Battista

Dare a chi non ha. Non volere di più. Non maltrattare. Accontentarsi. Questo è il vangelo di Giovanni Battista che con molte altre esortazioni evangelizzava il popolo. Leggendo tiriamo un sospiro di sollievo pensando: dopotutto io già faccio così. Vorremmo però una formula più precisa. Mi dicevano di un consulente che era stato convinto ad accontentarsi di novecento euro. Al giorno. Dove inizia il di più, dove termina il necessario? Quanto esattamente dare? Quando iniziare ad accontentarsi? Non c’è limite alle richieste, non c’è limite ai desideri. Molte religioni definiscono chiaramente la percentuale da dare in elemosina. Ma noi non seguiamo una religione, noi seguiamo una persona. Gesù non ci ha dato formule. Ci ha dato Spirito. Non ci ha slacciato i sandali, come facevano le guide spirituali imponenedo di camminare scalzi per penitenza. Noi i sandali ce li slacciamo da soli. Noi dobbiamo arrivarci da soli a capire quanto dare, quanto tenere, di cosa accontentarci. Dobbiamo veramente ascoltare la voce dello Spirito e chiedere: cosa è frumento e cosa è pula? Cosa mi nutre, cosa mi ingombra, cosa potrebbe nutrire altri? Ognuno ha la responsabilità di obbedire al fuoco dello Spirito che, essendo Dio, non va confuso con la propria personale opinione…

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Lc 3,10-18   Le folle interrogavano Giovanni, dicendo: «Che cosa dobbiamo fare?». Rispondeva loro: «Chi ha due tuniche, ne dia a chi non ne ha, e chi ha da mangiare, faccia altrettanto».
Vennero anche dei pubblicani a farsi battezzare e gli chiesero: «Maestro, che cosa dobbiamo fare?». Ed egli disse loro: «Non esigete nulla di più di quanto vi è stato fissato».
Lo interrogavano anche alcuni soldati: «E noi, che cosa dobbiamo fare?». Rispose loro: «Non maltrattate e non estorcete niente a nessuno; accontentatevi delle vostre paghe».
Poiché il popolo era in attesa e tutti, riguardo a Giovanni, si domandavano in cuor loro se non fosse lui il Cristo, Giovanni rispose a tutti dicendo: «Io vi battezzo con acqua; ma viene colui che è più forte di me, a cui non sono degno di slegare i lacci dei sandali. Egli vi battezzerà in Spirito Santo e fuoco. Tiene in mano la pala per pulire la sua aia e per raccogliere il frumento nel suo granaio; ma brucerà la paglia con un fuoco inestinguibile».
Con molte altre esortazioni Giovanni evangelizzava il popolo.

Il ritorno

Stavano scendendo dal monte dove Gesù pregando si era trasfigurato ed erano apparsi Mosè ed Elia. Gli scribi dicevano che prima del messia sarebbe tornato Elia. Ma di che ritorno si tratta? Gesù, che ha appena parlato con Elia sul monte, lo rivede in Giovanni Battista perché in lui avverte la stessa forza profetica. Non si tratta quindi di una rinascita né di una reincarnazione di Elia in Giovanni. Si tratta piuttosto di un “alter” Elia, di un altro uomo con pari forza spirituale. Detto questo ci chiediamo: dobbiamo per forza attendere la fine dei tempi per vedere tornare Gesù? Se fossero in molti gli Alter Christus, non sarebbe già questo il suo ritorno in terra? Se tutti fossimo un Alter Christus, Cristo sarebbe tutto in tutti. E noi tutti saremmo uno in Dio.

Mt 17,10-13   Mentre scendevano dal monte, i discepoli domandarono a Gesù: «Perché dunque gli scribi dicono che prima deve venire Elìa?».
Ed egli rispose: «Sì, verrà Elìa e ristabilirà ogni cosa. Ma io vi dico: Elìa è già venuto e non l’hanno riconosciuto; anzi, hanno fatto di lui quello che hanno voluto. Così anche il Figlio dell’uomo dovrà soffrire per opera loro».
Allora i discepoli compresero che egli parlava loro di Giovanni il Battista.

