela che si chiami con questo nome».
Allora domandavano con cenni a suo padre come voleva che si chiamasse. Egli chiese una tavoletta e scrisse: «Giovanni è il suo nome». Tutti furono meravigliati. All’istante si aprirono la sua bocca e la sua lingua, e parlava benedicendo Dio.
Tutti i loro vicini furono presi da timore, e per tutta la regione montuosa della Giudea si discorreva di tutte queste cose. Tutti coloro che le udivano, le custodivano in cuor loro, dicendo: «Che sarà mai questo bambino?». E davvero la mano del Signore era con lui.
Il bambino cresceva e si fortificava nello spirito. Visse in regioni deserte fino al giorno della sua manifestazione a Israele.

La ragione deve tacere

Chi non vede non può indicare la strada a nessuno. Togli prima la trave dal tuo occhio e allora ci vedrai bene per togliere la pagliuzza dall’occhio del tuo fratello. Consapevolezza, ecco cosa ci vuole. Consapevolezza di non vederci chiaro, di essere condizionati e non avere la verità totale. Allora smetteremo di sentenziare, di lanciare missili in testa alla gente chiamandoli semi di pace. Cesseremo anche di giudicare noi stessi e ci accetteremo così come siamo. Perché chissà, forse Dio ha di noi più stima di quanta ce ne diamo. Per questo ci sfoghiamo sugli altri come fossero nemici, mentre dovremmo solo guardarci tutti con più pazienza. Non sempre abbiamo ragione. A volte la ragione deve tacere.

Mt 7,1-5 Gesù disse ai suoi discepoli:
«Non giudicate, per non essere giudicati; perché con il giudizio con il quale giudicate sarete giudicati voi e con la misura con la quale misurate sarà misurato a voi.
Perché guardi la pagliuzza che è nell’occhio del tuo fratello, e non ti accorgi della trave che è nel tuo occhio? O come dirai al tuo fratello: “Lascia che tolga la pagliuzza dal tuo occhio”, mentre nel tuo occhio c’è la trave? Ipocrita! Togli prima la trave dal tuo occhio e allora ci vedrai bene per togliere la pagliuzza dall’occhio del tuo fratello».

Corpus Domini

Corpus Domini, festa che ci ricorda che il pane e il vino consacrati all’altare non sono solo pane e vino. Ciò che facciamo a quel Pane, lo facciamo a Gesù in persona. Se ci nutriamo di quel Pane,  ci nutriamo di Gesù stesso. E il vangelo di oggi ci riporta coi piedi per terra, perché c’è sempre la tentazione di rifugiarsi nelle processioni senza fare un passo verso chi ha bisogno. Ciò che facciamo agli altri lo facciamo a Gesù. Il corpo di ogni uomo e donna della terra è Corpo di Cristo. Gesù guariva quanti avevano bisogno di cure e sfamava migliaia di persone affamate. Voi stessi date da mangiare a questa gente! Ecco il suo comando: prendetevi cura del corpo altrui come fosse il Corpo di Cristo. Ogni volta che dite Amen e mangiate il Pane eucaristico, voi promettete di portare per ogni essere umano lo stesso riverente rispetto che avete per il Corpus Domini.

Corpus Domini Lc 9 Gesù prese a parlare alle folle del regno di Dio e a guarire quanti avevano bisogno di cure.
Il giorno cominciava a declinare e i Dodici gli si avvicinarono dicendo: «Congeda la folla perché vada nei villaggi e nelle campagne dei dintorni, per alloggiare e trovare cibo: qui siamo in una zona deserta».
Gesù disse loro: «Voi stessi date loro da mangiare». Ma essi risposero: «Non abbiamo che cinque pani e due pesci, a meno che non andiamo noi a comprare viveri per tutta questa gente». C’erano infatti circa cinquemila uomini.
Egli disse ai suoi discepoli: «Fateli sedere a gruppi di cinquanta circa». Fecero così e li fecero sedere tutti quanti.
Egli prese i cinque pani e i due pesci, alzò gli occhi al cielo, recitò su di essi la benedizione, li spezzò e li dava ai discepoli perché li distribuissero alla folla.
Tutti mangiarono a sazietà e furono portati via i pezzi loro avanzati: dodici ceste.