In ogni luogo

Forse non era un problema solo di quella generazione. Siamo un po’ tutti così, sempre a lamentarci di tutto e del contrario di tutto. Papa Benedetto era un moralista e papa Francesco trascura i valori. La vita in città è stressante e quella in paese monotona. Cosa davvero vogliamo? Argomenti di lamento, ecco cosa vogliamo. Finché le cose non andranno bene, finché le persone saranno difettose, ci verrà più facile trovare scuse per non accettarle. Meglio non sciupare energie per cercare di piacere a chi troverà comunque motivi per non apprezzarci. Concentriamoci sul momento presente, sulla realtà che viviamo. Dio ci ama e ci stima immensamente e opera con noi in quella realtà, in quel momento. Persino mentre ci lamentiamo esattamente di ciò che stiamo vivendo. Il Signore è in questo luogo e io non lo sapevo, disse Giacobbe che si era addormentato in un posto deserto con una pietra come cuscino. Il Signore è in questo luogo, il Signore è in questo luogo. Ripetiamocelo in ogni circostanza e i nostri lamenti e quelli altrui svaniranno.

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Mt 11,16-19   Gesù disse alle folle:
«A chi posso paragonare questa generazione? È simile a bambini che stanno seduti in piazza e, rivolti ai compagni, gridano:
“Vi abbiamo suonato il flauto e non avete ballato,
abbiamo cantato un lamento e non vi siete battuti il petto!”.
È venuto Giovanni, che non mangia e non beve, e dicono: “È indemoniato”. È venuto il Figlio dell’uomo, che mangia e beve, e dicono: “Ecco, è un mangione e un beone, un amico di pubblicani e di peccatori”.
Ma la sapienza è stata riconosciuta giusta per le opere che essa compie».

Scalzi nei deserti

Non è da poco affermare che un uomo è il più grande fra i nati. Perché Gesù disse questo di Giovanni Battista? Non era certo il primo penitente o digiunante. Quale sarebbe dunque questa sua grandezza assoluta? Forse la sua grandezza fu unica nel diventare piccolezza. Figlio di sacerdote, aveva già un posto fisso al Tempio, un ruolo definito e nobile nella religione, al centro della città santa. Figlio dell’istituzione religiosa, capovolse la prospettiva della sua vita. Uscì dalle mura, andò nel deserto, predicò al vento e battezzò folle di peccatori. Ruppe il muro di cinta del Tempio e tornò là dove Dio aveva parlato le prime volte al suo popolo: nel deserto, nell’assenza di tempio, sotto le stelle. Recuperò un rapporto personale con Dio. Iniziò la via della fede pura che nasce dalla coscienza, non dalla sacrestia. Lui deve crescere io diminuire, diceva di Gesù. Ma forse lo diceva di ciascuno che seguiva Gesù. Ecco perché il più piccolo dei cieli è più grande di lui. Beati quelli come Giovanni, a cui Dio apre una breccia lasciandoli sfuggire alle istituzioni, liberi di predicare scalzi nei deserti del mondo.

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Mt 11,11-15   Gesù disse alle folle:
«In verità io vi dico: fra i nati da donna non è sorto alcuno più grande di Giovanni il Battista; ma il più piccolo nel regno dei cieli è più grande di lui.
Dai giorni di Giovanni il Battista fino ad ora, il regno dei cieli subisce violenza e i violenti se ne impadroniscono.
Tutti i Profeti e la Legge infatti hanno profetato fino a Giovanni. E, se volete comprendere, è lui quell’Elìa che deve venire.
Chi ha orecchi, ascolti!».

Gioia

Venite a me, voi tutti che siete stanchi e oppressi, ansiosi e depressi, e vi darò riposo, vi donerò gioia. La gioia che viene da Dio è una gioia senza causa. Noi la gioia, più che altro una certa allegria, ce la procuriamo in moltissimi modi. Ottenendo successi in banca o in amore, godendo vacanze, bevendo vino, fumando droghe e sfogando acquisti compulsivi. Per avere la gioia di Dio, quella che non ha causa, basta ringraziarlo allo stesso modo: senza un motivo. Se continuiamo ad elevare espressioni di gratitudine a Dio, indipendentemente da ciò che sentiamo, nella gioia e nel dolore, nella salute e nella malattia, riceveremo una gioia immensa ed inspiegabile, qualsiasi situazione stiamo vivendo.

Mt 11,28-38  Gesù disse:
«Venite a me, voi tutti che siete stanchi e oppressi, e io vi darò ristoro. Prendete il mio giogo sopra di voi e imparate da me, che sono mite e umile di cuore, e troverete ristoro per la vostra vita. Il mio giogo infatti è dolce e il mio peso leggero».

Chi mai?

Che ve ne pare? Francamente ci pare un’assurdità. E comunque la risposta è no, il pastore non lascerà novantanove pecore sui monti per cercare quella smarrita. Non lo farà perché non lo deve fare. È illogico. A meno che sia innamorato di quella pecora che si è persa. Ecco sì, l’unica spiegazione è questa. In effetti di gente che ha perso la vita nel tentativo di salvare una persona amata ce n’è molta. Alcuni poi hanno dato la vita per chi nemmeno conoscevano. Li chiamiamo eroi per un giorno, poi li dimentichiamo. Però ci sono. Dunque la risposta è sì, succede davvero che qualcuno lasci il molto per salvare il poco. C’è ancora chi dice che ne vale la pena, che tu vali al punto da dare tutto. Chi darebbe la vita per te? Chi l’ha già data, magari a rate? Giorni passati accanto a te in periodi di crisi, ore ad ascoltarti, notti a consolarti, lacrime in preghiera che mai verrai a sapere. Blocchi di vita passati lavando i vestiti ai figli, anni a sgobbare per uno stipendio. Non hanno calcolato i costi/benefìci, l’uno su novantanove. Ci hanno amato e basta. Hanno fatto come Dio.

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Mt 18,12-14   Gesù disse ai suoi discepoli:
«Che cosa vi pare? Se un uomo ha cento pecore e una di loro si smarrisce, non lascerà le novantanove sui monti e andrà a cercare quella che si è smarrita?
In verità io vi dico: se riesce a trovarla, si rallegrerà per quella più che per le novantanove che non si erano smarrite.
Così è volontà del Padre vostro che è nei cieli, che neanche uno di questi piccoli si perda».

Dall’alto

Un giorno Gesù stava insegnando e un bravo insegnante parte sempre dalla testa dell’alunno, non dalla propria. La gente credeva fermamente che le disgrazie della vita fossero conseguenza dei peccati commessi. Quel paralitico dunque era certo un gran peccatore o, per lo meno, lo era stato prima che Dio lo bloccasse per bene. L’amore però a volte ci dà la forza di perdere il controllo e credere che le cose stiano diversamente. Questi uomini calano dall’alto l’amico malato sperando che qualcosa cambi. Come un ‘deus ex machina’ irrompe sulla scena di fronte a Gesù. Lui non si mette a discutere sull’origine della malattia. Parla la lingua dei suoi alunni insegnando loro qualcosa di nuovo: Dio perdona attraverso di me, state un po’ a vedere. Uomo, ti sono perdonati i tuoi peccati. E subito egli si alzò. Se i peccati l’avevano fatto ammalare, il perdono l’ha guarito all’istante. Il perdono è un gesto divino che noi possiamo compiere per rialzare chi è bloccato dagli errori.