L’attimo

Sei volte risuona in questa pagina il verbo preoccuparsi. Sei è il numero dell’incompletezza, del diavolo, di chi è vicino al traguardo (il sette è perfezione) ma non ci arriva mai. Come chi si pre-occupa di tante cose ma non si occupa dell’unica cosa importante: amare nel momento presente. Cercare il regno di Dio e la sua giustizia vuol dire occuparsi e non preoccuparsi. Occuparsi oggi del vestito, del cibo, del bere, di chi oggi ne ha bisogno. E anche quando ci si occupa degli altri non ci si deve preoccupare. Il Padre buono sa di che cosa abbiamo bisogno noi e gli altri e provvederà. Dio è buono e amico degli uomini. Con lui e in lui viviamo ogni nostra quotidiana necessità. Domani avremo altre necessità, e Dio sarà ancora con noi.

Ieri pomeriggio ci ha lasciato Maria Voce, detta Emmaus, la prima Presidente del Movimento dei Focolari dopo la scomparsa della fondatrice Chiara Lubich. Per Maria Voce preghiamo con tutto il cuore e già la ringraziamo per l’amore che Gesù ha potuto riversare in terra attraverso di lei.

Mt 6,24-34 Gesù disse ai suoi discepoli:
«Nessuno può servire due padroni, perché o odierà l’uno e amerà l’altro, oppure si affezionerà all’uno e disprezzerà l’altro. Non potete servire Dio e la ricchezza.
Perciò io vi dico: non preoccupatevi per la vostra vita, di quello che mangerete o berrete, né per il vostro corpo, di quello che indosserete; la vita non vale forse più del cibo e il corpo più del vestito?
Guardate gli uccelli del cielo: non séminano e non mietono, né raccolgono nei granai; eppure il Padre vostro celeste li nutre. Non valete forse più di loro? E chi di voi, per quanto si preoccupi, può allungare anche di poco la propria vita?
E per il vestito, perché vi preoccupate? Osservate come crescono i gigli del campo: non faticano e non filano. Eppure io vi dico che neanche Salomone, con tutta la sua gloria, vestiva come uno di loro. Ora, se Dio veste così l’erba del campo, che oggi c’è e domani si getta nel forno, non farà molto di più per voi, gente di poca fede?
Non preoccupatevi dunque dicendo: “Che cosa mangeremo? Che cosa berremo? Che cosa indosseremo?”. Di tutte queste cose vanno in cerca i pagani. Il Padre vostro celeste, infatti, sa che ne avete bisogno.
Cercate invece, anzitutto, il regno di Dio e la sua giustizia, e tutte queste cose vi saranno date in aggiunta.
Non preoccupatevi dunque del domani, perché il domani si preoccuperà di se stesso. A ciascun giorno basta la sua pena».

Un tesoro celeste

Tutti abbiamo una meta da raggiungere, un sogno da realizzare. Ma se ciò che ci orienta è vano e artificiale, siamo destinati al nulla. Forse Gesù intendeva dire questo. Non basta dunque avere obiettivi, non basta puntare risolutamente lo sguardo su qualcosa. Anche chi pianifica un genocidio ha obiettivi ben chiari, ma di certo non divini. Occorre essere illuminati e spendersi per ciò che ha valore anche in cielo. Cosa dunque ha davvero valore per noi?  Inseguo un tesoro celeste?

Mt 6,19-23  Gesù disse ai suoi discepoli:
«Non accumulate per voi tesori sulla terra, dove tarma e ruggine consumano e dove ladri scassìnano e rubano; accumulate invece per voi tesori in cielo, dove né tarma né ruggine consumano e dove ladri non scassìnano e non rubano. Perché, dov’è il tuo tesoro, là sarà anche il tuo cuore.
La lampada del corpo è l’occhio; perciò, se il tuo occhio è semplice, tutto il tuo corpo sarà luminoso; ma se il tuo occhio è cattivo, tutto il tuo corpo sarà tenebroso. Se dunque la luce che è in te è tenebra, quanto grande sarà la tenebra!».