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Lc 5,17-26  Un giorno Gesù stava insegnando. Sedevano là anche dei farisei e maestri della Legge, venuti da ogni villaggio della Galilea e della Giudea, e da Gerusalemme. E la potenza del Signore gli faceva operare guarigioni.
Ed ecco, alcuni uomini, portando su un letto un uomo che era paralizzato, cercavano di farlo entrare e di metterlo davanti a lui. Non trovando da quale parte farlo entrare a causa della folla, salirono sul tetto e, attraverso le tegole, lo calarono con il lettuccio davanti a Gesù nel mezzo della stanza.
Vedendo la loro fede, disse: «Uomo, ti sono perdonati i tuoi peccati». Gli scribi e i farisei cominciarono a discutere, dicendo: «Chi è costui che dice bestemmie? Chi può perdonare i peccati, se non Dio soltanto?».
Ma Gesù, conosciuti i loro ragionamenti, rispose: «Perché pensate così nel vostro cuore? Che cosa è più facile: dire “Ti sono perdonati i tuoi peccati”, oppure dire “Àlzati e cammina”? Ora, perché sappiate che il Figlio dell’uomo ha il potere sulla terra di perdonare i peccati, dico a te – disse al paralitico –: àlzati, prendi il tuo lettuccio e torna a casa tua». Subito egli si alzò davanti a loro, prese il lettuccio su cui era disteso e andò a casa sua, glorificando Dio.
Tutti furono colti da stupore e davano gloria a Dio; pieni di timore dicevano: «Oggi abbiamo visto cose prodigiose».

Tutto è possibile

Gli insegnò a dire mamma, come fanno tutte le donne coi loro piccoli. Gli insegnò a parlare e camminare per mano a suo padre Giuseppe. Gli insegnò a pregare e a credere sempre, perché nulla è impossibile a Dio. Gli insegnò tutte queste cose e gliele insegnò bene. Gesù passò la vita a parlare alla gente, camminando alla presenza del Padre. Credette in ogni istante, anche in quello della morte e, prima di morire, si preoccupò di lei. Tutto è possibile per chi crede, diceva spesso Gesù. Parole imparate da Maria. Nulla è impossibile a Dio. Gli studiosi dicono che si può anche tradurre Nulla è impossibile con Dio. Se stiamo con Lui, se viviamo ogni istante, ogni più piccola faccenda, con Lui, nulla è impossibile. Diviene possibile vivere ogni situazione.

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Immacolata concezione di Maria   Lc 1,26-38   l’angelo Gabriele fu mandato da Dio in una città della Galilea, chiamata Nàzaret, a una vergine, promessa sposa di un uomo della casa di Davide, di nome Giuseppe. La vergine si chiamava Maria. Entrando da lei, disse: «Rallègrati, piena di grazia: il Signore è con te».
A queste parole ella fu molto turbata e si domandava che senso avesse un saluto come questo. L’angelo le disse: «Non temere, Maria, perché hai trovato grazia presso Dio. Ed ecco, concepirai un figlio, lo darai alla luce e lo chiamerai Gesù. Sarà grande e verrà chiamato Figlio dell’Altissimo; il Signore Dio gli darà il trono di Davide suo padre e regnerà per sempre sulla casa di Giacobbe e il suo regno non avrà fine».
Allora Maria disse all’angelo: «Come avverrà questo, poiché non conosco uomo?». Le rispose l’angelo: «Lo Spirito Santo scenderà su di te e la potenza dell’Altissimo ti coprirà con la sua ombra. Perciò colui che nascerà sarà santo e sarà chiamato Figlio di Dio. Ed ecco, Elisabetta, tua parente, nella sua vecchiaia ha concepito anch’essa un figlio e questo è il sesto mese per lei, che era detta sterile: nulla è impossibile a Dio».
Allora Maria disse: «Ecco la serva del Signore: avvenga per me secondo la tua parola». E l’angelo si allontanò da lei.

Gratuito

Che pagina liberante! Dunque si può, non è da stupidi, si può dare. Gratuitamente avete ricevuto, gratuitamente date. Ogni volta che stiamo per dare (tempo, soldi, cose) ci sorge il dubbio: sarà giusto? Farò bene? Al povero va dato l’aiuto di base o è giusto dare anche opportunità non fondamentali? Insomma: gli pago il pane o il caffè? A ciascuno discernere, perché ogni situazione è diversa. Ricette non ce n’è a parte questa: gratuitamente avete ricevuto, gratuitamente date. E pensiamoci: anche ciò che non è gratuito e che ci siamo guadagnati col sudore della fronte, altri non se lo possono permettere pur lavorando quanto noi. La povertà è proprio questa. Dunque in ciò che abbiamo vi è sempre un pizzico di gratuito. Non sentiamoci in colpa se diamo. E, nel dubbio, è meglio dare che negare aiuto. Dare anche a Dio. Gratuitamente avete ricevuto tempo, gratuitamente date tempo a Dio. Impariamo a fermarci, a smettere di fingere di non avere tempo. Fermiamoci e diamo tempo a Dio. Lasciamogli tempo per prendersi cura di noi, stanchi e sfiniti come pecore senza pastore.

Grazie! https://gofund.me/5f93db61

Mt 9   Gesù percorreva tutte le città e i villaggi, insegnando nelle loro sinagoghe, annunciando il vangelo del Regno e guarendo ogni malattia e ogni infermità.
Vedendo le folle, ne sentì compassione, perché erano stanche e sfinite come pecore che non hanno pastore. Allora disse ai suoi discepoli: «La messe è abbondante, ma sono pochi gli operai! Pregate dunque il signore della messe, perché mandi operai nella sua messe!».
Chiamati a sé i suoi dodici discepoli, diede loro potere sugli spiriti impuri per scacciarli e guarire ogni malattia e ogni infermità.
E li inviò ordinando loro: «Rivolgetevi alle pecore perdute della casa d’Israele. Strada facendo, predicate, dicendo che il regno dei cieli è vicino. Guarite gli infermi, risuscitate i morti, purificate i lebbrosi, scacciate i demòni. Gratuitamente avete ricevuto, gratuitamente date».

Buon Sant’Ambrogio a tutti i nostri lettori milanesi!

Credere per vedere

Avvicinarsi a Gesù mentre ancora si è ciechi, mentre ancora non lo si vede. Non è forse questa la fede? Credere prima di vedere. Gesù disse loro: «Credete che io possa fare questo?». Gli risposero: «Sì, o Signore!».
Allora toccò loro gli occhi e disse: «Avvenga per voi secondo la vostra fede». Impressionanti queste ultime parole: avvenga per voi secondo la vostra fede. Ciò che Dio può fare per te, dipende da te. Tanto più credi che Lui lo voglia, tanto più accadrà. Se non lo ritieni in grado di intervenire, non forzerà le cose. Resta poi da considerare il fatto che Gesù spesso chiedeva di non divulgare il miracolo. Lo chiede anche a noi oggi? Fino a che punto posso raccontare le grazie ricevute, le preghiere esaudite, le “coincidenze” provvidenziali accadute? E perché, secondo Gesù, è meglio non raccontare queste cose? Eppure il vangelo le racconta. Era solo un’esigenza tecnica per evitare affollamenti? Era invece il suggerimento di confidare questi fatti solo a chi aveva lo Spirito per capirli?

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Mt 9,27-31     mentre Gesù si allontanava, due ciechi lo seguirono gridando: «Figlio di Davide, abbi pietà di noi!».
Entrato in casa, i ciechi gli si avvicinarono e Gesù disse loro: «Credete che io possa fare questo?». Gli risposero: «Sì, o Signore!».
Allora toccò loro gli occhi e disse: «Avvenga per voi secondo la vostra fede». E si aprirono loro gli occhi.
Quindi Gesù li ammonì dicendo: «Badate che nessuno lo sappia!». Ma essi, appena usciti, ne diffusero la notizia in tutta quella regione.