Non sprecate

Pregando non sprecate parole. Ma pregate, anche quando vi sembra che pregando sprechiate tempo. Non è mai perso il tempo trascorso davanti a Dio, recuperando la centratura in Lui. Ogni preoccupazione diviene affidamento, ogni rabbia è lasciata al fuoco del suo amore. Non sprecate parole liturgiche pompose e barocche, non fate della preghiera il carnevale delle vesti dorate e delle lingue antiche. Tutto ciò vi appaga ma per un attimo solo. Pregate come figli, pregate ovunque siate. Pregate Dio Padre Nostro.

Mt 6,7-15 Gesù disse ai suoi discepoli:
«Pregando, non sprecate parole come i pagani: essi credono di venire ascoltati a forza di parole. Non siate dunque come loro, perché il Padre vostro sa di quali cose avete bisogno prima ancora che gliele chiediate.
Voi dunque pregate così:
Padre nostro che sei nei cieli,
sia santificato il tuo nome,
venga il tuo regno,
sia fatta la tua volontà,
come in cielo così in terra.
Dacci oggi il nostro pane quotidiano,
e rimetti a noi i nostri debiti
come anche noi li rimettiamo ai nostri debitori,
e non abbandonarci alla tentazione,
ma liberaci dal male.
Se voi infatti perdonerete agli altri le loro colpe, il Padre vostro che è nei cieli perdonerà anche a voi; ma se voi non perdonerete agli altri, neppure il Padre vostro perdonerà le vostre colpe».

Elemosina preghiera digiuno

Quando rinunciamo a qualcosa per farne dono a chi Dio ci ha suggerito, la gioia abita in noi. Dove c’è lo Spirito c’è la gioia, e solo chi ha lo Spirito può vincere la resistenza a elemosina, preghiera e digiuno (capire pregando a chi fare elemosina col digiuno da cose e denaro). Eppure poi riemerge la fatica, vorremmo essere notati, ringraziati, un pochino ammirati. Vorremmo almeno non essere lasciati soli in questo nostro dare, che almeno qualcuno si accorgesse che sì, siamo felici, ma c’è anche tanta fatica. Non si emette un bonifico così, come nulla fosse. Non si fa volontariato così, come fosse rilassante. Non si prega un’ora al giorno come fosse una dormita al sole. Gesù ci suggerisce di non cascarci e di lasciare tutto nel segreto del cuore. Per Dio, dice Gesù, non ci sono segreti. Sa benissimo quanta eroica fatica ci costa il bene che facciamo. Interverrà direttamente.

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Mt 6    Gesù disse ai suoi discepoli:
«State attenti a non praticare la vostra giustizia davanti agli uomini per essere ammirati da loro, altrimenti non c’è ricompensa per voi presso il Padre vostro che è nei cieli.
Dunque, quando fai l’elemosina, non suonare la tromba davanti a te, come fanno gli ipocriti nelle sinagoghe e nelle strade, per essere lodati dalla gente. In verità io vi dico: hanno già ricevuto la loro ricompensa. Invece, mentre tu fai l’elemosina, non sappia la tua sinistra ciò che fa la tua destra, perché la tua elemosina resti nel segreto; e il Padre tuo, che vede nel segreto, ti ricompenserà.
E quando pregate, non siate simili agli ipocriti che, nelle sinagoghe e negli angoli delle piazze, amano pregare stando ritti, per essere visti dalla gente. In verità io vi dico: hanno già ricevuto la loro ricompensa. Invece, quando tu preghi, entra nella tua camera, chiudi la porta e prega il Padre tuo, che è nel segreto; e il Padre tuo, che vede nel segreto, ti ricompenserà.
E quando digiunate, non diventate malinconici come gli ipocriti, che assumono un’aria disfatta per far vedere agli altri che digiunano. In verità io vi dico: hanno già ricevuto la loro ricompensa. Invece, quando tu digiuni, profùmati la testa e làvati il volto, perché la gente non veda che tu digiuni, ma solo il Padre tuo, che è nel segreto; e il Padre tuo, che vede nel segreto, ti ricompenserà».